FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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LA MATTINA SI E' SPEZZATA

Alberto Forni




Se ben ricordi c'è stato un momento, e questo momento è stato molto tempo fa, in cui avremmo potuto passare l'intera mattinata a guardare il vento scompigliare i rami e far cadere le foglie. Quello era il momento primo, il momento in cui mi dicevi che i brutti, fra loro, si trovano sempre e che i parchi sono dei tossici. Era il momento in cui avrei steso un pentagramma sull'asse di caduta di quelle foglie, già in parte venate di ocra, per vedere quale magnifica melodia avrebbe potuto uscirne.
Questo solamente perché avevo sfiorato le tue labbra con un dito, prima, e dopo con le mie avevo sigillato la tua espressione di stupore.
L'unico problema della mia vita in quel momento era se ti saresti ritratta lasciandomi, come sempre accade in certi momenti, imbarazzato ed istupidito, incapace di articolare una spiegazione, con la sola voglia di essere altrove. Invece non l'hai fatto, forse perché eri così sorpresa che non hai avuto il tempo di organizzare una reazione.
Io sapevo fin troppo bene di poter contare solo sul fattore sorpresa, sapevo che avrei dovuto metterti davanti ad un fatto compiuto e lanciarmi verso il futuro.
Volevo passare al momento successivo perché solo il tempo avrebbe potuto essere dalla mia parte. Non avevo nulla con cui attirarti, soprattutto perché da lungo tempo non riuscivo più a sognare qualcosa che avesse a che fare con l'amore. Rimuginavo sull'inutilità del tutto, sulla neutralità delle situazioni a cui sei portato a dare una valenza positiva o negativa solo per il tuo stato d'animo del momento.
Ma tutto questo lo pensavo dopo, perché sul momento mi ritraevo solo con un grande dolore che non sapevo curare avendo consumato tutti i medicamenti possibili.
Dovevo fare i conti anche con la mia ripugnanza verso le parole perché oltre alla sgradevole sensazione di usare parole che altri avevano già usato prima di me, era ora subentrata la frustrazione derivante dalla consumazione emozionale delle stesse.
Sentivo che qualunque parola avessi usato per avvicinarmi ad un'altra persona, per cercare di spiegare quello che io sentivo, ogni parola quotidiana usata anche solo proforma, insomma ogni singola parola che avesse potuto uscire dalla mia bocca apparteneva ad un'altra storia, a qualcosa che io avevo già consumato avendola costruita, vissuta e alla fine distrutta.
Non me la sentivo davvero di spendere due volte la stessa moneta, se ero oltre anche le parole avrebbero dovuto fare lo stesso.
Ma in quella mattina che scorreva nel tempo rallentato che le era proprio sentivo le mie sensazioni illanguidirsi e stemperare il ghigno serrato e senza spiegazioni che rattrappiva il mio animo.
Sentivo le parole che non avrei mai più voluto dirti farsi pian piano liquide nella mia mente e ricominciare a circolarmi nel sangue prima con la fatica di un liquido raddensato a forza e dopo fluide come cascate di latte fresco.
Avrei voluto essere un fidanzato, un marito, un amante, qualsiasi definizione mi sarebbe andata bene se solo avesse contenuto dentro di sé tutti i baci che volevo darti.
Persino quello che è venuto dopo, che è venuto dietro come una calamità a valanga, non ha potuto venare di tristezza quel mattino.
Che era splendente dentro di noi ma uggioso e malinconico al di là della finestra, la barriera che ci preservava da tutto, anche dalle parole consumate.
Eravamo già al momento dopo, al tempo in cui io avevo ricominciato a usare le parole e dicevo sempre "ti amo" anche se mi chiedevi se volessi un caffè o come mi sentissi.
Tu più che altro ripetevi che era pericoloso passare con i semafori arancioni.
E fra tutte quelle mattine ricordo anche un pomeriggio, quello in cui sono arrivati degli uomini a portarti via mentre tu dicevi che i saldatori sono uomini fortunati e che non avresti voluto avere più mattine.
Mi han detto che ti svegli sempre dopo l'ora di pranzo, in quella specie di ospedale in cui ti tengono, ma nessuno ha capito che stai aspettando me per ricominciare a svegliarti presto.
Io sto facendo il possibile, soprattutto scrivendo, per fare in modo di raggiungerti il prima possibile, per il resto mi sento bene e pieno di parole da dire anche se, ora, non so proprio a chi.
Ogni singola parola che avesse potuto uscire dalla mia bocca apparteneva ad un'altra storia, a qualcosa che io avevo già consumato, ave.




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