FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
www: http://www.fabula.it/
email: staff@fabula.it







KIT CARSON E LA BELLA SIGNORA

PAOLO BASILICI MENINI




Dedicato a chi è capace di ispirare racconti.

Voglio raccontarvi la storia di Lunghi Capelli Grigi, degli ultimi suoi anni di vita e oltre, così come la udii raccontare da un vecchio indiano, Vento Che Corre, quando ero ancora un ragazzo.
Di quel vecchio dicevano che fosse uno stregone, che parlasse con gli spiriti dei morti e con le sue divinità. Io credo che fosse la verità, anche se a volte scambiava nomi e date e chiamava il suo amico bianco, cui la storia si riferisce, con il nome di Kit Carson. Ma attribuisco all'età veneranda il fatto che facesse confusione con racconti sentiti in giro presso i bianchi nel corso della sua lunga esistenza.



Lunghi Capelli Grigi ed io - raccontava Vento Che Corre - decidemmo di diventare fratelli quando ormai le nostre due vite avevano passato di molte lune la loro naturale metà. Ci eravamo molto combattuti, in gioventù. Allora non si chiamava Lunghi Capelli Grigi e non sapeva ancora distinguere che cosa è bene da che cosa è male. Gli dei vollero che spesso ci incontrassimo e che l'odio della gioventù piano piano si spegnesse.
Una sera, finiti i tempi delle nostre guerre personali, lo trovai accampato al limitare della foresta: scaldai il corpo al fuoco del suo bivacco ed il cuore al fuoco delle sue parole di amicizia.
Passarono anni ancora e l'amicizia crebbe come le rughe sui nostri volti e fu così che decidemmo di diventare fratelli.

Fu molti anni dopo, sempre alla fine di una battuta di caccia, che mi disse:
"Io so che oltre ad un valoroso guerriero ed uno scaltro cacciatore, Vento Che Corre sa parlare con i suoi dei molto meglio di quanto io sappia parlare con il mio unico dio. Ho avuto una vita intensa e forse felice. Perché io possa morire in pace e vagare nei grandi pascoli in attesa di ricongiungermi a te, voglio chiederti di farmi vivere abbastanza da poter esaudire i soli due desideri che mi siano rimasti nel cuore. Il primo è di poter vedere il mare, il grande lago salato oltre il quale vivono popoli diversi dal mio e dal tuo. Il secondo è di poter un giorno, anche per un solo istante, rivedere la Bella Signora. Non ho mai amato nessuna donna e nessuna mi ha mai amato. Il mio cuore è sempre stato un vagabondo come me e non si è mai fermato da nessuna parte. Solo lei, che conobbi ed amai per pochi giorni molte lune orsono, avrebbe potuto cambiare la mia vita e il mio destino."

"Mio amato fratello - risposi -, per quanti poteri mi abbiano concesso gli dei, non ho certo quello di trattenere chi deve partire per i grandi pascoli. Ma ti prometto, e la promessa mi sia più sacra della mia stessa vita, che come fratello ti aiuterò nella tua ricerca mettendomi in cammino al tuo fianco, e come uomo sacro parlerò agli dei perché ti facciano terminare i tuoi giorni con il cuore sereno."

Lunghi Capelli Grigi morì a ottantanove anni, sulle pendici di una collina da dove si poteva già sentire, in lontananza, il brontolio del grande lago salato.
Nessuno volle ascoltare le preghiere di un vecchio indiano, che fosse portato almeno il corpo del suo fratello bianco un po' più avanti nel suo cammino. Supplicai gli dei di darmi ascolto, di far sì che non si compisse il sacrilegio di una promessa non mantenuta. E decisi che in quel luogo dove Lunghi Capelli Grigi era morto mi sarei accampato ed avrei atteso un segno.
Non so dire quanti giorni o mesi o anni trascorsero. Un giorno mi accorsi che una robusta quercia cominciava a crescere nel luogo esatto dove il mio fratello bianco era stato sepolto. E cresceva ogni giorno più alta e più forte, protendendo i suoi rami verso l'alto, così in alto da poter vedere il mare.

Una mattina all'alba mi svegliai di soprassalto per una violenta tempesta che arrivava dal deserto e sentii che avevo il cuore pieno di voci: era il messaggio degli spiriti dei miei morti, che volevano dirmi qualcosa. Tesi quindi i miei sensi come un giovane cacciatore per capire che cosa avessero da comunicarmi.
Ad un tratto mi accorsi che insieme alle nubi di sabbia volavano e rotolavano quei cespugli che non mettono radici, che si fanno trasportare dal vento ovunque vada. Ne vidi arrivare uno da lontano, più impaziente e più veloce degli altri.
Un refolo più forte e generoso fece alzare in aria la pianta e la mandò ad impigliarsi fra i solidi rami della quercia. Improvvisamente il vento scomparve ed io fui consapevole e felice che il mio il mio compito era esaurito e la promessa mantenuta.
Mi alzai e mi misi in cammino per andare a morire fra la mia gente.

Qui Vento Che Corre si interrompeva, e non c'era modo di sapere altro. Diventato uno scout, sono tornato spesso su quella collina dove la vecchia quercia di Lunghi Capelli Grigi resiste ancora agli anni e ai forti venti del deserto. Non sono mai riuscito a vedere se tra i suoi folti rami sia ancora impigliata quella pianta senza radici, ma nelle notti di luna piena mi è sembrato di intravedere nelle ombre delle foglie il volto di una giovane donna bianca che sorride.



ATTENZIONE!
Questo testo è tutelato dalle norme sul diritto d'autore.
L'autore autorizza solo la diffusione gratuita dell'opera presso gli utenti della banca dati e l'utilizzo della stessa nell'ambito esclusivo delle attività interne al circolo.
L'autore pertanto mantiene il diritto esclusivo di utilizzazione economica dell'opera in ogni forma e modo, originale o derivato.

à