FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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IL JUKE-BOX DI BURUMBO

Paolo Viglione




Il vecchio dottor Norris fumava al calduccio, ben sapendo che al di là della sua finestra c'era un freddo che l'avrebbe fatto secco all'istante.
- David - disse il più giovane dei suoi ospiti, - che ne dici se andassimo a dormire? Il viaggio è stato pesante.
Norris sorrise, lisciandosi i baffi. Aveva appena acceso laboriosamente la pipa, ed aveva intenzione di godersela ancora un po'.
- Su, Alex. I tuoi amici sono appena arrivati. Vuoi già mandarli a letto? E' la loro prima serata marziana.
Il ragazzo dai capelli rossi, alla destra di Alex, sorrise al vecchio annuendo entusiasticamente. - Il dottore ha ragione! Ho un sonno che non ci vedo, ma qui è tutto così meraviglioso...
Stava guardando il lontano tramonto di Marte. Il sole era scomparso da pochi minuti all'orizzonte, e già era parecchio buio. Centinaia di stelle punteggiavano il cielo sempre più nero.
L'altro ragazzo, che ancora non aveva parlato, si chiamava Zortan. Era fratello di quello coi capelli rossi, più giovane di tre anni, e condivideva con lui l'entusiasmo ed il trasporto totali per tutto ciò che era nuovo e diverso.
Parlò in quel momento: - Davvero, dottor Norris, è bellissimo.
Il dottore vide gli occhi del ragazzo scivolare verso un punto alle sue spalle, e capì che doveva prepararsi ad un mare di parole non richieste.
- E' tutto... tutto così diverso! Adoro questa sensazione di confrontarsi con ciò che è differente dal nostro normale modo di vedere le cose.
- Oh, sì - commentò Norris, cercando di non impegnarsi in un discorso complesso. Si grattò pensoso un orecchio.
- Vede - ora la voce del ragazzo aveva assunto un tono quasi lirico. - Io penso che la maggior parte degli errori siano imputabili proprio a questo:
pretendiamo di poter applicare le nostre idee e le nostre convinzioni a realtà che non conosciamo...
- Prendi ancora un po' di Brandy, Zortan. L'esposizione di grandi concetti richiede l'assunzione di grandi quantità d'alcol - consigliò Norris. Sperava che il ragazzo avesse terminato i suoi discorsi retorici. Ma si sbagliava. Zortan, dopo aver buttato giù un sorso di liquore, ritornò all'attacco. Si ricordò di parlare lentamente, vicino al piccolo microfono che passava di mano in mano. Il cavo del traduttore raggiungeva una colonnina infissa a terra, dietro la poltrona del dottore.
- Ad esempio oggi, quando siamo arrivati: c'è quella specie di piazza, a due o trecento metri da qui, e c'erano almeno cinquanta o sessanta marziani in piedi, immobili. Anzi, non proprio immobili: ondeggiavano leggermente di qua e di là, pur senza fare un solo passo. E' stata un'esperienza quasi... mistica. Sì, mistica. Immagino che si tratti di una funzione religiosa, ma forse anche qui sto applicando dei pregiudizi terrestri...
Il ragazzo venne interrotto dall'ultimo ospite del dottor Norris, quello a cui arrivava il filo del microfono. Un suono gorgogliante, un po' colpo di tosse ed un po' rombo di tuono lontano, parve provenire dalla grossa poltrona in penombra a fianco del dottore dei marziani. Era JJyshasrr-njsajh, al secolo Burumbo, che rideva.
Norris sorrise a sua volta, vedendo l'espressione sconcertata di Zortan e di suo fratello.
- Burumbo - spiegò, - ha ridacchiato fra sé. Ma non era una risata di scherno, piuttosto la definirei una risatina benevola a ricordo di un vecchio episodio divertente.
Zortan s'accigliò. - Lei capisce la loro lingua?
- Più o meno. Sono qui da più di vent'anni, ricordi? Credo che imparare il dialetto marziano sia del tutto impossibile per un terrestre, ma almeno alcune intonazioni fondamentali le so distinguere.
Burumbo s'agitò sulla sedia, muovendo i grossi piedi. Le lunghissime ed ossute dita delle sue mani stavano componendo un messaggio sul suo traduttore portatile. Tese l'apparecchio a Norris perché potesse leggere a sua volta. L'espressione di Norris si allargò in un sorriso. Burumbo rumoreggiò ancora più forte di prima, in quella che era una risata gaia. Norris rise apertamente.
- Beh? - chiese Alex, un po' seccato.
- Oh, scusatemi. Ai marziani piace un sacco quando ridiamo. Sono felici se riescono a metterci di buon umore, ma dobbiamo ridere molto forte ed in modo molto chiaro, perché capiscano bene la nostra espressione - intanto Burumbo ancora rumoreggiava, agitandosi tutto per la contentezza.
- Mi ha chiesto - disse ancora il dottore, - se conoscete l'episodio del suo Juke-box. Qui da noi è una vecchia storia, ma quando la raccontiamo i marziani ancora si rotolano per terra per il gran ridere.
- Si divertono con poco - commentò Zortan, lievemente acido.
- Ah, questo sì! Sono il popolo più felice dell'Universo, credo. Basta un niente per metterli di buon umore. Guarda ad esempio Burumbo: il suo nome vero è impronunciabile per noi terrestri, ma quello che gli abbiamo dato a lui piace moltissimo. Lo fa ridere. Burumbo!
Il marziano si mise ad agitare le braccia ossute, chiaramente divertito. - Burumbo! Burumbo! BURUMBO! - urlò il dottore, e l'alieno prese ad agitarsi sempre di più, facendo un rumore che suonava in modo molto simile al suo nome. Zortan fissava la scena con un'espressione indecisa tra l'allibito ed il pietoso.
- E' buffo - commentò poi, assumendo un atteggiamento distaccato.
Il dottore tornò serio.
- Beh, credo che racconterò per l'ennesima volta la storia di Burumbo e del suo Juke-box. Si tratta di una storia di una ventina d'anni fa, quando ero qui da poco tempo. Burumbo si diverte molto ogni volta che la racconto, anche se non capisce una parola. Ma in fin dei conti lui già la conosce.
"Vedete, allora si sapeva molto poco sui marziani e sulle loro usanze, ed arrivare fin qui non era certo facile. Io ero un dottore di mezza età, probabilmente un po' pazzo, che aveva voglia di rischiare molto pur di cambiare un po' la propria routine di vita. Arrivai in questo paesino di settanta abitanti ed aprii uno studio. Ero sovvenzionato da un pool di associazioni mediche terrestri, ed avevo il compito di eseguire ogni tipo di analisi ritenessi opportuno sui marziani.
"Alla partenza mi avevano dato una grossa cassa di materiale ipermediale. Si trattava di documenti in forme varie, audio, video, ologrammi e così via, che teoricamente avrebbero dovuto far conoscere un po' meglio la Terra, e me, ai marziani di questo paese.
"Si era riusciti a decifrare la scrittura marziana, che è molto semplice, ma non la loro lingua (per un traduttore come quello che stai usando tu, Zortan, si sarebbero dovuti attendere ancora quattro anni buoni).
"Ora, voi dovete sapere che i marziani adorano in modo assoluto le novità. Tutto quello che viene dalla Terra per loro è bellissimo, senza eccezione. Si sorbirono tutto il mio iper-materiale in meno di due giorni, radunandosi a decine nella piazza principale. Molti si dimenticarono di mangiare pur di non staccarsi dalle mie macchinette.
"Quando le batterie cominciarono a scaricarsi venne da me Burumbo. Rumoreggiò per parecchi minuti, muovendosi ed agitandosi davanti a me che non capivo cosa volesse. Ve lo immaginate? E' alto un paio di metri ed il suo corpo scaglioso è a forma di pera, ma dovete vedere come mima con quelle sue braccia ossute lunghe due metri e mezzo!
"Alla fine capii: volevano il permesso di portarsi a casa propria il materiale pubblicitario terrestre! Ancora oggi, se entrate in qualche casa marziana, potete vedere un soprammobile risalente a quei due giorni campali. Conservano tutta la nostra roba come se si trattasse di reliquie!
"Ma torniamo a noi. Assieme ai giocattoli elettronici più avanzati c'erano un sacco di riviste e libri terrestri, e nei giorni successivi tutto venne letto e riletto. Burumbo, a quel tempo, aveva aperto un "American Bar" nella piazza principale. Serviva solo limonate, ma tutti erano contenti lo stesso: aveva preso l'idea da un film terrestre visto due anni prima.
Burumbo rise nuovamente, anche se forse non stava seguendo davvero.
"Quando vide la pubblicità del juke-box non stette più nella pelle. Doveva assolutamente averlo! Vero, Burumbo?
Il marziano battè più volte la lunga mano contro la colonnina del traduttore, in segno di assenso.
"Scrisse una lettera alla ditta che costruiva quegli aggeggi, ora non me ne ricordo il nome. Aveva calcolato il cambio tra i crediti terrestri ed i noduli rårgen. A quei tempi tutti i terrestri davano una caccia spietata ai noduli, ma gli unici in grado di rintracciarli utilizzando il naso erano proprio i marziani. Burumbo, dicevo, decise che un Juke-box modello "Gran Bar" poteva valere all'incirca 500 noduli di buona qualità.
"Naturalmente aveva esagerato, come è tipico dei marziani, ed il juke-box valeva al massimo tre volte meno. La lettera la scrisse insieme ad altri dodici marziani del paese, che si lambiccarono il cervello per quasi sei ore nel tentativo di comporre un testo in inglese accettabile.
- Mi scusi - interruppe Zortan. - Ma non avrebbero potuto chiedere il suo aiuto?
Norris sorrise, dando un'occhiata al marziano dietro di lui. Burumbo sembrava ora interessatissimo all'analisi delle proprie tre dita.
- Beh, vede - spiegò poi al giovane. - I marziani sono molto timidi. Volevano fare tutto da soli, senza disturbare il Ghjusiikl appena arrivato.
- Prego?
- Il medico terrestre. Io - Norris si portò il microfono del traduttore alle labbra. - Burumbo, puoi per favore prendermi la scatola sul camino?
Il camino naturalmente era falso, visto che la pressione all'interno della stanza era molto più alta di quella esterna, ed aprire un foro per far uscire il fumo non sarebbe stato salutare per gli abitanti terrestri. I marziani, invece, potevano tranquillamente vivere sia con molta che con poca aria, in quanto ricavavano le sostanze loro necessarie direttamente dal contatto col terreno. Burumbo, comunque, girò la sua imponente massa verso destra ed allungò un braccio simile ad una pertica articolata fino ad una cassettina di legno intarsiato poggiata sul falso camino. L'afferrò piegando in modo assurdo le tre dita della mano e la depose con delicatezza quasi amorevole in grembo al dottore.
- Grazie - disse questi, aprendola.
- Qui dentro conservo un bel po' di vecchie carte, e tra queste ci sono le lettere relative a quel juke-box. Hanno vent'anni, ma le tengo ugualmente per ricordo.
Il dottore frugò per qualche minuto, ed alla fine estrasse un fascio di fogli tenuti assieme da un elastico. Li guardò dividendoli, ed alla fine ne spiegò uno davanti agli occhi dei suoi spettatori.
- Accidenti! - sbottò Alex.
- Eh, eh. La lettera è corta, ma tiene parecchio spazio, vero?
Il foglio, un foglio di carta da pacchi tagliato in modo approssimativo in un quadrato di un metro di lato, conteneva alcune frasi vergate in caratteri giganteschi.
- Che diavolo... - disse Zortan, socchiudendo gli occhi.
- Avete visto - spiegò il dottore, - le mani di burumbo? Le sue dita sono lunghe più o meno cinquanta centimetri. Non è mica tanto facile scrivere, con quelle - e lasciò la frase a galleggiare nell'aria per qualche secondo, perché tutti si sforzassero di immaginare Burumbo piegato in due (ma si piegavano, i marziani?) sul foglio, mentre laboriosamente impugnava in modo assolutamente ridicolo una penna (ma una penna di quale grandezza?) per scrivere con fatica due o tre frasi...
- La posso quasi recitare a memoria, da tante volte ho raccontato questa storia, ma la leggerò. Ehm...

"Marte, 17/4/2093

Spett.le Sound-tech S.p.A.,
La presente nel volerVi Chiedere che mandate qui un JUKE-BOX mod. "Gran Bar Cod. 198276/90092 La musica migliore in ogni luogo dell'universo", con musica come nella pubblicità. Paghiamo con 500 noduli.
Grazie, JJyshasrr-njsajh."

- Un po' spiccia, come lettera commerciale - commentò Zortan. - E la ditta rispose?
- Oh, sì. In fondo la lettera arrivava davvero da Marte, e c'era il timbro dell'ufficio postale di questo paese. E poi si parlava di 500 noduli, un valore notevole.
"In ogni caso, prima di rispondere, la Sound-tech mi contattò. Mi inviarono un telex col quale mi chiedevano di confermare urgentemente l'esistenza di questo JJyshasrr-njsajh, e la sua "raccomandabilità ed attendibilità".
"Non dissero nulla riguardo all'affare di cui avrebbero trattato con Burumbo, ed in fin dei conti posso capirli: ogni carattere di un telex interplanetario urgente costa una fortuna. Per capire che non sapevano però molto sui marziani bastava la richiesta sull'attendibilità. Ok, forse si tratta di una procedura commerciale standard, ma con i marziani non vale: tutti i marziani erano attendibili. Rubare e truffare a quel tempo era ancora una nostra prerogativa. "In ogni caso non potevo rispondere chiarendo la cosa. Come ho detto un telex di quel tipo costa una fortuna, e la Sound-tech aveva già pagato per la mia risposta. Potevo rispondere solo "Sì" o "No", visto che erano disposti a sborsare la tariffa per due caratteri solamente. Il telex non dispone delle vocali accentate, ma solo del segno di apostrofo da usare come sostituto. Quindi fui costretto a rispondere "Sì", perché a me risultava l'esistenza di JJyshasrr-njsajh e di certo era affidabile, scrivendo "SI" senza accento. Una vergogna.
"In ogni caso la mia parola bastò. La posta ordinaria comunicò a JJyshasrr-njsajh che l'ordine era stato accettato. La consegna sarebbe avvenuta, previo pagamento del totale pattuito, un mese più tardi. La lettera era arrivata esattamente dodici giorni dopo la richiesta di JJyshasrr-njsajh, e finalmente il bar potè chiudere. Burumbo, che non era molto esperto in fatto di posta, aveva infatti dormito tutte le notti nel bar tenendolo aperto 24 ore su 24, pensando che se il postino l'avesse trovato chiuso si sarebbe mangiato la lettera o chissà che altro.
Zortan rise. - Caspita, che fiducia!
Norris riprese, ormai rapito al ricordo dei tempi passati. - Cominciò la più grande caccia ai noduli mai avvenuta. Di colpo mi parve che il paese si fosse spopolato. Ed in effetti lo era: i cercatori di noduli vissero per quindici giorni tra le colline. Rimasero in paese solamente i vecchi e qualche bambino, anche se per me non era molto facile distinguerli dagli altri marziani. Io non sapevo nulla dell'accaduto, e chiesi cautamente informazioni.
"Mi spiegarono che tutti erano in cerca di noduli, perché il paese aveva assolutamente bisogno di un certo capitale in poco tempo. Evitai di chiedere altre informazioni, perché ero ancora legato al modello terrestre, secondo il quale continuare ad insistere con domande su un argomento economico sarebbe stato una cosa poco gentile. In realtà l'anziana con cui stavo parlando non vedeva l'ora che le chiedessi di cosa si trattava, ma non osava tirare lei in ballo l'argomento.
"A questo punto devo spezzare una lancia a favore della Sound-tech: la ditta, leggermente in ritardo, inviò a Burumbo una seconda lettera, nella quale richiedeva informazioni circa gli eventuali adattamenti particolari da applicarsi al Juke-box. La lettera arrivò due giorni dopo la partenza per le colline di Burumbo, e visto che il bar era chiuso e con Burumbo erano partiti tutti i suoi familiari ed amici, il postino non trovò nessuno a cui recapitare la lettera. Dato che era un nativo marziano assunto da poco dall'ufficio postale, non si intendeva molto delle procedure da seguire. Alla fine mangiò la lettera e si dimenticò di riferire l'episodio al suo superiore.
"La sera in cui Burumbo ed i suoi tornarono in paese fu una sera di gran festa. Venni invitato pure io, ma fui costretto a declinare l'offerta. Mi sentivo ancora poco sicuro nella tuta a pressione, e l'idea di andare in giro per il paese correndo il rischio di morire soffocato per un semplice strappo non mi allettava molto.
"Burumbo annunciò che il suo bar avrebbe dato da bere gratis: aveva visto la cosa in un film terrestre, e gli era piaciuta molto. Non che normalmente nel bar si pagasse qualcosa. Di limoni selvatici ce n'è un sacco su Marte, e le spremute Burumbo le ha sempre regalate. Ogni tanto qualcuno paga con le monete marziane, anche se non hanno (o almeno non avevano) un valore reale.
"Fu una festa bellissima. I marziani cantarono fino a notte fonda, e non riuscii a prendere sonno che all'alba. Mi sembrava che la casa potesse crollare da un momento all'altro. Molti tornarono a casa ubriachi.
- Ubriachi? Con le limonate?
- Beh? Che c'è di strano? In realtà l'ubriachezza (quella allegra intendo) è uno stato mentale che credo sia indipendente dalle condizioni fisiche. E poi la limonata ubriaca veramente i marziani.
"Ma torniamo alla storia. Come dicevo, si ubriacarono in molti e fu una bellissima festa. Lo capii pure io, che non ci avevo partecipato.
"Il juke-box sarebbe arrivato solamente tre giorni dopo. Come saprete, a quel tempo una legge terrestre imponeva ai marziani di non utilizzare mezzi di trasporto pesanti al di fuori del paese di origine. Il juke-box venne portato dal corriere terrestre fino a Fsgff, a sette chilometri da qui. Burumbo e suo cugino partirono la mattina presto, a piedi, si caricarono il juke-box sulle spalle e lo portarono fino al bar. Pesava sette quintali e mezzo.
"Normalmente l'aggeggio veniva spedito in scatola di montaggio, ma la Sound-tech, intelligentemente, aveva già montato tutto quanto. I marziani non sarebbero mai stati in grado di montare dei pezzi a misura di mano terrestre. Avevano comprato il juke-box "chiavi in mano"; ed era nel loro diritto avendo pagato all'incirca il triplo del prezzo normale.
- Beh, molto divertente, dottor Norris. - disse Zortan, sbadigliando. - I marziani apprezzano i nostri valori, magari senza capirli bene. Noi dovremmo fare lo stesso con loro, vero?
Norris alzò una mano, fermando il giovane che sembrava volersi alzare. - No, Zortan. Se la storia ha una morale, non è questa. Già, perché siamo appena all'inizio.
- All'inizio?
Norris rise, e Burumbo si agitò pestando i tozzi e larghi piedi a terra. Poggiavano in una cassetta piena di sabbia marziana.
- Oh, sì! All'inizio. Vedete, la Sound-tech aveva fatto due sole cose per venire incontro ai marziani: aveva già montato il juke-box, ed aveva sostituito la gettoniera standard con quella adatta alle monete marziane. Hanno mezzo metro di diametro e pesano cinque chili l'una, capirete.
"Ma, ovviamente, non bastava. Ovviamente, perché il juke-box non funzionò. Norris estrasse la copia sgualcita di un telex interplanetario. La spiegò con attenzione perché era molto vecchia e la mostrò ai ragazzi seduti davanti a lui. Fuori il buio era ormai fittissimo, e le luci della stanza si erano a poco a poco alzate d'intensità.
- Per i marziani fu una delusione terribile. Se mi avessero contattato io avrei potuto aiutarli, forse, ma fino alla fine della storia non osarono dirmi nulla. Venni a sapere dell'accaduto solamente quattro mesi più tardi, quando la faccenda era ormai conclusa.
"Contattarono invece la Sound-tech. Ci erano rimasti talmente tanto male che inviarono un telex invece di una lettera, esigendo una risposta con lo stesso mezzo. Volevano avere il loro juke-box funzionante, e subito. D'altronde la vendita del juke-box era accompagnata da un contratto di assistenza di sei mesi, durante il quale la ditta si impegnava ad aiutare il cliente per ogni problema potesse presentarsi, in qualunque luogo fosse avvenuta l'installazione. Qualsiasi avvocato terrestre avrebbe potuto costringere la Sound-tech a rispettare alla lettera l'accordo inviando un tecnico su Marte e spendendo cifre da capogiro. Al confronto i parecchi soldi necessari per rispondere con un telex erano ben poca cosa.
Norris lesse il testo del telex:

"Marte, 19/5/2093
La presente per dire soltanto che il JUKE-BOX mod. "Gran Bar Cod. 198276/90092 La musica migliore in ogni luogo dell'universo" non funziona. Rispondete con telex.
Grazie, JJyshasrr-njsajh."

- Di nuovo spiccia.
- I marziani sono gente spiccia, Alex - ribattè Norris. - Non perdono molto tempo con le nostre tipiche complicazioni.
- Oh, su! Da come parla si direbbe quasi che i marziani facciano tutto bene e noi tutto male. In realtà ognuna delle due razze ha i suoi difetti.
- E' vero. Ma continuiamo.
"Anche la Sound-tech fu spiccia, come diresti tu. Non tanto per motivi di comprensione, quanto per tagliare sulle spese. Compressero un telex di una quarantina di pagine (quello standard per la manutenzione) in uno di una decina. Questa è una parte della risposta:

"...ci risulta che la corrente elettrica sia, in molte case marziane, ad un voltaggio compreso tra i 300 ed i 450 V. In tal caso il juke-box non potrebbe funzionare, in quanto esso necessita di una tensione di 250 V. al massimo. Per ovviare all'inconveniente potremmo inviarvi il kit di adattamento rete KR-Adapter 13423-A776..."

"Burumbo e suo cugino si recarono il giorno successivo fino a Fsgff per rispondere al telex. La risposta suonava più o meno così:
"...mandate subito il kit di adattamento rete KR-Adapter 13423-A776. Aggiungete una cosa per fare corrente perché qua non c'è la rete elettrica..."
- Un adattatore di tensione? Senza la rete elettrica? - disse Zortan.
- Sì. Fortunatamente la Sound-tech non volle approfittare troppo dell'innocenza marziana, così fece a meno di spedire l'adattatore e si limitò ad inviare (per la misera somma di 50 noduli, una fortuna) una pila a fusione che avrebbe assicurato l'autonomia del juke-box per un migliaio di anni.
"Burumbo e suo cugino impiegarono più di sei ore ad infilare la pila nel buchetto (in termini marziani) destinato ad ospitarla. Ed il juke-box prese a funzionare, come testimonia il telex di due giorni dopo.

"Marte, 25/5/2093
il JUKE-BOX mod. "Gran Bar Cod. 198276/90092 La musica migliore in ogni luogo dell'universo" funziona ora. Grazie. Si sente troppo piano, invece. Cosa fare?

"Il tecnico addetto all'assistenza, alla Sound-tech, sentì le prime avvisaglie di un'ulcera in arrivo. Era stato assegnato a quel juke-box (e ad un altro centinaio di grosse apparecchiature della ditta) e non poteva sbolognare il lavoro a qualcun altro. Sapeva di potersi aspettare di tutto da un cliente che aveva ordinato un juke-box senza sapere che era necessario alimentarlo con elettricità.

"26/5/2093
Preg.mo Signor Njsajh, il presente per richiederLe una dettagliata descrizione dei problemi incontrati nell'utilizzo del Suo apparato Sound-tech. Solo così potremo appianare al meglio e nel più breve tempo possibile ogni possibile intralcio che non Le permetta di godere nel modo migliore della musica terrestre.

"Marte, 27/5/2093
Preg.mo Signor Tech, il presente per fornirLe una dettagliata descrizione dei problemi incontrati nell'utilizzo del Suo apparato Sound-tech. Solo così potremo appianare al meglio e nel più breve tempo possibile ogni possibile intralcio che non ci permetta di godere nel modo migliore della musica terrestre.
Non si sente forte.

"Come avrete indovinato Burumbo aveva scritto un testo così lungo e fenomenalmente scorrevole riprendendo in parte il testo del telex terrestre.
- In parte?
- Sì, non è tutto uguale, no? Quando il tecnico (che si chiamava Defox Cavendish, se non sbaglio) ricevette la risposta si mise le mani nei capelli. Capirete anche voi: cosa diavolo voleva dire "Non si sente forte"? Era una cosa talmente poco precisa che non poteva che complicare le idee, invece di chiarirle.
- E cosa fece, questo Cavendish? Lo sa?
- Oh, sì, lo so. Fu lui stesso a raccontarmelo, qualche mese più tardi. Andò dal capo del reparto riparazioni. Cercherò di rendere al meglio il senso di quel colloquio, così come me lo raccontò Cavendish. Ecco qui...

- Salve capo - disse il tecnico, entrando direttamente nell'ufficio del capo. Quello che chiameremo Max, il principale, non era convinto di dover mostrare il proprio potere rendendosi inavvicinabile.
- Ciao, Cav. Che diavolo vuoi?
- Ho un problema. Sa il GB dell'altro giorno? Quello di Marte.
- Caspita! Vuoi che non mi ricordi? Non mi vorrai dire che non va?
- Beh, non proprio. Il problema è che questi marziani...
- Sì, lascia perdere. Tutti idioti.
- Non so, di sicuro non hanno molta dimestichezza...
-...incivili a forma di pera. Idioti! Cosa se ne fanno di un juke-box?
- E' vero. Ma il JBGB funziona, credo. All'inizio mi hanno scritto che non andava.
- Ed era vero?
- Beh, sì. Non avevano l'elettricità.
Max scoppiò in una risata. - Deficienti! Marziani! Un juke-box dovevano comprarsi... E tu che hai fatto?
- Gli ho spedito una pila a fusione.
- Ah! Il modello piccolo?
- No, quello grosso: 1250 anni di durata media, come da test di laboratorio.
- Bene. Congratulazioni.
- Grazie capo. Però hanno dei problemi lo stesso. Dicono che non si sente bene.
- Bene come?
- Boh. Ho mandato un telex per chiedere qualche informazione in più e mi hanno di nuovo risposto che non si sentiva bene. Credo che sia inutile riprovare a contattarli con questo sistema.
Max si era seduto sulla scrivania. Fissò Cavendish con aria interrogativa, poi gli puntò contro un dito. - Che diavolo hai in mente, idiota! Non vorrai fare una telefonata fino a Marte?
- Oh, ecco...
- Toglitelo subito dalla mente, piccolo stupido che non sei altro! Ma sai quanto cavolo ci costerebbe uno scherzetto del genere?
- No, non proprio.
Max si era alzato, avvicinandosi a Cavendish. - Una fortuna!
Camminò un po' avanti e indietro per la stanza, agitando le mani. Dopodiché si girò verso il tecnico. - Dì qualcosa.
- Beh, credo che dovremmo avere più informazioni...
- Stupido tecnicuccio limitato che non sei altro. Ignorante. Te le dico io le informazioni di cui abbiamo bisogno. Sai come si diffonde il suono dei nostri juke-box?
- Beh, abbiamo diversi tipi di casse, le Bozniek, le... - Cavendish si battè una sonora manata sulla fronte. - L'aria!
Max sorrideva con aria superiore. - Già, zuccone. L'aria. E su Marte c'è pochissima aria. Ignorante che non sei altro! Sai cosa ci costerà spedire un paio di casse super-amplificate fino su Marte?
- No, non proprio...
- Già, lo immaginavo. Vai, idiota, e falle spedire. Da quel che ho capito quel... quel... come diavolo si chiama!... paga tutto alla consegna a suon di noduli, e quindi è un ottimo cliente.
- Non diceva che i marziani sono idioti?
- E' vero. Ma i tecnici lo sono ancora di più. E adesso porta la tua testa pelata fuori di qui.

- Cavendish era pelato? - chiese Zortan.
- Sì.
- Ma poco fa si è messo le mani nei capelli. - Oh. Beh, una licenza poetica. E' passato tanto tempo, non pretenderai che mi ricordi proprio tutto?
- No, ma... - Zortan tacque, indeciso. Alla fine lasciò perdere.
- Continuiamo - disse Norris, riprendendo il filo del discorso. - Allora, la Sound-tech spedì le casse due giorni più tardi, e queste arrivarono a destinazione dopo una settimana. Burumbo lasciò spesse volte, nel cuore della notte, la sua scorza esteriore conficcata a terra ed uscì in strada, credendo di aver sentito un qualche rumore che avrebbe annunciato l'arrivo delle casse. Si può quindi ben dire che non stava più nella pelle.
"Le casse arrivarono come al solito a Fsgff, ed ancora una volta furono Burumbo e suo cugino a trasportarle fino in paese. Ci vollero quasi due giorni a collegare i fili, ma finalmente il juke-box potè essere acceso e fatto suonare a tutto volume.
"Burumbo inviò un nuovo telex qualche giorno più tardi.

"Marte, 27/5/2093
Preg.mo Signor Tech, il presente per fornirLe una dettagliata descrizione dei problemi incontrati nell'utilizzo del Suo apparato Sound-tech. Solo così potremo appianare al meglio e nel più breve tempo possibile ogni possibile intralcio che non ci permetta di godere nel modo migliore della musica terrestre.
Ancora non è forte. Scomodo sentire, un solo essere a volta. Sempre problemi.
Se Juke-box non funziona scavo buca e seppellisco. Sarebbe un peccato grande.

- Però, arrabbiato!
- No, Zortan. Ma i marziani trovano molto strano che un terrestre non riesca a risolvere un problema, soprattutto dopo diversi tentativi. A quei tempi, poi, avevano una specie di fiducia illimitata nella nostra specie. In ogni caso il nuovo telex fece un certo effetto sulla Sound-tech. Lo ricevette Max, il capo-reparto. Questa volta fu lui a cercare il tecnico...

- Cavendish! - urlò Max nel microfono, e sorrise compiaciuto nel sentire le proprie parole rimbombare amplificate per l'ampia sala sottostante.
Il tecnico spalancò la porta dell'ufficio qualche secondo più tardi. - Sì capo?
- Hai letto qui?
Cavendish lesse attentamente una volta. Poi un'altra. - Cavoli! E' arrabbiato forte.
- Lo credo! Ha a che fare con degli idioti come voi!
- Veramente l'idea delle casse era sua...
- Sua del marziano?
- No. Sua sua, capo.
Max fissò Cavendish per un mezzo secondo. - No. Non credo. Io ho parlato del problema dell'aria. Tu hai scelto il tipo di casse adatto.
- Beh, mi sono limitato a calcolare la potenza in base alla pressione marziana...
- E non bastava! Quello paga, stupido. Paga una barca di soldi, ed è nostro dovere servirlo bene. Avevi dei dubbi sulla potenza? Potevi mandargli delle casse grandi il doppio, per quello che ti costava.
- Ma gli ho mandato il modello più grande che...
Max gli fece cenno con una mano di star zitto. Stava guardando un punto imprecisato nel vuoto, alle spalle del tecnico. Forniva una perfetta rappresentazione de "L'Uomo che pensa".
- Cuffie - mormorò poi con la voce di chi è colto da una rivelazione divina. - Cuffie, brutto stupido che non sei altro. Mandagli un bel po' di cuffie, il modello più grande che abbiamo. Mandagliele col cavo bello lungo ed un moltiplicatore di jack.
- Se lo dice lei...
- Sì, lo dico io. E visto che fino ad ora quello che hai detto tu è andato a rotoli, prova ad ascoltare qualche volta chi ha più esperienza. Con le cuffie non serve l'aria, il suono si trasmette direttamente alle ossa della testa, ed a quelle dell'orecchio.
Cavendish si allontanò con la coda tra le gambe e covando una sorda (quanto inutile) ira. Fece preparare cinquanta paia di cuffie e le spedì su Marte, assieme ad un foglietto esplicativo sul loro utilizzo.

- E questo risolse il problema? - chiese Zortan.
- Oh, no. Come Max aveva argutamente fatto osservare, i marziani hanno una forma molto simile ad una grossa pera. E' del tutto inutile infilare una cuffia in testa ad un marziano, dopo un po' scivola via. Burumbo ed i suoi amici ci provarono per diversi giorni, e si accorsero che, anche passando il tempo a tener ferma la cuffia, non sentivano nulla di particolare.
"Scrissero nuovamente alla Sound-tech, ma questa volta per comunicare che non avevano più bisogno di aiuto. Bluffarono dicendo che con i nuovi strumenti il juke-box si sentiva alla perfezione. Non volevano fare una brutta figura ed importunare ancora i terrestri della ditta. Si erano convinti di aver sbagliato qualcosa loro.
- E cosa diavolo ne fecero del juke-box?
- Oh, una mattina Burumbo ed altri tre o quattro marziani scavarono una grossa buca nel centro della piazza, proprio davanti al bar, e ci scaraventarono dentro l'aggeggio. Dopodiché la richiusero e spianarono bene il terreno. E' ancora là sotto.
- Ma lei ha detto di aver parlato con Cavendish, no?
- Sì, certo. Successe quattro o cinque mesi dopo. La Federazione aveva aperto un grosso locale da ballo, qui su Marte. E la Sound-tech si occupava dell'impianto audio. C'erano molti dei suoi uomini, tra cui Cavendish, e rimasero quasi tre settimane. Lui decise di occupare uno dei suoi giorni liberi venendo fino a qui. Rimase deluso quando non vide da nessuna parte il suo juke-box. Mi venne a trovare, sicuro che una visita da parte di un altro terrestre non avrebbe potuto che farmi piacere.
"Parlammo del più e del meno, mi diede le ultime notizie dalla Terra ed alla fine si decise a chiedermi che fine avesse fatto il suo juke-box.
- Quale juke-box? - gli chiesi.
- Un grosso modello, veramente enorme. Pensavo fosse destinato ad un bar di questo paese, ma forse...
- Beh, qui l'unico bar è quello di Burumbo. Ehm, di JJyshasrr.
- Prego?
- JJys-has-rr
- E' lui! E' lui ad aver comprato il mio juke-box!
- Beh, io non ne so niente - dissi, ed era vero. - Non mi risulta ci sia mai stato un juke-box in questo paese. Ma io sono qui solo da poco più di quattro mesi...
- Le date corrispondono - disse, dopo aver aggrottato le sopracciglia. - Sì. Più o meno quattro mesi fa ho venduto quel coso.
- Strano.
- Ma aveva dei problemi. Non si sentiva bene. Forse se ne sono disfatti. - Oh, no - dissi io. - I marziani tengono tutto ciò che è terrestre. Ci adorano. Non butterebbero mai via un oggetto proveniente dalla Terra. - Eppure... Alla fine pareva funzionare. Avevo spedito una cinquantina di paia di cuffie.
- Cuffie?
- Sì. Grosse cuffie stereofoniche. Il modello migliore della nostra gamma. - Ma è impossibile! Ha mai visto un marziano?
- Beh, sì. Sui libri. E poi da quando sono qui ne ho visti tre o quattro, anche se non molto da vicino.
- E non si è accorto che hanno una forma strana della testa? Non credo riuscirebbero a portare un paio di cuffie terrestri.
- Forse... forse le hanno adattate...
- I marziani non hanno grosse abilità manuali, specie con cose più piccole di un elefante.
- Allora, forse, hanno imparato qualche trucco per tenerle ferme sulle orecchie...
- Ma vede, Cavendish, i marziani proprio non le hanno, le orecchie.

"Cavendish se ne andò quella sera, leggermente scosso.
"Due giorni più tardi incontrai Burumbo, e, visto che ormai ci conoscevamo piuttosto bene, gli chiesi di parlarmi del suo juke-box.
"Lui rise per cinque minuti buoni, ed alla fine mi indicò il terreno. Mi trovavo davanti al suo bar. Vedendo che non capivo rise ancora un bel po', poi cominciò a picchiarsi grosse manate sulla testa e ad indicare la terra. Alla fine capii.
"Mi coricai ed appoggiai un orecchio al suolo. Ed era lì! Il juke-box Sound-tech modello "Gran bar" era stato seppellito acceso, col programma random ancora in funzione. Nei suoi banchi di memoria erano registrati almeno diecimila brani differenti. E' ancora là sotto adesso, e, secondo i test di laboratorio, continuerà a suonare per almeno altri 1230 anni filati.
"I marziani che hai visto stamattina, Zortan, non stavano affatto pregando in piedi nella piazza. Ondeggiavano di qua e di là e, a modo loro, ballavano.
"Perché, come tutti a parte i tecnici della Sound-tech sanno, i marziani mangiano, respirano, parlano e sentono attraverso i piedi.




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