FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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JENKO & SUSANNA

Alessio Saitta




1.


Era appena trascorsa una ventosa primavera, che già le prime calde giornate estive cominciavano ad infastidirlo.
Per poter stare in casa avrebbe dovuto chiudere tutte le imposte; solo così non avrebbe sofferto il caldo. Ma odiava stare in casa al buio (perci uscì).
Per le scale incontrò Giorgio (il suo padrone di casa).
-Hallo Giorgio. Kome te la passi?
-Ottimamente Jenko, ottimamente (ed ora sapete il suo nome). -Serve nulla kuesta settimana?
-No, questa no, comunque ne potremmo riparlare a fine mese.
-Ok, a fine mese va bene. Ciao.
Seguì il vialetto che attraversava il vasto comprensorio fino alla strada principale (Dodici palazzi ocra di sei piani ciascuno, disposti a stella tangenti alla tangenziale).
Aspettò che il flusso veloce delle auto gli consentisse d'attraversare, poi entrò al bar.
-Un kappuccino, ordinò alla macchina oltre il bancone.
Nel giro di un minuto, un braccio meccanico gli porse la tazza. Jenko la prese ma la trovò tiepida, e subito la restituì.
-Lo vorrei kaldo, grazie.
Il braccio recuperò la tazza e la fece sparire in un qualche orifizio, poi la macchina rieseguì l'ordinazione e timidamente gli porse un nuovo cappuccino.
Questa volta andava bene. Bevutolo, Jenko andò al telefono.
Compose un numero particolarmente lungo.
-Hallo presidente! A ke ora? (...) Ok. (...) Va bene, va bene. (...) Kome al solito presidente. (...) Allora Wiliam.
Si, Wiliam va bene. Arrisentirci, presidente.
Appese il ricevitore ed uscì dal bar. Andò al parco e si sedette su una panchina; alzò il viso verso il sole e socchiuse gli occhi. (Dopo un po' li chiuse del tutto) Trascorse così i seguenti quaranta minuti, poi si destò di colpo e tornò a casa; ma non salì nel suo appartamento: scese in cantina. Lì rovistò tra vari incarti di cellophane e nastro adesivo, sino a trovare quello giusto (c'era sopra un bigliettino che diceva "On. Presidente", 50gr).
Poi risalì le scale ed andò a prendere l'overbus.

2

L'overstazione era abbastanza affollata. Non essendoci sedili liberi, Jenko passeggiava su e giù per la banchina seguendone per qualche tratto i bordi.
Incrociò per caso lo sguardo con una ragazza seduta (magnifiche iridi oro), ma subito lo distolse e si concentrò sull'osservazione dei cartelloni pubblicitari.
Poco dopo si sentì bussare sulla spalla.
Era lei (ed era bellissima), e quando lui si voltò, gli chiese una sigaretta.
-Prego, disse porgendole il pacchetto.
Lei ne fece uscire una battendo sull'altro lato (era un gesto antico), poi l'accese.
-Prendi spesso l'overbus, vero? -Gli chiese poi.
-Si...
-E ti ho visto spesso scendere a Mannerplatz.- Aggiunse guardandolo intensamente. -Che ci vai a fare? Jenko sentiva che non avrebbe potuto non risponderle, qualcosa lo stava costringendo a confidarsi... Allarmatosi, riuscì ad attivare l'antifrequenziatore Esp appena in tempo (proprio nell'ultimo istante utile).
La ragazza sgranò gli occhi. L'irrefrenabile impulso a confidarsi scomparve immediatamente.
-Ke significa kuesto?- Le chiese afferrandole un braccio, ma lei riuscì a divincolarsi e fuggì via correndo.
Jenko non tentò neanche di inseguirla (doveva ancora riprendersi).
Meno male ke possiedo un antifrekuenziatore- pensava stringendo nella tasca il minuscolo apperecchio -mi è kostato parekkio, ma si è sempre rivelato un ottimo investimento.
Kissà ki era kuella ragazza... (quel gran pezzo di fika).
Poi arrivò l'overbus, lui salì, e quello ripartì velocissimo. Trovò posto a sedere nel terzo convoglio, e quando fu certo di essere al sicuro disattivò il congegno, che aveva tenuto acceso fino a quel momento (sebbene le pile durassero pochissimo e costassero tantissimo).
-Ki e perkè può essere interessato a kuello ke faccio (ad esempio kuella gran fika)? Probablilmente voleva solo alleggerirmi del portafoglio, ma kome sapeva dove scendo di solito? Deve avermi spiato... O forse batte spesso kuesta zona e mi ha notato kome kissà kuanti altri (kome ho potuto IO, non notarla?); magari prende sempre kualche informazione prima di rapinare kualcuno, per katturare meglio la sua attenzione (ke okki!). Ma già! Mi avrà letto la mente. Come non averci pensato subito? Quale modo più semplice di impressionarmi? Del resto, ogni ipnorapinatore avrà la sua teknika- Concluse anche se non del tutto soddisfatto della soluzione. Quando scese dall'overbus (a Mannerplatz, naturalmente) ancora non riusciva a non pensarci.

3

Un uomo vestito di nero (età apparente quarant'anni) era seduto ad un tavolino del bar, e discuteva con una bellissima ragazza dagli occhi color oro.
-Come sarebbe missione fallita, che cosa è successo?
Lei scostò i capelli da un lato.
-Doveva avere un antifrequenziatore portatile- disse in tono grave. L'uomo sembrò a disagio. Si tolse la giacca (rivelando una camicia nera) e si allargò il nodo della cravatta (nera!).
-Non è possibile. E' un apparecchio troppo costoso per un fattorino col suo giro d'affari.
-D'altra parte doveva averne uno. All'inizio ero quasi riuscita ad agganciarlo... Ma poi il contatto è stato dissolto. Sono sicurissima, che non conosca tecniche mentali.
-Come puoi dirlo?
-Conoscere una tecnica mentale, una qualsiasi tecnica mentale, significa pensare in un certo modo, sfruttando certi flussi. Innanzitutto mi sarei accorta di questo, e poi c'è il fatto che era assolutamente vulnerabile (un raggio di sole si riflesse nei suoi occhi).
-Il fatto stesso di conoscere una tecnica, porta automaticamente la mente a schermarsi; magari a livello inconscio, ma il fatto stesso di saper agire mentalmente, implica anche il saper farsi non-agire. -Se ce l'ha- tagliò corto l'uomo in nero -vuol dire che non conosciamo tutto, del suo giro.
Si rinfilò la giacca e si aggiustò la cravatta.
Poi si alzò.
-Ti contatterò io, tu tienti sempre pronta.
Disse prima di allontanarsi.
Lei lo guardò perdersi tra la folla e sospirò.
Lui di certo non avrebbe mai potuto capirla. Non era riuscita a manipolare quel tizio, e la cosa la infastidiva.
Quegli apparecchietti odiosi... Antifrquenziatore! Che nome odioso. Insulsi agglomerati di circuiti e microchips che potevano rendere inefficaci i suoi poteri. Tutta la vita aveva passato ad apprendere le tecniche di manipolazione mentale più raffinate, ed ecco che queste diavolerie venivano a guastarle tutto. Ripensò alla sua infanzia al Monastero, ed alla quiete che era possibile raggiungere in quel posto. Altro che queste città infernali.
Il flusso dei suoi pensieri fu interrotto dal cameriere, venuto a riscuotere il conto (un'aranciata ed un caffè).
Lei lo guardò sprezzante: impose i suoi occhi (di quel colore meraviglioso) su quelli dell'uomo in marsina, facendolo allontanare.
Mentre lei si alzava per andarsene, il cameriere sal sulì tavolo più vicino all'ingresso del bar, si calò calzoni e mutande, e cominciò a mostrare orgogliosamente il suo affare agli avventori. Nel trambusto che ne seguì (e di cui vi si risparmiano i dettagli), nessuno la notò allontanarsi.

4

Jenko aspettava a Mannerplatz. Seduto su una panchina di marmo (ce n'erano venti disposte ad intervalli di tre metri, lungo tutta la circonferenza della piazza), si era appena acceso una sigaretta. Nell'estrarla dal pacchetto, gli era tornato in mente il gesto che aveva usato la bellissima ipnorapinatrice (lo si vedeva fare nei vecchi olofilmati del secolo scorso).
Poi notò l'inconfondibile figura di Wiliam uscire da un taxi e dirigersi veso di lui. Si alzò e gli andò incontro (ke tipo, sempre vestito allo stesso modo, in kualsiasi stagione!).
-Wiliam! Kome va?
-Bene, bene. Puntuale come al solito- disse sorridendo -andiamo a prenderci un drink.
-Kome sta il presidente?
-Sempre in sella, non preoccuparti per lui.
Entrarono nel Mannerplatz Bar e si sedettero sugli sgabelli al bancone (che a quell'ora era quasi deserto).
-Un bloodyMary- ordinò Wiliam.
-Per me un sukko di pergola.
Senza dare troppo nell'occhio, Jenko fece scivolare il pacchetto in una delle ampie tasche dell'impermeabile dell'altro.
-Ma kome fai a girare vestito kosì con questo caldo...
Gli disse poi.
-Non c'è problema: è isocalorizzato.- Rispose -Del resto non potrei muovermi, senza il mio impermeabile antiproiettile. Sarebbe troppo rischioso.
-Dunkue è già diventato kosì importante, il presidente.
-Ha grandi progetti. E poi ha i Servizi dalla sua.
Jenko giocherellava nervosamente col bicchiere, poi si sporse leggermente verso Wiliam.
-C'è una kosa ke forse dovrei dirti... (Corrugò la fronte)
-Di che si tratta?
-Bhè, non so se sia importante, però mentre venivo kui una ipnorapinatrice ha tentato di agganciarmi...
-Avevi l'antifrequenziatore?
-Si, naturalmente. Però non so... E ke non sono sicuro ke volesse rapinarmi. Mi è sembrato ke volesse più ke altro interrogarmi...
-E per conto di chi?
-Kuesto non lo so proprio...
-Mi sembra una strana storia... Sono molto pochi, quelli che potrebbero permettersi di assoldare un ipnorapinatore. Bisogna pagare molto, per assicurarsi la fedeltà di qualcuno che può avere tutto quello che gli pare lo stesso.
-Forse era uno dei vostri...
-Dei nostri?
-Che ne so, potrebbe esserci stato qualke disguido.
-Mha! Comunque farò controllare, ti farò sapere.
Si alzarono ed uscirono dal bar.
-Allora grazie...- Disse Jenko salutando.
Wiliam gli rispose agitando una mano, mentre saliva su un taxi. Poi il taxi partì e lui si avviò nuovamente verso l'overstazione.

5

Una volta a casa accese l'olovisore; sarebbe dovuta restare lì dentro sino a che il capo non avesse telefonato.
Tienti sempre pronta! Chissà che sembrava, invece voleva semplicemente dire: stattene a ciabbattare per casa finché non ti chiamo.
Il terzo canale stava trasmettendo il telegiornale. Tra le altre cose, scoprì che proprio quel giorno sarebbero scaduti i diritti di copyright sul brevetto degli antifrequenziatori. Ciò significava che d'ora in poi, quegli affari sarebbero costati sempre di meno! Questo stato di cose le risultava intollerabile (eppure, chi avrebbe mai potuto prevederlo?).
Più gli antifrequenziatori si erano diffusi, più era calato il potere dei monasteri. Cinquant'anni prima, quando quegli apparecchi (che furono scoperti per un puro caso, questo sia detto per inciso) già esistevano ma erano estremamente rari, il loro potere sembrava ancora solido. Ripensò con nostalgia, al rispetto di cui godevano lei e quelli della sua gente quando era bambina. Poi le cose erano cambiate. Dapprima quei diabolici apparecchi cominciarono ad essere usati nei palazzi governativi, ma ben presto anche gli industriali e gli imprenditori o chiunque maneggiasse notevoli somme di denaro, potè ottenerne uno, e poi via via fino ai modelli portatili... E poi questo! Ora stava per diventare un apparecchio come qualunque altro, alla portata di tutte le tasche (Regalate un antifrequenziatore per questo natale! Regalate la sicurezza di libertà ai vostri cari!).
L'influenza dei monasteri era precipitata ai suoi minimi storici, negli ultimi venti anni (e si vedeva!) Mai gli uomini d'affari ed i politici si erano comportati in modo tanto arrogante e spregiudicato. A parte i drastici tagli ai fondi governativi per i monasteri (sconcezza all'origine di tutti i suoi personali guai), la gestione di ogni tipo di denaro si era fatta gradualmente sempre più irresponsabile.
Corruzione e criminalità minacciavano ormai di raggiungere picchi statistici, dai quali sarebbe stato impossiblie alla sola Forza, farle recedere.
Solo la Morale avrebbe potuto rimettere le cose a posto, e mantenercele.
..Ma la Morale non esisteva più. Finora ci avevano pensato i monasteri, poi gli antifrequenziatori avevano dissolto il loro potere.
Che farci? Gli uomini erano convinti che la Forza, da sola bastasse. Ed ora? Ora chi avrebbe potuto fargli cambiare idea? Se almeno ci si fosse accorti prima, del potenziale caotico di quegli apparecchi, si sarebbe potuto intervenire, ma adesso... Il suo potere era del tutto inutile. Nessuno di veramente importante, le avrebbe mai dato retta.
All'improvviso squillò il telefono. Lei ebbe un soprassalto (non si aspettava che il capo l'avrebbe richiamata così presto).
-chi è- Disse sollevando la cornetta (ed era il capo).
-Ho fatto fare delle nuove indagini su quel tipo...
-E allora? Che devo fare?
-Nulla. Lascialo perdere.
-Ma perché?- Protestò lei, sinceramente indignata -Proprio ora che lo abbiamo in pugno!.
Dall'altra parte del filo sentì il capo sbuffare.
-Lascialo perdere e basta. Ha un cliente troppo importante.
-Merda!- Esclamò riattaccando il telefono.
E' una questione personale, con quel tipo, pensò poi.

6

Il locale era tanto illegale quanto affollato: sul ring si stavano affrontando due cani (una lunga catena li legava al centro dell'ampio quadrato).
Jenko stava parlando con un ciccione col sombrero rosso.
I cani ringhiavano e guaivano, gli schizzi di sangue volavano tutt'intorno, bagnando il pavimento ai piedi del ring.
-Ti stai sbagliando- stava dicendo il ciccione -con questa consegna, ti devo in tutto cinquemila crediti!
Jenko non sembrava per niente d'accordo (e poi proprio non lo poteva soffrire, questo tipo).
-Neanke per sogno! Tu me ne devi ottomila!
-Niente affatto... Niente affatto...
-Senti un po'. Sono venuto qui per essere pagato!- Disse mentre con una mano gli levava il sombrero- se non mi dai tutto kuello ke mi spetta, saprò kome regolarmi: devi soltanto dirmi ADESSO, ed l'ultima volta ke te lo kiederò: hai di ke pagarmi, o no?- Concluse urlandogli in faccia.
Poi estrasse l'accendino e lo avvicinò al sombrero, che si volatilizzò in un'unica fiammata azzurra (fibra supersintetica). Il ciccione lo fissava con occhietti impauriti.
-Kosa dovrei pensare, di uno kome te?
Gli chiese infine sprezzante (non mai troppo difficile terrorizzare idioti come questo).
-Te li do! Te li do!- Cedette.
Si frugò nelle tasche e gli porse un rotolo di banconote. Jenko lo squadrò e prese i crediti, poi si allontanò.
Uno dei due cani era riuscito ad azzannare saldamente l'altro, che ormai sembrava allo stremo. I suoi guaiti erano sempre più rochi e flebili. Ormai aveva il collo completamente lacerato (la scena era orribile). L'altro cane lo tenne per un po' immobilizzato con la testa a terra, poi affondò il morso per finirlo. Jenko si avvicinò ad un crocchio di gente, che si affollava intorno ad un tizio indaffarato a prendere e dare denaro e ricevute.
Il cane perdente ebbe un fremito e scosse le zampe in un ultimo tetro guaito (pace all'anima sua). -Hey Rotox!- Gridò all'indirizzo del tizio.
Quello si guardò un attimo attorno, poi lo vide.
-Passo a riskuotere più tardi! (Fin'ora era sopra di duemila crediti) Intanto rimettimi la metà su Ferdinando! Settimo kombattimento!
L'altro fece cenno di aver capito tutto.
Lui si diresse verso l'uscita facendosi largo coi gomiti tra la folla; lo aspettavano ancora parecchie consegne, quel pomeriggio.

7

La ragazza dalle iridi d'oro (proprio lei), era ad un telefono pubblico.
-Dimmi chi è di così importante, che rifornisce quel tizio!
Per un po' stette ad ascoltare, con aria di scarsa sopportazione, poi sbuffò.
-Non me ne frega niente! (...) Lo so che non riesci a capirmi... Tu non sai cosa può aver voluto dire per me, il non aver potuto agganciare uno come quello, uno spacciatore da mezza tacca! (...) Senti, se proprio non mi vuoi dire nulla, ci penserò da sola... (..) No! Adesso stai zitto un attimo ed ascolta ME. Tu di questa cosa non sai nulla! E' chiaro?
Adesso non stava più parlando nella cornetta (ed aveva socchiuso gli occhi).
-Tu di questa cosa non sai NULLA. Tu, non ne sai nulla.
Riavvicinò il ricevitore alle labbra.
-Ok capo, allora resto a disposizione. (...) Ok capo.
Riattaccò e salì in macchina. Pensò che stava diventando cattiva. Certo, aveva resisti$to sinché aveva potuto, ma negli ultimi tempi ere sempre più depressa, cominciava a sopportare sempre peggio lo stato delle cose.
Guidava lentamente rispettando tutte le norme del codice e della prudenza, e frattanto non poteva impendirsi di rimuginarci sopra.
Cattiva! Certo, perché no? Anche tutti gli altri uomini, avevano dimostrato di saperlo essere. Una volta era possibile ammansire gli istinti negativi, grazie ai monasteri si era potuto agire con il massimo della cautela e dell'efficacia.
Per settecento anni, avevano lavorato per migliorare il mondo, e quasi mai gli uomini si erano accorti di essere manipolati (anche se a fin di bene), ed ora? Ora gli uomini avevano costruito quelle stupide macchine! Avevano riconquistato il potere di fare di testa loro, ed eccone i risultati... Una società violenta, arrogante e prevaricatrice. Tutti contro tutti, ognun per sé, fatevi tutti i fatti vostri.
Secoli di lavoro per istillare sentimenti cone la solidarietà e la speranza: tutto all'aria in meno di cinquant1anni anni! Tutto finito. Perle ai porci!
Perché di essere dei porci, gli uomini lo avevano dimostrato, non avevano lasciato spazio al benché minimo dubbio, su questo (soprattutto il genere maschile, con lei).
Magari, le fosse stato concesso di vivere qualche secolo addietro! Quando ancora le cose andavano nel giusto verso... Ma invece no. A lei era toccato questo secolo di violenza e decadenza, il secolo del tracollo morale...
Forse nel giro di qualche altro secolo le cose si sarebbero aggiustate, forse gli uomini avrebbero rinunciato, o forse avrebbero perso, la conoscenza di quelle apparecchiature infernali.
Forse prima o poi gli antifrequenziatori sarebbero spariti, ma tanto a lei, a lei sarebbe lo stesso toccato di vivere ADESSO. Nulla avrebbe potuto cambiare questo fatto.
Sinora, non aveva fatto come tanti altri più deboli, non si era mai data alla realizzazione di scopi personali, non si era mai presa delle gratificazioni! Alcuni dei suoi, certo, se la passavano molto meglio di lei...
Avrebbe potuto, sì, avrebbe potuto fare o avere quasi tutto ciò che avesse desiderato.
C'era sempre un sacco di gente, che non possedeva un antifrequenziatore, un sacco di gente indifesa, ANCORA.
Ma non sarebbe durato molto, questo lo aveva capito bene. Ormai quegli aggeggi si diffondevano sempre più rapidamente. Forse non avrebbe più avuto occasioni tanto succulente, in un prossimo futuro. Stava correndo il rischio di trovare solo le briciole, quando alla fine (ed era inevitabile) si sarebbe convinta a passare alla Forza.
Cattiva! Potrei esserlo, e potrei anche cominciare da subito. Potrei anche avere già iniziato, come con quel cameriere... Già! Perch l'ho fatto?
E' finito, il tempo dei monasteri. Devo convincermene.
E non ritornerà tanto presto...

8

Tornato finalmente a casa, Jenko si spogliò nella stanza da letto tenendosi addosso solo i calzoni, che si levò poi nel bagno prima di ficcarsi sotto la doccia.
Aveva fatto un sacco di giri e si sentiva stanchissimo.
-E' andata bene oggi- pensava tra i vapori dell'acqua che scorreva kuindicimila krediti. Un bel gruzzolo. Si insaponò a lungo, compiacendosi del proprio commercio e progettando future storie.
Poi si infilò l'accappatoio e si mise davanti allo specchio. Si sentiva particolarmente bene (ed intanto faceva boccacce nello specchio). Finalmente le cose cominciavano a girare per il verso giusto.
Il presidente era sempre più popolare. Quell'uomo aveva una grande oratoria (certo usava parecchia polvere, prima dei suoi discorsi, ma quale altro politico oggigiorno non faceva lo stesso?). Al presidente, lui aveva sempre riservato la sua roba migliore, e questo il presidente lo sapeva. Se quell'uomo avesse avuto successo (del VERO successo), forse qualcosa per lui ci sarebbe scappato.
Gi adesso era così munifico... Figurarsi in seguito.
Si pettinò fischiettando e tornò nella camera da letto, ma il fischio gli morì in gola.
Lei era lì! Era seduta sul letto e sorrideva (ed era più bella che mai).
Jenko rientrò subito nel bagno, recuperò l'antifrequenziatore dalla tasca dei calzoni e lo accese immediatamente. Quando tornò sulla porta della stanza, lei stava ancora sorridendo.
-Immaginavo che lo avessi con te.- Disse estraendo una pistola. -Ma tanto non mi sfuggirai ugualmente.- aggiunse mostrandogli un mazzo di chiavi (le SUE chiavi di casa).
-Queste le avevi lasciate qui, invece.
Lui era ancora in accappatoio sulla soglia, e stringeva tra le mani l'antifrequenziatore.
-Sei mio prigioniero- dichiarò lei. -Ho tagliato il telefono ed isonorizzato la stanza.
Gli mostrò un apparecchietto con una spia rossa lampeggiante.
-Come vedi ognuno di noi ha un suo aggeggio.- Aggiunse sempre tenendolo sotto tiro.
-Kosa vuoi da me?- Disse finalmente Jenko.
-Puoi chiamarmi Susanna (ebbene sì, eccola finalmente).
-Ok, Susanna, kosa vuoi da me?
-Vedi... Io tutto oggi sono stata molto nervosa, per colpa tua. Perché quando aggancio una persona, se c'è una cosa che proprio non mi va giù, è che questa persona mi si sottragga.
-E ke altro avrei potuto fare?
-Nulla, nulla... Ma non è questo il punto.
Lui stava cominciando ad agitarsi.
-Il fatto stesso che tu abbia potuto sottrarti, è per me un affronto!
Era molto spaventato, quella ragazza sembrava del tutto pazza! Lui aveva il suo antifrequenziatore, ma lei aveva una pistola.
-Vuoi uccidermi?- Chiese infine.
Lei lo squadrò divertita.
-Ci terresti a vivere? Sei molto attaccato a questa tua oscena condotta di vita, vero? Ti reputi particolarmente degno dunque, del diritto di continuare a vivere?
Rimase un momento in silenzio, per essere sicuro di aver sentito bene, poi sbottò.
-Ma senti ki parla! Devo stare kui a farmi fare la morale da un'ipnorapinatrice?
Furono le classiche parole sbagliate dette al momento sbagliato! Gli occhi di Susanna divennero gelidi.
-Cosa sai TU, degli 'ipnorapinatorì? Perché parli di ciò che non puoi conoscere?- cominciò poi ad urlare all'improvviso.
A quel punto Jenko decise di giocare il tutto per tutto e tentò di saltarle addosso.
Lei lo schivò agilmente facendolo cadere e poi sparò un colpo che si andò a conficcare per terra, a pochi centimetri dal suo viso.
-Non riprovarci!- Gli consigliò acidamente.
Lui si rialzò lentamente e controllò il suo apparecchio.
-Funziona ancora?- Chiese Susanna risiedendosi sul letto.
-Se non sono degno di vivere, kosa stai aspettando ad uccidermi?
-Lo farò, ma non userò la pistola...
Lui la guardò interrogativamente.
-Quanto dureranno ancora, le batterie di quel coso?- Gli chiese poi sogghignando.

9

Wiliam ebbe un sussulto.
Si era completamente scordato di Jenko! Qual'era il problema? Ah già, l'ipnorapinatrice.
La cosa non lo aveva preoccupato molto, per questo se ne era scordato (però lo incuriosiva).
Prese il telefono e chiamò il centro-servizi. Dopo averlo identificato gli passarono l'ufficio missioni.
Spiegò all'operatore quello che voleva sapere e gli fu passato l'ufficio rapporti.
C'era qualcosa di interessante, per lui. Forse l'agente 9233, avrebbe potuto dargli spiegazioni (era l'unico quel giorno, ad aver lavorato con un manipolatore mentale).
Si fece dare il numero di casa dell'agente 9233 e lo chiamò.-Agente 9233?- Chiese quando l'altro rispose. -Sono Wiliam, della scorta speciale del presidente, ho bisogno di un'informazione...
-Che vuoi sapere?
-Oggi, un manipolatore mentale ai tuoi ordini, ha tentato d'agganciare un tale Germano Collis, alias Jenko?
-Bhe, in realtà si. E' un piccolo trafficante, e gli stavamo addosso per sapere da chi si riforniva...
-Si, lo conosco. Ma cosa successo?
-Aveva un antifrequenziatore e non siamo riusciti ad agganciarlo, così ho fatto richiesta per un supplemento d'informazioni.
-E allora?
-Allora lo abbiamo lasciato perdere, sono della vostra parte anch'io, come tutti.
-Ok, ok. Ne ero sicuro, volevo solo assicurarmi che non ci fosse nulla di cui preoccuparsi. E' sempre meglio non lasciare nulla al caso.
-Stai tranquillo. Comunque ritengo di aver trovato quelle informazioni troppo facilmente, bisognerebbe schermarle meglio, non si può mai sapere...
-Lo so, ma è un problema. Ci stiamo dando da fare, ma il presidente è molto affezionato a quel ragazzo. Wiliam fece una pausa, poi chiese:
-Il manipolatore piuttosto, come l'ha presa? So che sono molto suscettibili... Non se l'aspettava proprio, che Jenko potesse sottrarglisi?
Ma l'agente 9233 non rispose.
-Ehy, pronto. Sei ancora lì?
-Io non so nulla, riguardo questa faccenda...
Lo sentì dire in tono meccanico.
-Pronto! Cosa dici?
-Io non so nulla, riguardo questa faccenda...
Si sentì ancora rispondere, poi lo sentì riattaccare.
Allarmato provò a chiamare da Jenko, ma non rispondeva nessuno. Allora chiamò il centralino e chiese se avessero potuto controllare l'operatività del numero.
-La linea risulta interrotta signore- gli risposero.

10

Susanna lo teneva sotto tiro, e nel frattempo continuava a coprirlo d'insulti.
-E' colpa tua e di tutti quelli come te, se il mondo sta andando a scatafascio! Come si può essere così immorali, come si può pensare di farla sempre franca, a scapito di tutto e di tutti?
Jenko provò ancora una volta a protestare.
-Non sono certo l'uniko, a komportarmi kosì. Non può essere tutta kolpa mia!
Sinora i suoi tentativi di risponderle, avevano solo accresciuto la sua irritazione, ciononostante lei sembrava disposta a lasciarlo parlare, anche se forse era solo per poterlo poi sputtanare con gli stessi suoi goffi tentativi di sottrarsi alle sua responsabilità di essere un criminale da mezza tacca (proprio così lo aveva chiamato).
-Certo che non è colpa tua, come non lo è di nessun altro!
Solo che è stato TE, che io ho incontrato oggi... E puoi star sicuro che almeno per TE, i nodi verranno finalmente al pettine.
Era sempre più ansioso; ormai le pile dovevano essere quasi arrivate, e da un momento all'altro si aspettava di veder accendersi la spia di emergenza.
-Siete stati voi uomini, a mettervi per primi sulla strada della forza... Per voi dunque potere è volere?- Chiese come rivolta ad una platea immaginaria, e rimase in attesa della risposta.
-Sì...- Azzardò Jenko dopo qualche secondo.
-BENE!- Urlò lei.
-Allora anche per ME, volere sarà potere, e ti accorgerai di quanto può essere diverso il MIO, dal TUO, di volere!
-Ma io non ti ho mai fatto niente...
-Non a me, certo! Sempre se vogliamo non cosiderare il tuo affronto... Ma alla società in generale sì! Tu sei la sua parte più malata, quella più malvagia.
-Ma in nome di Dio! Ke c'entri tu?
Lei gli rivolse un'occhiata fulminante.
-Io avrei dovuto usare i miei poteri per proteggervi da voi stessi. Ma voi non avete voluto... Grazie a quelle stupide macchine! Io sono la vostra custode! Chi altri dunque, può avere il diritto di punirvi?
La spia d'emergenza si accese e cominciò a lampeggiare, emettendo un pigolio acuto.
-Bene- disse trionfante -quanto manca adesso?
Lui la guardò e la trov ancora bellissima (sebbene stesse per fargli il culo). Ma non trovò alcuna traccia di umanità nei suoi bellissimi occhi.
Nei quindici minuti che lentissimi seguirono, lui altro non seppe fare, se non continuare a sostenere il suo (bellissimo) sguardo, dal quale sarebbe venuta la sua punizione, e la di lei vendetta.
Infine la spia si spense: le pile erano finite.
-Ho aspettato a lungo, ma ne è valsa la pena.- Disse lei.
-Avrei anche potuto cercare di sottrartelo, il tuo prezioso antifrequenziatore, ma volevo che tu fossi ben sicuro prima di morire, del fatto che ho vinto...- Disse catturando adesso facilmente la sua mente -... Perché sono la più FORTE! -Non ho bidsogno di batterie, io.
Lo fissò intensamente finché non cadde in ginocchio, poi si alzò in piedi.
-Cominceremo con qualcosa di semplice.- Gli annunciò.
Fu solo in quel momento, che Wiliam riuscì a penetrare in casa sfondando la porta principale. Entrò di corsa nella camera da letto con la pistola in pugno, e si trovò di fronte Susanna: sentì che stava cercando di agganciarlo.
Sparò tre colpi in rapida successione. La colpì due volte alla testa, uccidendola all'istante.
Quando lei cadde, potè vedere Jenko. Se ne stava a terra rannicchiato sui talloni, ed emetteva strani suoni.
Poi si alzò agitando le braccia come se fosse un uccello. Si svolse tutto così rapidamente, che Wiliam non ebbe il tempo d'intervenire.
Jenko si guardò attorno muovendo la testa a piccoli scatti, vide la finestra e lanciando un grido stridulo (forse nelle intenzioni simile al verso d'un rapace) si tuffò in quel rettangolo di cielo, sfondando il vetro ed andandosi a schiantare sei piani più in basso, in un fragoroso rimbombo.
Wiliam si affacciò e contemplò dall'alto la grossa macchia di sangue. Gli schizzi erano arrivati fino al secondo piano.-Poveraccio, pensò, mi mancherà quel suo buffo accento mercuriano...
Rinfoderò la pistola ed ammirò un'ultima volta il viso della bellissima manipolatrice mentale (i suoi occhi erano ancora aperti). Due preziosi collaboratori... Persi. Questi manipolatori mentali stavano diventando sempre più pericolosi. Nonostante l'impegno delle migliori equipes di psicologi, si stavano dimostrando sempre più instabili: era per colpa di quella loro curiosa idea della Morale, o almeno così dicevano gli esperti. Fatto sta che spesso, all'improvviso sembravano impazzire.
-Il presidente non ne sarà affatto contento.- Pensò poi aggiustandosi la cravatta.




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