FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
www: http://www.fabula.it/
email: staff@fabula.it







L'ISOLA DEL CONSUMO

Carlo Senatore




Nel mondo alternativo A/27 c'è un'isola, non tanto grande, dove tutto va come si pensa che dovrebbe in una società veramente moderna e tecnologicamente all'avanguardia.
Era, da almeno centocinquanta anni, un posto dove la gente voleva stare sempre meglio: vestiti belli, cibo abbondante (nutriente e "sicuro"), case grandi e funzionali... Ma da subito gli economisti e i politici si erano resi conto che per ottenere questi risultati occorreva una rigida organizzazione statale che ogni anno facesse aumentare la produzione di tutto e, contemporaneamente, la richiesta ed il consumo dell'intero prodotto. Perché, per essere in attivo, un'azienda deve migliorare i suoi profitti costantemente: se non ci sono di mezzo i soldi nessuno si mette a fare lavori a vuoto!
Purtroppo, però, le risorse per incrementare la produzione non erano infinite sull'isola, e presto, dopo aver devastato tutti i terreni possibili (boschi rasi al suolo per far posto alle coltivazioni, spiagge riempite di nuove case, miniere scavate ovunque, eccetera...), gli uomini d'affari avevano dovuto cercare nuovi posti da "usare" fuori dall'isola. Prima nelle isole vicine, poi anche in quelle più lontane e poi.... Ma questo non era stato sufficiente perché nessuno sembrava disposto a concedere gratuitamente l'uso del posto in cui abitava. E siccome di pagare neanche a parlarne, avevano dovuto ricorrere agli eserciti con cui "conquistare" queste nuove terre e mantenerne poi il possesso.
Un bel passo in avanti, perché gli eserciti, e le relative guerre, volevano dire due cose importanti: da una parte la fabbricazione di nuovi strumenti ed il loro necessario consumo, e dall'altra il tenere a bada molte delle teste calde che quel tipo di società aveva come sottoprodotto. Già perché naturalmente, in una comunità veramente civile, è necessario che non tutti siano ricchi; qualcuno deve esserlo di meno e qualcuno per niente, anzi i veri ricchi devono essere pochi, se no che gusto c'è? Questo ovviamente produceva parecchi scalmanati che gridavano in continuazione per protestare contro quel che altri avevano e loro no, senza capire che per poter avere quel minimo di sicurezza in cui vivevano dovevano accettare l'intero sistema, oppure niente! Perciò, cosa c'era di meglio che fargli scaricare l'aggressività contro qualcuno che decisamente stava peggio di loro? Era un modo come un altro per perpetuare il sistema.
Comunque, contemporaneamente a questo, si era creato il problema del consumo: come fare a vendere la sempre maggior quantità di prodotti che le fabbriche, i campi, i cantieri e quant'altro sfornavano sempre in maggior quantità? Ma in fondo la prima soluzione aveva spalancato la porta anche alla seconda: i nuovi paesi conquistati avevano bisogno di nuove case (con cui sostituire quelle distrutte dalla guerra), nuovi strumenti (per evolversi tecnologicamente) e cibo (la guerra distrugge i raccolti!), e l'Isola del Consumo non aspettava altro!
Naturalmente tutte queste cose, sebbene di qualità molto inferiore a quelle destinate all'originaria madre patria, andavano pagate, e quindi (nuovo regalo) bisognava che i popoli invasi accettassero qualsiasi lavoro, seppur mal retribuito.
Così la nuova conquista offriva da una parte nuovi territori da sfruttare, dall'altra masse di lavoratori a basso prezzo, e dall'altra ancora nuovi acquirenti per prodotti di scarto. Era un po' come la quadratura del cerchio o la soluzione del moto perpetuo. O almeno così era parso per qualche anno.
Già, perché man mano che si aprivano nuovi mercati aumentava ancor di più il prodotto da vendere in quanto, per i motivi economici di cui sopra, immancabilmente i nuovi consumatori diventavano anche nuovi produttori. Perciò la conclusione era che i territori conquistati non bastavano mai, e il tutto minacciava di tramutarsi in una spirale senza fine.
A questo punto qualche genio dell'economia propose di provare ad aumentare il consumo dappertutto con altri sistemi: per prima cosa rendendo i vari oggetti più sensibili all'uso e meno duraturi, invogliando inoltre, con complicate strategie pubblicitarie, gli acquirenti a cambiare più spesso i prodotti acquistati (la nuova macchina è più bella di quella dell'anno passato, il vecchio vestito non è più di moda, la tecnologia dello stereo che possiedi non è più all'avanguardia, e così via). Ed anche questo per un po' aveva funzionato, finché qualcuna delle solite teste calde aveva cominciato a far notare che con questo spreco così dissennato ci si avviava a grandi falcate verso una vita da sopravvissuti in un mondo di rottami. Insomma non ne andava mai bene una: più problemi risolvevi, più se ne creavano!
Fu così che in quel frangente gli industriali all'avanguardia (i più ricchi), organizzarono un congresso segreto, pur coscienti di contravvenire così alle ferree regole dell'economia di mercato (ognun per sé e tutti contro tutti, sempre!). Durante i tre giorni di fitte riunioni, ne vennero fuori di belle; per esempio un pomeriggio l'avvocato Capretti, stufo di sentir parlare tanto e senza mai concludere niente, affermò: - Sei voi credete che io davvero possa accettare che queste merde di operai, pur non avendo voglia di lavorare, pretendano di essere pagate di più, e che inoltre non si decidano mai a comprare le porcherie che loro stessi producono, siete pazzi! Piuttosto vendo tutto e me ne vado sull'asteroide Cocain che mi sono appena comprato. -
- Sì Gianni, hai ragione - intervenne il dottor Bruscoloni - certe volte passa davvero la voglia di fare tutto questo per non sentirsi dire neanche grazie. Però non possiamo cedere proprio adesso che abbiamo in mano quasi tutto: pensa a quello che hanno fatto i nostri padri e i nostri nonni, non sarebbero certo contenti se sapessero che vogliamo passare la mano. Tra parentesi, cos'è questa storia di Cocain? -
E Capretti, di rimando: - Ma che cavolo, Silvio, te l'ho già detto tante volte: tu pensa alle tue televisioni che ai fatti miei ci penso io! E poi mi sono comprato Cocain perché è un asteroide molto interessante, e soprattutto tu non ci hai ancora messo su le mani! -
Oppure, un'altra volta, fu il politico Draxi a fare un intervento inatteso e poco gradito:
- Cari signori, sono tre giorni che vi sento dire un sacco di belle parole, ma pare che nessuno di voi voglia prendere in considerazione la radice del problema; ovvero che bisogna tenere efficiente e ben oliata la struttura che vi permette di fare progetti e affari. E la struttura siamo appunto noi politici, che non possiamo certo vivere d'amore e di sospiri, ma abbiamo bisogno di un congruo riconoscimento del nostro "disinteressato" lavoro. -
A questo intervento seguì una tale baraonda da imporre un'ora di sospensione per riparlarne a mente fresca.
In ogni caso il congresso si concluse con l'approvazione di un ordine del giorno che, mentre da una parte mandava a quel paese Draxi e le sue richieste impositive e sorvolava sulla richiesta sindacale di aumentare il costo del lavoro, dall'altra proponeva l'attuazione di nuovi sistemi coercitivi per incrementare il consumo.
Il primo metodo consisteva nell'obbligare tutti i cittadini a riconsegnare allo Stato ogni merce allo scadere dei due anni dal giorno del suo acquisto. Naturalmente così lo Stato avrebbe dovuto costruire nuovi enormi magazzini dove accatastare i prodotti ormai legalmente dichiarati fuori uso, e per la bisogna avrebbe dovuto comprare nuovi asteroidi-pattumiera da Bruscoloni, che poi si sarebbe occupato anche della costruzione dei relativi magazzini. Ma, per finanziare un programma così costoso, avrebbe naturalmente dovuto imporre nuove tasse ai disciplinati cittadini dell'Isola del Consumo, nonché a tutto il resto dell'impero che l'isola dominava.
Un secondo sistema era quello di stabilire con un decreto legge una quota minima del 63% degli stipendi che fosse obbligatoriamente destinata all'acquisto di generi di consumo superflui e, per invitare il cittadino a non trasgredire le leggi, pagare direttamente questa quota in buoni di consumo (scadenti a due mesi dalla data di emissione) non convertibili in moneta contante, né usabili per acquisti diversi da quelli prestabiliti. I due metodi di "istigazione al consumo" diedero buoni risultati, ma ottennero anche che le proteste degli ecologisti e dei sinistrorsi si levassero alle stelle. Fortunatamente, in fondo, questi non avevano molto credito fra la gente, ma occorse comunque istituire un nuovo corpo di polizia per il ferreo controllo del corretto consumo.
Dopo di che cominciarono i disastri.
Mentre nel mondo diventava sempre più difficile reprimere "democraticamente" le proteste antigovernative, un bel giorno gli astronomi scoprirono che uno degli asteroidi-pattumiera più vicini al pianeta dell'Isola del Consumo, era uscito dalla sua orbita e si stava rapidamente avventando verso di esso. Non era naturalmente possibile fermarlo in nessun modo: si poteva solo tentare di bombardarlo, ma si correva il rischio di ottenere semplicemente una nube cosmica talmente spessa e vicina al pianeta da oscurarne il sole per centinaia d'anni. Nei quindici giorni prima dell'impatto si misero rapidamente in atto ricerche scientifiche sulla stabilità degli asteroidi appena acquistati dal governo, e si scoprì che: 1) degli otto ultimamente destinati a pattumiera almeno altri cinque erano in procinto di cadere entro un massimo di due anni 2) la loro instabilità orbitale era determinata dall'eccessivo peso accumulato nei magazzini alti più di 460 piani.
A questo punto, mentre l'asteroide cadeva distruggendo per fortuna un'isola molto lontana da quella del Consumo, venne messa in atto un'indagine giudiziale sull'accaduto la quale giunse a questa conclusione: Bruscoloni, che apparentemente aveva fatto costruire i magazzini così alti solo per motivi economici, era in realtà il fautore della rovina del pianeta. Infatti era nativo della Galassia Esterna (cosa da sempre mantenuta segreta), e fin da giovane, quando era stato trasferito in modo coatto su questa, aveva desiderato di poterla punire ferocemente.
Cosa che l'avvocato Capretti, come dichiarò poi in molte interviste, aveva da sempre sospettato; non a caso aveva messo all'opera in quel frangente i suoi investigatori privati, che per primi avevano trovato le prove dell'origine di Bruscoloni. Ad un giornale sportivo dichiarò addirittura:
- I primi sospetti mi vennero quando quella carogna del Silvio si comprò una squadra di calcio che iniziò addirittura a battere la mia spesso e volentieri. Quando tutti sapevano che invece la Juve-pube era la migliore! -
Infine Bruscoloni fu condannato a morte (condanna che fu ripristinata per l'occasione), ma la pena non fu eseguita perché, mentre col suo esercito privato il malfattore conquistava l'asteroide di Cocain e si preparava ad una risposta armata, avvenne la disgrazia finale.
Il mondo esplose inaspettatamente.
Forse gli stessi ecologisti avevano sottovalutato gli effetti negativi di un consumo tanto dissennato, o forse qualche altra cosa non aveva funzionato bene.....




ATTENZIONE!
Questo testo è tutelato dalle norme sul diritto d'autore.
L'autore autorizza solo la diffusione gratuita dell'opera presso gli utenti della banca dati e l'utilizzo della stessa nell'ambito esclusivo delle attività interne al circolo.
L'autore pertanto mantiene il diritto esclusivo di utilizzazione economica dell'opera in ogni forma e modo, originale o derivato.