FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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IS IT SEX?

Kaino




Lui l'aveva osservata a lungo, nel vagoncino della metropolitana che li trascinava entrambi verso casa. Lei era veramente bella, proprio il tipo di donna che gli faceva perdere la testa: corpo snello, flessuoso, viso affilato, ovale, riquadrato da una cascata di lunghi capelli corvini, sulla carnagione scura brillavano due occhi azzurri come zaffiri, vivaci e sensuali allo stesso tempo. La continuava ad osservare, con la stessa ammirazione con cui si contempla un dipinto al museo.
Anche lei aveva, ormai da diverse stazioni, notato lui: alto, robusto, il bel mascellone quadrato che le piaceva tanto, un velo di barba sul mento e l'abbigliamento curato tipico del vero uomo che sa anche amare se stesso. La metro sferragliando si avvicinava sempre di più al capolinea, mentre a loro totale insaputa il tramonto completava il suo corso sopra i tetti della città; tra le poche persone rimaste in carrozza i loro sguardi si incrociavano sempre più spesso.
Fu lei a rompere il ghiaccio: "Sono sempre troppo lenti questi treni, vero?". Lui aspettava solo questo segnale: "Mah, io non amo la fretta: non sto facendo aspettare nessuno, a casa".
"Vuoi forse dirmi che ceni da solo? Che magari non sai cosa fare questa sera?".
"Diciamo così", rispose lui, dopo aver percorso con lo sguardo e con l'immaginazione tutte le sue femminilità più prorompenti, mentre pensava "ha proprio un fisico da fiaba!". Quindi cala la sua carta migliore: "E tu, sai già come passare la serata, bella?".
"Potrei cenare con te, per esempio, hai l'aria di essere uno che cucina mooolto bene". "Ok, brunetta, allora si scende alla prossima: menù a sorpresa!".
Furono i soli a scendere alla stazioncina di periferia; si incamminarono lungo un viale delimitato da due lunghe file di casermoni grigi, tutti uguali. Poche parole: "come ti chiami?", "quanti anni hai?", "cosa fai?", "sembri simpatico", "sei veramente bella".
Arrivarono ad un palazzo, né più grigio né più colorato degli altri, al secondo piano abitava lui: due locali dignitosi, curati, dove aveva trovato posto tutto il necessario per vivere bene, compresa anche una quantità enorme di libri, ammassati stretti stretti lungo le pareti.
Mangiarono di gusto, ridendo di se stessi, di come fosse stato fulmineo il loro incontro, di come la vita -a volte- sia ben strana. Si raccontarono molto del loro passato, di tutti i sogni che avevano fatto con i precedenti compagni, di tutte le risate e le lacrime spese insieme a persone ormai lontane, di ogni piccolo-grande momento della loro esistenza, di come sia facile cadere nella noia e nella ripetitività quotidiana e di come sia altrettanto facile uscirne, non appena incontri qualcosa -o qualcuno- per cui senti che valga la pena trovare delle nuove energie.
Parlarono a lungo: ogni volto doveva essere rievocato, ogni passione doveva essere riesumata per poterla meglio descrivere, discutere, analizzare. Era un Uomo che parlava veramente con una Donna, e nello stesso momento una Donna che parlava veramente con un Uomo. Sembrava che non dovessero mai finire: ad ogni ora c'era un sempre nuovo fiorire di particolari, episodi, sensazioni. Non era più né un semplice dialogo né una lunga discussione: erano due esistenze che si incontravano e si spiegavano l'un l'altra, senza che nulla si infrapponesse tra loro.
Era ormai tardissimo quando lui disse: "beh, a questo punto potremmo anche andare a letto", e lei ne fu subito entusiasta, tanto da spogliarsi subito ed infilarsi sotto le lenzuola. Lì, nella penombra, il suo corpo era come scolpito dalle pieghe dei tessuti. Anche lui si spogliò, si infilò nel letto al suo fianco, ammirò con lo sguardo il suo corpo e le disse, senza sfiorarla neppure: "Però non mi hai ancora spiegato bene cosa ti eccita di più, quando vai a letto con un uomo"
Lei fa la faccia stupita: "Come? Non mi sono spiegata bene? Allora, guarda, te lo faccio vedere adesso" ed, allargando le gambe, inizia un lentissimo accarezzamento delle sue grandi labbra "quando un uomo mi accarezza così, io non capisco più niente, mi fa godere tantissimo". Accenna ad un gemito di piacere quindi ritorna ad essere serissima "mentre sei tu che non mi hai detto niente di come ti piace essere toccato".
Lui, impassibile, con fare quasi professionale, si accarezza le spalla sinistra e scende giù per tutto il braccio, lentamente: "ecco, quando amo una donna voglio che mi accarezzi così...e tu, quando lo prendi, come ti piace farlo?". Lei si lecca i baffi, poi sul suo volto ritorna l'espressione sfuggente che aveva sulla metro: "mi piace tanto baciarlo, leccarlo, carezzarlo a lungo...dopo, soltanto dopo, lo prendo dentro di me; il bello a letto io trovo che sia il giocare, il potersi trastullare col corpo del compagno, senza di questo non mi diverto per niente" e, con le mani, mima ciò che è capace di fare.
Lui la osserva con aria interrogativa, pare stia soppesando l'importanza di ciò che ha sentito, quindi prosegue: "Sicuramente hai provato la posizione del canguro in calore, cosa te ne pare? Da tutta questa soddisfazione di cui tutti parlano? Molti me ne hanno parlato benissimo, ma io non ho sentito niente di speciale, bellina, si, ma niente di speciale".
Lei gli domanda: "Il canguro in calore? Intendi dire così?" e si mette a quattro zampe puntando il suo sedere perfetto dritto sul suo volto "intendi dire quel massaggino che si fa così?". "Proprio quello". "Beh, effettivamente, devo dire che mi piace parecchio, a te invece proprio no, eh?".
Lui sentiva l'odore selvatico della carne di lei, dei suoi umori, del suo sudore. Sentiva il calore del suo corpo giungergli attraverso l'aria fresca e sentiva salirgli l'eccitazione, sempre di più, ma senza alcun segno esteriore. Anche lei si eccitava in quella posizione, spiava con interesse il corpo di lui, ammirava il suo grande, inerte sesso ed attendeva di vederlo nel pieno del suo fulgore. Attese per un po', poi tornò al fianco di lui.
I loro corpi stavano ormai sdraiati sopra le coperte, vicini e paralleli: non si erano ancora sfiorati, ognuno sentiva l'altro vicinissimo, quasi come se si fossero compenetrati senza mai toccarsi.
Continuarono a parlare ed a mostrarsi: "Come ti fai accarezzare i seni?", "Cosa ne pensi della sodomia? La fai così o così?", "Hai mai provato nella vasca da bagno?".
Già il sole tentava di mostrarsi sopra l'orizzonte.
Arriva l'alba, a spruzzare i palazzoni di arancio, coi suoi lunghi e freddi raggi. Sono stanchi, vorrebbero continuare ma la lotta contro Orfeo si fa sempre più difficile. Ora sapevano ancora di più dell'altro: dove va toccato, quando si esalta, cosa gli piace e cosa no, quando e dove preferisce amare e con quante e quali persone. Ed in questa travolgente comunicazione, non avevano trovato neppure il tempo di tenersi per mano.
"Si è fatto tardi", "Già": si alzano e si rivestono, con la stesso ordine e cura con cui si erano spogliati. "è stata una bella serata, grazie!" - "Anche per me, non me la dimenticherò mai" - "Beh, dai, non dire così...mi fai diventare rossa!" - "Addio, brunetta!" - "Addio, bella mascella!".




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