FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
www: http://www.fabula.it/
email: staff@fabula.it







NATALE CON INTERROGAZIONE

Francesco Venturi




La giornata era di quelle fredde.
La sciarpa intorno al collo e i guanti sulle mani facevano quello che potevano.

L'aria fredda indolenziva il naso di Luca che, come ogni mattina, camminava spedito verso il cancello della scuola.
Passò i soliti negozi, l'edicola, i palazzi e finalmente entrò nella costruzione bassa e grigia, dove stava la sua classe. Solitamente si sarebbe accorto che per la strada gli addobbi Natalizi erano già stati accesi a ricordare che, al 25, mancavano ormai solo sei giorni.
Solitamente ne sarebbe stato entusiasta.
Non quella mattina.
L'interrogazione sul Piemonte lo teneva in apprensione, si sentiva lo stomaco come se qualcuno l'avesse scambiato per uno straccio e lo stesse strizzando.
-...Torino, Novara, Vercelli, Asti...-
Ripetè automaticamente mentre si affannava già a ricordare i confini della regione.
Non si accorse nemmeno quando, nel corridoio sui cui dava la sua classe, incrociò una bambina di nome Chiara, che gli aveva fatto perdere la testa durante la gita a Firenze dell'anno prima.
- A nord confina con la Valle d'Aosta e la Svizzera...-
La faccenda era serissima.
Era l'ultimo giorno di interrogazione. Poi, in un paio di giorni, avrebbero distribuito le pagelle e, finalmente, sarebbero iniziate le vacanze.
Sbagliare l'interrogazione avrebbe significato avere un brutto voto anche in pagella.
E con una brutta pagella che regali si sarebbe mai potuto aspettare?
Certamente non il videogioco che aveva chiesto a Babbo Natale.
Da quello che si diceva in giro, quel vecchio buontempone era capace di andare semplicemente in bestia per uno scarso in geografia. Insomma non era sempre così allegro come nelle pubblicità in tivù.
Si può ben capire che fosse questione di vita o di morte.
Passò innanzi alla porta della sua classe, senza fermarsi e nemmeno guardare. Continuò sino alla Chiesa.
Un paio di suore pregavano in ginocchio. Sentì l'odore di naftalina delle loro vesti.
Bisbigliavano qualcosa di incomprensibile. Luca si sedette in una delle panche in fondo.
-...Dora Baltea, Dora Riparia, Sesio, Po...-
Una delle suore si voltò facendogli segno col dito davanti al naso di stare zitto.
-Eh, già!- Pensò.
Non erano certo loro a rischiare di essere interrogate in geografia.
-Gesù, lo so che non sono sempre buono però, ti prego, fa che la maestra non mi interroghi. Ti prometto che d'ora in poi studierò di più. L'ultimo favore...-
Pregava fra sé e sé guardando il crocifisso alto e impolverato. Sperando che Gesù gli facesse un cenno, che si staccasse dalla croce e dicesse:
-Luca, stai tranquillo, ci penso io...-
Naturalmente Gesù rimase immobile. Forse fu meglio così. Di sicuro se fosse sceso giù per aiutarlo le due monache sarebbero morte d'infarto.
Raramente gli adulti sono preparati a certe cose.
Si fece il segno della croce e si baciò il pollice e l'indice uniti. Prima di uscire dalla Chiesa si girò l'ultima volta verso il crocefisso:
-Mi raccomando...-
In classe non c'erano più di dieci persone.
Non c'era niente di più facile che molti avessero finto un mal di pancia e se ne stessero al calduccio ad aspettare il medico di famiglia.
Le probabilità di venire interrogati erano quindi quasi raddoppiate.
La campanella suonò incrinando il cuore del povero e trepido ragazzo.
La maestra, con la solita espressione arcigna, entrò in classe. Aveva il famigerato sacchettino rosso già in mano.
Tirava a sorte con i numeri della tombola per decidere chi interrogare. Un tocco di delizioso sadismo zitellare.
Recitarono una preghiera poi fece l'appello.
Presenti 16 su 28.
Le mani di Luca presero a sudare tanto abbondantemente da lasciare l'impronta sulla formica azzurra del banco.
-...Marittime, Cozie, Graie...-
-Oggi interrogherò cinque persone.-
Disse la maestra facendo sparire la mano nel sacchetto.
Luca incrociò le dita e stette ad ascoltare con gli occhi chiusi la giugulare che pulsava.
-13. Gandolfi.-
Aprì gli occhi.
-Assente.- Dichiarò la maestra.
Li richiuse immediatamente.
-Gesù, Gesù ti prego...- era lì lì per mettersi a piangere, sentiva la maestra mescolare i numeri.
-7. Borsari.Vieni...-
-Sì- Sussurrò.
Lui e gli altri quattordici gioirono nei modi più disparati, nonostante la salvezza fosse ancora così drammaticamente lontana.
Naturalmente la maestra chiese a Borsari le uniche cose che Luca si ricordava, gettandolo così nella disperazione. Non faceva mai le medesime domande durante la giornata.
Borsari tornò al posto con un "discreto" e la macchina radiocomandata che desiderava da mesi, già virtualmente sotto l'albero.
L'invidia lo accecò fino a che la paura non riprese a tiranneggiare.
Chiuse gli occhi nuovamente.
La maestra mescolava e in classe non volava una mosca.
-18. Lipparini.-
Non si mosse. Il cuore sembrò dividerglisi in due nel petto per poi schizzargli fuori dalle orbite.
Il destino non poteva essere così crudele. Non era stato forse a pregare?
Riaprì gli occhi e vide che la maestra lo guardava giocherellando impazientemente con una biro.
Si alzò mentre sentiva gli altri festeggiare il secondo scampato pericolo. Le gambe lo sorressero appena.
-Allora, Lipparini, mi vuoi parlare della Storia di questa regione?-
No, che non voleva, che discorsi. Ma la sua era una di quelle domande in cui la risposta non contava.
Aveva la testa completamente vuota.
Passarono quindici lunghissimi secondi prima che la maestra si facesse viva di nuovo.
-Ti ricordi chi erano i Galli.-
Un barlume di luce in fondo al tunnel. Come poteva non saperlo? Aveva letto tutto di Asterix. Se avesse voluto avrebbe potuto dirle anche il nome del pescivendolo del villaggio.
Avrebbe potuto dirle di quanto Obelix fosse ghiotto di cinghiali. Ma non gli sembrò pertinente.
Almeno per il momento.
Era sempre un asso nella manica.
-Sì, si. I Galli erano i nemici dei Romani.-
-Esatto.Vediamo un po'...sai in che secolo i Romani hanno sottomesso definitivamente i Galli e si sono insediati in Piemonte?-
-Come sottomesso? I Galli hanno vinto contro i Romani!- Gli venne naturale esclamare.
Avevano vinto eccome, non ricordava una sola puntata in cui i Galli non avessero fatto polpette di tutte le legioni romane.
-No. I Galli sono stati sottomessi dai Romani nel I secolo avanti Cristo.-
Luca rimase deluso. Come poteva mai essere che i suoi beniamini fossero stati sottomessi da quel branco di pappemolli? Che cosa era successo? Che il vecchio druido si fosse rimbambito e avesse perso la ricetta della pozione magica? Era possibile, suo nonno perdeva sempre tutto. Ma se anche fosse stato? Non avevano forse sempre detto che Obelix era caduto nella pozione da piccolo, per cui su di lui l'effetto era permanente?
La maestra interruppe questi pensieri.
-Ti ricordi che cosa significa avanti Cristo?-
Rammentava che la maestra lo aveva spiegato qualche giorno prima e rammentava ancora meglio che in quel momento stava attaccando la figurina con il numero 7 del Bologna sul pianale di legno sotto il banco, dove si appoggiavano i libri. Così tentò di improvvisare.
-Non so...davanti a Gesù? I Romani hanno sottomesso i Galli davanti a Gesù nel primo secolo?-
La maestra lo guardò senza aprire bocca.
-Stamattina ho pregato avanti Cristo ma non è servito a granché- Pensò mentre la maestra segnava qualcosa su un foglietto.
-Avanti Cristo significa prima della nascita di Cristo.-
Ma che stupidaggine era questa? Come poteva esistere l'Italia prima della nascita di Cristo? E soprattutto il Piemonte? Però in questo modo si poteva spiegare il fatto che i Galli avessero perso. Di sicuro se Gesù fosse già stato sulla terra non avrebbe fatto vincere quegli antipatici dei Romani che, fra l'altro, lo avrebbero poi crocefisso.
Va bene essere buoni, ma la pazienza ha un limite.
Insomma Luca non aveva un parere preciso su questa faccenda dell'avanti Cristo, così non aprì più bocca.
-Ti ricordi le industrie più importanti del Piemonte?-
-Tessile- Azzardò
-Sì, poi?-
-Cioccolataia. Fanno i gianduia.-
Questo particolare se lo ricordava bene.
-Si dice dolciaria.-
Anche questa era novità.
-C'è una industria importantissima che sta a Torino...-
Lo imboccò la maestra
-Non ricordo.-
Disse diplomaticamente.
-La FIAT. L'industria automobilistica più importante d'Italia.- Sospirò la maestra.
Ma non faceva anche i cioccolatini? Andava matto per i cioccolatini FIAT. Era dunque un'industria autodolciaria?- Si chiese Luca Quanti dubbi gli faceva nascere quella interrogazione. Di questo passo non avrebbe più avuto una sola certezza.
La donna gli fece segno di andare al posto.
Dopo un attimo disse:
-Temo che non potrò darti la sufficienza piena in pagella.-
La paura era passata, ora arrivava la rabbia.
Vedeva il videogioco in quella meravigliosa vetrina allontanarsi. Allontanarsi fino a sparire.
Immaginava quel burlone di Babbo Natale scendere dal camino per portargli un libro per ragazzi o qualcosa di utile. Si poteva anche risparmiare la fatica. Pensò.
La maestra continuò ad interrogare ma ormai Luca con la testa non era più lì.
La giornata scolastica scivolò via velocemente.
Era così immerso in pensieri di vendetta che non si accorse nemmeno quando suonò la campanella. Era stato ingiustamente privato del suo regalo di Natale. Se gli avesse chiesto le provincie o i confini, i fiumi o le montagne.
Invece no, la storia. La maestra lo sapeva benissimo che in storia non andava molto bene. C'era premeditazione, dunque. C'era stata la volontà di rovinargli il Natale.
Forse in combutta con il rubicondo Babbo Natale. Forse anche lui ogni tanto si stufava di recapitare balocchi a bambini viziati e si lasciava andare, stizzito, a qualche gesto di cattiveria. Poteva essere. Insomma chiunque si innervosirebbe se dovesse costruire tutto l'anno giocattoli al Polo Nord, in compagnia di elfi. Per poi sentirsi dire piangendo da dei ragazzini isterici: -Non era questo che volevo!! Era l'elicottero con i due mitra, non con l'idrante. Babbo Natale si è sbagliato, è cattivo.-
Però questo non giustificava il complotto che lo aveva messo nei guai. Era sempre stato soddisfatto dei suoi regali, anche se non sempre i suoi desideri erano stati esauditi esattamente.
Non aveva mai offeso Babbo Natale. E questo gli elfi e gli gnomi dovevano pur saperlo. Se si voleva vendicare con qualcuno perché non l'aveva fatto con quel viziato di Giammaria Carri Mainardi? Che sicuramente in passato lo aveva offeso e provocato per un qualche errore sulle centinaia dei regali faraonici che riceveva sempre. Non solo. Adesso proclamava in assoluta tranquillità di non credere più nel vecchio con le renne volanti, né negli gnomi giocattolai. Raccontava di essere sicuro che i suoi regali li portasse a casa suo padre. Grazie. Come avrebbe potuto consegnarli Babbo Natale di persona? I suoi regali raramente passavano dalle porte, figuriamoci per un camino. Il miscredente!!
Invece Gianmaria avrebbe avuto la sua Ferrari in miniatura, due posti. Che faceva i trenta all'ora e aveva il clacson, il cambio e la radio. Avrebbe scorrazzato felice sui tappeti persiani alla guida di quel bolide.
Ora questa non poteva non sembrare un'ingiustizia anche ad occhi ingenui come quelli di Luca.
Per ciò che riguardava la maestra non era affatto stupito. Lo odiava. Perché faceva sempre le orecchie nei quaderni. Ma era mancino, e mentre scriveva arricciava sempre l'angolo basso delle pagine a sinistra. Cosa avrebbe dovuto fare? Lo odiava per le orecchie e perché ci metteva sempre dieci minuti più degli altri a finire la merenda. Ma nessuno al mondo sarebbe riuscito a finire una Tortina di Porretta in cinque minuti. Una volta ci aveva provato ma l'effetto mastice gli aveva fatto cambiare idea immediatamente. La maestra doveva aver usato un trucco per riconoscere il suo numero. Qualcuno sospettava che lei scaldasse quelli da pescare sul termosifone dell'aula dei professori, prima di entrare in classe. Così da riconoscerli al tatto.
In definitiva poteva perdonare Babbo Natale.
In memoria di tutti i bei Natali passati gli anni precedenti e perché era anziano. La maestra, invece, non poteva certo sperare di passarla liscia. Appena arrivò a casa raccontò dell'accaduto. Sua madre gli disse che avrebbe dovuto studiare un po' di più.
Naturalmente gli disse anche che Babbo Natale non sarebbe stato affatto contento. Forse non sarebbe arrivato alla malvagità di portargli del carbone, come usava fare la Befana, ma non sarebbe stato contento. Mangiò in fretta, poi chiese a sua madre:
-Mamma hai già imbucato la lettera che ho scritto a Babbo Natale?-
-Perché?-
-Mah, vorrei cambiare una cosa.-
-No, è di là nella mia camera, sotto la lampada del comodino.-
La prese e senza nemmeno rileggerla la stracciò.
Poi andò nello studio di suo padre a prendere un foglio e una busta nuova.
"Caro Babbo Natale, oggi, come saprai, la maestra mi ha interrogato in geografia.
Ha detto che non avrò la sufficienza in pagella. So già che questo a te non fa piacere. Avevo pensato di chiederti quel videogioco che desidero da quest'estate, so però che sarebbe troppo. Così volevo chiederti una cosa strana. Spero che tu mi possa accontentare. Mi piacerebbe che tu facessi sparire il mio numero, il diciotto, dal sacchettino della maestra. Almeno quando interroga in geografia e storia. Se no va a finire che mi salta anche il regalo della promozione. Ti ringrazio.
salutami gli elfi, gli gnomi e dai una carezza alle renne da parte mia. tuo Luca."
Poi, per paura che sua madre la leggesse, corse subito ad imbucarla. Il giorno seguente la mamma gli disse:
-Luca, dammi la lettera che vado a spedirla.-
-Oh, non importa. Ho deciso di non cambiarla più e l'ho già imbucata io.-
-Bene. Sicuramente Babbo Natale l'avrà già ricevuta.-
Alla consegna delle pagelle la maestra aveva avuto persino il coraggio di fargli gli auguri e di regalargli un piccolo Atlante tascabile.
La sera di Natale arrivò.
Luca come ogni 24 Dicembre si addormentò a fatica.
Sognò meravigliosi regali prima ed altri terrificanti poi.
Sognò di interrogare la maestra sulla vita dei Power Rangers e, naturalmente, quella aveva fatto scena muta. Le aveva appioppato un "gravemente insufficiente" con grande soddisfazione.
Poi si era svegliato. Nell'aria l'odore della mattina di Natale. Fuori le campane della parrocchia festeggiavano con decine e decine di rintocchi musicali.
Sapere di non avere nessun regalo sotto l'albero, se non quelli piccolini di amici e parenti, non gli dispiacque più di tanto.
Si lavò e si vestì in fretta per scendere a salutare i nonni di cui sentiva le voci al piano inferiore.
Lo abbracciarono e baciarono.
-Luca non apri i tuoi regali?-
-Oh, sì, sì fra un attimo...-
Sotto l'albero c'erano tanti pacchetti colorati e la zona di Luca era, come al solito, quella vicina al Presepio.
Il regalo che lo attirava di più era un grande pacco rosso con il suo nome scritto a lampostil nero sulla carta.
Cominciò ad aprirlo. Stracciò un lembo della carta da regalo e scoprì un pezzetto della scatola. Riconobbe immediatamente, da una sinuosa curva della fotografia sul pacco, il videogioco.
Allora cominciò a buttare le braccia al collo a tutti. Non riusciva a ricordarsi un Natale altrettanto bello. Il suo videogioco. Che grand'uomo Babbo Natale.
Altroché. Ma come aveva fatto? Non l'aveva mai spedita quella lettera. Erano stati gli gnomi. Lo diceva sua nonna che gli gnomi erano in tutte le case. Evidentemente avevano letto la prima lettera e non la seconda. Chissà cosa aveva pensato Babbo Natale quando aveva ricevuto, poi, la sua richiesta di far sparire il suo numero? Che avesse esaudito anche quella. Forse no. Ma allora come mai si era dimostrato così magnanimo da regalargli il suo giocattolo ugualmente?
Doveva essersi accorto che quell'interrogazione era stata un'ingiustizia bella e buona.
Dunque probabilmente per punire la maestra aveva preso anche il numero. Passarono gli ultimi giorni di vacanza. In serenità ed allegria. Aveva invitato tutti i suoi migliori amici ogni giorno ed avevano fatto partite divertentissime col suo nuovo giocattolo.
Arrivò metà gennaio e Luca in cuor suo aveva ormai la convinzione che il numero 18 non fosse più nel sacchetto.
La maestra decise di interrogare in storia e Luca non si agitò nemmeno. Il suo numero non uscì. Così per ogni altra interrogazione di gennaio. Niente più diciotto. Seguiva l'estrazione con lo stesso distacco con cui avrebbe seguito quella del lotto in televisione. Il diciotto sulla ruota delle scuole Elementari Carracci tardò per ben sette settimane. Uscì durante un interrogazione di scienze, materia in cui eccelleva. Rimase stupito dal fatto, ma dopo aver preso buono ed essere tornato al posto, strizzò l'occhio a qualcuno.
E forse molti di voi non ci crederanno. Non ci crederanno più. Ma lassù nell'Artico, in una notte lunga sei mesi, dentro un piccolo castello bianco, un omone vestito da notte con dieci piccoli amici intenti a saldare microchips, a costruire bambole e trenini elettrici, risero di gusto. L'uomo si infilò il berretto da notte, rispose all'occhiolino e allegramente si infilò nel grande letto di quercia.




ATTENZIONE!
Questo testo è tutelato dalle norme sul diritto d'autore.
L'autore autorizza solo la diffusione gratuita dell'opera presso gli utenti della banca dati e l'utilizzo della stessa nell'ambito esclusivo delle attività interne al circolo.
L'autore pertanto mantiene il diritto esclusivo di utilizzazione economica dell'opera in ogni forma e modo, originale o derivato.