FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
www: http://www.fabula.it/
email: staff@fabula.it







INSONNIA

Sandro Bastasi




E' notte ormai, da parecchie ore, ma non riesce a dormire. Non trova la posizione. Non riesce a stare bocconi, come faceva quand'era piccolo. L'unico modo per addormentarsi. E' troppo grasso.

Ma come cazzo fa Clara a dormire, col pancione che le cresce di settimana in settimana, diosanto!

Finisce che si alza e ciabatta fino in bagno a luci spente. Chiude accuratamente la porta, accende la luce e si guarda allo specchio. Di fronte. Di profilo. Di trequarti. Si sorride, con sarcasmo. Rimane lì per un po', seduto sul water, senza fare niente.

Si alza, si gira e piscia. Il sesso molle in mano, gli spruzzi da tutte le parti, puzzo di urina dal muro e dal pavimento. Non tira neanche l'acqua.

Riciabatta per la casa, stavolta accendendo tutte le luci, fino in cucina.

C'è un portacoltelli di legno, preso da Crof, con le lame di varie dimensioni infilate di sbieco nelle fessure. E' sul ripiano della mensola, vicino alla finestra. Lui prende i coltelli, uno dopo l'altro, li guarda a lungo, li muove un po', per vedere i riflessi sull'acciaio, poi li rimette a posto. Tutti tranne uno, il più grosso, il più pesante. Il più appuntito. Sostiene il manico tra il pollice e l'indice della destra, la punta rivolta verso il basso, contro il suo piede. Quello con la cicatrice.

Lascia andare il coltello. Che si conficca profondo nella carne. Cristo! Spalanca la bocca di colpo, ma non urla. Lo stesso male di tanto tempo fa, quando il carabiniere gli aveva sparato dal pianerottolo e lo aveva colpito proprio in quel punto del piede, mentre lui fuggiva. Ponendo fine alla sua carriera di latitante.

"É condannato a sei anni per sovversione e costituzione di banda armata É"

Fa'n culo! Acqua passata.

Cazzo, il sangue non si ferma. Va in bagno, imbeve una matassa di ovatta con del disinfettante, se la preme sul piede. Poi lo fascia ben bene, stringendo forte. Come faceva sua madre quando era piccolo e lui si sbucciava le ginocchia un giorno sì e un giorno pure!

Torna a letto, e alla luce notturna che filtra dalle persiane si mette a guardare Claretta. Chissà di chi è, quel figlio! Non lo sa neanche lei. Ma chi cazzo se ne frega! Lei gli era piaciuta subito, anche col figlio nella pancia. Solo che non sapeva quanto fosse rompicoglioni, petulante, appiccicaticcia. Come la madre, del resto, che lo adora perché ha preso con lui la sua Clara, che altrimenti chissà come faceva. Dio, che risate. CHE RISATE! Ma signora, lo sa chi sono io? Sì, un gran bravo ragazzo!

Bisogna decidere che cosa fare, adesso. Sono le otto, deve chiamare in ufficio e dire che sta male. Dopodiché può starsene a letto a guardare un film in videocassetta, oppure zoppicare per strada, procurarsi una pistola e andare a rapinare una banca. Oppure sparare così, a casaccio, ammazzare un po' di gente, un colpo in bocca, e farla finita.

Opta per la prima soluzione, la meno faticosa. Clara esce di casa, non prima di fargli le raccomandazioni, di non muoversi dal letto, che può fare infezione, e ci penso io alla cena, a pranzo mangiati il prosciutto e melone che c'è in frigo, e É

A metà mattina arriva la suocera, col sorriso a cuore, tutto impiastricciato di rossetto. Che cos'è successo, caro? Clara mi ha detto che ti sei ferito, hai bisogno di qualcosa? Va tutto bene tra di voi, vero? E quand'è che pensi di sposarla? Sì, sì, dice lui, sì, va bene, magari tra un mese....

La sera Clara torna, cinguettando felice, con un sacchetto dell'Esselunga carico di roba. Suda per la fatica, perché deve trascinarsi dietro anche quell'enorme ridicolo pancione. Come stai, caro, adesso ti preparo qualcosa di buono, adesso vengo lì, cosa hai fatto tutto il giorno, e comincia a baciargli il piede malato, poi gli toglie i pantaloni del pigiama e sale su, a leccargli le palle, comincia già a mugulare, la troia. Sta' ferma, Clara, sta' ferma, sto male, CLARA, sto male, santo cazzo, FERMA! la vuoi smettere, basta, BASTA, ma lei non sente e allora lui la rovescia sul letto e le preme il cuscino sulla faccia, basta, borbottando, basta.

Basta.

Lo tiene premuto per parecchio, il cuscino. Poi lo solleva, piano.

Si siede sul bordo del letto, stando attento a non poggiare male il piede per terra. Si accende una sigaretta e aspira forte. Si alza, zoppicando arriva alla porta della stanza. Si gira, e si appoggia allo stipite.

Sul letto c'è il corpo di Clara, e dentro di lei il corpo del figlio di chissà chi.

Mi sa che anche stanotte non si dorme. Adesso però è meglio uscire un po', a prendere una boccata d'aria.



ATTENZIONE!
Questo testo è tutelato dalle norme sul diritto d'autore.
L'autore autorizza solo la diffusione gratuita dell'opera presso gli utenti della banca dati e l'utilizzo della stessa nell'ambito esclusivo delle attività interne al circolo.
L'autore pertanto mantiene il diritto esclusivo di utilizzazione economica dell'opera in ogni forma e modo, originale o derivato.