FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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IN FONDO CHE MALE C'E'?

Ugo Mazzotta




Tom sapeva che non avrebbe dovuto. Non che se ne sarebbe pentito, ma di certo avrebbe avuto dei guai... D'altra parte era più forte di lui, ogni volta che gli succedeva sentiva come una spinta provenirgli dall'interno delle sue stesse viscere.Sentiva che c'era qualcuno dietro l'angolo, poteva quasi sentirne l'odore... anzi era certo di sentirne l'odore. Avvertiva quell'inconfondibile vibrazione partirgli dalla punta dei baffi, trasmettersi al naso e di lì diffondersi come una calda carezza al resto del suo corpo. Decise che avrebbe rischiato.Anche Mickey provava sensazioni analoghe... ma era dalla parte sbagliata dell'angolo. Era incastrato: sentiva la presenza di Tom nell'ombra ma non aveva vie di scampo, doveva passargli davanti se voleva tornare a casa sua. Cominciò a tremare di paura; sapeva che Tom poteva percepire la sua paura e che questo avrebbe peggiorato le cose, ma non poteva trattenersi. Più tremava, più aumentava la sua paura e di conseguenza le sue budella si scuotevano di più. Quando stava per cedere alla tensione tentò lo scatto.Tom era rimasto fermo dietro l'angolo; sapeva che Mickey era lì dietro ma non aveva nessuna fretta di andarlo a stanare: era molto più eccitante rimanere nascosto nell'ombra ad aspettare che la sua vittima tentasse una fuga disperata ed impossibile. Continuava a muovere le gambe come per tenerle elastiche e pronte al balzo.D'un tratto i suoi occhi allenati all'oscurità percepirono l'ombra di Mickey sfrecciargli davanti; non ebbe bisogno di pensare ad attaccarlo: l'aveva già fatto. Gli fu sopra con un unico salto e, molto più grande e robusto di lui, l'atterrò immediatamente. Finirono entrambi stesi in terra; Tom teneva Mickey bloccato e continuava a scalciarlo al ventre, alla schiena, con ritmo e violenza. Mickey non era in grado di reagire, sopraffatto dal peso e dalla determinazione dell'avversario; non emise un solo verso, si limitava a tentare di divincolarsi di tanto in tanto.Ad un certo punto un rivolo di sangue uscì dall'angolo della bocca di Mickey, molto probabilmente a causa di una lesione interna, visto che Tom non lo aveva mai colpito in testa... Fu allora che Tom non potette più trattenersi. Quella spinta interiore che sentiva e che in fondo fino a quel momento aveva controllato, se non trattenuto, scattò all'improvviso come un centometrista allo sparo dello starter. Chiuse gli occhi e cominciò a leccare il sangue di Mickey, che ormai non reagiva più, prima lentamente, poi sempre più violentemente. Il caldo sapore dolciastro ed appiccicoso gli fece perdere l'ultimo residuo di autocontrollo: i suoi denti si scoprirono in una smorfia ferina e cominciò a mordere Mickey, dapprima al viso, poi alla cieca; le sue mascelle scattavano con forza, i suoi denti stridevano sulle ossa più grandi e frantumavano quelle più piccole. Lo scrocchiare degli ossicini aumentava ulteriormente la sua voglia...Azzannò Mickey al collo, al dorso, al ventre, dovunque i suoi denti aguzzi riuscissero a far presa, ed ogni volta lacerando con furia le carni della sua vittima. Mickey era già morto ma Tom continuava a giocare col suo corpo; ora era più calmo, la sua violenza aveva quasi il senso di una scoperta. Fu molto incuriosito quando dopo un ultimo morso più profondo degli altri il ventre di Mickey si squarciò lasciando fuoriuscire un groviglio di intestini caldi: si fermò per un po' e si mise ad odorare quella strana materia quasi fluida, prima di affondarvici di nuovo i denti.I suoi sensi erano talmente iperstimolati dal soddisfacimento del suo istinto che il mondo esterno era per lui come cancellato. Fu per questo che non si accorse dei passi di lei...La signora O' Malley vide Tom leccarsi via il sangue di Mickey dalle labbra."TOM!!!" urlò l'anziana signora sconvolta."Gattaccio cattivo, quante volte ti ho detto di lasciar stare quei poveri topolini indifesi? Guarda come hai ridotto quest'altro... Come se non ti rimpinzassi già abbastanza con le tue scatolette!"Tom fu allontanato con una pedata dal cadaverino di Mickey, che a sua volta fu delicatamente trasferito nella pattumiera dalla vecchia signora, con l'aiuto di una palettina. Poi la calma tornò nel cortile di casa O' Malley.



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