FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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RACCONTO INDIANO

Roberta Pieraccioli




Dedicato a chi mi ha fatto scrivere il primo racconto della mia vita.
Lo chiamavamo Capelli d'Argento ed era un was'ichu, un bianco, anche se nelle sue vene scorreva sangue indiano da quando si era fermato al nostro villaggio. Da allora si era lasciato crescere i capelli, e i suoi occhi azzurri erano diventati più profondi perché vedevano cose che l'uomo bianco non sapeva vedere. Successe molte estati fa, quando ancora i bisonti rompevano il silenzio della prateria con i loro zoccoli pesanti. Lo avevo raccolto gravemente ferito vicino al fiume: era stato assalito dai Corvi, ma non seppe mai raccontarmi come fosse riuscito a sfuggire. Io credo che il Grande Spirito lo avesse salvato perché nel nostro villaggio si compisse il suo destino e quello di Piccolo Falco. Lo accolsi nella mia tenda e preparai per lui le mie misture di erbe. Conoscevo bene la sua storia ed ero felice che proprio a me fosse spettato il compito di salvarlo e rendergli così ciò che lui aveva fatto per il popolo rosso. Anni addietro aveva ucciso due suoi simili, due trappers che avevano fatto razzia in un accampamento indiano dove cíerano solo donne e bambini, mentre gli uomini erano impegnati in una lunga battuta di caccia. Aveva trovato per primo lo scempio, aveva seguito le loro tracce e li aveva uccisi senza pietà mentre ridevano ancora della loro sporca impresa. Per paura poi che fossero accusati i suoi fratelli indiani, confessò il suo delitto ad un cacciatore di pelli che sarebbe prima o poi tornato al villaggio dei bianchi: voleva che dicesse agli altri di attenderlo perché alla fine di qualche inverno sarebbe tornato per pagare il suo debito. Da allora viveva solitario tra le montagne. Curai le sue ferite e lo nascosi al villaggio per proteggerlo dall'ingiusta giustizia dei bianchi. Il mio cuore desiderava che restasse.
Piccolo Falco si innamorò di Capelli d'Argento appena lo vide arrivare ferito al villaggio. Amò subito la sua voce e le storie che raccontava la sera davanti al fuoco e che parlavano sempre di un grande lago salato dal colore del cielo, misterioso e mutevole come una donna, diceva. Da allora rifiutò tutti i pretendenti che facevano la fila davanti al suo teepee, finché non ne rimase più neanche uno, nella disperazione di sua madre.
Anche Capelli d'Argento si innamorò subito di quella piccola indiana che gli insegnava a conoscere le erbe del bosco e gli raccontava le leggende della sua gente, ma non si presentò mai davanti al suo teepee perché sapeva di non avere futuro. Cercava di non ascoltare lo strazio del suo cuore lanciandosi su per le montagne in lunghe cacce che lo tenevano lontano dal villaggio giorni e giorni.
Una sera sul finire dell'estate annunciò che sarebbe tornato tra i bianchi. Cercai invano di convincerlo che qui nessuno lo avrebbe trovato, che ormai era uno dei nostri, che di quei due morti nessuno si ricordava più. Capelli d'Argento non era uomo che potesse vivere senza pagare i suoi debiti. Disse che sarebbe partito all'alba. Fumammo in suo onore la sacra pipa finché lui rientrò nella sua tenda per prepararsi alla partenza.

L'ultima notte che Capelli d'Argento passò al villaggio fu una notte d'amore, la prima della sua vita. Piccolo Falco si rigirò a lungo sotto la pelle di bisonte senza riuscire a dormire, finché decise che sarebbe stata sua o di nessun altro. Uscì dalla capanna dei suoi genitori, che non la trattenero consapevoli che quella era la sua strada e lei l'avrebbe seguita a qualunque costo, ed entrò nel teepee di Capelli d'Argento. Lui guardò a lungo la sua figura snella che si delineava sull'entrata della tenda, restando sospeso nel desiderio di lei soffocato troppo a lungo. Poi la accolse sotto la sua coperta con un senso di ineluttabilità, come se sapesse da sempre che quello era il suo destino. Dal teepee di Capelli d'Argento tutti nel villaggio poterono sentire il suo respiro confondersi tra i capelli di Piccolo Falco, e alla luce del fuoco che bruciava al centro della tenda videro le mani di lei muoversi sul suo corpo in una danza delicata e struggente che non voleva finire, e videro il corpo di Piccolo Falco avvolgersi attorno a quello del suo uomo, prenderne possesso per assorbirlo nel suo in un abbraccio che sembrava non volersi mai esaurire e che terminò solo all'alba, quando il fuoco si era ormai spento e la stella del mattino era già alta nel cielo. Capelli d'Argento aveva il viso stanco e lunghi solchi attorno agli occhi. Piccolo Falco guardava il suo uomo con tenerezza infinita, guardava la sua pelle di indiano bianco, tanto più bianca della sua anche al sole delle praterie. E attese. Attese che la luce del giorno toccasse la punta del teepee, attese di vedere il colore degli occhi di quell'uomo che le aveva riempito l'anima di un amore che ora non sapeva perdere. Poi prese il pugnale. La sua mano, così delicata nelle carezze dell'amore, scese lentamente verso il petto di Capelli d'Argento. Lui la seguì immobile, senza un gesto, senza una parola, lucidamente consapevole di ciò che stava succedendo. Sarebbe stato facile fermarla, afferrare il braccio di quella piccola indiana che lo voleva con sé per sempre, toglierle il coltello. Ma non lo fece. Lasciò che la mano di lei continuasse a scendere verso il suo petto perché solo in quel modo avrebbe potuto restare lì in eterno, in quel teepee, con quella donna che amava più della sua stessa vita e che ora quella sua vita si prendeva, lì nel suo respiro, nella sua pelle, in quell'amore che gli scorreva nelle vene insieme al suo sangue. Piccolo Falco non sbagliò il colpo. Quando la lama di selce penetrò nelle sue carni, Capelli d'Argento la trasse a sé per scaldare ancora una volta il suo corpo nell'ultimo abbraccio. Il suo sangue le bagnò gli abiti, scivolò sul pavimento di terra, uscì dal teepee, invase il villaggio, i pascoli intorno e le colline e si perse lontano nella prateria insieme ai bisonti, portando con sé il respiro e la forza di quell'amore che ora sarebbe durato in eterno.
Quando Piccolo Falco uscì all'aperto i suoi occhi erano più luminosi del sole del nuovo giorno. Erano quelli di una donna che custodisce dentro di sé il mistero sacro della vita.



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