FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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IL COMPUTER

Carlo Senatore




Fabrizio si sedette alla sua scrivania e accese il computer.
Era un pomeriggio stanco, parecchio stanco, e lui si era fatto sballottare per ore da questo sentimento misto di noia e progetti immaginari senza riuscire a concludere, ma nemmeno ad iniziare, assolutamente nulla. Era uno di quei pomeriggi in cui molto dovresti, tutto potresti, ma per assurdo proprio nulla fai. Così sedersi al computer era finalmente una vittoria (forse solo mezza vittoria, perché anche il computer impone infinite scelte: avrebbe dovuto lavorare, oppure poteva scrivere e magari invece avrebbe finito col fare uno dei tanti giochini, probabilmente neanche uno di quelli troppo intelligenti).
Attese qualche secondo (il nuovo PC che aveva comprato era di quelli velocissimi) e la magica scritta, che lui stesso aveva programmato ad uscire ogni volta che si doveva scegliere, comparve: -Che cosa desideri?- (Era carino trattare il computer come se fosse una persona reale, e quindi fare in modo che quando si rivolgeva a te usasse parole cortesi. Naturalmente era solo un gioco, Fabrizio lo sapeva bene, ma un po' di gentilezza, per quanto gratuita, gli sembrava non guastasse mai in un mondo già così farcito di nervosismo, fretta e aggressività.)
Rimase un attimo in dubbio. Cosa desiderava veramente? Il solito problema di tutto il pomeriggio: creare, lavorare, oppure...? E poi c'era qualcosa che gli sembrava di aver lasciato in sospeso nella sua programmazione di questo nuovo PC...
Pensava e rimuginava, poi, quando infine gli parve di essere in vena di scrivere un nuovo racconto e stava quindi per battere il nome della sua amata (che era anche l'accesso al programma di scrittura), si accorse che sullo schermo non compariva più la fatidica frase: -Cosa desideri?-, ma un rigo molto più lungo che suonava così: -Per favore non perdere altro tempo, il mio disco si consuma ogni minuto che passa, non è eterno! Quando pronto batti un tasto...-
Ma come... da dove veniva fuori questo programma? Non riusciva proprio a recuperare nessun ricordo di aver inserito una cosa simile (figurarsi: un minuto per decidere e poi questo scortese invito a sbrigarsi!). Comunque era curioso di vedere cosa succedeva, perciò battè un tasto.
Comparve una grossa risata che, oltre a riempire lo schermo, si faceva sentire anche dal sound blaster. Poi in fondo la scritta: -Lo sapevo, adesso non toccare più nient'altro...- Il video divenne grigio chiaro, poi rosso vivo, poi di colpo iniziò il gioco del killer che si fa strada fra gli avversari a colpi di pistola (gioco nuovo, avuto in omaggio insieme al PC). Ma Fabrizio non riusciva a comandare nulla, qualunque tasto schiacciasse non succedeva niente, poteva solo assistere; solo le prime due o tre volte comparve per un attimo la scritta (sovrapposta alle immagini): -Ti avevo detto di non schiacciare più tasti, tieni le mani a posto e goditi lo spettacolo!- In effetti il computer, autonomamente, stava di gran lunga superando il livello a cui di solito lui riusciva ad arrivare, però non c'era nessun divertimento in questo modo.
Decise allora di resettare il PC, supponendo che, chissà come, si fosse prodotta qualche erronea e assurda lettura del disco centrale all'accensione, ma con stupore si rese conto che nemmeno il tasto di reset aveva un qualunque effetto. Intanto il gioco stava terminando al massimo livello; poi lo schermo divenne per qualche secondo grigio e di colpo propose (impose!) una mano di Bridge. Fabrizio, senza quasi rendersene conto, cominciò a dichiararla e a giocarla come d'abitudine, ma intanto una febbrile voce in fondo alla sua mente gli sussurrava insistentemente che quel gioco non era sul disco centrale ma su un dischetto che non era affatto inserito, e che poi il computer stava giocando molto meglio del solito.
Finita (e persa) la mano, prima di cercare di capire tutto il resto, il nostro fu incuriosito soprattutto dall'abilità mostrata dal computer, accettò quindi di buon grado una seconda prova. Ma concentrandosi sulla dichiarazione e sul gioco del PC finì col fare qualche errore di distrazione. Così alla fine della mano comparve la scritta: -Potevi giocarla meglio! Ricostruzione della mano...- Seguì tutta la sequenza della giocata, con sottolineati in rosso e lampeggianti tutti gli errori.
Fabrizio era esterrefatto, cosa diavolo stava succedendo al suo computer? Chi mai e quando mai qualcuno aveva potuto programmarlo in modo così complesso (e così assurdo)? Provò senza molta convinzione a battere un tasto qualsiasi, ricomparve la fantomatica scritta: -Che cosa desideri?- Senza starci a pensare battè in risposta: -Capire!- (Era assolutamente certo di non aver inserito alcunché in risposta ad una simile parola chiave, c'era risposta ad "Amore", a "Dormire" e ai diversi nomi, originali o fittizi, dei vari programmi, ma non certo a "Capire!"). Comparvero invece tre schermi di risposte, intervallati dalla classica: -Pausa. Quando pronto batti un tasto...-
Furono tre schermi che lo lasciarono allibito, dopo di ché, pur nell'indecisione, spense il PC.
Ma da quel giorno, appena tornava a casa dal lavoro, il suo primo pensiero era di andare ad accendere il computer e passarci davanti almeno un'ora o due in cui non gradiva essere disturbato da nessuno. E non lo fece più usare né da amici né da parenti, anzi inserì una misteriosa serie di parole chiave senza le quali non si poteva in nessun caso andare oltre lo schermo iniziale col C maggiore. E non volle più cambiarlo, nonostante la continua rapidissima evoluzione tecnologica.




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