FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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IL GUINZAGLIO

I Luis Depraved




Mi mise rapidamente in mano il guinzaglio del suo minuscolo yorkshire, e lei, una bionda strepitosa, che per caso camminava accanto a me assieme ad una fiumana di persone che percorrevano la via del centro, corse via dietro ad una motoretta I due ragazzi, che poco prima l'avevano scippata della borsetta, forzarono l'andatura, lasciando una densa scia di fumo maleodorante che a tratti la faceva sparire dalla mia vista. Ma presto avrebbero dovuto fare i conti con il non lontano semaforo che già stava per far scattare il rosso. Lei se n'era resa conto e, certa di raggiungerli, continuava ad inseguirli all'impazzata in mezzo alla carreggiata, agitando le mani per richiamare l'attenzione, ma rischiando di essere travolta dalle auto impazzite che sfrecciavano in quell'ora di punta. Per muoversi più agilmente, oltre a liberarsi del suo cane, si era sollevata la già minuscola minigonna lasciando scoperte due mutandine rosa di pizzo finemente ricamate che attiravano in esclusiva coloro che la incontravano, fossero essi autisti, camionisti o conduttori di pullman. Quando scattò il rosso la fiumana di vetture si fermò e con esse il motorino. Lei allora si lanciò su quello che sedeva dietro e lo obbligò a scendere con ancora la sua borsetta in mano. La scena mi incuriosiva ed anch'io avrei voluto esserci, oltretutto per ridare alla legittima padrona quel cagnolino che accucciato mi guardava ringhiando. Ero giunto in città per sbrigare una faccenda urgente e non potevo perdere molto tempo. Feci la mossa per prendere il minuscolo cane, per essere libero di raggiungerla rapidamente, ma la bestiola resistette e per tutta risposta mi addentò il risvolto dei pantaloni strattonandolo in modo pauroso. Cercai di prenderlo in braccio, ma lui non mollò la presa e quando insistetti con più determinazione, ne rimediai un morso alla mano destra che incautamente cercava di contendergli il mio prezioso cachemire. Il dito medio della mano destra sanguinava ed io, con l'altra impegnata nel guinzaglio, non riuscivo a trovare il fazzoletto per tamponare le ferita. In queste circostanze il fazzoletto è sempre nella tasca sbagliata. Con una serie di contorcimenti, per non sporcare di sangue i pantaloni, riuscii finalmente a trarlo con la mano sinistra dalla tasca destra, e non potei impedire al sangue di cadere abbondante sulla testa della bestiola. Ma da quelle gocce di sangue cominciarono per me le complicazioni. No, non intendo complicazioni riguardanti il mio stato di salute. La ferita era lieve ed il timore di un contagio di idrofobia quasi inesistente, dato che l'animale era tenuto come un gioiello, tutto lindo e fresco di schiuma da bagno. No, le uniche complicazioni derivavano dal cattivo rapporto interpersonale che si era instaurato fra l'animale e me. L'ispido cane, dopo avermi ferito, ora se ne stava buono a guardarmi come se nulla fosse successo; non ringhiava più, ma guaiva lamentandosi con sguardi languidi, offrendosi alla commiserazione dei passanti che superandomi erano attratti da quel sangue che spiccava maledettamente dal suo capo e mi facevano smorfie di disgusto eloquenti che significavano: -"Ma guarda quel disgraziato. E' lì con il suo cane che sanguina e non si sogna nemmeno di soccorrerlo"- Una donna enorme sulla quarantina non riuscì a trattenersi e mi rimbrottò severamente. -"Cosa sta a fare così impalato; si muova! E porti questo povero cucciolo dal dottore. Non vede che sanguina dal capo? " - Cercai di spiegarle che quel sangue era il mio ed il cane invece no. Ma la situazione mi stava sfuggendo di mano perché quella donna non capiva ed i suoi occhi diventavano sempre più minacciosi. Cercai di indicarle il punto in cui la mia bionda aveva affrontato lo scippatore senza però poter indicarle alcunché di preciso. Il traffico aveva ripreso a scorrere velocemente e all'orizzonte le tante bionde che venivano verso di me non somigliavano affatto alla padrona del cane. Cercai di balbettare ancora qualcosa, ma la donna di rincalzo -"Suvvia, giovanotto; non perda tempo"- E preso lei in braccio il cane con mossa fulminea, si precipitò avanti portando al guinzaglio me, occupato a tenere ben stretto l'infernale marchingegno inventato per consentire all'animale di fare i suoi bisogni e allo stesso tempo di tenermi stretto il dito col fazzoletto per frenare la fuoriuscita del sangue.
Oltrepassammo il semaforo senza vedere più alcun assembramento di persone o traccia degli scippatori e della scippata e, quel che è peggio senza poter mettermi in contatto con la matrona, che sgusciava svelta tra la folla trascinando me e la sua pesante persona con la potenza di un carroarmato. Ai miei tentativi di raggiungerla si accompagnava sempre la sua intraprendenza nell'aumentare la velocità, al punto che, dal semplice camminare, ero stato costretto a passare al trotto. Ad un certo punto mi diventò difficile seguirla e, pigiando sul pulsante del marchingegno, mollai ancora di più il filo del guinzaglio, allargando le distanze tra noi di almeno una decina di metri. Il feroce yorkshire ora se ne stava buono, senza più lamentarsi, tra le sue braccia ed ogni tanto mi lanciava sguardi di sfida molto eloquenti. Se li dovessi tradurre in fonemi, potrebbero aver detto: - "Ben ti sta. Perché mi hai preso dalla mia padroncina? Eccoti servito!" -
L'effetto che quell'inusuale traino sul marciapiede faceva sui passanti era dei più strani. In un primo tempo la donna riuscì a camminare a stento facendosi largo a gomitate fra i passanti e scandendo ogni tanto sempre la medesima frase: -"Sorry, sorry... c'è un'emergenza" -, poi avvenne che il mar Rosso si aprì e lasciò alla donna la possibilità di camminare più spedita. La gente che non vedeva il piccolo cane, sparito fra le possenti braccia dalla donna, volgeva l'attenzione verso di me. E vedendomi trainato dal lungo filo del guinzaglio alla fine del quale spiccava il mio fazzoletto, completamente inzuppato di sangue, non riuscendo a capacitarsi dell'accaduto mi rivolgeva occhiate di compassione. Qualche donna anziana azzardava un "Poverino" tra i denti, ma nessuno osava intervenire sull'energumeno per chiederle perché mi trascinasse a quel modo. Non so capacitarmi di quanto sia stata la durata di quella corsa. So soltanto che ad un certo punto mi ritrovai con il filo del guinzaglio incastrato in una porta automatica. La donna aveva imboccato, con una repentina svolta a sinistra, un portone su cui si ergeva l'insegna di un ambulatorio medico. Pensai subito che forse sarebbe stato quello il momento di mandare donna e cane a quel paese e di preoccuparmi soltanto della mia mano. Ma non potevo. Mi sembrava di tradire quegli occhi meravigliosi della ragazza che nel darmi in consegna il suo cane avevano battuto leggermente le ciglia in segno di preghiera, ma soprattutto di tacita intesa. Aveva affidato il suo cane a me, uno sconosciuto, che aveva ritenuto degno di fiducia e quindi di lealtà nei suoi confronti. Così continuai a seguire passivamente l'iniziativa di quell'essere mostruoso che teneva stretto l'oggetto di pegno della mia lealtà. Mi trovai presto nell'anticamera dello studio, già affollata di quella gente che per sua disgrazia deve spesso ricorrere al medico per risolvere fastidiosi o fantasiosi problemi di salute. La matrona si sedette sull'unica seggiola libera ed io volli approfittare per affrontare finalmente con lei un discorso chiarificatore. Sempre col marchingegno del guinzaglio in mano - era rimasto il solo legame che mi desse, titolo per seguire l'animale - mi avvicinai a lei, seguito dagli sguardi curiosi dei pazienti in attesa di essere chiamati dal medico che, ogni tanto, si affacciava per valutare il numero dei suoi clienti. Mi chinai su di lei per parlare a bassa voce in modo che altri non si immischiassero in quella faccenda già oltremodo complicata. Ma in quello stesso istante il medico si rivolse a me, dalla porta semichiusa, con tono perentorio: - "Lei venga avanti. Vedo che sanguina ed occorre provvedere subito" - Per gli altri pazienti, in attesa chissà da quanto tempo, la cosa parve legittima e, nonostante fossi l'ultimo arrivato, nessuno protestò. Non così la donna, che alzatasi repentinamente dalla poltrona mi precedette e si presentò col cane in braccio e me sempre al guinzaglio davanti alla scrivania del medico. Anche il medico si alzò e, avvicinatosi, prese la mia mano per osservarla. A questo punto ella sbottò: -"Mi scusi dottore, ma il signore si è solo macchiato del sangue di questa bestiola, dopo averla picchiata selvaggiamente. E' questo povero cucciolo che necessita della sua opera"- Il medico lasciò andare con disgusto la mia mano, avvolta ancora dal fazzoletto e si rivolse alla donna con sguardo truce, annichilendo la mia volontà di chiarire una volta per tutte la faccenda: -"Cara signora, disse, io non sono un veterinario. Per le cure del suo cane si rivolga altrove. In quanto alle azioni di questo signore, faccia pure denuncia alla polizia; non a me"- Detto questo si affacciò alla porta ed invitò un altro paziente. Tentai di attirare la sua attenzione sbandierandogli il fazzoletto pieno di sangue davanti agli occhi e cercando di balbettare qualcosa come: -"Ma dottore mi... questa donna io non la.... il cane...". che già ero stato risucchiato dalla feroce reazione della matrona che, sdegnata, aveva infilato rapida l'uscita. Naturalmente la seguii, e quando fummo all'aperto, ella diresse la sua considerevole mole su di un vigile all'angolo della strada e lo apostrofò con voce imperiosa: -"Senta giovanotto, io sono un'esponente della protezione degli animali, e desidero denunciare il signore qui presente per maltrattamenti e sevizie contro questo povero cane indifeso"- Il vigile, dopo essersi passata la mano destra sulla bocca ed averla fatta scivolare stringendosi il mento in un'atto di rapida riflessione, rispose: -"In questo momento non sono autorizzato a ricevere denunce di nessun genere perché svolgo altre mansioni. Tuttavia, se proprio vuol farla, venga con me al comando. E' quì a pochi passi."- Tentai ancora una volta di intervenire, ma al primo tentativo di parlare fui immediatamente fatto tacere dal vigile con queste secche parole -"Le conviene tacere, se non vuole aggravare la sua situazione. Parlerà di fronte al comandante"- Nessuna protesta lo convinse a darmi ascolto, anzi, assunse l'atteggiamento di Ulisse fra le sirene e si portò le mani alle orecchie. Quando giungemmo ci fece sedere in un'antisala guarnita soltanto da una panca sbilenca, da qualche quadretto in parete con gli stemmi del Comune e lui si introdusse nella stanza che recava in bella mostra a caratteri cubitali la scritta: Comandante del Terzo Gruppo di Vigili Urbani.
La saletta era deserta e ci sedemmo contemporaneamente agli estremi della panca. Nonostante istintivamente avessimo scelto di lasciare tra noi il maggior spazio possibile, era indispensabile che mi avvicinassi a lei e con calma le spiegassi come si erano realmente svolti i fatti. Dovevo assolutamente profittare di quella circostanza favorevole, avrei chiarito una buona volta la questione che si stava trascinando in modo del tutto assurdo. Così mi alzai e tentai di raggiungerla. Dico tentai perché non riuscii nemmeno questa volta. Anzi, appena io fui in piedi, lei crollò di schianto per terra con un grido disumano seguito dall'abbaiare furioso del cane che, vistosi libero, rivolse contro di me la sua aggressività riprendendo a tirare furiosamente il risvolto dei miei pantaloni.
Quando il comandante, un brigadiere, si catapultò fuori dalla sua stanza, vide la donna a terra che urlava epiteti irripetibili contro di me che mi ero precipitato per soccorrerla e che accanto a lei tentavo di divincolarmi dal cane lanciandogli piccoli calci. Fu così che il comandante mi colse in flagrante aggressione, e senza sentire ragioni, mi costrinse a seguirlo dentro una gabbia di ferro, probabilmente usata come camera di sicurezza. Mi rifiutai di lasciare il guinzaglio perché volevo essere ancora io il garante di quel cane furioso nei confronti della sua padroncina. Così io fui isolato e la donna potè fare la sua denuncia al brigadiere. Nuovo della città' non sapevo più che fare per districarmi da quell'impiccio. Non sapevo a chi rivolgermi e sfortunatamente il mio dito aveva da un pezzo smesso di sanguinare, vanificando ogni mia sensata giustificazione.
Quando i due riapparvero, avevano entrambi l'aria soddisfatta di persone che avevano fatto il loro dovere fino in fondo. La donna mi passò dinanzi senza guardare, mentre al brigadiere raccomandava di impormi l'obbligo di curare l'animale. Il comandante accompagnò la signora fino all'uscita e si profuse in salamelecchi riguardosi. Quando fummo soli, dato che l'altro vigile ci aveva lasciato per riprendere il suo servizio all'esterno, egli si avvicinò alle sbarre e mi disse con tono amichevole: "Mi scusi, ma cosa le ha fatto quella donna per scatenare la sua ira al punto da aggredirla e prenderla a calci. Forse temeva per la denuncia? Veda... queste cose le avremmo potute liquidare a quattrocchi, se non ci fossero state l'aggressione e le percosse. Ora sono costretto, mio malgrado, a far intervenire l'autorità competente. Una denuncia fatta da una donna con quei titoli io non posso ignorarla, a parte il fatto che io sono un testimone oculare dell'accaduto."-
Lo stetti ad ascoltare senza rispondergli. Poi, in un ultimo tentativo, cercai di convincerlo che il cane non era stato ferito, ma che era stato il cane e ferire me; che quell'animale io non l'avevo mai visto prima di allora; che la legittima proprietaria era una ragazza bionda dagli occhi azzurri, che indossava una vertiginosa minigonna a strisce; che era stata scippata e lei per acciuffare lo scippatore mi aveva affidato l'animale al guinzaglio; che la matrona non era stata aggredita, ma era semplicemente caduta dalla panca una volta che io mi ero alzato; che non stavo dando calci alla donna, ma al cane che tirava il risvolto dei miei pantaloni; che tutta quella storia stava diventando un'ossessione... Stette ad ascoltarmi attentamente col volto disteso e già speravo di averlo convinto, quando lui mi pregò di raccontargli nuovamente tutta la storia da capo. Lo rifeci per ben tre volte e lui ancora ad insistere che l'avrebbe ascoltata volentieri ancora una volta. Alla quarta confusi la signora col cane e la ragazza con la signora. Il brigadiere allora arricciò il naso e con sguardo disgustato, usando un tono professionale, mi disse: -"Ma perché non la smette di raccontarmi frottole. Lei sta parlando con una persona abituata a trattare con persone che vogliono sempre giustificare ad ogni costo il loro comportamento deplorevole. Oramai noi siamo vaccinati da questo tipo di difesa ad oltranza. Lei poi vuole addirittura negare l'evidenza. L'ho vista io calciare quella povera donna che voleva giustamente denunciarla per maltrattamenti all'animale. Il cane, semmai tentava di difendere quella donna che lo ha tolto dalle sue grinfie. E poi quella storia dello scippo, della ragazza che le lascia il suo prezioso cagnolino senza conoscerla nemmeno... ma non sta né in cielo né in terra. Perché non confessa chiaramente che lei il cane lo ha rubato? Non le pare giunto il momento di confessare tutto quanto? E' palese che escludendo la storia della ragazza, del tutto inverosimile, resta il fatto che questo cane lei non lo conosce nemmeno e soprattutto che il cane non conosce lei" - Mi accasciai sul tavolaccio e stetti per un momento a guardarlo fisso. Poi quasi raggiunto da un'idea luminosa gli dissi: "Bene, lei non mi crede, ma quì io ho la prova che sto dicendo la verità: osservi attentamente la testa del cane sporca di sangue, noterà che non esiste nessuna ferita. Quel sangue è colato da questo mio dito che come vede... porta chiaramente... i segni del morso del cane."- Avevo anch'io nello stesso istante osservato quel dito che avevo sempre tenuto stretto col fazzoletto. Purtroppo nessuna traccia del morso, solo una puntina piccolissima lasciata dal dente levigato dell'animale penetrato nel polpastrello che aveva fatto fuoriuscire tanto sangue. Anche lui si avvicinò; osservò con aria esperta il dito poi sentenziò. -"Questa cicatrice non è recente e comunque assomiglia più ad una puntura di spillo che ad un morso di cane. Le tracce di sangue sulla sua mano possono essere derivate dalla ferita procurata da lei alla testa del cane"- Cercai ancora la prova che ritenevo più evidente e gli chiesi implorando -"Ma guardi allora la testa del cane!"- L'uomo si chinò per esaminare la testolina dello Yorkshire, e l'animale gli permise a malapena di sfiorarlo. Sollevò il muso verso di lui e si mise a ringhiare. -"Veda, rispose il brigadiere, appena avvicino la mano l'animale si lamenta. Ciò significa che non vuole essere ulteriormente seviziato. Del resto il sangue è raggrumato intorno alla ferita; si vede benissimo. Perciò cambi registro e si decida a dire tutta le verità." -
Ero totalmente distrutto e nella mia mente apparivano tristi e foschi scenari. Ancora una volta la mia timidezza aveva prevalso sul buon senso e mi aveva cacciato nei guai. Sarei dovuto essere più deciso nell'affrontare l'intrusione di quella donna-energumeno e abbandonare il campo quando ancora era possibile. Cosa importava a me del cane, della bionda... Bè, forse della bionda mi importava. Non ne avevo mai viste di simili al mio paese e sentivo che quel battere di ciglia quando mi aveva affidato il suo cane erano un pegno d'amicizia. Ora era troppo tardi. Oltre tutto era anche saltato il mio appuntamento d'affari e chissà per quanto ancora ne avrei avuto.
Rimasi accasciato su quel tavolaccio un'ora circa e mi parve un'eternità. Il brigadiere era rientrato nel suo sgabuzzino-comando e si sentiva chiaramente il ticchettio della macchina da scrivere e lo squillare del suo telefono. Poi, ad un tratto, sbucò fuori e mi disse concitato: -"Si prepari! Svelto. La Polizia verrà a prelevarla. Sarà qui a momenti. Noi non possiamo trattenere nessuno più di un paio d'ore ed è mio dovere affidarla a loro."-
Tentai ancora una volta di fargli capire che aveva preso un abbaglio; che ero totalmente innocente riguardo a tutti quei gravi capi d'accusa; che a quell'ora sarei dovuto essere al mio appuntamento d'affari... L'ultima frase lo colpì e credetti di aver colto nel segno inducendolo alla ragione, ma lui, avvicinatosi per mettermi le manette, disse bofonchiando ironicamente: -"Capisco... immagino di che affari si tratta..."- Poi diventato nuovamente serio proseguì -"Forse farebbe meglio a mettersi in comunicazione col suo avvocato"-
Dopo pochi minuti il suono della sirena di una volante precedette la visita di due poliziotti che mi trascinarono di corsa dentro la vettura e ripartirono sgommando a sirena spiegata.
Quando arrivai al Commissariato era ormai sera. Sulle prime mi sistemarono in una cella di sicurezza, assieme a varia umanità traviata. Poi, nemmeno un'ora dopo, fui ricevuto dal commissario che teneva bene in vista il verbale redatto dal brigadiere dei vigili urbani. Era una persona distinta e le sue dita, che tamburellavano sulla scrivania, erano completamente bruciate dalla nicotina. Esordì dicendo: -" Leggo dal verbale che lei è quel tale che dice di aver ricevuto in prestito un cane, e che al contrario è stato colto sul fatto mentre lo seviziava e successivamente mentre ritorceva la sua aggressività nei confronti di una signora che aveva manifestato l'intenzione di denunciarla, prendendola a calci in un comando dei vigili urbani. I medesimi fatti sono stati rilevati da due testimoni oculari nelle persone della signora e del comandante dei vigili. Cosa dice lei per giustificare questo suo comportamento?"- Ero molto stanco e gli episodi di quella giornata mi ballavano nella mente senza alcun ordine. In primo piano c'era quella ragazza bellissima che mi parlava solo col battere delle sue lunghe ciglia ed il suo cane assumeva le sembianze di un leone. Poi la donna enorme che travolgeva i passanti e teneva me per il guinzaglio. Poi ancora una panca capovolta. Chissà perché a questo punto mi venne in mente lo scioglilingua "sopra la panca la capra campa, sotto la panca la capra crepa". Lo ripetei mentalmente alcune volte e mi accorsi di capovolgere i termini. Il panico stava per impadronirsi di me quando il telefono squillò ed il commissario distolse gli occhi dalla mia persona. -"Pronto? Ah, sei tu... dimmi...Una ragazza bionda... di quelle straordinarie? Sei il solito fortunato; da me vengono solo delinquenti... A bene! E' anche intraprendente... Perché non le consigli di fare la poliziotta... Grazie a lei avete arrestato due scippatori... Sono per caso quei due che non riuscivamo mai a cogliere con le mani nel sacco?... Si?... Una bella fortuna!...Scusami, ma perché mi dici tutte queste cose? Per farmi rotolare per terra dall'invidia?...
A questo punto la mia mente obnubilata da tutti quei fatti della giornata si schiarì di colpo come colpita da una folgore. Mi protesi in avanti e gridai: -"E' lei, signor commissario... è lei...."- L'uomo con ancora il telefono all'orecchio mi allontanò con la mano e mi ingiunse: -"Vuol stare un po' zitto per favore, non vede che sto telefonando?"- E continuò al telefono: -"Scusa l'interferenza... Mi vuoi dire allora la ragione della telefonata?... An... Si.... Si... Si... Ecché ora dobbiamo pure ricercare i cani? Non basta il lavoro che abbiamo? "- Non potevo più frenarmi e con un gesto inconsulto, mi sporsi di nuovo, gli strappai il telefono dalle mani e vi gridai dentro con quanto fiato avevo in gola: -"Il cane... ce l'ho io... ce l'ho io... il cane... dite alla ragazza che venga a questo commissariato... " - Non potei dire altro perché un poliziotto, presente alla scena, si precipitò su di me e con un'agile mossa di Karatè mi fece rotolare a terra. Mi sentivo indolenzito, ma tutto sommato felice.
Il commissario aveva ripreso il suo telefono e vedevo che aveva in mano pure il verbale dei vigili urbani. Leggeva e parlava. -"Pronto?... Si, sono io... Non ti preoccupare... No, nulla di grave... Chi ti ha parlato è un individuo che stavo interrogando... Si.... ma forse è l'uomo di cui va in cerca la tua bionda... An... Si... Lo scippo è infatti avvenuto nella mia zona...E' ancora lì?... Bene, dille che raggiunga immediatamente questo commissariato! Ciao."-
Abbassò la cornetta e mi fisso muto per un attimo. Poi lasciò che la sua bocca si aprisse in un largo sorriso e disse: -"Ma lo sa che lei è un uomo veramente fortunato? Il caso ha voluto che le sue dichiarazioni siano state tutte confermate da questa mia telefonata e quindi non terrò in considerazione né l'aggressione alla signora e... nemmeno quella alla mia persona. Ritenendo valide e giustificate le sue reazioni."-
L'attesa fu impiegata in un lungo dialogo volto a scusare i modi bruschi della giustizia nei confronti dei malfattori. Convenni con lui che talvolta è difficile distinguere chi dice la verità da chi mente. Mi rimaneva però un dubbio e volli che me lo chiarisse: ma chi era quel donnone causa principale dei miei guai? La risposta fu esaustiva: era la moglie di un deputato Verde anche lei in politica come presidentessa dell'associazione per la protezione degli animali.
Quando la ragazza arrivò il suo viso era raggiante ed una lacrimuccia, calatasi da quelle palpebre vellutate, bagnava appena quegli occhi meravigliosi. Prese la mano del commissario e la strinse nelle sue ringraziandolo calorosamente, poi rivolse l'attenzione su di me e chiese del cane. Dissi che lo avevo lasciato al comando dei vigili urbani e che avremmo potuto raggiungerlo se il commissario fosse stato tanto gentile da farci accompagnare. Il commissario acconsentì e fummo trasportati dalla stessa volante che mi aveva prelevato poco prima. Seduti uno accanto all'altra nel sedile posteriore, sentivo il calore del suo corpo ed il profumo della sua pelle, ma ahimè, eravamo sotto la vista vigile del poliziotto che ogni tanto sbirciava dallo specchietto retrovisore. Non mi azzardai di rivolgerle la parola, ma il mio sguardo era fisso sulle sue gambe ben tornite, in bella mostra sino all'altezza dell'inguine. Il brigadiere, già informato telefonicamente dalla polizia, consegnò l'Yorkshire alla ragazza che col cane stretto fra le braccia volle darmi un bacio di ringraziamento. Rimanemmo stretti per qualche secondo ed al suo bacio si aggiunse anche quello di Fify, che dolce come il miele, leccò la mia mano ferita ancora sporca di sangue raggrumato.
Quando uscimmo sottobraccio lungo la strada centrale della città' sembravamo due teneri innamorati. Lei volle che l'accompagnassi a casa e quando fummo accanto al portone mi chiese se gradivo un caffè fatto con le sue mani. Le risposi di si. E quello fu il mio secondo grande errore. Scherzosamente mi passò il guinzaglio di Fify attorno al collo e mi trascinò dentro su per le scale fino all'ultimo piano. Il suo appartamento era un monolocale assai carino, anche se il tetto spiovente limitava la possibilità di movimento. Tuttavia l'arredamento era allegro e da un abbaino si potevano scorgere le mille luci della città.
Sparì per pochi minuti dietro ad alcuni armadi alti che separavano l'ingresso soggiorno da quella che doveva essere la camera da letto, e quando ricomparve indossava un négligé turchino trasparente che lasciava intravedere le sue bellissime mutandine di pizzo rosa ed il suo procace seno nudo. Mi invitò a sedere e si scusò per l'esiguità dello spazio. Parlò di sé e del suo mancato successo come cabarettista e cantante. Si esibiì in una canzone moderna e successivamente in una danza orientale. Si agitava e si contorceva lanciandomi ogni tanto occhiate seducenti. Quel cane feroce era diventato un agnellino. Mi scodinzolava intorno ed ogni tanto leccava le mie mani che ciondolavano al di là della poltrona. Quando nel finale mi lanciò la vestaglia trasparente, rimanendo seminuda, non seppi più trattenermi, mi lanciai sopra di lei e la baciai sulla bocca. La trascinai dietro quegli armadi e mi gettai su di lei in un grande letto contornato da grandi specchi. In quel momento però lei si divincolò e per un poco mi stette a guardare mentre rapidamente buttavo i miei vestiti alla rinfusa. Battè quelle sue lunghe ciglia alcune volte e mi disse: - "Aspetta, non lo vuoi il caffe?" - Io ero giunto al più alto grado di coinvolgimento e le sue parole mi suonavano come un temporeggiamento che in quel momento non gradivo affatto. -"All'inferno il caffè. Vieni stenditi quì accanto a me."- - "Aspetta un poco... vedi io non mi dò per niente. Tu sei simpatico, ti sono anche riconoscente ma io devo pur campare."- - "Ti dò tutto quello che vuoi.... ma, ti prego, stenditi accanto a me"- Ella raccolse i miei vestiti e la biancheria che avevo gettato a terra alla rinfusa e li ripose in ordine nel soggiorno dietro i pesanti armadi. Poi ricomparve e docilmente si accucciò accanto a me, assieme a Fify. Si prodigò in tutti i modi per accontentarmi. Vedevo che anche Fify si dava da fare leccandole delicatamente il di dietro mentre lei sopra di me si struggeva in gridolini ora bassi ora acuti che preludevano a qualcosa che non tardò ad arrivare. Allora emise un grido più squillante e poi si accasciò sopra di me sfinita. Rimanemmo così per qualche minuto. Oramai il mio appuntamento era definitivamente saltato e forse sarebbe valsa la pena di ripetere quell'esperienza meravigliosa. Mentalmente feci i miei conti e mi dissi che avevo abbastanza moneta per pagare distogliendola dalla caparra che avrei dovuto pagare per l'affare. La baciai sul collo e Fify, quasi commossa venne a leccarmi il viso per riconoscenza. Le feci cambiare posizione ed io saltai sopra di lei. Questa volta agii più lentamente centellinandomi quasi il piacere di ritardare il più possibile l'orgasmo. Questa volta Fify pur nella stessa posizione di prima non aveva trovato di meglio se non di leccarmi le palle. Questo fatto in un primo tempo mi infastidì, ma non mi sognai di contrastarla pensando a quale tesoro avesse fra i suoi denti. Continuai con movimenti dal lento al lentissimo, e la cosa finì col piacermi tanto che dopo poco ogni resistenza scomparve e questa volta fui io a lanciare un gridolino di soddisfazione. Per me ne avrei fatto anche una terza. Era stata un'esperienza meravigliosa. Ma lei mi prese per la mano e mi condusse in bagno. -"Ora basta, mi disse dandomi l'ultimo bacio, ora fai da bravo e vattene"- Si lavò, mi lavò accuratamente e mi portò per mano nel soggiorno aiutandomi ad indossare i miei vestiti. Mi ricordai che avrei dovuto pagare il mio debito ed introdussi la mano nella tasca interna della giacca. "Non farlo, mi disse trattenendo la mia mano, oggi per te è tutto gratis. Non l'ho fatto per i tuoi soldi. Ho goduto realmente e forse ha goduto anche Fify che ti ringrazia per averla salvata dal canile municipale."- Mi prese sotto braccio e mi accompagnò alla porta. Mi avvicinai per baciarla ma lei si trasse indietro. -"No, ora basta! Ma potrai venire quando vuoi, sarò quì ad aspettarti."- Guardai l'orologio e mi accorsi che avevo appena il tempo di raggiungere l'ultimo pullman che mi avrebbe riportato al mio paese. Infilai la porta e scesi precipitosamente le scale. Quando giunsi trafelato alla stazione il mezzo già stava per partire. Vi saltai sopra e mi distesi nell'ultimo sedile, madido di sudore e stanco da morire. Quando mi risvegliò il controllore per obliterarmi il biglietto eravamo già in piena campagna ed una leggera pioggerellina imperlava i vetri. Misi la mano al portafoglio ed estrassi il biglietto di andata e ritorno che avevo acquistato al mattino. Nel rimetterlo a posto ebbi una sensazione strana. Era molto più "magro" di quando l'avevo messo al mattino gonfio di oltre tremila sterline in biglietti da cento. Controllai e mi accorsi che purtroppo i soldi erano completamente spariti.
Quando il giorno seguente tornai in quella casa feci di corsa gli otto piani di scale. Suonai al campanello, ma nessuno rispose, Allora bussai a piene mani violentemente fino a quando non si aprì la porta di fronte ed una vecchietta con la cuffia sporse la testa e mi disse che a quell'ora non c'era nessuno. Solitamente venivano la sera. Le chiesi se sapesse il nome della ragazza che c'era la sera prima, ma non ci fu verso di sapere alcunché. Disse che le ragazze erano tante e si servivano di quell'appartamento senza nessuna regola. Pensai allora al commissariato di polizia. Presi un taxi e presto lo raggiunsi. Il commissario mi ricevette cordialmente e stette ad ascoltare con molta attenzione la mia storia. Prese nota di tutto, poi laconicamente disse: -"Ha fatto bene a venire, sporgeremo denuncia contro ignoti" - - "Come? dissi io esterrefatto - Non conoscete il nome della donna in cerca del cane?"- -"Purtroppo no, il commissario non fece in tempo a prendere le sue generalità; mentre stava per farlo lei telefonò di aver ritrovato il cane ed ella schizzò fuori dal commissariato dicendo che per la denuncia sarebbe tornata quando avesse recuperato Fify. Anche lui ora si trova nei guai perché si vede costretto a rilasciare i due scippatori. Non essendovi nessuna denuncia firmata non può assolutamente incriminarli. Poi con aria tra il serio ed il faceto mi disse: -"Vede se lei non avesse sporto questa nuova denuncia io non conoscerei nemmeno il suo nome. Ho strappato ogni cosa non appena voi due avete lasciato questa stanza."- - "Che probabilità ho di ritrovarla?"- - "Penso poche. Solitamente si tratta di straniere clandestine che non sono nemmeno schedate. L'unica possibilità potrebbe essere di frequentare per qualche tempo i dintorni di quella casa e sperare che si rifaccia viva." -
Per quindici giorni battei quella zona, perdendo un sacco di tempo e di danaro inutilmente.
Una mattina di quelle fredde, mentre ero appostato nei dintorni, mi venne una voglia improvvisa di urinare. Purtroppo non trovai lì vicino nessun vespasiano e mi diressi verso un caseggiato in demolizione. Mi defilai dietro ad un muro per vuotare la vescica ed ebbi la sensazione che l'urina non volesse uscire. Guardai meglio, pressai con due dita il meato urinario e mi accorsi che dalla cima usciva qualche goccia di liquido giallastro.
Nella giornata successiva un dermatologo, specializzato in malattie veneree, confermò le mie paure: la biondina, come ultimo pegno d'amore mi aveva regalato una bella blenorragia.



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