FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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LA VERA STORIA DELLA GOCCIA MARIA

Anrea Spalla




C'era una volta...

Tanto, tanto tempo fa, sulla lucente e spaziosa testa di un non meglio identificato signore di mezza età, viveva una gocciolina di sudore di nome Maria.

Maria faceva parte di una famiglia molto numerosa: dal poro in cui era nata erano uscite tante altre goccioline che ben presto erano divenute sue amiche. Insieme a Martina, Pucci, alla piccola Gnolly e alla graziosa Porry, Maria passava le sue giornate, con quell'allegria e quella spensieratezza che solo delle dolci e simpatiche goccioline di sudore possono avere.

Sotto gli occhi attenti ed amorosi delle anziane Hippy, Traszy e Crony - che anche non potendo essere considerate loro mamme si prendevano però cura di tutte le nuove arrivate - le giovani goccioline crescevano sane e robuste. La testa del signore, priva di capelli, permetteva loro di scorrazzare liberamente da un capo all'altro del loro piccolo ma infinito mondo, senza corerre pericoli, senza il rischio di essere assorbite dai terribili "Tempo" o imprigionate in carceri di gel.

Un brutto giorno però successe una cosa terribile! Maria e Pucci, senza badare ai consigli che le loro anziane e sagge custodi avevano dato loro, corsero a giocare sui bordi scoscesi della nuca del signore. Ah, gioventù beata e spensierata, che solo nel brivido sottile del rischio trova il gusto del divertimento! Ecco che d'improvviso accadde l'irreparabile: uno scatto brusco della testa del loro ospite e per Maria non ci fu nulla da fare. L'urlo disperato di Pucci si allontanava rapidamente mentre Maria, incapace a frenare la sua caduta, colava rapidamente verso il basso...


Un terribile viaggio.
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Giù, giù, sempre più veloce, terrorizzata, Maria scorse lungo il collo per infilarsi poi nel buio solco della colonna vertebrale. La luce irreale che filtrava attraverso la camicia le permetteva di intravvedere appena le ripide montagne delle scapole ed il generoso cuscinetto di grasso che abbracciava l'uomo poco sopra l'addome.

Che triste destino! "Sarebbe bastato ascoltare i consigli di Hippy, che consideravo così noiosi ma che adesso - troppo tardi - capisco essere così importanti..." pensava Maria. "E la dolce Traszy che ho tanto preso in giro, se le avessi dato retta ora non sarei in questo guaio". I peli della schiena del signore le passavano accanto troppo veloci per rallentarla. "Come mi manca il pasticcio di sebo che Crony mi ha sempre preparato; proprio quello che fino a poco fa rifiutavo così capricciosamente... come vorrei poter essere ancora una volta insieme alle altre goccioline a fare merenda".

Ricordate bambini. Bisogna ascoltare sempre i consigli dei grandi perché altrimenti si finisce nei guai. E' sicuro! Ma Maria - purtroppo - se ne era accorta troppo tardi. Ed ora aveva irrimediabilmente di fronte a sé le rosee colline delle natiche. Le percepiva oltre la depressione causata dalla cintura dei pantaloni dell'uomo, attraverso un piccolo pertugio che si apriva tra la biancheria e la carne. Ne aveva sentito parlare tante volte la nostra sfortunata amica. "E' la fine peggiore" l'ammoniva Traszy; "ci si spegne tra atroci rumori e mefitici spasmi". "Mangia il tuo pasticcio o finirai tra le montagne dorate" la minacciava Crony. Ed ora eccole lì, davanti a lei, avvicinarsi velocemente senza lasciarle possibilità di fuga.

Maria si voltò indietro. La sua casa, il suo mondo, erano oramai così lontani sopra di lei. Se avesse avuto il tempo avrebbe pianto ed urlato. Ma doveva prendere una decisione in fretta. Si morse le labbra, strinse i pugni e dedicò un pensiero a tutte le goccioline che le avevano voluto bene. Con un colpo di reni fece in modo di cambiare la traiettoria della sua caduta.

Un millimetro per volta, con una fatica immensa riuscì a sottrarsi al varco che l'avrebbe condotta là sotto. Quando capì di avercela fattà tirò un respiro di sollievo; se proprio doveva spegnersi avrebbe scelto lei il modo più dolce e meno doloroso possibile. Si assicurò per l'ultima volta che la direzione fosse quella giusta. Chiuse gli occhi. Sorrise.

Un istante dopo l'elastico delle mutande l'assorbì completamente.




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