FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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UN GIUSTO

Marco Lucini




Frank viveva con Tony, due studenti poco intelligenti con ancora voglia di sperimentare cose nuove. Il loro appartamento affittato era in un fatiscente casermone di periferia, il posto ideale per sentirsi il ricercatore solitario che, nell'indifferenza del mondo bastardo, s'impegna in grandi scoperte che elevino la miserrima condizione di vita della gran parte dell'umanità. Frank sedeva pensieroso sulla poltrona sfondata, l'unica, del salotto. "io ti dico che si può, cazzo!"
"non dire stronzate, nessuno può farcela." Rispose Tony.
"invece io posso, sono anni e anni che mi preparo. Si può vivere bevendo solo birra, certo all'inizio si avrà un po' di nostalgia per il cibo, ma poi passerà, io so che è possibile e lo proverò! "
"su te stesso?"
"certo, mi sacrificherò per la scienza."
"tu sei pazzo, Frank, rischi troppo. Pensa a come potrebbe prenderla Francine se tu dovessi lasciarci il culo."
"Francine ora mi ama, se finisse male amerà la memoria di un martire della scienza."
"mi sa che se finisce male Francine amerà qualcun altro e basta. Comunque se ti sei deciso, visto che ti sono amico, penserò io ai rifornimenti di birra."
"ok Tony, lo sapevo che eri con me. Ma ora voglio ribattezzare l'importante liquido con un nome più nobile...la chiameremo Vita! Che ne dici?"
"in questo caso mi sembra giusto..."
l'esperimento ebbe inizio, Tony andò a comprare le prime lattine e bottiglie ma ci si accorse subito che non bastavano più, si ricorse quindi all'installazione di un complesso apparato di fusti di birra,tubi, manette e manometri che tenevano sempre sotto pressione la spina di Frank, dalla quale attingeva birra quasi in continuazione. Tutto procedeva bene se non fosse che Frank si stava effettivamente gonfiando un po' sullo stomaco, non che prima fosse snello, ma ora pareva diventare sempre più panciuto. La seconda settimana dell'esperimento il colorito di Frank parve mutare su di un giallino ocra, e i gas intestinali si facevano sempre più sentire in tremendi rutti simili a tuoni, che facevano letteralmente sbiancare di paura Tony.
"Frank, così non va, stai deperendo."
Frank era effettivamente cambiato, alla vita misurava 150 centimetri e il suo colore pareva sempre più simile a quello della birra, però - ad essere onesti - non era mai stato tanto di buon umore, era spiritosissimo il vecchio Frank, un vero spasso per amici e vicini. Non parliamo delle ragazze che, un po' affascinate anche dall'ardire dell'esperimento, erano rapite dallo charme di Frank, tanto che non si curavano quasi del suo aspetto.
Dopo un mese insorsero però i veri gravi problemi.
"dobbiamo interrompere l'esperimento" disse Tony
"no, non mi fermo più, stò troppo bene", gli rispose Frank, che aveva una certa difficoltà a parlare, un po' perché biascicava le parole (certo l'esperimento qualche inconveniente lo aveva) ma soprattutto perché, dopo un mese, la sua pancia era tanto grande che quasi gli soffocava i polmoni.
"ma c'è un problema gravissimo!"
"quale problema del cazzo?"
"la struttura! I tuoi rutti minano la solidità della struttura in ce,ento armato della casa, i vicini minacciano di chiamare i pompieri per verificare", effettivamente, dopo due mesi, i rutti di Frank erano tanto potenti che, se per sbaglio, ne partiva uno verso un pilastro la casa vibrava paurosamente e cadevano calcinacci dal soffitto.
"vaffanculo Tony della mia minchia", la birra lo rendeva un pochino sboccato, "vammi a comprare della Vita e non rompermi i coglioni con queste cazzate!". ormai la sua circonferenza raggiungeva i 2 metri e non poteva più nemmeno uscire dall'appartamento. Tony, preoccupato, andò al market dell'angolo a comprare ancora birra. Il market aveva da tempo aperto un nuovo reparto di sola birra, grazie a Frank gli affari non erano mai andati così bene. Al ritorno dal market Tony e la birra assistettero ad uno spettacolo agghiacciante, la finestra al quarto piano del suo appartamento era sfondata e c'erano pezzi di carne umana per tutto il cortile.
"cosa diavolo è successo?" chiese Tony ad una vecchia che era lì prima di lui
"un'esplosione, ma senza fiamme, al quarto piano. Una cosa molto strana" Tony allora si avvicino sospettoso ai frammenti umani nel cortile, per vederli meglio.
"cristo, ma questi sono pezzi di Frank. Merda, sapevo che sarebbe finito con l'esplodere, aveva troppa Vita dentro."
Intanto sul luogo arrivò anche Francine, la ragazza del povero Frank, la quale contribuiva al trasporto della birra. Appena saputa la disgrazia...
"oddio Tony, amavo Frank..."
"è morto da eroe, è un martire della scienza ora"
"sì, ma adesso è in mille pezzi, ed ora io sono sola..."
"beh, forse non per sempre"
"cosa vuoi dire Tony?"
"hai voglia di farti una birra con me?"
"certo!"
"bene, te lo spiegherò al bar."

La morale della storia? non c'è naturalmente.





Il miracolo

Era una di quelle rare sere in cui mi sentivo su di giri, era come se al posto della benzina avessi messo il tritolo nel serbatoio. Ci trovammo in quattro in un ristorante cinese, sembrava comunque che la serata non promettesse niente di particolare - naturalmente io ero senza figa - cioè non proprio io, intendo nessuna che mi accompagnava. al tavolo Lydia e il suo ragazzo Bobby, e poi Andrew, esperto di computer e comunista. la prima cosa che ordinammo fu del vino non cinese e ancora non succedeva nulla. qualcosa accadde quando arrivò Sarah con il suo ragazzo Joe. mica male la bambina, occhioni dolci e fare disinvolto. mmmmh forse la serata si anima un po'. tra l'altro di vino ne avevamo bevute già tre bottiglie, anche se Bobby ne aveva bevuto solo un bicchiere, è la classica persona che aspetta che gli altri bevano per poi rompergli i coglioni su quanto fa male (grazie a dio lui lo sa!), comunque Lydia beveva anche per lui e quindi la dignità di coppia si salvava.
Andrew attaccò a parlare di computer e pareva incredibile che riuscisse a collegare all'argomento tutto l'immaginabile della sfera sociale dell'uomo
"quando andai a Chicago per quella rete di computer.."
"si?"
"ho conosciuto quella gran figa che mi invitò da lei, poi..., e quindi...,ma..."
"ah, cazzo, mi sa che sei uno forte tu"
"il computer nell'URSS, in quanto stato sociale..., benefici per il proletario..., però..."
"cristo, ma quante cose sai" e la mia attenzione si scollò fatalmente dalla tecnologia all'istinto portandomi sulle rive delle due giovani fanciulle che mi sembravano annoiarsi...aspettatemi. i loro ometti si erano eclissati in una discussione vagamente viril-omosessuale che riguardava il grave problema della fatturazione nella stima della ristrotturazione condominiale. Cazzo.
Una delle cose più belle che so fare è versare da bere a donne, è la magia di un attimo che ti rende un Humphrey Bogart - magari te ne accorgi solo te - e magari un po' scollacciato, però l'importante è sentirsici e gli scettici vadano a fanculo.
"ti posso servire"
"volentieri, grazie"
"hei! tu hai il bicchiere vuoto, servo anche te."
"a me chi mi serve?"
"lascia fare a noi...". wow che sballo - è vero che assomiglio a Bogart? -
arrivammo alla fine della cena con me che mi bevevo la grappa - cinese - di tutti, insieme alle ragazze avevamo il cervello già sotto spirito e non ci rimase che uscire. fu in questo momento che avvenne un miracolo, anzi il miracolo (del resto è il titolo). Joe a Sarah:
"Sarah, io me ne vado, vieni?"
"no, voglio rimanere ancora in giro"
"invece vieni con me!"
"hei bello, guarda che non siamo mica sposati!" e brava ragazza, che dio ti benedica, io di sicuro, diglielo a quello stronzo che non sei sposata!
Bobby:
"vado a casa, sono stanco, Lydia..."
"sei sicuro di non voler venire con noi?"
"no, sul serio sono stanco, domani devo studiare..."
più facile di così sarei dovuto nascere su marte, ma era vero? Ora si ripartiva, fuori due, dentro loro due, andammo a bere al "The Lancer", un bar periferico pullulante di fumo dove si combinano le cose migliori, Andrew ci fece da autista per la periferia di L.A. con la sua macchina nera e lucida, sul sedile del quale non mancai di rovesciare una intera bottiglia di birra - perché cazzo non ho pensato di berla non mi ricordo -. Al Lancer asciugammo due bottiglie di porto mentre eravamo sù di giri come motori con l'acceleratore inchiodato. io, ormai ubriaco, non mi sentivo più come Bogart, ma piuttosto un magnaccia di due belle fighe con l'autista factotum appresso. Alla chiusura dello Stalin, saranno state le due, dovemmo portare a casa Lydia, che nel prendere la sua macchina fu sconsigliata da tutti di guidare, i miei fans incoscienti suggerirono me come guidatore. questo significa letteralmente prendere a calci nelle palle il destino, non si dovrebbe fare...comunque arrivammo a casa sua:
"vuoi che ti accompagni alla porta Lydia?"
"si, che gentile" (he he he)
"le hai le chiavi?"
"aspetta che le cerco" intanto dei loschi pensieri causarono l'onore di un erezione (che andò comunque sprecata), entrati nell'atrio
"dove portano quelle scale che scendono?"
"in cantina, lo sai, stupido"
"cantina dove?" (he he he)
Ci vennero a chiamare Sarah e Andrew dopo 40 minuti, la cantina non l'avevamo vista, ma le scale ci erano piaciute tanto da sdraiarcisi sopra (ad averne di questi mal di schiena!)
salutata la barcollante Lydia rimontammo sulla groppa del tigre per un bar ancora aperto e capitammo in uno strano posto illuminato a neon che mi sembravano luminescenze di anime dannate, ad un tavolo conoscemmo un brav'uomo che beveva ubriaco e solo alle tre di mattina sotto l'abbagliante fulgore di tutte le anime di quelli morti prima di lui, di me e anche di voi. credo che ci offri anche da bere, un vero angelo, di quelli che incontri solo in notti come queste. Uscimmo anche dal quel bar.
"io non ho voglia di andare a casa" disse Sarah, di fronte ad un Andrew che aveva già capito quasi tutto e a me che, strano, avevo capito anch'io.
"beh, vuoi bere qualcosa da me?" dissi
"e poi chi mi riporta a casa", ciao Andrew...
"non ti preoccupare..." più che toccare il cielo con un dito mi sembrava di avere infilato un dito nel culo di dio, se mai ho viaggiato al massimo è stata quella volta, più di così si fonde il motore, anzi il cervello (ma forse quella sera si è fuso per davvero).
Andrew ci scaricò paziente, con la macchina maleodorante di birra, davanti casa mia. ore quattro. tutto bene.
In camera mia, incurante dei miei santi vecchi che socchiudono la porte di fronte al casino che inevitabilmente produciamo, mi esibisco nel più stomachevole protagonismo autocelebrativo:
"ora ascolti una bella cosa"
"ah si?" e misi nello stereo un'improbabile lettura di mie poesie su base musicale Doors, che avevo realizzato mesi prima quando ero ancora convinto di essere Jim Morrison, fui poi scovato da giornalisti impertinenti che non credettero ad una sola parola di quello che dicevo, seguì quindi un internamento di tre settimane in una casa di cura per illusi e sognatori, ora mi sono riappropiato della mia identità e mi sento bene.
"lo sai che Jim Morrison non è morto", le dico
"come fai a saperlo?"
"semplice, io...hem..niente, scusa" come non detto.
Finito il reading ci sdraiammo vicino sul mio letto e fu solo alle otto di mattina che mi risvegliai, la prima cosa che vidi fu un bel viso di donna che mi chiamava, pensavo che fosse un angelo e che quindi fossi morto, invece era Sarah che mi chiedeva di riaccompagnarla a casa, cosa che feci, anche se non capivo bene chi era, com'era andata, chi ero io, perché c'era la luce fuori, chi cazzo aveva acceso il sole e se dovevo prendere la moto o la macchina. Tante di quelle domande ancora oggi attendono una risposta. La storia è finita.

Donne, indiani e una bicicletta.

Eravamo insieme da nemmeno una settimana, lei aveva lasciato il suo ragazzo da circa un mese, dopo quattro anni. Litigavamo di già. Io non ho un buon carattere, sono insicuro e per questo sono un po' aggressivo, ma che ci volete fare, ma il suo carattere era certo peggiore del mio. Sembra che me le scelgo così, invece non è vero. Anche quella sera eravamo in rotta, ma neanche mi ricordo perché, fatto sta che la sera uscimmo in tre con il suo ex. Pazzesco vero? E' come buttare benzina sul fuoco per spegnerlo. Appunto. La serata declinò lentamente in un'incazzatura feroce,complice anche una bevuta iniziata nel pomeriggio, anche se il suo ex mi andava a genio (abbastanza) ci s'incazzo tutti. Fatto sta' che ad un certo punto lei chiese all'ex, davanti a me, se poteva dormire da lui. Indeciso tra l'omicidio e il suicidio salutai l'ex e dissi a lei di non provarcisi a chiamarmi più.
"Non farti più sentire, eh, non ci provare!" poi presi la moto e me ne andai via.
Nemmeno fatto un kilometro la moto si ferma, controllo come mai anche se so già il perché. Non è possibile. Porco Dio. Non può essere vero. Ho finito la benzina, sono le due e mezza del mattino e mi trovo dall'altra parte della città. Non conosco la zona. Cosa faccio adesso? Nemmeno so se c'è un self-service vicino. Va bene, porco mondo, che destino infame il mio, tornerò come un imbecille dall'ex - che sarà già a letto con lei - per farmi dare uno strappo fino ad un benzinaio, che pena di vita. Non so se ridere o piangere, ma mi pare che abbia provato a ridere, non mi ricordo però. Allora mi incammino sui miei passi per andare a casa sua, decido che l'unica cosa importante fosse di riuscire a tornare a casa, che il resto vada a farsi fottere. Dopo dieci minuti di cammino non ho ancora trovato la sua casa, ma dove cazzo abitava? Saranno state le birre o l'incazzatura o il buio ma la sua casa di merda io non la trovavo più. Cerca e ricerca ma niente da fare, mi rassegno. Spingerò 250 kg di moto a caso nelle tenebre fino a trovare un benzinaio, allora ritorno alla moto ma... La moto? Dove cazzo è la moto?? Non è possibile, mi sono perso! Non trovo più il punto dove mi ero fermato, ora a ridere non ci riesco veramente più, panico! Cammino come un nottambulo ma niente da fare, perso completamente il senso dell'orientamento quando, sorpresa, mi si avvicina un giovane indiano in bicicletta, mi chiede se ho bisogno di aiuto. Notte nera, bici nera, uomo nero, umore nero. Mi sembra un incubo, vorrei fosse in incubo ed invece è vero. Bene, gli spiego la storia della moto e il mio problema, invece lui mi fa capire che è gay, e capisco anche che cosa vuole da me. Roba da matti. La mia ragazza a letto con il suo ex, io perso senza la moto -che comunque non va- alle tre di notte con un indiano in bicicletta che mi fa delle proposte. Tengo duro, anche se non lo voluta io questa commedia grottesca. Sono accondiscendente con l'indiano e riesco a scroccargli un passaggio in bicicletta. Così siamo io e lui in bici, io che pedalo (ero cira due volte più grosso del giovane indiano) e lui in canna alla cavallerizza e tutti e due a scrutare l'orizzonte nero della città in cerca della mia moto, tra l'altro nera anche lei. Dopo circa un'ora finalmente la ritroviamo, Dio come ero felice! L'ho abbracciata e penso che non mi sia mai piaciuta più di allora. E adesso la benzina, ma dove? Ci incamminiamo verso la circonvallazione, io spingendo la moto e l'indiano dietro in bicicletta, ci ho provato a mandarlo via, ma lui niente. Diceva che ero simpatico, e mi aveva detto pure che ero bello e, sapete, -nonostante tutto- un complimento è un complimento ed io sono egocentrico... Arrivati ad un incrocio incontriamo un omone pelato che cammina di buon passo con un enorme bottiglione da vino, vuoto. Mi sorride e mi dice:
"La benzina, eh?"
"Come no, puttana eva, sai dov'è il distributore?"
"Chiaro, ci stò andando anch'io, ho la macchina secca. Seguitemi." Fa sempre un certo piacere sapere di non essere gli unici coglioni, anche se sicuramente mi sentivo un po' più coglione di lui, ma forse anche per altre ragioni. Boh. Il distributore era distante come non mai, grondavo birra da tutti i pori, bestemmiavo biascicando tra i denti tutte le mie sfighe e credevo di crollare. Sentivo l'indiano trotterellare dietro di me, tutto infighettato e preso a raccontarmi i cazzi suoi che non volevo sentire. Ma non gli dissi niente, in fondo senza la sua bicicletta non avrei più trovato la moto. Inoltre ho sempre una maledetta paura di ferire gli altri, e così spesso subisco in silenzio tanti rompiballe che non capiscono da sé che mi stanno scocciando, tutti idioti, sembra che sia io ad attirarli, questi cagacazzo. Vadano a fanculo.
Finalmente al distributore, forse sono finite le mie pene, almeno quelle di stanotte, e invece no. Roba da matti. Il self-service funziona solo con biglietti da dieci, e io ne ho uno da cinquanta. Ed anche il pelato ha lo stesso mio problema. Che faccio? Ma ho fatto bene a tenermi buono l'indiano perché gli prendo di nuovo la bici, in cerca di chi mi può cambiare il bigliettone, alle quattro di mattina. Lascio così l'amico in compagnia del ciccione, che forse gli potrà dare più soddisfazioni di me, e pedalo in direzione del piazzale dove mi pareva di ricordare esserci un baracchino di birre e panini aperto tutta la notte, cazzo che pedalata, non arrivava mai. E per la strada di tutto: magnaccia, puttane che mi salutavano, travestiti che mi chiamavano e poi mi mandavano a cagare, spacciatori negli andri dei portoni e io che pedalavo sudato con un casco sotto il braccio e l'aria di chi non ne può più (però, a pensarci, è un'aria che ho spesso). Finalmente riesco ad arrivare al baracchino, stanco e sfatto, decido di regalarmi una bella birra, che cazzo, se non me la meritavo io non se la meritava nessuno al mondo. Pedalata di ritorno, stesso scenario al contrario, arrivo di nuovo al benzinaio, dove quella puttanella dell'amichetto aveva già fatto amicizia col grassone. Faccio benzina, hurrà! Il pelato mi chiese di accompagnarlo in moto sino alla sua macchina, a lui e al bottiglione di vino pieno di benzina, io dissi "Ok, sali", l'indiano, che poi era dello Sri Lanka, (quindi non so se si poteva considerarlo indiano, ma tant'è...) non si lasciò salutare ma mi disse che mi aspettava lì al distributore, che dovevo tornarci, io gli dissi "Certo, torno tra poco". Il grasso mi ringraziò e ripartì in macchina, io mi diressi finalmente verso casa, l'indiano deve essere ancora lì ad aspettarmi ed io penso alla mia serata, pieno di dubbi.





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