FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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GIO'

Silvia Dai Pra




-Riposi in pace.
E il coro sommesso si sollevo` a rispondere:riposi in pace.
L'uomo che aveva parlato per un quarto d'ora tossi` appena. Si passo` la mano sui capelli, rivolse qualche cenno di saluto ai presenti e se ne ando`.
Chi avrebbe mai potuto pensare, Giorgia, Giorgia e la sua fine, questa e` la sua fine pensava Carlo, erano questi i suoi pensieri dal giorno prima, non chiari ancora, ma gia` piu` razionali di quegli istinti animaleschi che aveva avuto in un primo momento, lo squillo del telefono, la voce rotta di Maura che diceva, Giorgia, morta, Giorgia, suicidio, domani il funerale;in quell'attimo la sua mente era corsa da uno spazio all'altro, come quella di un animale, incapace di realizzare se cio` che provasse fosse paura, dolore, odio, gioia, morte.
Il feretro era gia` entrato nella parete di marmo. Carlo si penti` di non essere passato dall'obitorio per guardarla per l'ultima volta -ma che orrore vedere lei, Giorgia, una donna, la! donna, carne morta, una massa di materia presto decomposta, Giorgia priva di se stessa, sarebbe stato impossibile continuare a vivere dopo quella visione, no, Giorgia era quella che era stata, non un corpo morto, non un corpo dalle vene tagliate.
-Chissa` come deve essere stata bella, ieri....
Si giro` per sommergerla di insulti -ma stava piangendo.
-Risparmiami questa necrofilia da casalinga.
-Che cosa ne sara`, adesso, di Gio`....
-E` gia` stata sepolta.
-In ogni senso?
Si giro` a guardarla. Ha proprio deciso di tormentarmi, questa?, si chiese, si vede che vuole fermarsi a parlare, ripensare a lei davanti a un te` con la scusa del freddo, ritirare fuori i soliti ricordi, e chiedersi perche`, e se qualcuno lo potesse aver intuito, e se avremmo mai potuto fare qualcosa....ma Lorenza lo aspettava a casa con i soliti malanni da gravidanza, e lui doveva mostrarsi cosi` comprensivo, cosi` paziente, ingoiare anche la sua gelosia, ora piu` forte che mai -perche` una nemica morta e` una nemica da cui sei sconfitta per sempre.
Lei lo guardo` in viso come se lo conoscesse da secoli. Era una vecchia amica di Gio`, cinque o sei anni piu` di lei, una bella donna piccolina,
minuta, con qualcosa di debole addosso, e nel mentre impertinente (ma forse semplicemente stupido, pensava poi), faceva l'attrice in teatro ed aveva successo, era sola e diceva di volerlo essere ma forse era sempre un po' depressa - e adesso piangeva e sembrava voler ricordare, e lo guardava come si guarda un confidente, un amico fidato - ma, cosa vuole, questa?, continuava a chiedersi lui.
-Avete da accendere?
-Si`, io- rispose Marta strofinandosi la mano sul naso e poi cercando nella borsetta.
-Quella e` la madre-disse quel bell'uomo che intanto accendeva la sigaretta, rivolgendosi ai due. Tutti e tre rimasero a guardarla.
-Non sembra morire dal dolore-disse Marta.
-Non glien' e` mai fregato niente di lei-disse Carlo.
-Forse tiene il dolore dentro-disse Luca.
La donna getto` un ultimo sguardo al feretro e se ne ando`, senza salutare nessuno. Li` sotto erano rimasti solo loro.
-Lei conosceva bene Giorgia?-chiede Marta a Luca.
-Un tempo.
-Piove-dice Carlo. E` il momento di andare a casa, pensa poi, lo aveva pensato da quando era iniziata la sepoltura, solo... si sentiva leggermente impedito:quell'uomo, quel bell'uomo che dice di aver conosciuto bene Gio`, almeno un tempo, chi era quell'uomo?, non lo aveva mai visto in foto, non aveva mai sentito parlare di lui -all'improvviso i suoi ricordi tornarono prepotenti, e insieme il sospetto, la curiosita` morbosa, chi era quell'uomo dagli occhi celesti, che parte aveva recitato nella vita di Gio`, il niente, la marionetta, o cosa?
-E gia`-dice Marta.
-Potremmo ripararci qua sotto- dice Luca.
-Potremmo andare a casa mia a bere qualcosa- dice Marta.
-Io devo andare a casa-dice Carlo.
-Non hai voglia di ripensare a lei?-chiede Marta.
-No.
-Dovremmo parlarne oggi, e poi dimenticare- dice Luca.
-Non e` il genere di persona che si lascia dimenticare-dice Carlo.
-Ma parlare ci farebbe bene. Solo per stasera-dice Marta guardando Carlo quasi con supplica (anche se capisce bene che lui ha gia` ceduto). Luca non si oppone -sembra quasi non avere scheletri nell'armadio. Quasi un ultimo
tentativo di avere lei, pensa Marta, questi uomini in casa mia, il suo uomo e questo che dice di conoscerla e non ne ha paura, voglio sentire Giorgia raccontata da loro, pensa mentre apre la porta -la casa era proprio a due passi, entra piano ed accende la luce, seguita dai due uomini che tacciono e guardano l'appartamento, e` piccolo pensano entrambi, ben tenuto, c'e` un quadro alla parete, due donne nude si guardano e forse si sfiorano, Luca prende il bicchiere che lei gli porge e si avvicina.
-Chi l'ha dipinto?-chiede.
-Emmanuelle. Un' amica di Parigi. Siamo io e Gio`.
-Eravate amanti?
-Io e Gio` o io e Emmanuelle?
-Tutte e tre.
-Gio` affascinava molto la gente. Emmanuelle ne era attratta, ma la dipingeva soltanto. Diceva che il suo corpo era fatto per stare nei quadri.
-Almeno li` non avrebbe fatto male a nessuno- dice Carlo.
Lei lo guarda con odio;lo aveva incrociato, un paio di volte, quando ancora Gio` la passava spesso a trovare, le era stato additato, e da subito aveva cominciato a chiedersi come una donna del genere si fosse potuta scegliere quell'uomo come compagno -ma non ci voleva molto a capirlo, guardalo, si diceva, guarda quello sguardo da sconfitto, o forse da idiota, guarda la calvizie, guarda la barba curata, guarda quel disperato tentativo di rasentare la decenza estetica-, Giorgia non lo amava, su questo non c'era dubbio - malei che non permetteva agli altri l'accesso a se`, lei tanto chiusa in se stessa aveva un terrore tremendo della solitudine -cosi` le aveva detto una sera, un po' sbronza e col vino cattivo, e` il silenzio che mi fa paura, mi mette una gran voglia di urlare, e quell'uomo parlava, faceva mole, ma non sembrava avere la forza per metterla in discussione. Ecco come ha evitato i suoi problemi di relazione:ha avuto una storia di nove anni che non e` mai stata una relazione.
Si versa un altro dito di scotch. Si accende una sigaretta. Anche Luca ora sembra guardare quell'uomo con un certo disprezzo -perche` in fondo l'amore sceglie vie attigue, e come puo` una donna che aveva amato lui amare anche quello? Lo defini` subito irrimediabilmente stupido. Scriveva
da troppo tempo per non aver voglia di infilare ogni individuo dentro un personaggio -ed era questo il suo maggior difetto, nella vita come nell'arte, (dicevano i piu`):non capire che con un altro getto di dado lui sarebbe stato Carlo, e Carlo lui;il suo maggior difetto, che gli faceva creare personaggi che recitavano su un teatrino (almeno cosi` dicevano i piu`, ma lui diceva di non curarsene piu` di tanto).
-Come conoscevi Gio`?- chiede Marta a Luca.
-Da ragazzi. Avevamo avuto una storia. Io ho abitato in Canada fino a dieci anni fa, ma i miei erano italiani. Venivamo l'estate, amici di famiglia. Ci hanno presentati a una cena. Lei era piu` grassa di ora e parlava male di tutti quelli che aveva attorno. Poi sono ripartito.
-Vi siete lasciati?- chiede lei.
-No, all'inizio. Lei mi scriveva in continuazione e faceva dei gran discorsi e probabilmente era cosi` entusiasta perche` non aveva il tempo per vedere che anch'io come essere umano mi trascino dietro le mie banalita`. Poi, due mesi dopo la mia partenza, mi ha scritto dicendo che mi voleva raggiungere a Toronto, che non la sopportava piu`, l'Italia, la sua famiglia, quegli studi cosi` sterili....
-E poi?-chiede lei.
-Non le ho piu` risposto.
Marta tiro` il fiato ed abbasso` lo sguardo. Aveva voglia di piangere.
-L'ho vista solo una volta di sfuggita, ad una mostra, tre anni fa, e poi ero qui in vacanza quando mia madre mi ha detto che si era tagliata le vene.
-Davvero credi che lei ti amasse?- chiede lei.
-Mi amava da morire.
-Non mi sembra quasi possibile-dice Marta.
-Non mi sbaglio. Non ci si inganna su queste cose. Lei era pazza di me.
-Forse e` vero-dice Carlo.
-Si e` sempre data arie. Ma non era abbastanza cinica per fare a meno dell'amore.
-Anche se avrebbe voluto- dice ancora Carlo, mentre gli altri due lo guardano, seduto sul divano, le gambe aperte ed in mezzo il bicchiere di scotch che gli rotolava tra le mani, gli occhi fissi sul pavimento.
Marta accende un'altra sigaretta e si guarda intorno con quegli occhi lunghi, che sembrano smarriti. Ha un atteggiamento quasi tragico, pensa Luca -come se fosse un'attrice, prima che una donna, come se per lei palcoscenico e vita fossero la stessa cosa.
-Voi non avete mai capito nulla, di Gio`-dice poi lei.
-Sei tu che cerchi l'Antigone la` dove ci sono solo esseri umani- dice Carlo.
Tacciono. E` gia` sera e fuori ha smesso di piovere. Il sole sta tramontando ma nessuno si preoccupa di accendere le luci. Luca guarda le foto alle pareti -e poi guarda quella donnina dalla faccia tonda, gli occhi grandi, il mento appuntito, la fronte ampia.
-Credi che abbia amato anche te?-chiede lei a Carlo.
-Forse ha amato solo lui- dice Luca.
-Gio` aveva bisogno di un uomo mediocre-dice Marta.
-Non mi offendo- risponde Carlo.
Marta continua a guardarlo quasi schifata, dice:
-Gio` aveva paura della gente. Gio` era l'essere piu` stronzo che io abbia mai incontrato. Gli altri cercano di essere chiari, e sono uomini, o donne, etero, o omosessuali, a lei invece non gliene fregava niente di tutto questo, cosi` come non gliene fregava niente di tutti quelli che aveva attorno....Si portava in giro quasi con ingenuita`, come se non si accorgesse di essere esplosiva.
-Gio` non era esplosiva- dice Carlo -Gio` era solo egoista, un'individualista viziata. Era solo un po' diversa dalla massa, per questo colpiva cosi` tanto la gente mediocre che cerca di sfuggire la normalita`.
-Non capisci niente!- dice Marta -ma cosa potete capire voi uomini delle donne, del rapporto che ci puo` essere tra le donne....Gio` poteva essere in qualunque modo, qualunque individuo lei volesse- e adesso non ce la faceva piu` a non piangere -mi e` capitata in casa un pomeriggio in cui piangevo, piangevo ed Elle ha suonato ed e` salita facendo un gran casino e si e` attaccata al telefono senza quasi curarsi di me e l'essere piu` stronzo del mondo si e` seduta sul pavimento e mi ha abbracciata, senza neanche sapere chi fossi.
-Che ragazza dolce!-dice Carlo.
-Vaffanculo- risponde lei.
Luca li guarda e si chiede quale forza superiore potesse avere quella ragazza sempre incazzata (ma ricca di un fascino strano, lo ammetteva) per asservire quei due, tanto che uno ne sembrava prosciugato, essiccato nelle effusioni vitali, e l'altra -guardala!, che carina che e`, pensava poi, con quel musino buffo, con quello sguardo pieno di odio ed orgoglio, e guarda come la difende a spada tratta, sembra una vedova col figlio, la ama, la protegge, la ritiene la summa di ogni perfezione -ma Gio` e` morta! Lo capiranno mai?, per me e` bella che sepolta, ma gia` da dieci anni (tredici, anzi), e` morta con quella lettera appassionata, e ieri non e` morto che un ricordo lontano -ma scrivero` qualcosa su di lei, almeno un racconto, perche` sono belle, queste storie che sommergono l'animo a decenni di distanza.
-Io vado- dice Carlo.
-Hai ancora paura di lei!-dice Marta.
Lui si alza e si aggiusta la giacca. Alza lo sguardo e dice con rassegnazione -Si`, si`, ho paura e non voglio piu` pensare a lei, perche` ha mangiato abbastanza della mia vita e in questo modo potrebbe divorarla definitivamente. Non voglio passare la mia vita a fare il niente, e lei mi ha annullato per quasi dieci anni.
Va verso la porta.
-Arrivederci.
La porta si chiude. Marta avrebbe ancora voglia di piangere ma e` troppo vecchia ormai perche` lo sfogo possa essere una cosa tanto istintiva. Luca rimane li`, in piedi, senza ben sapere cosa fare. Lei butta giu` un altro goccio di scotch.
-Non so cosa potrei fare se mollassi questo lavoro- dice lei -ma dovrei farlo. Non posso trovare persone che vivano la vita per me. Dovrei cercare di darmi un nome, una volta per tutte.
Anche Luca beve un altro po' di scotch e la guarda, cosi` smarrita, e nota nel suo volto un che di decadente e di bambino, la guarda e gli sembra svuotata, mangiata, stanca. La guarda e la trova terribilmente sexi. Lei si volta per guardare il quadro e intanto si stringe le braccia attorno alle spalle. Lui si avvicina e la abbraccia. Da dietro, la bacia. Lei si scosta appena, dolcemente, quasi con rimpianto. Dice -Non l'hai capito che a me gli uomini non piacciono?
Lui accenna un sorriso ma gia` si sente a disagio. Vuole andarsene. Se ne va.
Marta lo guarda andare e lascia intanto che il tempo passi -qualche ora con la compagnia della tv, del pacchetto di sigarette e dei vicini che litigano.
Poi scende le scale. Fuori e` buio. La luna e` poco piu` che un quarto eppure getta una luce violenta sulle nuvole che la velano appena -tenta di scacciare gli ultimi ricordi ancora vivi nella sua mente, Gio`, Gio` che le fa vedere come riesce a mangiarsi le unghie dei piedi, Gio` che viene con la testa all'indietro e si morde il labbro inferiore e manda un gemito strozzato, Gio` che litiga col televisore quando danno le notizie di politica....e tutto cio` che resta, squallore. Squallore, senza di lei, pensa, accendendo la sigaretta a quella ragazza mangiata dall'acne, perche` anche se non mi voleva piu` (ero troppo banale, o debole, o patetica?), lei c'era, lei viveva, respirava, ma ora?
Puttana, penso`, hai distrutto la vita di chi avevi intorno e poi hai distrutto la tua e ci hai lasciati qua a pensare al passato. Ma da troie, sono circondata!, troia Gio` e troie loro che si nutrono del mio io, che esistono grazie ai miei sforzi e che mi lasciano sola, spente le luci del palco, dov'e` il mio io, e dov'e` Gio`? -ma era cosi` bello, perdersi in lei...
Quell'uomo che l'aveva baciata -come si chiamava?, Luca, forse lui l'aveva amato, un tempo.
Ma un tempo aveva vent'anni e i vent'anni esigono il loro tributo da tutti, si disse poi.
Si fermo` al distributore di sigarette e cercando cinquemilalire nella borsa capi` che, nella sua vita, non avrebbe amato piu`.


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