FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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GENTE DISTRATTA

Roberto Dicorato




La giovane Melina era da poco rientrata dopo un pomeriggio trascorso col suo amore ferragostano. Era un sogno e lei non pensava a nient'altro, nemmeno alle occhiatacce della gente che li vedeva passare insieme con lui tanto più vecchio, anche se, veramente, a trentadue anni nessuno avrebbe potuto dirlo un attempato. L'amore non ha età, aveva sentenziato Chicchi, la migliore amica di Melina. E Melina aveva raccolto la dritta, cercando comunque di non pensare che, passato agosto, tutto sarebbe diventato molto più difficile.
Filtrava nella stanza una luce dorata e lei se ne stava in piedi proprio sotto il lampadario in mezzo al soffitto: la giornata non le sembrava ancora finita, si sentiva piena di slancio come il treno di quel film, come si chiamava, che correva senza più manovratore né freni verso la fine del binario, verso la fine di tutto in mezzo alla pianura innevata. Avrebbe voluto stare ancora con lui e guardarlo per ore, toccarlo, baciarlo, accarezzarlo sui fianchi e sentire le sue mani sui suoi. Poi, soli, avrebbero voluto stare più vicini, di più.
Alzò il telefono. Doveva chiamarlo subito e dirgli solo due parole: ti amo. Semplicemente, naturalmente, così come le aveva pensate. Riappese. Sicuramente lui non era ancora arrivato a casa. Sedette sul letto. Aspettava e pensava: intanto scrivo a Laura, che non ci vediamo da una vita... decise.
Aprì il cassetto, prese la carta da lettera, sedette. La biro, mannaggia, non scriveva. Andò in cucina e prese la penna appoggiata sul frigo, quella dei conti di casa. Tornò in camera e cominciò a pensare al mare, in piedi davanti alla scrivania e al foglio bianco. Come sarebbe stato bello sedersi sulla spiaggia e guardare il sole che tramontava dietro l'acqua. Lo scrisse all'inizio della lettera a Laura, ma subito ricordò di aver saputo che all'amica era appena mancato uno zio e quell'attacco le sembrò goffo e superficiale. Cestinò il foglio. Le era venuta sete. In cucina trovò della birra fresca e mentre beveva guardò l'orologio a muro. Non riusciva a ricordarsi di una certa cosa che doveva fare. Chissà perché aveva guardato l'orologio. Ma sì, certo! Doveva telefonargli e dirgli quella cosa, che gli voleva bene, tanto bene. A quell'ora lui era sicuramente arrivato a casa: lo avrebbe chiamato appena finita la lettera a Laura. Tornò alla scrivania e ricominciò: scusa se non ti ho scritto prima, ho saputo di tuo zio solo... Si fermò. Orrendo, tanto valeva mandare un telegramma. Buttò via tutto, prese un terzo foglio e ricominciò da capo. "Come stai? Qui fa troppo caldo e vorrei stare su una spiaggia a guardare il tramonto". Questo le piaceva di più. In quel momento arrivò sua madre, carica di borse del supermercato: mi aiuti, per favore? E a Melina toccarono due borse, pesantissime, piene di pomodori in scatola, pacchi di pasta, carta igienica, biscotti, verdure, assorbenti, marmellate, dentifrici e detersivo, che portò correndo, trascinata dal loro stesso peso, fino in cucina. Era quasi ora di cena e dovette aiutare a preparare. Mentre tagliava una cipolla guardò l'orologio ed ebbe la sensazione di essersi dimenticata di fare qualcosa di importante: ma cosa? Ma sì, certo! Doveva assolutamente chiamare la sua amica Chicchi e raccontarle lo splendido pomeriggio.
Solo questo? Solo questo.




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