FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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LA FUGA

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A Bea, che mai dimenticherò.

Mi arrestarono un giorno per le donne ed il vino. Non avevano leggi per punire un blasfemo.
Non mi uccise la morte, ma due guardie bigotte
mi cercarono l'anima a forza di botte (Fabrizio De Andrè)

***

In un piccolo paese, sui colli di S. Martino, nei pressi di B..., nel 1983 accaddero dei fatti alquanto strani. Riportarono i giornali di allora che la polizia quando si recò presso la chiesa parrocchiale scoprì " cose inimmaginabili e atroci ". Le Autorità Ecclesiastiche cercarono di far passare tutto sotto silenzio, le indagini vennero bloccate e, col passare del tempo, si dimenticò la vicenda.

Non chiedetemi come, ma recentemente venni in contatto con la protagonista principale di quei fatti: la narrazione che segue è la trascrizione fedele di quanto mi raccontò.

***

Non sono mai stata una ragazza religiosa, ma andare in chiesa mi è sempre piaciuto: è bello abbandonarsi, nella penombra, agli sguardi inquisitori dei santi, sentirsi avvolgere da quella atmosfera di magia che la spiritualità del luogo sa creare, ascoltare le nenie delle vecchiette che sgranano freneticamente i loro rosari. D'estate, accaldata, nella frescura di una chiesa ti senti rigenerare; il Cristo che ti sovrasta dalla sua croce sa infonderti nuova vita con il suo sguardo triste.

Quel giorno, dopo molti chilometri macinati con la mia scassatissima auto sotto un sole accecante, sentivo il bisogno di riposarmi, tranquillamente seduta, per ripensare alla scelta che avevo fatto.

<< Me ne vado >> gli avevo gridato. Un senso di liberazione, appena fuori dalla sua casa, con le valigie in mano, mi spinsero a partire verso una meta non ancora stabilita.

Arrivai così, senza badarci, nella piazza di un paese di collina, un bar in fondo alla strada, qualche tavolino bianco, nemmeno un cane; erano le due del pomeriggio ed il caldo cominciava a diventare davvero insopportabile. Parcheggiata l'auto, mi stavo avviando verso il bar pregustando un'aranciata ghiacciata quando all'improvviso, tra due case fra loro adiacenti, verso la collina, la vidi, imponente ed invitante. La chiesa del paese dominava tutto e tutti; non potendo resistere e pensando che a quell'ora sarebbe stata deserta, mi decisi e, lasciata perdere l'idea dell'aranciata, mi recai là, verso il mio fresco rifugio, desiderando una dormita nascosta nell'angolo buio di qualche altare laterale.

Entrare in una chiesa è come varcare il confine fra due dimensioni: dal razionale quotidiano all'oblio della ragione.

Appena entrata mi accorsi che contrariamente a quanto avessi previsto, la chiesa era abbastanza frequentata: alcune famiglie, qualche nonna, tutti intenti a pregare, ma l'altare era vuoto, non si stava celebrando alcuna funzione religiosa. Attesi un attimo per abituarmi all'oscurità, mi guardai attorno e scelsi di sedermi in un angolo, circa a metà fra l'uscita e l'altare, proprio di fronte ad una enorme croce, con un Cristo ancora più grande, posto lì di monito per tutti. Ero troppo stanca per resistere e ben presto mi addormentai cercando, con una briciola di coscienza ancora vigile, di non cadere dalla sedia.

<< Se vuole confessarsi deve sbrigarsi, fra poco avremo finito >>.

Riportata improvvisamente alla realtà, aprii gli occhi e mi trovai davanti ad una figura austera nella sua nera veste sacerdotale; incuteva rispetto e rassegnazione insieme. Quasi inconsciamente risposi di sì, che mi sarei confessata. Lo seguii inebetita, col suo passo veloce mi trascinava, la sua corporatura si intravedeva appena sotto la tonaca, doveva essere un uomo massiccio, ma non grasso.

Andammo in sacrestia, una stanza a cui si accedeva direttamente dalla chiesa attraverso una pesante porta di legno, le pareti ricoperte di quadri rappresentanti i sacrifici dei santi: chi veniva crocefisso, chi trafitto da frecce, chi bruciato. In alto dominava il solito Cristo, gigantesco sulla sua croce, sempre vigile con il suo sguardo. Lui entrò in confessionale ed io dovetti seguirlo: era come uno sgabuzzino, ma di legno finemente intarsiato, con un inginocchiatoio per me ed una sedia per lui. Senza dir una parola si sedette e mi prese con forza, quasi mi trascinò in ginocchio e guidò la mia mano verso se stesso. Non sono mai stata un'esperta di questi riti religiosi, pensai subito volesse benedirmi in qualche modo, ma invece spinse la mano nella tasca della sua tonaca. Il suo membro scivolò nella mia mano come per istinto: era duro, molto duro, lo sentivo possente in questa sua esplosione di sesso. Lo sguardo del prete, puntato su di me, come scavandomi nella mente, annullò ogni mia resistenza; quasi come un automa cominciai a masturbarlo, lentamente, come fosse lui stesso a farlo. Ero ipnotizzata da quegli occhi scuri e profondi. Sentivo che il suo membro si stava gonfiando, sentivo che il culmine era ormai vicino, ma dal suo severo sguardo non traspariva nessuna emozione: impassibile, scrutandomi, mi rendeva schiava. Alla fine l'orgasmo, e solo sentendo colare il suo sperma caldo sulla mia mano improvvisamente mi ripresi, mi svincolai dalla sua presa ed uscii, fuggendo.

Mi ritrovai in chiesa, i fedeli continuavano nella loro ossessionante preghiera, stavo vacillando, mi sedetti al posto che prima avevo scelto e incrociai lo sguardo del Cristo che mi dominava dalla croce. Non so come successe, ma questo sguardo prima triste per essere condannato a restare per l'eternità sulla croce, ora pareva perverso. La mia mano, ancora sporca dello sperma di quel maiale, ancora una volta si mosse contro la mia volontà; scese sul ginocchio, alzò delicatamente la gonnellina estiva, sfiorò le cosce e scostando le mutandine cominciò ad accarezzare il mio sesso. Continuando a guardare il Cristo, sfidandolo quasi, con la mano sporca dello sperma di un suo prete, lo insultavo con la mia masturbazione. Mi accorsi di godere ad alta voce, ma nel frattempo i fedeli presenti avevano intonato le loro ripetitive litanie. Chiusi gli occhi, la masturbazione diventò frenetica, mi ero quasi distesa sulla sedia, mi sentivo inghiottita in un buio baratro senza fine. Continuai a precipitare per alcuni istanti interminabili, a velocità cosmiche, quando all'improvviso una luce mi investì sbalzandomi dal tunnel buio verso un altro spazio, ora fluttuavo nel vuoto, ma in piena luce. L'orgasmo arrivò di schianto, un piacere istantaneo, potente e crollai nella realtà completamente sfinita. Il Cristo continuava ad osservarmi, sembrava compiaciuto, la chiesa era ormai vuota, un ragazzino mi osservava con paura mista a curiosità.

<< Venga qua, subito >>.

Rimbombò forte la sua voce possente, il ragazzino scappò via, lui era sull'altare principale, sacerdote di un rito ancestrale, lo sguardo fermo verso di me, gli occhi luccicavano per i bagliori delle candele poste ai lati. Volevo fuggire, Dio sa quanto volessi fuggire, ma mi incamminai verso di lui, le mutandine abbassate mi rendevano goffa, non ero capace di alcun gesto. Appena fui al suo cospetto il suo viso divenne feroce; lo schiaffo, potente, arrivò a tradimento e mi fece rotolare a terra, ma non provavo dolore solo sentivo scendere un rivolo di sangue dal naso. Lui si chinò verso di me, mi prese il volto fra le mani e cominciò a leccarmi il sangue; mi stese sul tappeto centrale dell'altare e continuò a leccarmi, mischiava la sua saliva al mio sangue, mi baciava, la sua lingua mi riempiva la bocca. Fu un attimo incredibile, le pareti della chiesa sembrava si piegassero su di me, ogni statua mi guardava con sorrisi lascivi, fu un attimo ed una voglia immonda mi esplose partendo dal mio sesso su fino alla testa.

<< Porco, sbattimi come una troia >> mi lasciai sfuggire.

Sentendo la mia stessa voce mi scossi e quasi uscendo da un incubo mi accorsi che ero completamente nuda, sdraiata, e sopra di me, ma in piedi, la sua figura solenne con quella tonaca nera che chissà quale corpo nascondeva. Sembrava sorridere, ora, ma con malignità, percepivo una violenza atroce nel suo volto, ma, senza spaventarmi, ciò accresceva quella immonda voglia di sesso che stavo provando.

Girai la testa e con lo sguardo percorsi la chiesa. Nessuna persona era rimasta, ma mi sentivo spiata, sembrava che nascoste nella penombra, tra le colonne, si materializzassero figure umane per poi dissolversi subito.

<< E' una strega >>. Percepivo chiaramente le loro urla.

<< Provalo che è una strega, supremo Inquisitore >>.

<< Al rogo >>.

La sua tonaca, cadendo sopra di me, riportò la mia attenzione verso di lui; stava sfilando la cintura dai pantaloni e guardandomi negli occhi sorrise di nuovo contraendo le labbra in modo quasi diabolico. Fu nel calare i pantaloni che il suo membro esplose letteralmente, uscì e si allungò sopra di me: era smisuratamente grosso e per un istante desiderai di averlo in me, ma la sua voce mi colpì di nuovo.

<<O Dio Onnipotente, guida le opere del tuo discepolo e smaschera il maligno che sta in lei>>.

<< Al rogo >> gridavano le ombre che ormai, senza accorgermi di come fosse avvenuto, ci circondavano e prendevano sempre più consistenza. Vi erano uomini, vestiti malamente, forse erano contadini e donne dagli abiti aperti e sgualciti, con i seni fuori, e le donne ossessionate armeggiavano con i membri dei loro compagni. E più era l'eccitazione e più forte gridavano insulti verso di me. Alcuni contadini si masturbavano lascivamente mostrandomi il loro membro con voluttà, altri già stavano venendo, le donne si prodigavano succhiando i membri ancora duri. Anche lui sopra di me si stava masturbando e facendolo intonava, con ossessione, le sue litanie. Poi, inginocchiandosi quasi sopra il mio viso, raggiunse l'orgasmo cospargendomi con il suo sperma come fosse una macabra benedizione: gli occhi, la bocca, e giù verso il sesso, sul mio sesso. Si sfregava e continuava: quella interminabile nenia, l'odore penetrante del suo piacere, le voci che riempivano la mia testa, furono secondi interminabili, ma quando la sua lingua toccò il mio clitoride un lampo squarciò la mia vista, i nervi si contrassero quasi a spezzarsi, un urlo disumano mi uscì dalla gola e cadendo nell'abisso del mio orgasmo mi ritrovai di nuovo sola, in chiesa, stesa nuda sul tappeto e circondata da un silenzio rotto solo da alcuni lamenti.

Le candele illuminavano malamente i volti delle statue formando lineamenti mostruosi. Poco lontano, sotto la croce del Cristo maestoso, una ragazzina, guardandomi, si stava accarezzando il seno ed il suo ragazzo, prostrato davanti a lei, succhiava il suo sesso. Lui, ora di nuovo vestito, osservava immobile e silenzioso, quasi aspettando impaziente che loro, la giovane coppia, finissero l'amplesso. Quando finalmente si diresse verso di me, notai che stringeva una corda di canapa, di quelle che una volta si usavano nei campanili per suonare le campane più piccole.

<< Solo chi possiede il demonio nel proprio corpo può godere del rapporto con un sacerdote di Cristo. Sarai punita per questo >>.

Ero troppo stanca per reagire, ogni mia forza era stata assorbita da quegli amplessi tanto violenti da lasciarmi stordita, sentivo che non sarebbe finita, ma perché reagire?. Una profonda tristezza mi avvolse, non avevo paura, ma ogni attimo mi sembrava perso, desideravo ardentemente quell'uomo e la sua magia: esplodere nella luce, volare nel vuoto. Mi legò le mani e mi trascinò in sacrestia; incespicavo malamente, cadevo, mi rialzavo e lui indifferente continuava a trascinarmi. In sacrestia notai subito la croce, spoglia, appoggiata alla parete; mi spinse contro e mi legò le braccia ed i piedi, lasciando che le mie gambe fossero leggermente divaricate.

Dopo avermi fissati i piedi, rialzandosi strisciò la sua lingua sul mio corpo e giunto alle labbra iniziò a baciarmi, mentre le sue dita mi penetravano. Stava ricominciando ed io non riuscivo a frenare il mio corpo: mi bagnai in un attimo. Non smettendo di toccarmi, con la mano libera mi schiaffeggiò di nuovo, forte; dolore e piacere iniziarono a mischiarsi nella mia testa, mi agitavo per sentire le sue dita dentro di me, sputavo il sangue che usciva dalla bocca. Mi schiaffeggiò ancora e più era il dolore e maggiormente cercavo il piacere, ma all'improvviso si arrestò. Il mio sesso era ormai gonfio di umore e gli gridai di toccarmi, di concludere; lui osservava ogni mia mossa, osservava il mio bacino muoversi, osservava il mio sesso bagnarsi. Alle sue spalle, un vecchio, nascosto dalla porta socchiusa, si masturbava avidamente; quando venne il suo spruzzo mi sconvolse e, come uscendo dal profondo della mia pancia, un intenso piacere cominciò a circondare il mio sesso, mi prese il seno, entrò nella mia testa, e forse provai qualcosa che mai donna ha sperimentato: credetti di eiaculare sperma, sentii di avere un membro. Sfinita, legata, senza possibilità di movimento, mi lasciai andare a peso morto e la corda iniziò a ferirmi i polsi, ma potevo provare dolore, ormai?.

Mi sembrò allora di essere fuori dal mio corpo, di vederlo davanti a me, strumento mortale di piaceri sovrannaturali, incontrollabile, potente, e all'improvviso un liquido caldo cominciò a scorrere lungo le cosce. Stavo urinando senza ritegno, anzi mi sentivo orgogliosa di manifestare le mie funzioni corporali. Lui ne raccolse un po' nel palmo della mano, la portò alla mia bocca ed io bevvi.

In quel momento colsi immediatamente che la mia fine era giunta, avevo completamente separato il corpo da me stessa; ora ero in lui, ed il mio corpo era strumento di piacere per entrambi. Rimaneva l'ultimo confine da superare e mi sentii pronta.

Con una mano ricominciò a toccarmi il clitoride ed il sesso si bagnò di nuovo, immediatamente; con l'altra mano alzò il pugnale e spinse la lama sotto il seno. Come in trance, vidi il sangue coprire la sua mano e il buio mi raggiunse. Di nuovo cominciai a precipitare nel tunnel, poi il bagliore squarciò la vista e venni proiettata nello spazio vuoto a velocità cosmica.

Non so se fu l'orgasmo o la mia morte.



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