FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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IL NAUFRAGIO DELLA F'THARA

Fabio Mariottini




1.
Lo schermo inviava immagini degli umani ininterrottamente, come sempre Quisquis vedeva e annotava scrupolosamente il comportamento umano, nel suo "registratore armonico". Tutto era come sempre, ogni turno di osservazione di Quisquis era assolutamente identico a tutti gli altri, tranne che per le fluttuazioni elettromagnetiche dello schermo, che erano percepite dal complesso cervello di Quisquis come immagini vere e proprie. Gli umani erano strani, nella loro forma cosl frattale, non corrispondeva a nessuna astrazione razionale dello spazio, eppure in loro agiva ugualmente l'intelligenza, anche se a Quisquis delle volte sembrava che i comportamenti dei soggetti fossero privi di ogni barlume di ragione. L'osservatore, in teoria, aveva semplicemente il compito di osservare e di annotare tutto ciò che poteva essere utili allo studio antropologico degli esseri di quel piccolo pianeta, ma delle volte Quisquis se ne dimenticava e si appassionava alle vicende dei soggetti, delle volte provava pietà e comprensione per loro, altre volte invece rabbia e stizza davanti a certi comportamenti che assumevano qui bipedi. Sulla terra nessuno sospettava neanche minimamente dell'esistenza degli "Osservatori" e tutto procedeva come sempre: guerre, feste sulla spiaggia, matrimoni in frantumi, funerali, cene di Gala, aventi sportivi e tutto il resto...

Prima ero seduta sul letto a parlare al telefono con... non ricordo chi. Era una giornata.. Anzi era stata una giornata come tutte le altre, il lavoro, la spesa, insomma, tutto proprio come tutti i giorni, chi diavolo avrebbe mai pensato che... Insomma, non perché io non sia capace di pensare, ma una cosa del genere non la concepisco neanche ora, ah ora che ci ripenso al telefono era Andrh, un ragazzotto di origine francese che..., ma non credo che lui centri molto in tutto questo, anche perché mi aveva promesso che mi avrebbe richiamata ed invece... Ad ogni modo ero in casa da sola, avevo dato da mangiare a Re Lear, che h il mio pesce, mi ero infilata la mia maglietta preferita, che porto solo in casa perché altre ad essermi larga mi arriva fin sotto le ginocchia ed avevo programmato di passare la serata sul divano guardando un po' la televisione e mangiando il gelato, alla fragola il gelato, ma senza il solito accoppiamento con il limone: di tutti i gusti possibili di gelato il limone lo odio, non so come mai, ma non lo sopporto proprio, anzi mi fa schifo, spero che mai nessuno per conquistarmi mi regali un camion frigorifero pieno di gelato al limone, preferirei di gran lunga la fragola...

Ero appena rotolato dalla nicchia di sospensione, fin nella sala di osservazione dove Tamquam aspettava che gli dessi il cambio. "Come mai cosl tardi?" disse Tamquam quando mi vide arrivare anche se in realtà ero in perfetto orario, ma si sa che l'attesa fa rallentare il tempo più di quanto ci possa riuscire una dilatazione del campo gravitazionale. Così, senza attendere una mia giustificazione, il mio collega se ne rotolò via verso la camera di sospensione che per il prossimo turno sarebbe stata tutta sua. Accesi il rilevatore e lo schermo cominciò ad irradiale le onde dello spettro della luce solare che l'apparecchio di osservazione catturava dalla superficie del pianeta sotto di noi. Erano tre mesi che ormai ero su quella sperduta postazione di osservazione costruita sul lato oscuro del satellite del pianeta, ed in tre mesi tutte le scene che mi capitava di vedere riuscivano solo a farmi schifare della specie che controllava quel mondo, che ho imparato a chiamare Terra. Per non annoiarmi cambiavo spesso inquadratura, saltando qua e là sulla superficie asciutta della Biosfera. Sempre le solite storie, sempre le solite reazioni. Poi mi soffermai su le immagini di uno degli esseri femminili di quella specie semirazionale che si autodefinisce Homo sapiens, una donna. Mi soffermai su di lei per la sua apparente gioia nell'eseguire attività del tutto normali. Certamente aveva eseguito quei gesti migliaia di volte, eppure sembrava cosl...felice, credo che si dica felice,. La osservai mentre parlava in uno dei loro comunicatori, seduta con le gambe incrociate. Erano cosl armoniche quelle gambe che spuntavano al di sotto di un lungo indumento bianco che copriva il resto della figura della donna. Poi si alzr, nutrl un essere di un'altra specie che abitava il pianeta, l'essere era un maschio ma non mi diede l'impressione di essere legata a lui, poi si posizionò davanti ad uno schermo con una ciotola poggiata sulle gambe, mi sembra di aver già detto delle gambe e di quanto erano armoniche nell'insieme. Lo schermo concettualmente era non dissimile da quello che stavo usando io, emanava radiazioni sulla frequenza della luce solare, ma mentre noi percepiamo direttamente le onde elettromagnetiche, da quello che ho capito degli esseri umani, loro ricevono direttamente un'impressione visiva e percepiscono le onde come luce e non come quantitativi di energia. Fatto sta' che anche lei stava saltellando tra varie immagini cercandone una che le interessasse più delle altre...

2.
La televisione dava le cose di sempre e Chiara tra una cucchiaiata e l'altra di gelato pigiava a caso tasti del telecomando, delle volte ritornava su di un programma che aveva lasciato qualche cucchiaio prima ma poi prontamente cambiava di nuovo. Si fermava pochi secondi solo quando trovava le pubblicità. Poi lo schermo televisivo si spense per un attimo, Chiara non ebbe neanche il tempo di imprecare che le immagini tornarono immediatamente. Pochi secondi dopo però si udirono dei rumori nella camera da letto. Chiara aguzzò lo sguardo nella direzione dei rumori, ma l'oscurità della stanza ostacolava la sua vista. Poi un rumore di passi volventi, fecero da preludio all'entrata nella stanza di un cilindro lungo grossomodo sul metro e mezzo, un cilindro giallo e morbido. La ciotola di gelato cadde in terra. Il cilindro autonomamente si alzo poggiandosi sulla sua superficie circolare. Era ll a pochi metri dalla donna, che lo guardava allibita. "Cosa sei?" Disse con voce tremante Chiarae. il cilindro rispose con una strana sequenza di rumori: "Grrrunf, fruuuug grrr, grrru", quasi fosse un gatto che fa le fusa. Chiara allora urlò e chiuse gli occhi, non perché fosse terrorizzata: il cilindro non sembrava affatto aggressivo o pericoloso, ma come per convincersi che quella fosse un'allucinazione. Quando ebbe finito e riaprl gli occhi, un secondo dopo, il cilindro era sparito.

Insomma non sopporto quelle serate dove in tv non c'h nulla. Soltanto vecchi film in bianco e nero, quiz dove i concorrenti diventano ricchissimi e stupidi documentari sui rituali di accoppiamento dei Cinghiali. L'unica cosa bella oggi giorno della televisione sono gli Spot televisivi, ti colpiscono, ti stupiscono, sono imprevedibili, anche se quasi mai riescono a farti uscire da casa e comprare il prodotto che reclamizzano. Ad ogni modo denotano una certa creatività. Io stavo seduta sul sofà, con il cucchiaio di gelato nella destra e il telecomando nella sinistra, componendo a caso complicate combinazioni di pulsantini. C'era un tizio uno che rispondeva alle domande su Alessandro Magno e mentre inesorabile batteva il ticchettio del cronometro ho sentito un forte Swiin poi un Tonf venire dalla camera da letto. Non potete capire la paura che ebbi, non riuscivo a muovermi, poi un rumore come di un pneumatico bucato, Cronk Cronk, che veniva dalla camera buia. Un ladro pensai, uno di quei ladri da appartamento.
Ora verrà di qua, mi troverà, magari si approfitterà di me. Il telefono, la polizia. Inutile il telefono era di là sul comodino in camera da letto. Non potete immaginare che paura avevo. Poi un cilindro uscl rotolando dalla camera da letto, sembrava più una crocchetta di patate, sapete, quelle belle croccanti e dorate, con dentro quelle patate schiacciate tipo Purh. Sembrava Vivo, anche perché ad un certo punto si mire dritto. Ero tanto convinta che fosse vivo che dissi qualcosa del tipo " Chi sei?" o "Cosa diavolo sei?", non ricordo. La crocchetta, Si mise a fare di versi strani, dei mugolii sommessi. Urlai, stavo diventando schizofrenica, Avevo le allucinazioni, troppo lavoro, troppo, forse avrei fatto meglio a prendere delle ferie, forse era soltanto il gelato, avrei smesso, avrei smesso per sempre di mangiare il gelato, poi il cilindro spari. Fu il mio primo incontro con Quisquis.

So che non avrei dovuto, so che ho contravvenuto alle direttive del consiglio d'amministrazione, noi siamo solo osservatori in fondo, non siamo controllori, non incanaliamo la storia verso un più giusto corso, noi osserviamo, del resto, per quanto ne sappiamo, oltre a noi gli umani sono l'unica altra specie intelligente della Galassia. Nessun altro pianeta conosciuto aveva un tale emissione di onde della terra, Ogni frequesza, ogni spettro ero pieno di segnali, onde meccaniche, elettromagnetiche, e fra qualche anno certamente sarebbero riusciti anche a produrre onde gravitazionali. In fondo cosa cera di male, non avrei cambiato il corso della storia. Tamquam riposava profondamente, avvertivo nitidamente le sue onde Rem propagarsi nello spazio della stazione di osservazione. Andai al trasportatore, lo regolai sulle coordinate di dell'immagine della donna, Chissà come erano dal vero braccia e gambe? L'avrei scoperto molto presto. Dovevo aver sbagliato leggermente ad impostare le coordinate del trasportatore. Mi materializzai in un luogo privo di emissioni percepibili, quello che gli umani chiamano buio. Cercai di rotolare verso la stanza vicina che era illuminata da una debole fonte di onde, ma dovetti urtare contro qualcosa, mi feci molto male, arrivai nella stanza dove era la donna, mi alzai in piedi. La ciotola che aveva sulle gambe cadde in terra e rotolo via ricordandomi di quando il piccolo QuidQuid, il mio nipotino, faceva le prime rotolate. Poi la sorpresa, lei modulò delle onde meccaniche, sapevo che gli umani comunicavano in quel modo: comprimevano l'aria modulando onde meccaniche che venivano percepite dagli altri come suoni. Strani concetti i suoni e le immagini. Fatto sta' che le onde che produsse investirono la mia pelle dandomi un brivido, non so se vi h mai capitato, era diverso da quando ti investe il vento, era qualcosa di armonico, qualcosa di modulato talmente in modo perfetto, che le vibrazioni che mi colpivano erano la spia stessa dell'intelligenza di quella donna, che stava di fronte a me. Cercai di riprodurre quei "suoni" ma non avevo un apparato apposito, cosl cominciai a vibrare io stesso, allo scopo di formare delle onde simili a quelle che mi avevano investito, ma il risultato non deve essere stato un gran che, la donna reiniziò ad emettere vibrazioni, ma stavolta acute, le guglie dell'onda erano, per la mia pelle, come un'infinità di acutissimi spilli, generai un onda che facesse risonanza con il comando del trasportatore e tornai immediatamente alla stazione di osservazione. Tamquam non si era accorto di nulla, per fortuna. Il video continuava ad irradiare scene della stanza della donna. Insomma il mio primo incontro con Chiara era stato un disastro.

3.
Chiara non riusciva ancora a comprendere ciò che era accaduto. Cercò di autoconvincersi che era stato tutto una specie di sogno ad occhi aperti. Raccolse la ciotola di gelato, lesse tutte le scritte possibili che vi campeggiavano sopra, poi si rese conto che la data di scadenza del prodotto era ancora di là da venie. Il gelato non era stato. Si infilò nel letto, ma per la prima volta da quando aveva otto anni non spense la luce. IL suo sonno fu convulso, ogni pochi minuti si svegliava e vedeva davanti agli occhi quella specie di Cilindro impanato che emetteva suoni pieni di erre.

Insomma era sparito, si era come dissolto, volatilizzato. Ora ero di nuovo sola nella stanza, raccolsi la ciotolina di gelato, la portai davanti agli occhi: "Slurp il gelato fragoloso", "Confezionato secondo le norme dell'istituto della sanità", "Basso contenuto calorico", "ingredienti: Fragola, latte, aromi naturali, conservanti, acido Tizio acido Caio, zucchero, etc etc". "Consumarsi preferibilmente entro:" Eccola l'avevo trovata, era una scritta piccola piccola vicino al codice a barre sul fondo della confezione che indicava la vigilia di natale, Chi avrebbe mai mangiato del gelato la vigilia di natale? Ad ogni modo il gelato non poteva essere stato, potevo continuare a mangiarne tranquillamente. E se fosse stata, invece, qualche nuova diavoleria pubblicitaria? Certo che alla Tv non sanno più che cosa inventare. Magari era lo spot olografico di qualche industria di crocchette impanate? Una bella spiegazione se esistessero dei televisori olografici. Ad ogni modo era meglio non pensarci troppo, una bella d
ormita avrebbe risolto tutto. Purtroppo però non riuscii a dormire molto. E se fosse stato tutto vero? L'impanato poteva ritornare in qualsiasi momento, cosa mi avrebbe fatto? Accesi la luce, era da quando ero bambina e la nonna mi raccontava dell'uomo nero che non dormivo con la luce accesa. Al diavolo la bolletta della società elettrica, avevo paura e basta, cosl restai tutta la notte con la luce accesa e naturalmente non riuscii a chiudere occhio.

Fortunatamente nessuno si era accorto di niente, riuscii facilmente a modificare le memorie dei calcolatori e della mia bravata non rimase alcuna traccia. Decisi di non pensarci più. Sicuramente anche lei stava cercando di dimenticare l'accaduto. Il resto del turno passo noioso come al solito. Cercai di gettarmi a capofitto nel lavoro per non pensare a quelle onde sonore cosl intense, poverina l'avevo spaventata, eppure io credevo che gli umani si spaventassero solo davanti a creature piene di zanne, squame, corna e tentacoli come quelle dei loro Film, che sono delle storie fittizie del tutto simili ai nostri Iperdrammi. Ad ogni modo non potevo e non dovevo fare parola di nulla con nessuno e non appena mi vennero a dare il cambio rotolai velocemente in sala sospensione ma non riuscii a riposare.

4.
Oramai Chiara aveva quasi completamente dimenticato il drammatico incontro con l'essere cilindrico. Neanche Andrh l'aveva più chiamata ma lei non stava certo appesa al filo del telefono. Aveva Conosciuto un tale, un certo Dareel, un bravo ragazzo, atletico, spiritoso, pieno di risorse. Insomma andava tutto a gonfie vele fino a quando un giorno sentl suonare alla porta. Aprl e vide un enorme mazzo di fiori che sommergeva il povero fattorino del fiorista in fondo alla strada. "Mettile pure sul divano, poi le sistemerò io" disse Chiara, il ragazzo che già aveva sofferto il peso del carico lasciò cadere il mazzo di fiori sul divano poi si frugò nelle tasche dalle quali estrasse una busta "C'h anche questo, signorina Galli" disse il giovane allungando il la lettera. "Grazie, grazie". Chiara mantenne un comportamento composto fin quando il fattorino non fosse uscito, poi si sedette sul divano vicino al mazzo di fiori: 25 rose, Rosse, profumate. Non poteva crederci, era certamente un pensiero di Dareel, non sembrav
a un tipo cosl dal corteggiamento all'antica. Chiara giro più volte la lettera tra le mani. La busta era completamente informale, candida. L'apri desiderosa di sapere cosa Dareel fosse stato in grado di scriverle. Lesse le prime righe con un sorriso tropo grande per starle tutto sul viso, poi man mano che proseguiva, il sorriso diventava meno raggiante. Quando lesse l'ultima parola la sua pelle era più bianca di una bambola di porcellana.

Si in quel periodo ero proprio contenta, non potevo augurarmi di meglio, immaginate voi se una mattina vi suonano alla porta. Chi poteva essere? Un assicuratore porta a porta, un testimone di Geova? Un venditore di enciclopedie? Ed invece no, era Litty, il garzone del fioraio in fondo alla strada. A dire il vero feci un po' fatica a riconoscerlo sormontato com'era da quella giungla floreale. Dareel, pensai a Dareel, chi altri mi avrebbe potuto far recapitare dei fiori, che uomo romantico, non lo facevo cosl. Dissi a Litty di poggiare la giungla sul divano. Lo fece poi rimase in piedi vicino al divano. Non era da lui chiedere cosl sfrontatamente la mancia, o almeno non credevo fosse da lui. Strano perr: invece di tendere la mano cominciò a frugarsi nelle tasche da una delle quali estrasse una busta me la diede dicendomi che faceva parte della consegna. "Anche una lettera!" caspita doveva essere proprio una cosa seria. Poi Litty uscl. Io mi sedetti vicino ala mazzo di rose, Rose erano proprio rose e tante. Le
contai. Una, due, quattro, nove, quindici, venti, venticinque. Venticinque rose rosse, proprio venticinque, chissà quale era il motivo di quell'invasione vegetale nel mio salotto. Dovevo chiamarlo per ringraziarlo, almeno per ringraziarlo, Ma prima pensai che era più sensato leggere cosa c'era scritto nel biglietto d'accompagnamento. La busta purtroppo non mi dava nessun indizio: era bianca, candida come la neve. Potevo aprirla subito e leggere quello che c'era scritto, ma non potete capire come era bello immaginarlo, quello che c'era scritto. Purtroppo perr non resistetti troppo a lungo e dopo un paio di minuti strappai avidamente la busta e spiegai il foglio e lo lessi.
Non era possibileLo rilessi ancora ma il risultato non cambir. Non era possibile!
Dopo cinque o sei letture ormai mi ero rassegnata: per quanto non fosse possibile lo era.

Nei turni di osservazione successivi, non tornai più ad osservare Chiara, sentivo che quello che avevo fatto era deplorevole, forse avevo turbato la sua esistenza per sempre. Forse era compito mio rimettere le cose a posto, tranquillizzarla che non era stato niente, che era stato un mio sbaglio. Impiegai diversi mesi terrestri ad imparare, durante le mie osservazioni a far vibrare la mia struttura alle frequenze giuste per produrre delle armoniche meccaniche percepibili ed interpretabili dall'udito umano. Fu veramente difficile, ma i risultati dei miei sforzi erano accettabili. Poi l'occasione di rimettere tutto a posto l'ebbi durante uno dei mie turno di osservazione. Spensi tutte gli strumenti di registrazione.
"Pronto, parlo con Fiori & Piante... si vorrei richiedere una consegna a domicilio.... Si Rose. Si usano le rose vero?... Una donna, si una donna, ma non h come crede... Ah non le interessa... Un biglietto?... Ci vuole un biglietto?... non ci Avevo pensato.... No, No, senta lo scrivo io... glielo farr avere, si senz'altro, prima di mezzogiorno."
Perfetto mi rimaneva solo da scrivere il biglietto per accompagnare i fiori, sapevo come si faceva: avevo visto farlo tante volte agli umani: si prende un foglio, una penna, e si comincia a scrivere. Si scrivono cose del tipo: Tu, io, noi, non volevo, credimi, come potrei dimenticarti, non h colpa tua sono io che. Non sarebbe stato difficile.
Cominciai subito a dettare il biglietto al calcolatore, avrebbe pensato poi lui a trasmetterlo l negozio "Fiori & Piante":

" Signorina. non so se lei si ricorda di me: Lei stava guardando la televisione, io le volevo parlare, sa il lavoro di osservatore non offre molti svaghi, lei mi ha fatto una domanda, allora io non ero molto pratico alla comunicazione sonora e non credo di essere stato molto chiaro. Poi lei ha urlato e ho preferito andaò via. Le mando questi vegetali per farmi perdonare di averla spaventata, sa non credevo di avere una forma cosl orripilante ai suoi sensi, al contrario ho sempre creduto di avere una forma semplice e razionale. Giuro che non la spaventerò più.
Quisquis"

La consegna avvenne il giorno dopo in mattinata, io feci in modo di essere di servizio per quell'ora, in modo che potessi vedere la sua reazione alle mie scuse. Mi era dispiaciuto veramente comportarmi a quel modo.

5.
Era pallida. Si sentl ricatapultata nell'incubo di quella sera , ma ora sapeva che non era un incubo, ne un'allucinazione: era tutto vero. Era molto tempo che non pensava più a quell'orribile visione ed ora quel biglietto. Si poggiò un amano sugli occhi, anche se forse lo fece troppo violentemente visto il rumore ricordava quello di uno schiaffo. Doveva ridere, doveva piangere? Quello che doveva sicuramente fare era capirci qualcosa. Uno psichiatra? No. Un'amica? No. Una doccia fredda.
L'accappatoio era caldo e morbido, tanto da farle dimenticare il battere delle tempie. I fiori erano sempre ll sul divano, non aveva neanche il coraggio di toccarli. Ci si sedette vicino, L'unica cosa da fare era accettare la situazione, aveva ancora indosso l'accappatoio bianco e un asciugamento arrotolato sulla testa come un turbante. "Si può sapere cosa diavolo vuoi?" disse.
Niente, non era accaduto niente, lei si aspettava una voce, un'immagine e invece niente. Tirò un sospiro di sollievo chiudendo gli occhi. Quando li riaprl Quisquis ritto vicino al televisore. Chiara fece schioccare le mani sulle ginocchia e scosse la testa.

Sapete cosa significava? Significava che non era stato frutto della mia immaginazione, mio Dio, quella specie di crocchetta rotolante era veramente qualcosa di VivoEd in più spediva dei fiori ad una donna. perché doveva capitare proprio a me di incontrare quell'articolo di rosticceria don Giovanni: Quisquis si chiamava, c'era scritto nella lettera. Mi sentivo sul punto di un collasso nervoso, forse sarei veramente dovuta andare da un bravo neuropsichiatra, magari per dirgli che una crocchetta aliena mi stava facendo la corte e mi spediva mazzi di venticinque Rose, venticinque, evidentemente se la passava bene col suo lavoro di osservatore. Potevo chiamare Ursula, ma non sarebbe servito: certamente mi avrebbe ascoltata ma poi, come una qualsiasi persona normale, mi avrebbe indicato la strada per Neuropsichiatria. Decisi di lavarmi via qui pensieri con una doccia gelata. Non avevo mai fatto docce gelate, sono veramente fredde, tanto fredde, che dopo tre o quattro secondi gir!
ai frettolosamente la manopola del
l'acqua calda. Risultato riempii tutto il bagno di vapore e non risolsi nulla.
Cosl era un osservatore, un Guardone, e sicuramente ora mi stava osservando, visto che l'aveva fatto una prima volta, cosa lo impediva a farlo di nuovo, o continuamente? Ma da dove osservava? Che importava tanto mi avrebbe osservata ugualmente. E soprattutto cosa aveva da osservarmi, si sono miliardi di donne al mondo, e proprio me doveva osservare.
"Insomma, che cavolo hai da osservare, brutta crocchetta intergalattica, o qualsiasi altra cosa tu sia?" Adesso si sarebbe arrabbiato, come minimo. Voleva fare lo sdolcinato e invece gli avevo dimostrato che mi avrebbe dovuta lasciar perdere. "Osserva Qualcun altra, porco!"
Mi guardai attorno. La stanza era come sempre, come era sempre stata da quando, quattro anni prima mi trasferii in quello stabile. BehSe non altro non aveva la coda di paglia e forse dopo quello sfogo mi avrebbe lasciata perdere. Vana speranza: poco dopo era ll in piedi vicino al televisore. Dovetti trattenermi dall'urlare di nuovo. Lo guardai fisso ed intensamente. L'avrei guardato negli occhi se solo li avesse avuti. Volevo proprio sentire se avrebbe detto qualcosa, se riusciva a scrivere magari riusciva anche a dire qualcosa di più che una serie di consonanti zeppa di erre.

Mancava poco alla fine del turno di osservazione. Ero stato tutto il tempo con il visore sintonizzato sul salotto di Chiara e avevo atteso inutilmente che le fossero recapitati i fiori. Per tutta la mattinata non aveva fato nulla di importante, le solite cose di casa. Se il fattorino non si fosse sbrigato lei sarebbe uscita e non avrebbe ricevuto le mie scuse. Se lei andava a dire in giro di quello che gli era accaduto, sicuramente sarebbe finita in qualche programma, e le onde radio possono essere facilmente captata da qualche superiore, quindi dovevo fare di tutto pur di evitare che qualcuno scoprisse quello che avevo combinato. Era cosl strana, lei, aveva una forma cosl irrazionale, le articolazioni si sviluppavano lunghe e flessuose, il suo contorno era un continuo di armoniche rientranze a sporgenze che difficilmente sarebbero potute essere descritte matematicamente. Ma la cosa che più mi affascinava erano i suoi capelli, che sarebbero i peli che crescono in testa agli !
esseri umani. C'h gente che ha cap
elli simili a seta, simili a sottili fili. Lei invece aveva uno sviluppo del cuoio capillare completamente, completamente... vedete non h possibile neanche descriverlo, i capelli erano cresciuti un po' in tutte le direzioni e si arrotolavano soli o assieme ad altri in chiocce spiraliformi.
La mattinata era quasi finita ed io cominciavo a disperare, no avrei fatto a tempo a vedere quale potesse essere stata la sua reazione. Finalmente arrivò un ragazzo con una pettorina sulla quale c'era scritto "Fiori & Piante". Lei Sprizzava di gioia, lo si vedeva bene, fece poggiare i fiori sul divano, poi quando fu rimasta sola apri la busta con dentro le mie scuse. Ad un tratto perse tutto il colore, come se il liquido che gli umani usano per la respirazione cellulare gli fosse d'un tratto stato risucchiato via.
Uscl dall'inquadratura e quando vi rientro era avvolta in un indumento che rifletteva completamente la radiazione elettromagnetica della luce.
Poi guardò verso l'alto e disse qualcosa, non ricordo precisamente cosa, ma era chiaro che era molto seccata e che si stava rivolgendo a me. Dovevo risponderle, ma se fossi sceso da lei sicuramente non avrei fatto a tempo a ritornare prima della fine del turno e Tamquam, che prendeva servizio dopo di me, si sarebbe accorto della mia violazione, rendendo. di fatto. completamente inutile il mio tentativo di far dimenticare l'accaduto a Chiara. Dovevo decidere in fretta.
Scesi.

6.
Quisquis si sforzò di modulare le vibrazioni meccaniche meglio di quanto potesse
"Sarlve."
Chiara non poti trattenere un lieve sorriso.
"Immagino che lei sia il Signor Quisquis."
"Rgiusto"
"Vedo che ha imparato a parlare molto meglio dall'ultima volta."
"Sentra, non lar volevo spaventrare mi crreda, l'avevo vistra sola e... poi lei le gambe gli occhi, sonro cose cosl illogicre, volevo solo..."
" Cosa?"
"Non so."
A Chiara parve che in fondo Quisquis non era un cattivo alieno, e visto che la curiosità nella testa delle donne deve convivere con sentimenti materni, fece segno a Quisquis di sedersi sul divano.
Quisquis rotolò fino al divano.
" Credevo che gli sarebbero piaciuti i vegetali."
" Si ma non h il tipo di regalo che ci si aspetterebbe da un incontro ravvicinato."
" Senta la devo pregare di non fare parola di ciò con nessuno: Lei non verrebbe creduta ed io verrei licenziato, o peggio."
Chiara allungo una mano verso Quisquis, ma la ritrasse. Poi quando vide che Quisquis esitava a riprendere il discorso, si fece forza e lo toccr.
" perché mi tocca?"
"CuriositàLa curiosità e mica la madre della scienza?"
"Cosl dite."
"Com'h lassù? "
"Un tempo credevo che fosse bello, che fosse pieno della luce delle stelle. Emissioni di energia che ti piombano addosso da tutte le parti, ma questo prima."
"Prima di cosa?"
"Prima che lei mi mostrasse che realtà matematiche e realtà caotiche sono la stessa cosa."
"Io non ho mai detto questo"
"Tu" poi si corresse "Voi vivete di questo"...

Salve, disse salve, come l'avesse detto il mio dentista o il mio parrucchiere. Mi veniva da ridere: io che parlavo con quel Quisquis, un tizio che per quanto ne sapevo poteva venire dall'altra parte della galassia e che mi aveva mandato dei fiori, quando nessuno di quelli nati sulla terra l'aveva mai fatto. E diceva anche salve, come se per lui fosse la cosa più naturale del mondo. Ed io che avevo avuto paura, chi era veramente impaurito era lui, insomma io ero comodamente in casa mia, sul mio pianeta, e sicuramente non stavo correndo nessun pericolo, ma lui, lui era lontano non so quanti anni luce dalla sua casa, dai suoi affetti, dai suoi ricordi più cari, ed in più stava rischiando il posto di lavoro se non la vita. Cercai di accarezzarlo, mi chiesi se fosse stata una cosa pericolosa. Lui tacque accorgendosi che avevo ritirato la mano. Al diavolo che male mi avrebbe fatto. Era , era morbido, non tanto da sprofondarci dentro, ma era quasi come toccare un esse umano, era la!
stessa sensazione che dava la pel
le, che davano i muscoli, anche a vederla se sembrava più una panatura che un qualche tipo di pelle. Non poteva vedere la luce, non poteva vedere i colori, ne il tepore di una giornata primaverile, ne una musica, per lui era tutto una qualche emissione di un qualche cosa. Tutto era interpretabile come quantità di energia, meccanica, elettromagnetica, gravitazionale, cinetica o che diavolo ne so io.. Chissà come mi percepiva? Eppure anche se viveva in un universo cosl diverso il suo essere era come il mio, cioh il nostro. Lui in quel lungo dialogo parlò di forme di intelligenza, ma secondo me h una questione di anima.

Si aspettava che dicessi qualcosa, lo capivo da come guardava, e allora lo dissi: "Salve". Sembrava sorpresa che riuscissi a parlare. Mi fece segno di sedermi vicino a lei. Lo feci. Mi disse che avevo sbagliato regalo. La implorai di non fare parola con nessuno della mia visita. Mi ha toccato, era curiosa, molto curiosa visto che h riuscita a superare il naturale schifo per una specie aliena e tanto diversa. Abbiamo parlato a lungo, h vero gli umani sono una specie intelligentissima, peccato che non se ne accorgano. Mia ha parlato del concetto di anima, io comincio a credere che anche noi, come loro, ne possediamo una.

7.
Quando Tamquam uscl dalla sua cella di sospensione e si recò ala postazione di osservazione per dare il cambio a Quisquis, non vi trovo nessuno. Tutte le apparecchiature di registrazione erano state disattivate, mentre quelle di osservazione erano ancora in funzione e specialmente lo schermo che ancora trasmetteva le immagini del salotto di Chiara.
C'era una donna seduta sul divano e vicino a lei sembrava... "No" penso Tamquam "non pur essere" ed invece si dovette convincere che era proprio il suo collega. Le direttive imponevano, in casi come quello di avvertire i superiori della stazione: se non avesse denunciata una cosl grave mancanza ne sarebbe andato di mezzo anche lui quale complice.
Pochi minuti dopo Tamquam e due dei supervisori della stazione si materializzarono nel salotto, all'incirca dove lo aveva fatto prima Quisquis.

"Abbiamo parlato a lungo, h vero gli umani sono una specie intelligentissima, peccato che non se ne accorgano. Mia ha parlato del concetto di anima, io comincio a credere che anche noi, come loro, ne possediamo una. Mi rendo conto di essere andato contro il regolamento, ma adesso che vi ho detto, cercate di capirmi, cosa dovevo fare? Cosa avreste fatto voi? Tamquam diglielo tu, digli di quanto pur essere stressante fare l'osservatore, che male c'h a svagarsi un po', in fondo gli uomini non sono mica soggetti di un esperimento, anzi a dire il vero io ancora non ho capito perché continuiamo ad osservarli e basta. Non sarebbe ora di stabilire dei contatti?
Mi spiace, veramente, mi spiace anche per te Chiara, non sarà una bella scena alla quale assistere..."

Poi non ho ben capito quello che successe, lui gli aveva raccontato tutto, capito? Ma loro niente, non gli diedero proprio retta. Uno dei nuovi arrivati divenne più luminoso, quasi come il metallo incandescente, la pelle dorata di Quisquis divenne sempre più scura finche non cadde in terra, Tonf. C'era odore di bruciato. Dovevano aver usato qualche onda risonante, o un tipo di onda coerente con qualche organo di Quisquis, se non, addirittura, delle microonde.
I tre Rimasero fermi, nella loro cilindricità. Forse mi guardavano, come potevo dirlo. Avevo una gran paura che mi avrebbero fatto quello che avevano fatto al povero Quisquis. Invece sparirono, Puff, non so come dirti: fecero un po' come in Star Trek, uno di loro deve aver detto "Scotty portaci Su", anche se io, naturalmente non potei sentire, e si portarono via anche il corpo abbrustolito di Quisquis.
Insomma Dareel, perché ridi? Non dirai che non mi vuoi credere. Per me h stata un'esperienza allucinante e tu che fai? Ridi?

Ma Dareel le aveva garantito che le sarebbe piaciuto. Arrivo la cameriera, estrasse il taccuino dalla tasca posteriore dei jeans, si sfilò la penna da sopra l'orecchio, poi, educatamente, prima di parlare fece scoppiare il palloncino di Chewingum, Sckiot, Poi disse ciccando "allora signori, gnack, cosa volete, fossi in voi, grack, comincerei col portarvi delle crocchette di patate..."
Chiara non resistette, rivide Quisquis bruciacchiato, lasciò in fretta il tavolo fretta dal tavolo, l'inteso odore di carne bruciata che ricordava si mischiava ora con quello delle cipolle che stavano friggendo in cucina, Daneel e la cameriera la guardavano attoniti mentre correva tra i tavoli. Corse di filato nel bagno, che era vicino al telefono a gettoni. Vomitò.



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