FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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LES FOURMIS (LE FORMICHE)

Boris Vian
(trad. a cura di Emilio Capodeski)




Capitoli I, II e III.

I.
Siamo arrivati stamattina e non abbiamo ricevuto una buona accoglienza, poiché non c'era nessuno sulla spiaggia, eccetto cumuli di cadaveri, cumuli di brandelli di cadaveri, camion e carri armati distrutti. Arrivavano proiettili un po' dappertutto e a me, per la verità, questa confusione non piace affatto. Ci siamo gettati in acqua, ma era più profonda di quanto non sembrasse e io sono scivolato su un barattolo di conserva. Il tipo dietro di me ha avuto i tre quarti della faccia asportati dalla granata in arrivo, io ho tenuto il barattolo di conserva per ricordo. Ho messo i pezzi del suo volto nell'elmetto, glieli ho restituiti e quello è ripartito per farsi curare, ma temo che abbia preso la strada sbagliata perché si è inoltrato nell'acqua fino a che non ha più toccato, e dubito che ci vedesse abbastanza sul fondo per non perdersi.
Io invece sono corso nella direzione giusta e sono arrivato appena in tempo per ricevere una gamba in pieno volto. Ho cercato di strozzare il proprietario, ma la mina ne aveva lasciato solo dei pezzi poco pratici da maneggiare, così ho deciso di ignorare il suo gesto e ho proseguito. Dieci metri più avanti ho raggiunto altri tre ragazzi appostati dietro un blocco di cemento, che sparavano contro un muro diroccato, più in alto. Erano fradici e sudati, e io dovevo essere tale e quale a loro, perciò mi sono inginocchiato e ho iniziato anch'io a sparare. E' tornato il tenente, si teneva la testa tra le mani e gli colava sangue dalla bocca. Non aveva l'aria contenta e si è subito disteso sulla sabbia, con la bocca aperta e le braccia in avanti. Deve averla sporcata mica male, la sabbia. Era uno dei pochi posti rimasti puliti.
Da là il nostro battello aveva un aspetto completamente idiota, e poi non ha avuto più nemmeno l'aspetto di un battello, quando i due obici lo hanno centrato. Ciò non mi ha fatto piacere, perché sopra c'erano ancora due amici, che si sono beccati i proiettili mentre stavano alzandosi per saltare. Ho battuto sulla spalla dei tre che sparavano e ho detto loro: ØCoraggio, andiamoÆ. Beninteso, li ho fatti andare avanti e ho avuto buon fiuto perché il primo e il secondo sono stati abbattuti da quei due che ci tenevano sotto tiro, e ne era rimasto uno solo davanti a me, povero vecchio, non ha avuto fortuna, appena sbarazzatosi del più pericoloso, l'altro ha avuto giusto il tempo di ammazzarlo prima che io mi occupassi di lui.
Quei due bastardi, dietro il muro diroccato, avevano una mitragliatrice e delle riserve di cartucce. L'ho orientata nel senso opposto e ho premuto il grilletto, ma ho subito smesso perché mi spaccava i timpani e si era peraltro inceppata. Devono essere regolate in modo da non poter sparare nella direzione sbagliata.
Lassù si stava pressapoco tranquilli. Dalla sommità della spiaggia si poteva approfittare della vista. Dappertutto sulla superficie del mare si levavano colonne di fumo e alti spruzzi d'acqua. Si vedevano anche le esplosioni delle salve sparate dalle grasse corazzate e i loro proiettili mi passavano sopra la testa con un buffo rumore sordo, come un cilindro dal suono grave bucato per aria.
E' arrivato il capitano. Eravamo rimasti soltanto in undici. Ha detto che non eravamo molti, ma che dovevamo arrangiarci così. Più tardi sarebbero arrivati dei rinforzi. Nel frattempo ci ha fatto scavare delle trincee; per dormire, pensavo, ma no, abbiamo dovuto entrarci e continuare a sparare. Fortunatamente ci fu una schiarita. Adesso ne sbarcavano grandi infornate dai battelli, ma i pesci si infilavano loro tra le gambe per vendicarsi dello scompiglio e i più cascavano nell'acqua e si rialzavano strillando come matti. Alcuni non si rialzavano più e si allontanavano galleggiando tra le onde, così il capitano ci ha ordinato di neutralizzare il nido di mitragliatrici, che aveva ricominciato a martellare, avanzando dietro al carro armato.
Ci siamo disposti dietro al carro armato. Io per ultimo perché non è che mi fidi troppo dei freni di quegli arnesi. Tuttavia è più comodo marciare dietro un carro armato, perché si evita di impigliarsi nel filo spinato e le palizzate cadono da sole. Ciò che non amavo era quel modo di schiacciare i cadaveri con un rumore particolare che è difficile da ricordare, ma sul momento è abbastanza caratteristico. In capo a tre minuti il carro armato è finito su una mina e ha preso fuoco. Due tizi dell'equipaggio non sono riusciti a venir fuori e un terzo ci è riuscito, ma uno dei suoi piedi è rimasto dentro e non so se ha avuto il tempo di accorgersene prima di crepare. Ad ogni modo, due suoi proiettili avevano già colpito il nido di mitragliatrici fracassando le uova e pure quella brava gente. Quelli che sbarcavano hanno notato un miglioramento, ma subito una batteria anticarro ha iniziato a sua volta a vomitare piombo e ne sono caduti almeno venti nell'acqua. Io mi sono gettato a terra. Da dov'ero, li vedevo sparare sporgendomi un poco. La carcassa del carro armato in fiamme mi proteggeva un po' e ho potuto prendere accuratamente la mira. Il puntatore si è accasciato con grandi contorcimenti, dovevo aver mirato un po' troppo in basso, ma non ho potuto finirlo, bisognava prima far fuori gli altri tre. E' stato difficile, fortunatamente il rumore del carro armato che bruciava mi ha impedito di sentire le loro urla - avevo colpito malamente anche il terzo. Del resto c'erano fumo ed esplosioni tutt'intorno. Mi sono strofinato gli occhi per un bel pezzo perché il sudore mi accecava, ed è tornato il capitano. Aveva il braccio destro fuori uso. ØPuò bendarmi stretto il braccio lungo il fianco?Æ. Gli ho detto di si e ho cominciato ad avvolgerlo nelle bende, fino a che è balzato in aria con entrambi i piedi e mi è piombato addosso, a causa della granata caduta alle sue spalle. S'è irrigidito all'istante, pare che capiti quando si muore molto affaticati, in ogni caso è stato più facile toglierselo di dosso. Poi devo essermi addormentato e quando mi sono svegliato il fragore giungeva da più lontano e uno di quei tizi con le croci rosse tutt'intorno all'elmetto mi stava versando del caffè.


II.
Dopo, siamo partiti per l'interno e abbiamo cercato di mettere in pratica i consigli degli istruttori e le cose che ci avevano insegnato alle manovre. La jeep di Mike è tornata presto. C'era Fred alla guida, e Mike era diviso in due parti. Con Mike, si erano imbattuti in un filo di ferro. Adesso stiamo attrezzando le altre vetture con lamine d'acciaio davanti, perché fa troppo caldo per guidare con il parabrezza alzato. Tutt'intorno infuriano ancora gli scontri e si fanno pattugliamenti su pattugliamenti. Credo che la nostra avanzata sia stata troppo rapida e che dobbiamo avere qualche difficoltà nel mantenere i contatti con gli approvvigionamenti. Ci hanno sfasciato almeno nove carri stamattina, ed è capitata una cosa piuttosto buffa: il bazooka di un tipo se ne è partito assieme al proiettile e quello c'è rimasto impigliato con le bretelle. Ha aspettato di essere a quaranta metri, poi è sceso in paracadute. Credo che saremo obbligati a chiedere rinforzi, perché ho appena sentito come un forte rumore di cesoie: devono averci tagliati fuori dalla retroguardia...

III.
...questo mi ricorda sei mesi fa, quando ci avevano appena tagliati fuori dalla retroguardia. Attualmente dobbiamo essere completamente circondati, ma non è più estate. Fortunatamente abbiamo ancora viveri e munizioni. Bisogna darsi il cambio ogni dieci ore per montare la guardia, e ciò alla fine risulta faticoso. Gli altri si procurano le uniformi dei nostri fatti prigionieri e se ne vanno in giro vestiti come noi, e bisogna diffidare. Come se non bastasse non c'è più luce elettrica e riceviamo granate in faccia dai quattro punti cardinali contemporaneamente. Per il momento tentiamo di riprendere contatto con la retroguardia; bisogna che ci inviino degli aerei, le sigarette cominciano a scarseggiare. Sento dei rumori fuori, si deve stare preparando qualcosa, non c'è più nemmeno il tempo di togliersi l'elmetto.
(...)




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