FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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UN FIORE, UN UCCELLINO, UNA FARFALLA

Alessandro Tartaglione




Quella mattina Livio si era svegliato un poco più presto, ma aveva deciso di non alzarsi subito dal letto perché doveva riflettere, pensare e riflettere su quello che gli era capitato negli ultimi tempi. Si trovò però subito davanti a se un problema, il problema davanti a cui si trova chiunque si appresti ad analizzare con dettaglio la propria vita.
Da dove iniziare? Certo egli era consapevole che gli episodi più importanti erano accaduti nell'ultimo mese, e sapeva benissimo che le emozioni più belle e più forti le aveva provato i giorni che avevano preceduto quella mattina, ma non riusciva ad afferrare l'inizio di quella storia, che si sarebbe poi rivelata, e di questo né era certissimo, l'avventura più bella della sua vita.

Questo perché 'Manuela non era mai stata un estranea per lui. Livio era abituato alla sua presenza, sin dai tempi in cui lei liceale insieme a sua sorella Stefania, venivano a studiare nella stanza accanto a quella in cui Livio passava la maggior parte del suo tempo. Si salutavano certo, scambiavano quel minimo necessario di chiacchiere per formalità, ma poi come si dice: ognuno alle sue cose, lei a studiare e lui nella sua stanza a leggere.
Forse, anzi quasi sicuramente la storia era iniziata quando 'Manuela lo aveva per la prima volta cercato per chiedergli un favore. Lei, che intanto si era iscritta alla facoltà di Lettere, stava preparandosi per un esame, e ricordando la grande passione che Livio aveva per i libri, era andato a trovarlo per chiedergliene in prestito qualcuno. La cosa che all'inizio sembrava e doveva essere formale, man mano cominciò a prendere una piega diversa. 'Manuela, infatti, non si era limitata a farsi prestare i libri, ma approfittando dell'amore che Livio aveva per essi, gli aveva chiesto di aiutarla a preparare quell'esame. Fu cosi che i due ebbero modo di conoscersi meglio. Lei lo andava a trovare quasi tutti i giorni. Lui all'inizio era un po' confuso per quell'invadenza, ma poi via via cominciò ad abituarsi a quella improvvisa relazione che si era venuta a creare fra i due. Livio provò una forte emozione e nello stesso tempo una grande soddisfazione quando lei gli confessò che il suo autore preferito era Dostoevskij.
Nacque un'amicizia particolare che riusciva ad estraniare entrambi da ciò che li circondava. Bastava quella stanza, stretta e con poca luce per far prendere loro il volo nella miriade di pensieri di sogni e di illusioni che i due riuscivano ad evocare. 'Manuela, già estroversa dal canto suo, provava una sensazione particolare nel raccontare le sue cose a Livio, vedeva davanti a se finalmente qualcuno che si interessava alle cose che diceva. Livio da parte sua, aveva paura di abbandonarsi in qualche cosa che avrebbe potuto farlo soffrire, aveva paura di buttarsi in una storia in cui ormai già era alla soglia, dove bastava un passo per inoltrarsi in quel buio che lui temeva ma che nello stesso tempo lo incuriosiva e lo invitava ad esplorare. Purtroppo quella paura si rivelò fondata, ma intanto quel passo Livio lo aveva già compiuto, e non era nemmeno un passettino, ma un bel passone, di quelli che si fanno quando si è in ritardo, e si ha fretta di arrivare a qualche parte.

Intanto però il tempo passava e le emozioni si susseguivano con una velocità tale che era ormai impossibile arrestarle. Come quel giorno in cui 'Manuela convinse Livio ad andare a studiare nella sua casa in campagna. Erano trascorsi molti anni da quando egli ci era stato l'ultima volta. Aveva un ricordo non bello di quella giornata, quando dodicenne chiese a suo padre di portarlo in campagna dai nonni. Questi furono molto affettuosi con lui, tuttavia quando si fece accompagnare a fare una passeggiata provò un senso di inquietudine profondo. Era turbato da quella eccessiva libertà che veniva irradiata da tutto ciò che lo circondava. Le farfalle, gli uccelli, i fiori, tutto lo infastidiva. Da quel giorno egli non volle più tornare in campagna. Ed è per questo che ebbe un attimo di smarrimento quando 'Manuela gli fece quell'invito. Voleva rifiutarsi, ma poi si fece convincere a partire. Questa volta la campagna ebbe un effetto opposto su di lui. Si svegliava col cinguettio degli uccellini, faceva colazione guardando le farfalle, e spesso, mentre studiavano, raccoglieva un fiore per annusarlo. Anche quei giorni, che precedettero quello fatidico, furono per Livio giorni felici.

Accadde infatti che 'Manuela, avendo superato brillantemente il suo esame, si era precipitata da Livio per dargli la notizia.
"Questo risultato è anche merito tuo, anzi e soprattutto merito tuo", gli diceva abbracciandolo e baciandolo sulla guancia. "Tu mi hai fatto vedere le cose in modo diverso,....ti voglio bene".
Quest'ultima frase provocò un senso di stordimento tale in Livio che se non fosse stato seduto, avrebbe dovuto aggrapparsi a lei per non cadere. Le sensazioni che lui provava in quel momento gli erano del tutto estranee. Mai aveva provato quel senso di piacere cosi forte che quasi gli provocava dolore. Di colpo tutte le sue paure, le sue incertezze, le sue esitazioni svanirono per lasciare il posto a ciò che in quel momento aveva per lui lo squisito sapore dell'evidenza. Livio era sicuro che finalmente una ragazza provava per lui quel sentimento che nessun altra aveva avuto il coraggio di provare.
"...Ti amo...", le sussurrò all'orecchio.
A questo punto Livio ha un ricordo molto confuso di ciò che accadde, egli non ricorda bene la successione degli avvenimenti. Ricorda però bene quello che 'Manuela disse balbettando dopo essersi staccata da quell'abbraccio. "...Io...mi dispiace...ma fra...fra di noi c'è qualcosa che ci divide...mi dispiace".

Questo era accaduto fino a quella mattina in cui Livio a mente lucida stava ricostruendo quella sua avventura. C'era però qualcosa che gli sfuggiva, qualcosa che non capiva o che non voleva assolutamente capire.
Erano oramai passate più di due ore da quando Livio si era svegliato. Sua madre gli aveva lasciato la colazione in cucina. Livio assorto nei sui pensieri, la consumò molto lentamente. Poi nel ritornare nella sua stanza, Livio passò davanti allo specchio che stava vicino alla porta principale. Non aveva niente di anormale quello specchio, ci era passato davanti migliaia di volte, eppure quella mattina sentì il desiderio e la curiosità di osservarlo. Osservare non lo specchio in se stesso, ma la sua figura in esso riflesso. Si guardò per pochi istanti, poi tutto gli si presentò con una tale ovvietà che quasi quasi si vergognava di quella sua iniziale ingenuità. Si vergognava di aver annusato quel fiore. Si vergognava di non aver capito che quello che secondo 'Manuela li divideva, era una misera ed innocua sedia a rotelle.



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