FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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DEI FINI E DEI MEZZI

Sabino Grieco



I N D I C E
PREFAZIONE
1. I FINI E I MEZZI
2. LA SCELTA DEL FINE
2.1. I condizionamenti della volonta`
2.2. Infinita varieta` dei fini
2.3. Il problema della liceita` del fine
2.4. Scelta individuale e scelta collettiva del fine
2.5. Fini primari e secondari, congiunti ed alternativi
2.6. Fini reali e fini apparenti
3. LA SCELTA DEL MEZZO
3.1. Disponibilita` dei mezzi. Mezzo unico, mezzi congiunti, mezzi alternativi. Mezzi individuali e mezzi collettivi
3.2. Idoneita` ed economicita` del mezzo. Liceita` ed illiceita` del mezzo
4. RAPPORTO TRA LICEITA` ED ILLICEITA` DEL MEZZO E LICEITA` ED ILLICEITA` DEL FINE
4.1. Prospetto analitico dei casi possibili in relazione alla liceita` ed illiceitý di mezzi e fini
5. LA CONCATENAZIONE DEI MEZZI E DEI FINI
5.1. Il presupposto
5.2. La concatenazione dei mezzi e dei fini primari e secondari
5.3. La strategia di piu` fini consecutivi
6. ASPETTI PARTICOLARI DEL RAPPORTO MEZZO-FINE
6.1. Gli accordi
6.2. I contratti
6.3. I fini illegittimi
7. CONCLUSIONI
P R E F A Z I O N E
I fini ed i mezzi costituiscono categorie molto generali del comportamento animale e, in particolare, umano.Ogni azione, ogni gesto, ogni movimento fisico cosciente mira a raggiungere uno scopo, rappresenta il mezzo per realizzare un fine.L'intera vita individuale e` un succedersi ininterrotto di fini da concretizzare e di mezzi usati per farlo, un continuum, quindi, di fini e di mezzi.Donde l'estremo interesse che l'argomento assume per lo studioso e per quanti sono curiosi di conoscere gli aspetti essenziali della vita. Ho trattato la materia, piu` che altro, dal punto di vista logico, facendo oggetto di attenta riflessione tutte le situazioni suggerite da un mero criterio combinatorio.Ben presto, il tema centrale dell'analisi si e` focalizzato sulla valutazione giuridica ed, in particolare, morale dei casi esaminati;e non poteva essere diversamente, considerato che vi ricorrono costantemente dei comportamenti umani.Ho cercato di dare una qualche sistematicita` a questo scritto, ma sono ben consapevole di non avere affatto esaurito un argomento tanto delicato e complesso.Spero soltanto di risvegliare su di esso l'attenzione del mondo culturale per un maggiore e piu` acuto approfondimento dei temi, qui certamente solo appena accennati.Napoli, dicembre 1994 L'autore

1. I FINI E I MEZZI
La teoria dei fini e dei mezzi e` essenzialmente la teoria del comportamento degli esseri viventi, i quali, nel corso della loro vita, si pongono degli obiettivi o fini da realizzare e, conseguentemente, adoperano i mezzi necessari per realizzarli.Il rapporto tra mezzo e fine puo` essere considerato un caso particolare del piu` generale rapporto tra causa ed effetto, in quanto come la causa produce l'effetto, cosi` il mezzo usato ottiene il fine prestabilito, identificandosi percio` il mezzo con la causa ed il fine con l'effetto. Questo particolare rapporto di causa-effetto e` caratterizzato, da una parte, dalla costante inversione del rapporto stesso, nel senso che l'effetto voluto, ossia il fine da raggiungere, risulta sempre predeterminato rispetto alla causa capace di produrlo, ossia rispetto al mezzo che sara` successivamente utilizzato per realizzare il fine;in termini matematici, mentre nel rapporto di causa- effetto la variabile dipendente e` l'effetto, che viene individuato in funzione della causa, nel rapporto di mezzo-fine la variabile dipendente risulta invece costituita dalla causa (il mezzo), che e` stabilita in funzione dell'effetto da provocare (il fine);dall'altra parte, dalla circostanza che i fini ed i mezzi sono sempre frutto di comportamenti individuali. Ogni rapporto di mezzo-fine e`, quindi, anche un rapporto di causa-effetto e viceversa, in quanto quest'ultimo puo` essere visto, altresi`, come rapporto di mezzo-fine. Ad es. "la forza di gravita` e` la causa della caduta dei corpi" puo` trasformarsi in "per ottenere il fine della caduta dei corpi, si deve utilizzare la forza di gravita`".Mettiamo ora da parte questa breve digressione a carattere teorico e continuamo evidenziando che tutta la vita degli animali e quella dell'uomo in particolare e` intessuta di fini da realizzare e di mezzi da usare per realizzarli. Innanzi tutto, c'e` da raggiungere lo scopo di assicurare la sopravvivenza fisica propria e della specie, procurandosi da mangiare, da bere, da dormire ed una femmina con cui procreare;trovando, nel contempo, il modo piu` efficace di difendersi dagli attacchi di altri esseri viventi e dalle insidie e dalle calamita` della natura.C'e`, quindi, per tutti, uomini ed animali, una serie di fini primari da realizzare con priorita` assoluta.Poi, man mano che si sale nella scala della complessita` organica animale e dello sviluppo dell'intelligenza, a questi fini primari vanno aggiungendosi sempre piu` numerosi altri fini, fino a che, con l'uomo, la molteplicita` dei fini possibili diventa teoricamente infinita.Ora, mentre i fini primari sono fini obbligati che l'individuo e` costretto a porsi senza alcuna scelta, tutti gli altri fini richiedono una selezione;occorre, cioe`, scegliere fra tutti i fini possibili quello che si vuole realizzare prima degli altri.Inoltre, una volta stabilito il fine, si rende necessario scegliere ed adoperare i mezzi piu` idonei per raggiungerlo;percio`, tranne il caso poco frequente di un mezzo unico, ci troviamo ancora una volta a dovere operare una selezione fra tutti i mezzi disponibili, in grado di realizzare il fine prescelto.In definitiva, per fissare sia il fine, sia il mezzo, nella maggior parte dei casi, occorre fare una scelta e scegliere significa decidere tra piu` alternative possibili quella da adottare.Negli animali le decisioni, da prendere per il soddisfacimento dei bisogni primari, avvengono generalmente per istinto. L'istinto animale e` quel patrimonio genetico di capacita` e di reazioni comportamentali attivate automaticamente nelle diverse abituali situazioni esistenziali, trasmesso di generazione in generazione negli individui della specie. Pur tuttavia, per procurarsi, ad esempio, il cibo, anche gli animali possono esperire piu` differenti tentativi, ossia scegliere in successione mezzi diversi. La circostanza e` dimostrata da alcuni esperimenti scientifici condotti con un gruppo di topi affamati:i piccoli roditori furono immessi in un complicato labirinto di percorsi, di cui uno solo portava all'uscita;qui era stato posto del formaggio il cui odore era avvertibile in tutto il labirinto. Gli animali cominciarono subito ad esplorare, entrando spesso in vie cieche, fermandosi, rifacendo a ritroso la strada ed imboccando nuovi percorsi fino a trovare quello giusto per uscire. In effetti i topi percorsero tutte le vie del labirinto, cioe` tutti i mezzi disponibili per guadagnare l'uscita ed il cibo. Da notare che, dopo alcuni giorni di esperimenti, il tempo impiegato dai roditori per uscire dal labirinto diminui` di gran lunga rispetto a quello impiegato prima, dimostrando che essi avevano imparato a scegliere la strada giusta in minor tempo;in altri termini, avevano imparato ad utilizzare il mezzo piu` efficiente per raggiungere il fine.Per gli esseri umani il problema della scelta del fine e del mezzo e` un dato costante della loro esistenza quotidiana.Ma scegliere equivale ad esprimere un atto di libera volonta`:non vi e` alcuna scelta laddove questa risulta obbligata.Si pone allora l'interrogativo:l'uomo e` poi veramente libero di scegliere i fini ed i mezzi che vuole?
2. LA SCELTA DEL FINE
2.1. I condizionamenti della volonta`
Fattori di diversa natura influiscono continuamente sulla volonta` dell'uomo inducendolo a prendere le sue decisioni, ad operare le sue scelte di fini e di mezzi, nel senso da essi predeterminato e prevalendo il piu` delle volte sugli indirizzi che possono scaturire dalla valutazione puramente razionale di fatti e circostanze.Per farne una breve disamina, iniziamo dai fattori di natura organica, come il patrimonio genetico dell'individuo e la sua complessione fisica.E` noto, ad esempio, che l'intelligenza, l'intuito, le facolta` mentali in genere, sono doti che ci portiamo con noi fin dalla nascita;che i tipi fisici variano da costituzioni pletoriche e sanguigne fortemente emotive ad organismi deboli, apatici ed a scarsa reattivita`, attraverso tutta una gamma di combinazioni intermedie;che le decisioni, prese in preda a forti emozioni come l'ira e la paura, sono spesso le meno opportune. Un individuo appartenente al primo tipo, messo di fronte ad una grave offesa, si lascera` prendere dall'ira e sara` portato facilmente ad eccessivi e forse cruenti propositi di vendetta, che cerchera` di attuare con ogni mezzo;mentre, molto probabilmente diverso sara` il comportamento di un soggetto del secondo tipo che o subira` il torto accettandolo passivamente, o si proporra` di ricambiarlo a sua volta ma con mezzi certamente piu` pacifici. Seguono i fattori, per cosi` dire, esterni di condizionamento della volonta`, come l'ambiente familiare e sociale in cui l'individuo e` stato allevato e cresciuto;l'educazione ricevuta ed il grado di istruzione raggiunta. Anche questi fattori hanno forgiato in un dato modo la personalita` del soggetto, influendo in maniera determinante sulla scelta di fini e mezzi. Cosi`, chi ha sempre vissuto modestamente in una famiglia medio borghese di impiegati a reddito fisso, abituati a poter contare soltanto sulle proprie entrate, scarse ma sicure, difficilmente si lascera` allettare da una buona occasione di alti guadagni, connessi pero` ad una certa dose di rischio;mentre tale opportunita` sara` colta a volo dal figlio di un commerciante, nel cui ambiente familiare la cultura ragionata del rischio e` un fatto abituale.In conclusione, sulle decisioni da prendere pesano sempre tutti questi fattori di condizionamento, i quali, anche se non sono costrittivi in maniera assoluta, rendono piu` arduo il discostarsi da quei comportamenti che l'individuo e` portato ad assumere quasi automaticamente per effetto di tali condizionamenti. Di conseguenza, la liberta` dell'uomo nell'operare le sue scelte di fini e di mezzi, non e` mai piena e totale:essa e` una liberta` relativa o, per cosi` dire, condizionata.
2.2. Infinita varieta` dei finiNon e` possibile compilare un elenco completo di tutti i fini che l'uomo puo` voler realizzare, data la loro infinita varieta`. Ma la prima distinzione che occorre fare e` quella tra fini possibili e fini impossibili. Puo` sembrare strano che una persona ragionevole possa prefiggersi un fine impossibile:il fatto e` che non sempre l'impossibilita` di un fine e` riconoscibile a priori, rivelandosi tale soltanto dopo i tentativi fatti successivamente per realizzarlo. I fini possibili si possono raggruppare, tuttavia, in categorie generali, classificandoli in:
- fini che mirano a soddisfare un bisogno personale o di altri individui, ove col termine generico "bisogno" si intende designare sia le necessita` puramente fisiche, sia quelle di altra natura, purche` recepite come tali dal soggetto;
- fini che mirano a soddisfare un desiderio proprio o di altri, ove l'estensione del termine "desiderio" va intesa come la piu` ampia possibile, riferendosi a tutto cio` che un uomo possa volere realizzare per i piu` diversi motivi;
- fini che mirano a soddisfare un obbligo giuridico o morale.
Ogni individuo, per essere in grado di effettuare una scelta fra tutti i fini possibili, deve ordinarli secondo una scala di urgenze e di conseguenti priorita`. In questa graduatoria occupano il primo posto in assoluto i fini che assicurano la sopravvivenza fisica, seguiti subito dopo, almeno per la maggior parte dei casi, da quelli che assolvono un obbligo giuridico;vengono poi, in un ordine che e` del tutto personale e varia quindi da soggetto a soggetto e, talvolta, da tempo a tempo per lo stesso individuo, tutti gli altri fini, da quelli che consentono l'autosufficienza economica, a quelli con cui si ottiene la convivenza o, addirittura, la preminenza sociale, a quelli che gratificano lo spirito o la coscienza morale.Considerato, infine, che la scelta del fine e` l'espressione tipica della volonta` dell'uomo e che tutti i suoi comportamenti soggiacciono ad un giudizio di valore etico, va introdotta un'ulteriore fondamentale distinzione, quella tra fini leciti e fini illeciti, valutati, appunto come leciti o illeciti, secondo il triplice quadro di riferimento dell'ordinamento giuridico vigente, della morale corrente e del credo religioso professato.
2.3. Il problema della liceita` del fine
La questione della liceita` o meno del fine e` fonte di molti contrasti e genera dubbi e perplessita`. Noi la esamineremo secondo i tre punti di vista indicati nel paragrafo precedente, iniziando da quello della legge esistente.E` ovvio che se il fine voluto e` contrario ad una norma di legge, esso e` illecito e non dovrebbe nemmeno essere scelto. Ma le leggi sono opera degli uomini e vengono modificate nel tempo, cosi` che quello che oggi e` vietato puo` diventare lecito domani e viceversa. Ne e` uno dei tanti esempi l'adulterio della donna nel matrimonio, che, condannato dal precedente codice come reato, e` divenuto con l'attuale normativa un comportamento non penalmente perseguibile. Inoltre, gli ordinamenti giuridici sono diversi da paese a paese e cio` che qui e` proibito puo` essere consentito altrove. Le due circostanze indicate concorrono ad evidenziare il carattere di non assolutezza della illegittimita` di un dato comportamento o fine e spiegano come il divieto ad assumerli non venga mai recepito in modo totalmente preclusivo, ma valutato in relazione al rischio che essi comportano e all'entita` della pena comminata dal codice. A parte il fatto che, pur dovendo sempre una proibizione di legge rispondere ad una generale e sentita riprovazione morale dell'atto vietato e, parimenti, la liceita` legale essere sostenuta dal consenso etico, non sempre e` dato riscontrare questa concordanza tra diritto e morale. Talvolta, si puo` verificare, quindi, che la legge vieti cio` che la morale accetta e consente -e` il caso dell'illegale esportazione all'estero di capitali che devono essere impiegati per fini umanitari-;o che la norma consideri lecito un comportamento riprovato dalla morale -e` il caso della cavillosa e ben congegnata dichiarazione dei redditi di un grosso contribuente, che in questo modo riduce notevolmente il suo debito fiscale-.Il discorso sull'etica, come giudice della liceita` o meno di un fine, e` altrettanto complesso. Di quale morale parliamo? Di quella costituita da tutti quei valori condivisi dalla stragrande maggioranza dei benpensanti in un certo momento storico? Ma puo` il semplice criterio statistico stabilire che i cultori di quella morale si trovino essi solo dalla parte della verita` e che sia nel falso la minoranza che la pensi diversamente? E quale attendibilita` si deve attribuire alla morale del singolo che, con ragioni contingenti, metta in dubbio la validita` assoluta di alcuni valori?Sta di fatto che ogni codice morale e` formato da un insieme di giudizi di valore a carattere soggettivo, i quali, percio`, non hanno alcun metro obiettivo di riscontro.Si dira` che su alcuni massimi valori gli uomini di tutti i tempi e di tutte le latitudini hanno sempre trovato un accordo unanime e totale;che principi come "non ammazzare", "non fare del male", "fai del bene", sono stati sempre validi universalmente, facendo quasi parte di una morale, per cosi` dire, naturale, comune a tutti gli esseri umani.E` certo, tuttavia, che quando si vanno a calare nella realta` questi sommi principi, cominciano i distinguo e le deroghe, con cui si arriva a giustificare l'omicidio collettivo nella guerra di difesa o, comunque, giusta;si valorizza il male minore, fatto per evitare mali maggiori;si svuota di ogni carica negativa il male che e` servito a fare del bene, e cosi` via.Resta, infine, da esaminare la liceita` del fine dal punto di vista della religione. Non e` che il discorso cambi molto rispetto alle considerazioni indicate poc'anzi per la morale. Anche la religione propugna rigorose norme di condotta individuale;ma anche il credente e le gerarchie religiose sono portati ad operare continui temperamenti o, addirittura, incredibili stravolgimenti dei valori di cui sono portatori, nell'applicarli ai casi concreti. Valga per tutti l'esempio del rifiuto assurdo che i Testimoni di Geova oppongono alle trasfusioni di sangue, anche se e` il solo mezzo per salvare il paziente, impedendo cosi` la realizzazione del fine, piu` che lecito, della salvaguardia della vita umana.In conclusione, la liceita` o meno di un fine puo` apparire spesso una questione controversa agli occhi di chi lo ha scelto e, comunque, i divieti di legge ed i veti della morale e della religione non assumono quasi mai forza coattiva sufficiente a precluderne in modo assoluto la scelta.
2.4. Scelta individuale e scelta collettiva del fine
La scelta del fine e` individuale, quando viene effettuata da un solo soggetto;e` collettiva, quando vi concorrono le volonta` di piu` persone. In tale ultima ipotesi e` importante conoscere in che modo si addivenga alla formazione di quella volonta` finale che determina la scelta.La volonta` collegiale puo` essere espressa a maggioranza,
se prevale quella della meta` piu` uno dei componenti;ma puo` essere anche imposta agli altri membri da quello di essi che ricopre un ruolo preminente nel collegio:e` questa una delle tante differenze tra democrazia e dittatura. Questa diversita` di metodo assume rilevanza quando si debba stabilire la responsabilita` penale o semplicemente morale di avere scelto un fine illecito, che fa capo, ovviamente, soltanto a coloro che lo hanno voluto.La manifestazione piu` tipica di tale duplice situazione e` data dai programmi politici di due governi, l'uno democratico, l'altro assoluto e totalitario. Ma non mancano altri casi ricorrenti di frequente nella vita di ogni giorno:societa` industriali o commerciali che pianificano la loro attivita`, selezionando i fini economici da conseguire;associazioni di beneficenza che deliberano le proprie opere di carita`;comitati di varia natura che si propongono di realizzare gli scopi per cui sono stati costituiti;associazioni a delinquere che si pongono fini criminali;e cosi` via di seguito.
2.5. Fini primari e secondari, congiunti ed alternativi
A seconda dell'importanza e della priorita` che assumono rispetto al soggetto agente, i fini possono qualificarsi primari e secondari. Questa classificazione non intende riferirsi alla posizione che i vari fini occupano in ogni scala di valori individuali:tale accezione risulterebbe banale e nello stesso tempo fuorviante perche` tutti i fini secondari, una volta realizzato il fine primario che li precede in quella graduatoria personale, si presenteranno, a turno, anch'essi come primari e la distinzione avrebbe il solo senso banale di evidenziare che tutti i fini sono secondari fino a che non vengano scelti. La classificazione vuole, invece, accennare al fatto che la scelta di un fine primario puo` accompagnarsi inevitabilmente anche alla realizzazione di uno o piu` fini secondari, ad esso congiunti, siano essi voluti espressamente o meno. In altri termini, all'atto di scegliere un fine, bisogna tener conto se la sua realizzazione restera` un fatto isolato o se essa comportera` anche il raggiungimento di altri fini secondari, inscindibili dal primo. Se, ad es.,ci si propone di diventare potenti, non si potra` evitare di essere nel contempo temuti, odiati ed invidiati.D'altra parte, l'individuo puo` volere di volta in volta un fine unico o fini molteplici e, in quest'ultimo caso, puo` trattarsi di piu` fini considerati tutti primari o di una commistione di fini primari e secondari.Infine, si possono individuare fini alternativi, nel senso che potra` realizzarsi o l'uno o l'altro di quelli scelti, come chi ha intenzione di costruire un edificio di dieci piani, ma ha preventivato anche che la costruzione si limiti ad un numero inferiore di piani. Ed anche nell'ipotesi di fini alternativi occorre valutare il peso o il vantaggio degli eventuali fini congiunti. Cosi`, nell'esempio citato, bisogna tener conto che la costruzione dell'edificio piu` alto comporta un piu` oneroso indebitamento con le banche, se sono queste a fornire i capitali necessari; nel contempo, lo stabile assumera` un maggiore valore di mercato e consentira` piu` ampie possibilita` di guadagno.In definitiva, il gioco dei fini congiunti, anche se non voluti, acquista un ruolo determinante per la scelta di un fine.
2.6. Fini reali e fini apparenti
Non sempre il fine dichiarato, o quello che puo` rilevarsi dal comportamento del soggetto, corrisponde alla sua vera intenzione di scelta. In questo caso, il fine non e` reale ma solo apparente:ossia, il fine primario che si vuole effettivamente realizzare viene temporaneamente sostituito da un altro fine secondario, fino a che non si verifichino le condizioni favorevoli, necessarie per manifestare quello che e` il fine reale.L'operazione della mistificazione del fine risulta in pratica molto frequente;ad essa si ricorre ogni qualvolta si ha motivo di temere che, rendendo noto ab initio il fine reale, la sua realizzazione, evidentemente non gradita, possa essere in qualche modo piu` efficacemente ostacolata;o quando si vuole attirare l'attenzione degli eventuali avversari ed impegnarne le forze nel contrastare il fine apparente, per poterli cogliere poi di sorpresa ed inpreparati nel momento in cui si manifesta il fine reale. Quest'ultima manovra costituisce, fra l'altro, il cardine di ogni strategia bellica:si mira a trarre in inganno il nemico, fingendo di attaccare un obiettivo secondario come se fosse quello principale e facendo sguarnire di forze altre zone del fronte, dove poi si lancera`, inattesa, l'offensiva vera e propria.La questione se il fine manifestato sia quello reale o sia un fine soltanto apparente, assume, quindi, un'importanza determinante per coloro i quali hanno un qualche interesse a contrastare la realizzazione del vero fine. Solo un'attenta valutazione delle motivazioni, apertamente addotte per la scelta di quel fine, o che si possono dedurre ragionevolmente dalle altre circostanze, potra` fornire validi elementi di giudizio per decidere quale sia stata la vera intenzione sottostante a quella scelta. Ma il risultato di questo esame non potra` mai dare certezze assolute, in quanto e` basato su una presunta ragionevolezza delle decisioni altrui che, di fatto, potrebbe anche mancare.
3. LA SCELTA DEL MEZZO
Una volta che si e` selezionato un fine occorre attuarlo. Piu` fattori concorrono alla realizzazione di un fine:

1) l'effettiva volonta` di dare inizio all'operazione;
2) la scelta del mezzo o dei mezzi necessari;
3) l'uso concreto di essi;
4)la perseveranza nell'opera fino al compimento del fine.
Se manca, o resta incerta a tempo indeterminato, l'intenzione di concretizzare il fine, questo rimarra` solo un pio desiderio, una scelta ideale destinata ad essere confinata nel regno dei sogni, qualcosa che si ritiene bello, giusto od opportuno fare, ma che non si ha il coraggio o la fermezza di portare a termine.Se c'e`, invece, vera determinazione, essa dara` luogo alla valutazione dei mezzi occorrenti a realizzare il fine ed alla scelta finale di quelli ritenuti piu` idonei allo scopo. Si noti che, analogamente a quanto accade per la selezione del fine, anche nella scelta individuale dei mezzi influiscono in varia misura gli stessi fattori genetici, costituzionali, ambientali ed educativi;e, in aggiunta, la scelta e` condizionata altresi` dalla disponibilita`, dalla economicita` e dalla diversa idoneita` dei mezzi possibili (concetti di cui parleremo piu` avanti), nonche` dalla maggiore o minore urgenza di conseguire il fine stabilito. Anche dopo avere individuato i mezzi piu` opportuni, il procedimento puo` ancora interrompersi sine die, se non si pon mano ad adoperarli concretamente o non si continua ad usarli fino alla completa realizzazione del fine.Ovviamente, in aggiunta alle eventuali carenze di volonta`, possono influire negativamente sul successo dell'operazione anche difficolta` impreviste ed insuperabili, sopraggiunte, per cosi` dire, in corso d'opera. In tale ultima ipotesi, non c'e` che da esaminare attentamente la natura degli impedimenti emersi ed accertare se essi precludano in maniera assoluta la continuazione dell'opera, o vi sia un qualche modo di neutralizzarli e superarli.
3.1. Disponibilita` dei mezzi. Mezzo unico, mezzi congiunti, mezzi alternativi. Mezzi individuali e mezzi collettivi.Il presupposto fondamentale per la utilizzazione di un mezzo e` la sua disponibilita`, ossia la possibilita` di accedervi e di servirsene con facilita`. Se manca la sua disponibilita`, un mezzo non puo` essere preso in considerazione, perche` e` come se non esistesse affatto. Quindi, nell'operare la scelta dei mezzi necessari a realizzare un fine, bisogna tener conto soltanto di quelli disponibili. L'individuazione di mezzi al momento non disponibili ha senso solo se si preveda una loro prossima disponibilita` e se l'attuazione del fine possa essere differita fino ad allora senza inconvenienti.All'atto di scegliere i mezzi si possono presentare i casi seguenti:

1) esiste un unico mezzo per realizzare il fine. Ad esempio, per superare un esame basta conoscere bene la materia;
2) esistono soltanto due o piu` mezzi, da adoperare congiuntamente. Ad esempio, per costruire un edificio occorrono i capitali necessari, un progetto e la licenza edilizia;

3) esistono piu` mezzi alternativi da usare, pero`, singolarmente. Ad esempio, per guadagnare del denaro,o si lavora onestamente, o si ruba;

4) esistono piu` combinazioni di mezzi congiunti, da usare alternativamente. Ad esempio, per rendere una merce competitiva sul mercato, o si riducono i costi di produzione e si diminuisce il prezzo di vendita, o si migliora la qualitý del prodotto e se ne pubblicizzano adeguatamente i maggiori pregi.
Nel caso sub 1) non vi sono problemi:se si vuole attuare il fine, non resta che scegliere forzosamente quell'unico mezzo capace di farlo.Altrettanto obbligata risulta la scelta nel caso sub 2), poiche` per realizzare il fine e` necessario adoperare congiuntamente i mezzi individuati e quelli soltanto, senza alcun'altra possibilita`.Negli altri due casi si ha, invece, una vera e propria scelta:nel caso sub 3) si tratta di valutare e selezionare tra piu` mezzi adatti allo scopo quello che si ritiene piu` conveniente;nel caso sub 4) la scelta deve avvenire tra piu` gruppi di mezzi, ciascuno dei quali e` altrettanto capace di assicurare l'ottenimento del fine.Per i fini che gli uomini si pongono piu` frequentemente, sono ormai ben noti a tutti i mezzi da impiegare per conseguirli. Prendiamo l'esempio di un poveraccio senza una lira che si proponga di procurarsi del denaro. Egli ben sa quali sono i mezzi per ottenerlo. Anzitutto lavorare;ma nessuno gli da` un lavoro;esso e` quindi un mezzo non disponibile. Chiedere un prestito;ma nessuno ormai gli fa piu` credito;e` anch'esso un mezzo indisponibile. Impegnare qualche oggetto di valore e non ne possiede piu` alcuno. Mettere su un commercio o una piccola industria e occorrono capitali che non ha. Gli si offrono ancora da scegliere i mezzi illeciti della truffa, del furto o della rapina;ma e` una persona onesta e non se la sente di adoperarli. Resta, alla fine, la sola risorsa della carita` altrui:quindi, o si umilia a chiedere l'elemosina, o deve rinunciare a procurarsi del denaro e morire di fame.Di contro, quando si vuole realizzare fini particolari ed insoliti, non esiste, gia` bella e pronta, nessuna lista dei mezzi capaci di realizzarli, a cui fare riferimento per la scelta. Allora, il quadro dei mezzi unici, congiunti o alternativi, indicato innanzi, e` ancora tutto da costruire:esso sara` soltanto l'esito finale di una lunga e laboriosa ricerca personale, intesa anzitutto a stabilire se il fine prescelto sia realizzabile, ossia, se si possa escogitare una qualche maniera per conseguirlo;si studiera` poi quale mezzo unico, o quale combinazione di piu` mezzi, si presuma idonea a raggiungere lo scopo. Si tratta, comunque, di una semplice presunzione di idoneita`, ancora tutta da provare. Non di rado, infatti, il mezzo o i mezzi scelti si rivelano, alla prova dei fatti, inefficienti ed incapaci di realizzare il fine.Il caso in questione si verifica di frequente nella ricerca scientifica, laddove, ad esempio, uno scienziato si ponga come obiettivo lo scoprire quali farmaci curino e debellino una nuova malattia mortale. In tale ipotesi, la ricerca va avanti per tentativi, in quanto il piu` delle volte i farmaci sperimentati, ossia, i mezzi usati, risultano inefficaci.Infine, come nella scelta del fine, anche quella dei mezzi puo` essere individuale, se e` opera di un solo individuo;oppure collettiva, se e` il risultato dell'unione e della collaborazione di piu` persone. E, in quest'ultimo caso, la scelta collettiva, data la pluralita` e quindi la maggiore potenzialita` dei soggetti, si traduce molto spesso nella individuazione e nell'uso di quei mezzi congiunti che risultino piu` efficaci e rapidi nella realizzazione del fine.
3.2. Idoneita` ed economicita` del mezzo Liceita` ed illiceita` del mezzo
Altro requisito essenziale del mezzo e` quello di risultare idoneo a conseguire il fine.L'idoneita` del mezzo va valutata sotto l'aspetto qualitativo e quantitativo.La qualita` del mezzo e` data dalla sua tipicita`, ossia, da quell'insieme di caratteristiche proprie che lo differenziano da ogni altro. Cosi`, se si vuole fare affermare un prodotto sul mercato (il fine) si puo` ridurne al minimo il prezzo oppure migliorarne al massimo la qualita`, adoperando due mezzi qualitativamente del tutto diversi tra loro.L'idoneita` quantitativa e` assicurata dall'uso di quella dose del mezzo indispensabile a realizzare il fine. Cosi`, un comandante non puo` pretendere di espugnare una fortezza ben fortificata, impiegando pochi soldati.Tranne i casi piu` comuni, per i quali esistono numerosi precedenti di idoneita` gia` collaudata del mezzo, tale idoneita`, sia qualitativa che quantitativa, e` sempre presunta e potra` essere convalidata o meno solo a posteriori, cioe`, dopo che il mezzo sia stato usato.Risulta connesso con l'idoneita` quantitativa il principio dell'economicita` del mezzo, secondo il quale per realizzare un dato fine va impiegata quella minima quantita` del mezzo che sia sufficiente a raggiungere lo scopo. Ogni dose in piu` usata per la bisogna rappresenta un inutile spreco, come nel caso, addirittura paradossale, di chi volesse ammazzare una mosca con una cannonata.Il principio dell'economicita` del mezzo viene di solito rapportato all'altro principio della massimizzazione del fine, in base al quale con una data quantita` del mezzo adoperato si deve conseguire la realizzazione massima del fine.I due principi citati vengono talvolta condensati nella ben nota massima "ottenere il massimo risultato con il minimo sforzo", che, al di la` dell'apparente efficacia espositiva, rappresenta soltanto un grosso nonsenso logico:non si puo`, infatti, agire nello stesso tempo sul risultato e sul mezzo, come se fossero due variabili indipendenti;o si rende massimo il risultato, considerandolo la variabile dipendente dal mezzo usato, o si rende minimo il mezzo, facendo di quest'ultimo la variabile dipendente dal risultato da conseguire. La massima va, pertanto, scissa correttamente nelle due seguenti:"ottenere il massimo risultato con un dato sforzo" e "ottenere un dato risultato con il minimo sforzo", che corrispondono ai due principi suindicati della massimizzazione del fine e della economicita` del mezzo. Diversamente si arriverebbe ad asserire assurdamente che con uno sforzo che tende a zero si otterra` un risultato che tende ad una grandezza infinita.Per finire, anche i mezzi, al pari dei fini, sono leciti o illeciti, secondo la legge, la morale o la religione e vale per essi lo stesso discorso che si e` fatto per i fini al precedente paragrafo 2.3.
4. RAPPORTO TRA LICEITA` ED ILLICEITA` DEL MEZZO E LICEITA` ED ILLICEITA` DEL FINE
Dobbiamo ora porre in relazione la liceita` o meno del mezzo usato con quella del fine da realizzare e tentare di stabilire quale giudizio finale si debba assegnare alle varie situazioni possibili.In un quadro di prima approssimazione, si possono verificare le seguenti combinazioni:
1) mezzo lecito e fine lecito. Per esempio, fare opere di carita` per aiutare il prossimo;
2) mezzo illecito e fine illecito. Per esempio, rubare per pagarsi i vizi;
3) mezzo lecito e fine illecito. Per esempio, fare l'elemosina al solo scopo di umiliare il beneficato;
4) mezzo illecito e fine lecito. Per esempio, rubare per aiutare il prossimo.
I casi sub 1) e 2) non comportano difficolta` e la valutazione e` indubbiamente positiva per il primo e negativa per il secondo.Il giudizio risulta certamente sfavorevole anche per la coppia sub 3), in quanto la sola bonta` del mezzo usato non puo` mai giustificare il fine illecito che con esso si vuole raggiungere. Tutti i dubbi e le perplessita` sorgono soltanto quando ci si trova dinanzi alla combinazione sub 4), dato anche che e` opinione di molti che "il fine giu- stifichi il mezzo". Sara` allora opportuno esaminare attentamente il caso in questione.La illiceita` del mezzo adoperato puo` consistere nella sua illegittimita`, nell'essere, cioe`, vietato da una norma di legge. Gli ordinamenti giuridici, pur non consentendo in generale l'uso di mezzi illegittimi, qualunque sia lo scopo che con essi si intende raggiungere, prevedono di solito delle deroghe per alcune situazioni particolari. Cosi`, l'istituto della "legittima difesa" giustifica, entro certi limiti, la violenza e l'offesa fisica arrecate a chi aggredisce, mettendo in pericolo l'incolumita` altrui. Nell'art.52 del Codice Penale italiano si legge, infatti, che "non e` punibile chi ha commesso il fatto (costituente reato), per esservi stato costretto dalla necessita` di difendere un diritto proprio od altrui contro il pericolo attuale di un'offesa ingiusta, sempre che la difesa sia proporzionata all'offesa".Ma, mentre la legge contempla espressamente i casi in cui il fine lecito giustifica il mezzo illecito, ben diverso si presenta, invece, il caso quando bisogna decidere la questione dal punto di vista esclusivamente morale. Innanzi tutto, il mezzo illecito usato non puo` trovare alcuna giustificazione quando era disponibile un altro mezzo lecito, idoneo anch'esso a realizzare lo stesso fine. In secondo luogo, in presenza di mezzi alternativi tutti illeciti, che risultino gli unici a poter essere adoperati, l'impiego di uno di essi sara` giustificato solo se il fine lecito da raggiungere sia obiettivamente necessario ed indilazionabile e se sia stato prescelto il mezzo illecito meno dannoso tra quelli disponibili.La giustificazione del mezzo illecito dipende, quindi, dalla sussistenza di tre precise condizioni:
1) indisponibilita` di altro mezzo lecito;
2) necessita` ed indilazionabilita` del fine lecito da realizzare;3) impiego del mezzo illecito meno dannoso.
Devesi evidenziare che l'indagine relativa alle condizioni sub 2) e 3) non riesce certamente agevole, per il rischio che si assumano su di esse decisioni in qualche modo soggettive o, comunque, non condivise da altri.Per quanto riguarda, inoltre, la condizione sub 1), va tenuto presente che l'uso di un mezzo lecito disponibile deve essere sempre preferito a quello di un mezzo illecito, anche quando quest'ultimo risulterebbe il piu` economico, secondo il principio dell'economicita` del mezzo.
4.1. Prospetto analitico dei casi possibili in relazione alla liceita` ed illiceita` di mezzi e fini
Se, per quanto gia` detto al paragrafo 3.1., teniamo presente che per realizzare un fine possiamo disporre di un mezzo unico, o di mezzi congiunti, o di mezzi unici alternativi, o di mezzi congiunti alternativi, la situazione illustrata nel quadro precedente diventa piu` complessa, ma anche piu` realistica, dando luogo al seguente prospetto, dove le combinazioni possibili sono state raggruppate secondo la valutazione positiva o negativa attribuibile a ciascuna di esse:
1) mezzo unico, mezzi unici alternativi, mezzi congiunti e congiunti alternativi: mezzi leciti, e fine lecito.
In questo caso, la distinzione dei mezzi adoperati non ha alcuna rilevanza sul giudizio positivo che si puo` assegnare alla combinazione. In altri termini, possiamo affermare che e` accettabile qualsiasi modo lecito di realizzare un fine lecito;
2) mezzo unico, mezzi unici alternativi, mezzi congiunti e congiunti alternativi, tutti illeciti, e fine illecito.
La valutazione resta totalmente negativa;
3) mezzo unico, mezzi unici alternativi, mezzi congiunti e congiunti alternativi, tutti leciti, oppure, mezzi unici alternativi, mezzi congiunti e congiunti alternativi leciti ed illeciti, e fine illecito.
Il giudizio e` sempre negativo perche` la illiceita` del fine prevale sulla liceita` totale o parziale dei mezzi;
4) mezzo unico, mezzi unici alternativi, mezzi congiunti e congiunti alternativi, tutti illeciti, oppure, mezzi unici alternativi, mezzi congiunti e congiunti alternativi leciti ed illeciti, e fine lecito.
La valutazione puo` essere ancora una volta favorevole a condizione che:
- il fine lecito da realizzare sia obiettivamente necessario ed indilazionabile; - nel caso di mezzi unici alternativi o congiunti alternativi, tutti illeciti, vengano usati il mezzo o i mezzi meno dannosi tra quelli disponibili; -nel caso di disponibilita` di mezzi unici alternativi, o di mezzi congiunti, o congiunti alternativi, leciti ed illeciti, vengano adoperati solo il mezzo o la combinazione di mezzi leciti.
In altre parole, il raggiungimento di un fine lecito e` accettabile se il fine stesso deve, comunque, essere realizzato subito;se si preferiscono i mezzi leciti, quando, ovviamente, essi siano disponibili tra gli altri;se si adoperano i meno dannosi, quando tutti i mezzi utilizzabili siano illeciti. Restano da esaminare i casi in cui la realizzazione del fine primario e` inscindibilmente accompagnata anche dal raggiungimento di fini secondari (par.2.4). Il prospetto va, quindi, cosi` completato:
5) mezzi leciti con fine primario lecito e fini secondari leciti;
6)mezzi leciti con fine primario lecito e fini secondari illeciti;
7) mezzi leciti con fine primario illecito e fini secondari leciti;
8) mezzi leciti con fine primario illecito e fini secondari illeciti;
9) mezzi illeciti con fine primario lecito e fini secondari leciti;

10) mezzi illeciti con fine primario lecito e fini secondari illeciti;

11) mezzi illeciti con fine primario illecito e fini secondari illeciti;

12) mezzi illeciti con fine primario illecito e fini secondari leciti;

13) mezzi leciti ed illeciti, con fine primario lecito e fini secondari leciti;

14) mezzi leciti ed illeciti, con fine primario lecito e fini secondari illeciti;

15) mezzi leciti ed illeciti, con fine primario illecito e fini secondari illeciti;

16) mezzi leciti ed illeciti, con fine primario illecito e fini secondari leciti.
Tranne la combinazione sub 1, senza dubbio positiva, e le combinazioni sub 8,11 e 15, del tutto negative, gli altri casi richiedono un attento esame.Al caso sub 6 si dovra` attribuire una valutazione inevitabilmente positiva solo se trattasi di liceita` secondo la legge, ossia di legittimita` del mezzo e dei fini. Se un Capo di Governo e` indiziato di reato, i giudici devono indagare su di lui, ai fini di giustizia, mettendolo sotto accusa, anche se la notizia turbera` i mercati finanziari, arrecando danni alla nazione. Nell'esempio citato, il mezzo usato dalla magistratura, l'indagine giudiziaria, e` certamente legittimo, anzi e` un atto dovuto;il fine primario da realizzare, fare giustizia, e` altrettanto legittimo quanto inevitabile;non possono, quindi, essere prese in considerazione le altre conseguenze negative connesse alla vicenda.La situazione e` diversa se la liceita` viene intesa sotto il profilo soltanto morale o religioso. In tal caso, va senz'altro valutata l'importanza dei fini secondari, che il raggiungimento del fine primario non puo` evitare di conseguire, raffrontandola con quella dello stesso fine primario e, dall'esito del paragone, puo` anche risultare l'opportunita` di rinunciare a realizzare quest'ultimo. Se, per esempio,in un periodo di crisi economica, introducendo piu` macchine nella produzione, si puo` ottenere una notevole riduzione di costi e, quindi, dei prezzi, a vantaggio dell'intera collettivita`, ma, nel contempo, si deve diminuire sensibilmente la mano d'opera occupata, colpendo categorie sociali deboli e non in grado, per la crisi in atto, di trovare un'altra occupazione, bisognera` valutare i pro ed i contro della maggiore automazione e si potra` giudicare piu` opportuno, per i danni sociali e morali che essa comporta, rinunciare per il momento all'intera operazione, rimandandola a quando la crisi sara` stata superata, o si sara` per lo meno attenuata.La combinazione sub 7 dovrebbe essere condannata a priori a causa dell'illiceita` del fine primario che intende realizzare. Tuttavia, dovendo giudicarla a posteriori, ad operazione compiuta, va ripetuto il discorso di poc'anzi:devono essere, cioe`, valutati i fini leciti secondari che essa ha pure comportato, in relazione al fine primario illecito realizzato ed il giudizio finale dipendera` da questo confronto.Nel caso sub 9 la liceita` del fine primario e dei fini secondari raggiunti puo` giustificare il mezzo illecito adoperato. Cosi`, una guerra d'invasione, che e` pur sempre un mezzo illecito, puo` essere giustificata, se si propone di liberare un popolo in schiavitu` da un'atroce dittatura, arrecandogli, altresi`, tutti i vantaggi di un regime democratico.
La tortura ed il rogo, inflitti all'eretico dalla Santa Inquisizione allo scopo di salvargli l'anima e di distogliere altri dal cadere nello stesso errore, costituiscono, invece, un prezzo troppo alto da pagare, sono, cioe`, mezzi illeciti assolutamente intollerabili.Allo stesso modo puo` argomentarsi per i casi sub 10 e 12, pure se con meno elementi favorevoli ad un giudizio positivo, data anche la presenza di fini illeciti.Infine, le combinazioni sub 13,14 e 16 danno luogo a valutazioni piu` tendenti al positivo di quelle formulate per i casi sub 9,10 e 12, considerato che, fra i mezzi adoperati congiuntamente, sono da annoverarsi anche mezzi leciti.
5. LA CONCATENAZIONE DEI MEZZI E DEI FINI
Nella maggior parte dei casi, il fine prescelto, dopo che e` stato realizzato, diventa a sua volta il mezzo per raggiungere un nuovo fine.Questa successione consecutiva di fini puo` essere solo occasionale, oppure puo` essere programmata fin dall'inizio, nell'ambito di una vera e propria strategia, studiata per realizzare gradualmente piu` obiettivi.La concatenazione dei mezzi e dei fini pone nuovi problemi etici, modificando talvolta le valutazioni gia` formulate per i casi in cui tutta l'operazione si ferma e si conclude al raggiungimento di un solo fine prefissato. Comunque, l'eventuale diversita` di giudizio puo` verificarsi soltanto quando l'insieme complessivo dei mezzi e dei fini risulta essere stato voluto e prestabilito in anticipo, dovendosi, solo allora, valutare l'intero disegno unitario di azioni e di comportamenti.In tale ipotesi, limitandoci per il momento a prendere in considerazione soltanto due fini consecutivi, occorre esaminare tutte le combinazioni possibili, elencate nel seguente prospetto:

1) mezzo lecito con fine lecito, che, a sua volta, e` mezzo lecito per un fine lecito;

2) mezzo lecito con fine lecito, che, a sua volta, e` mezzo lecito per un fine illecito;

3) mezzo lecito con fine illecito, che, a sua volta, e` mezzo illecito per un fine illecito;

4) mezzo lecito con fine illecito, che, a sua volta, e` mezzo illecito per un fine lecito;

5) mezzo illecito con fine lecito, che, a sua volta, e` mezzo lecito per un fine lecito;

6) mezzo illecito con fine lecito, che, a sua volta, e` mezzo lecito per un fine illecito;

7) mezzo illecito con fine illecito, che, a sua volta, e` mezzo illecito per un fine lecito;

8) mezzo illecito con fine illecito, che, a sua volta, e` mezzo illecito per un fine illecito.
Sgombriamo, innanzi tutto, il campo dalle due combinazioni estreme sub 1) e 8):la prima e` ovviamente positiva, come, ad esempio, lavorare intensamente per guadagnare piu` denaro da destinare ad opere di bene;la seconda e` senz'altro negativa, come nel caso di chi ammazza per derubare la vittima, utilizzando poi il denaro per fare una vita di stravizi.Tipi particolari di concatenazione sono dati dalla 2) e dalla 4).La combinazione sub 2) sarebbe accettabile nella prima meta` (mezzo lecito con fine lecito), se la sua continuazione (mezzo lecito con fine illecito) fosse soltanto occasionale e non facesse parte di un'intera operazione appositamente predisposta. Prendiamo, ad esempio, il caso di chi lavora intensamente per accumulare la somma necessaria ad alimentare un vizio vergognoso. Se l'intento era questo fin dall'inizio, tutta l'operazione e` da riprovare e da rigettare decisamente;se, invece, il vizio e` subentrato solo successivamente ed il denaro guadagnato onestamente e` stato destinato poi a quello scopo, la combinazione si scinde nelle sue due parti, di cui la prima e` lecita (lavorare per guadagnare) e la seconda illecita (spendere il denaro per coltivare il vizio).Ma, per esprimere un giudizio fondato, il vero problema e` quello di stabilire con certezza se si e` in presenza di una concatenazione di eventi gia` programmata o soltanto occasionale. E, tranne quando vi sia una confessione del responsabile, l'accertamento, pur potendo avvalersi di indizi vari, molto difficilmente potra` portare ad una indiscussa verita`. Di contro, per la combinazione sub 4 il giudizio dovra` essere completamente opposto a quello espresso poc'anzi:negativo per la prima parte (mezzo lecito con fine illecito), se il raggiungimento del secondo fine lecito e` del tutto occasionale, come nel caso di chi presta aiuto finanziario ad un poveretto quasi alla disperazione, al solo scopo di umiliarlo, anche se la grave umiliazione subita induce poi il beneficato a riacquistare la propria dignita`, ridandogli fiducia in se stesso e nuova energia per superare il momento critico;positivo per l'intera concatenazione,se essa e` stata volutamente predisposta per realizzare proprio l'ultimo fine, quello del recupero di un essere umano.Del tutto negativa e` la valutazione del caso sub 3, atteso che la illiceita` del primo e del secondo fine prevale senz'altro sulla liceita` del primo mezzo adoperato.Analogo giudizio negativo vale anche per la combinazione sub 6, se e` stata appositamente programmata, visto che il primo fine lecito, ottenuto con un mezzo illecito, viene usato, a sua volta, come mezzo per realizzare il secondo fine illecito;va, ad esempio, condannato chi ruba del denaro per curare una donna malata con il secondo fine di avviarla alla prostituzione, dopo la guarigione. Ma se il successivo prostituirsi della donna e` del tutto occasionale e non voluto dall'inizio, l'averla curata con i proventi del furto puo` trovare giustificazione, sia pure alle condizioni indicate nel par.4.Alle stesse condizioni, puo` essere giustificata anche la combinazione sub 5, considerata la liceita` dei due fini consecutivi che si propone di realizzare. Cosi`, puo` essere accettabile che si rubi del denaro ad un ricco per curare un figlio gravemente malato e che, a causa del lungo periodo di assenza, rischia di perdere il posto di lavoro, unica fonte di sostentamento per se` e la propria famiglia.Piu` ardua appare la valutazione nel caso sub 7:senz'altro negativa (mezzo illecito con fine illecito), se il prosieguo dell'operazione fino al raggiungimento del secondo fine lecito e` del tutto occasionale;ove poi la combinazione sia stata programmata, deve essere considerata la gravita` delle illiceita` in gioco, ponendola a raffronto con la bonta` del secondo fine lecito e, solo da questa comparazione, potra` trarsi il giudizio positivo o negativo finale, che resta pur sempre soggettivo. Ad esempio, e` certamente da riprovare chi ammazza un uomo con lo scopo di farne ereditare le cospicue sostanze da un lontano parente in estremo bisogno. Invece, e` giustificabile l'uccisione di alcuni attentatori, in procinto di provocare una strage di massa. E` dubbio, infine, che possa essere giustificata un'azione bellica, che si sapeva avrebbe comportato il sacrificio di molti soldati, voluta allo scopo di sventare un attacco nemico in un settore debole del proprio fronte, quando il servizio informazioni lo indicava come poco probabile.
5.1. Il presupposto
All'inizio del paragrafo precedente abbiamo detto che, nella concatenazione dei fini, il primo fine realizzato si traduce spesso nel mezzo necessario per raggiungere il fine successivo.Ma, talvolta, il primo scopo conseguito costituisce soltanto il presupposto indispensabile per continuare l'operazione, non potendo di per se` essere usato come mezzo. Riesce illuminante in proposito l'esempio citato per il caso sub 6 del predetto paragrafo 5, di colui, cioe`, il quale ruba del denaro per curare una donna malata, con il secondo fine di avviarla alla prostituzione, una volta guarita. Certamente, il recupero delle buone condizioni di salute da parte della donna non puo` essere adoperato come mezzo per indurla a prostituirsi. Il benessere fisico rappresenta soltanto il presupposto per poter intraprendere una qualsiasi attivita`, inclusa quella di fare mercimonio del proprio corpo. Ben altri mezzi occorreranno, quindi, per soffocare gli scrupoli morali della donna, vincerne i naturali pudori e persuaderla a quella vita di vizio.Risulta necessario, percio`, distinguere chiaramente il concetto di "presupposto", che puo` essere definito come "quello stato di cose la cui sussistenza condiziona l'inizio di un nuovo atto o fatto". Cosi`, la vendita di una cosa e` possibile sulla base del presupposto che il venditore ne abbia la proprieta`;un bene puo` essere assicurato contro determinati rischi col presupposto che tali rischi sussistano realmente. Nell'ipotesi della concatenazione di mezzi e fini, quando uno dei fini raggiunti costituisce solo il presupposto necessario per poter realizzare, ma con altri mezzi, un nuovo fine, occorre valutare anche la liceita` del presupposto. Comunque, e` sufficiente la presenza di presupposti nella catena per confermare la continuita` e la unicita` dell'intera operazione:l'avere concretizzato, infatti, come fine un semplice presupposto rivela che si sono volute assicurare le condizioni indispensabili al raggiungimento di un fine successivo e che vi e`, quindi, il disegno, preordinato sin dall'inizio, di realizzare piu` fini consecutivi.

5.2. La concatenazione dei mezzi e dei fini primari e secondari
Nell'ambito della concatenazione dei mezzi e dei fini, vogliamo ora integrare la casistica esposta nel paragrafo precedente tenendo conto che i primi ed i secondi fini possono essere anche accompagnati dalla realizzazione di fini secondari leciti o illeciti. In base ad un mero criterio combinatorio abbiamo ben 32 casi che, per il momento, ci limitiamo a riportare nel seguente prospetto:
____________________________________
| N°|1°mezzo|1°fine prim.e sec.|2°fine prim.e sec.|
---------------------------------------------------------------
| 1) lecito lecito + lecito lecito + lecito |
¶ 2) lecito lecito + lecito lecito + illecito ¶
¶ 3) lecito lecito + illecito lecito + lecito ¶
¶ 4) lecito lecito + illecito lecito + illecito ¶
¶ 5) lecito lecito + lecito illecito + lecito ¶
¶ 6) lecito lecito + lecito illecito+illecito ¶
¶ 7) lecito lecito + illecito illecito + lecito ¶
¶ 8) lecito lecito + illecito illecito+illecito ¶
¶ 9) lecito illecito + lecito illecito + lecito ¶
¶10) lecito illecito + lecito illecito+illecito ¶
¶11) lecito illecito+illecito illecito + lecito ¶
¶12) lecito illecito+illecito illecito+illecito ¶
¶13) lecito illecito + lecito lecito + lecito ¶
¶14) lecito illecito + lecito lecito + illecito ¶
¶15) lecito illecito+illecito lecito + lecito ¶
¶16) lecito illecito+illecito lecito + illecito ¶
¶17) illecito lecito + lecito lecito + lecito ¶
¶18) illecito lecito + lecito lecito + illecito ¶
¶19) illecito lecito + illecito lecito + lecito ¶
¶20) illecito lecito + illecito lecito + illecito ¶
¶21) illecito lecito + lecito illecito + lecito ¶
¶22) illecito lecito + lecito illecito+illecito ¶
¶23) illecito lecito + illecito illecito + lecito ¶
¶24) illecito lecito + illecito illecito+illecito ¶
¶25) illecito illecito + lecito lecito + lecito ¶
¶26) illecito illecito + lecito lecito + illecito ¶
¶27) illecito illecito+illecito lecito + lecito ¶
¶28) illecito illecito+illecito lecito + illecito ¶
¶29) illecito illecito + lecito illecito + lecito ¶
¶30) illecito illecito + lecito illecito+illecito ¶
¶31) illecito illecito+illecito illecito + lecito ¶
¶32) illecito illecito+illecito illecito+illecito ¶
¶__________________________________¶

Dall'esame del prospetto si rileva che:

-le combinazioni 3-13, 8-10, 19-25 e 24-30 si differenziano soltanto per l'inversione della liceita` o illiceita` del primo fine principale rispetto a quella del fine secondario;-le combinazioni 4-7, 2-5, 9-14, 11-16, 18-21, 20-23, 26-29 e 28-31 si differenziano per la stessa inversione, relativa pero` al secondo fine principale e secondario.
Se valutiamo con il segno positivo la liceita` e con il segno negativo la illiceita` sia del mezzo, sia dei fini primari e secondari, le combinazioni da 1) a 8) riportano gli stessi segni positivi o negativi per i fini primari e secondari, ossia, il 1° fine primario ed il 1° fine secondario sono ambedue leciti o illeciti e lo stesso avviene per il 2° fine primario ed il 2° fine secondario;esse non si diversificano, pertanto, dai casi sub 1)/8) esposti nel precedente paragrafo 5 e ricevono un'analoga valutazione etica.Un fatto nuovo si affaccia, invece, per le combinazioni da 9) a 12), laddove il primo fine principale puo` essere lecito, mentre il fine secondario, che si realizza inevitabilmente con esso, e` illecito, o viceversa.Sappiamo che nella strategia dei mezzi e dei fini consecutivi, il primo fine, una volta realizzato e se non concretizza un presupposto, viene adoperato come mezzo per raggiungere il secondo fine e, poiche` qui ci troviamo di fronte a due primi fini di segno etico opposto, il primario ed il secondario, viene da chiedersi quale dei due sia poi utilizzato come mezzo per arrivare al secondo fine. Ne` vale a dirimere la questione la circostanza che, essendo stato scelto un determinato fine primario, sia necessariamente questo a dover essere usato come mezzo per l'ulteriore secondo fine, anche perche`, conoscendosi in anticipo quale fine secondario si accompagnera` alla realizzazione del fine primario dichiarato, non e` possibile stabilire con certezza quello che il soggetto ritenga effettivamente il primario:puo` esservi, infatti, una motivazione pseudo morale nell'indicare come primario il fine lecito, quando, di fatto, si intende adoperare l'altro fine, l'illecito, per conseguire il secondo obiettivo.Si comprende facilmente, quindi, che la questione e` determinante per la valutazione etica dell'intera strategia. Nel caso, ad esempio, della 11), laddove viene impiegato un mezzo illecito per realizzare un fine primario lecito ed un fine secondario illecito, se e` quest'ultimo ad essere di fatto utilizzato come mezzo per raggiungere il secondo fine lecito, diventa piu` difficile giustificare con la bonta` dell'obiettivo finale i due mezzi illeciti usati. Infine, per i casi da 13) a 20), la liceita` di ciascuna combinazione dipende soltanto dalla liceita` o meno del secondo fine;non di quello dichiarato come primario, bensi` del fine, anche secondario, che si e` inteso realizzare effettivamente a conclusione della intera operazione. Percio`, tutte le combinazioni in parola dovrebbero essere rigettate, se fosse illecito il fine ultimo che, in realta`, esse si propongono di realizzare.
5.3. La strategia di piu` fini consecutivi
Finora, per motivi di semplificazione, abbiamo limitato lo studio della concatenazione dei mezzi e dei fini a quella che si propone la realizzazione di solo due fini consecutivi.Ma, di regola, la strategia dei mezzi e dei fini viene applicata generalmente per il raggiungimento graduale di piu` fini successivi.Tuttavia, in pochi casi, il piano iniziale prevede la proiezione in tempi lunghi di tutti gli obiettivi da realizzare, sia perche` non si dispone in anticipo degli elementi di giudizio necessari a stabilirne la necessita` o la convenienza, sia perche` cambiano nel tempo le circostanze che ne rendevano inizialmente utile la realizzazione.Di solito, la strategia si propone un certo numero di fini da conseguire in tempi brevi o medi, modificandosi man mano che essi vengano realizzati o meno ed estendendo gradatamente il proprio raggio d'azione a tempi piu` lunghi, solo in relazione ai fini gia` raggiunti.Si puo`, quindi, valutare sotto il profilo etico soltanto un gruppo di fini consecutivi alla volta;non e` possibile, invece, esprimere un giudizio globale su tutti i fini che sono stati posti e conseguiti nell'arco di un periodo di tempo molto lungo, in quanto essi non sono attribuibili ad un disegno unico iniziale.Ad ogni modo, anche la valutazione per gruppo, per tutte le difficolta` e le complicazioni esposte nei paragrafi precedenti, diventa sempre piu` ardua, in proporzione al numero di fini che fanno parte del gruppo stesso.Solo nell'ambito della mera legittimita` (liceita` secondo la legge) e` dato incontrare piani pluriennali, predisposti in genere da enti pubblici o societa`, che mirano a realizzare consecutivamente molteplici obiettivi a lungo termine;ma simili programmazioni, a carattere per lo piu` socio-economico, si prestano soltanto a critiche di natura tecnica, restando ovviamente sempre positivo il giudizio sulla loro liceita`.
6. ASPETTI PARTICOLARI DEL RAPPORTO MEZZO-FINE
6.1. Gli accordi
Abbiamo gia` detto che la scelta del mezzo e del fine puo` essere anche collettiva e, in tal caso, essa puo` assumere la forma dell'accordo. L'accordo e` un particolare tipo di concatenazione, dove il primo fine principale da conseguire e` sempre la comunione delle volonta` singole, che viene poi adoperata per stabilire e realizzare i fini successivi.Di solito, si ricorre all'accordo quando si ha motivo di ritenere che altri possano intralciare i progetti che si intende realizzare;di qui l'opportunita` di avviare con essi una trattativa che si conclude, in genere, con un compromesso:si cerca, cioe`, di contemperare le volonta` inizialmente contrastanti delle parti. A meno che non si riesca a persuadere gli interlocutori ad accettare il fine a cui prima si opponevano. Oltre che per la scelta del fine, l'accordo puo` intervenire anche per la individuazione del mezzo idoneo a realizzarlo, quando esiste disparita` di pareri in proposito.In ogni caso, il risultato degli accordi e` sempre quello di stabilire un fine comune e/o il mezzo piu` adatto per conseguirlo.
6.2. I contratti
Una forma particolare di accordo fra le parti e` costituita dai contratti i quali rappresentano il modo legale, previsto da tutti gli ordinamenti giuridici, per realizzare i fini piu` comuni della vita individuale e sociale. Numerosi ne sono gli esempi tipici:il contratto di compravendita di beni mobili ed immobili, il contratto di lavoro, quello di locazione, di assicurazione, etc.I contratti hanno tutti una caratteristica in comune:
l'inversione fra le parti del fine con il mezzo.Prendiamo, ad esempio, il contratto di compravendita:
con esso l'acquirente si propone il fine di ottenere la proprieta` di un bene che intende conseguire col mezzo del pagamento del relativo prezzo;di contro, il fine del venditore e` proprio quello di incassare il prezzo pattuito, adoperando come mezzo la cessione della proprieta` del bene. Cosi`, ancora, nel contratto di lavoro una parte, l'aspirante lavoratore, mira come fine ad ottenere un salario e si serve, come mezzo per realizzarlo, dell'offerta della sua prestazione lavorativa;mentre l'altra parte, il datore di lavoro, vuole quest'ultima come fine ed usa, come mezzo per averla, l'offerta della retribuzione.Il che dimostra ancora una volta che non esiste una categoria a se` stante di fini, distinta da una categoria di mezzi, ma che i fini ed i mezzi sono intercambiabili tra loro a seconda delle circostanze ed esiste, quindi, soltanto una categoria unica di fini- mezzi.
6.3. I fini illegittimi
Veniamo ora ad illustrare un'altra peculiarita`:quella dei fini illegittimi, ovvero illeciti perche` contrari alla legge. Orbene, i fini illegittimi non risultano mai espressamente vietati da una norma.Gli articoli del codice penale si esprimono al riguardo seguendo sempre lo stesso schema:"Chiunque....(segue l'indicazione dell'azione o comportamento illegittimo) e` punito con....(segue l'indicazione della pena comminata per quel reato)".Ad es., l'art.575 (Omicidio) cosi` recita:"Chiunque cagiona la morte di un uomo e` punito con la reclusione non inferiore ad anni ventuno";e per l'art.430 (Disastro ferroviario):"Chiunque cagiona un disastro ferroviario e` punito con la reclusione da cinque a quindici anni";e cosi` via.Appare evidente, quindi, che l'ordinamento giuridico ha voluto cosi` tutelare il diritto della persona alla massima liberta` di azione, limitandosi soltanto ad avvertire che il porre in essere alcuni determinati comportamenti (quelli previsti come illegittimi) e` seguito costantemente dall'applicazione di una pena a carico del responsabile.In altri termini, riferendoci agli articoli citati, e` come se il codice dicesse:chi vuole cagionare la morte di un uomo o un disastro ferroviario, e` libero di farlo;ma sappia che sara` condannato a tot anni di reclusione.In effetti, la legge ha seguito la stessa distinzione tra fine primario e fine secondario necessario,da noi menzionata nel paragrafo 2.5, mettendo in tutta evidenza nel codice penale che chi si propone il fine primario di commettere un reato conseguira` inevitabilmente anche il fine secondario di essere punito.
7. CONCLUSIONI
L'analisi condotta sul rapporto di mezzo e fine, ne ha evidenziato la loro estrema complessita` e varieta`.Si sono precisati i diversi tipi di fini e di mezzi e le loro peculiarita`, mettendo in luce tutta l'ampia gamma di combinazioni a cui essi danno luogo.Particolare attenzione si e` dedicata alla strategia dei fini consecutivi, considerata il meccanismo abituale della programmazione umana.Ma il punto saliente dell'intera disamina e` stato dato dalla valutazione etica delle diverse situazioni che e` possibile incontrare.Pur ribadendo che in fatto di morale i giudizi sono sempre piuttosto soggettivi, si e` cercato di razionalizzare i casi esaminati, trattandoli, cioe`, con il criterio universale della connessione logica e facendo prevalere, piu` che altro, il buon senso dell'uomo comune. Cosi`, in questa linea di pensiero e` stato affrontato il ben noto e discusso principio che "il fine giustifica il mezzo", indicando le precise condizioni a cui esso deve essere assoggettato affinche` possa essere accettato come valido.Si sono, inoltre, colti alcuni spunti, quanto meno curiosi, di alcuni tipi di rapporto come i contratti, accennando, altresi`, alla particolare visione che il codice penale da` ai fini illegittimi.Ne e` venuto fuori un quadro complessivo, non scevro di una qualche sistematicita`, che non ha certamente potuto esaurire una materia tanto ricca di aspetti e di connessioni, ma che si spera possa servire da base di partenza per ulteriori e piu` approfonditi studi sull'argomento.Non si ha affatto la pretesa di avere esaurito un argomento cosi` fondamentale e tanto ricco di aspetti e di connessioni, ma si nutre la modesta speranza che l'attenzione ad esso dedicata valga a risvegliare l'interesse del mondo culturale, contribuendo ad un suo maggiore approfondimento e sviluppo.


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