FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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BREVE LESSICO DI FILOSOFIA DEL LINGUAGGIO

Massimiliano Griner




: operatore modale di possibilità, "è possibile che". A equivale a N A.

A-verita' (verità analitica): si dice che una espressione gode di A-verità quando è valida in tutte le descrizioni di stato che soddisfano opportuni postulati di significato.

Analitico: una asserzione è analitica se e solo se è vera in virtù delle sole regole linguistiche, senza alcun ricorso all'indagine empirica (Bonomi: 250).

Argomento della traduzione (Church): una analisi attendibile di un enunciato deve fornire un sinonimo; le buone traduzioni mantengono la sinonimia, e perciò le traduzioni di un enunciato e delle sue analisi debbono essere sinonime dei rispettivi originali, di conseguenza sinonime tra loro: ma ciò non accade se non sono in grado di comunicare lo stesso senso.

Attuale re di Francia è calvo (L'): a) Russell lo ritiene falso; b) secondo la teoria dell'oggetto prescelto di Frege e Carnap, ogni d.d.i. va trattata come se descrivesse in modo univoco qualche oggetto prescelto, e quindi è vera; c) secondo la teoria fregeana delle "lacune dei valori di verità" ripresa da Strawson, ha significato, ma non descrive niente, e l'enunciato ha significato, ma non ha valore di verità.

Bedeutung: vedi denotazione.

Composizionalità, principio di (Frege, Carnap): "Sia B una espressione contenente una o più occorrenze di una espressione A, e sia B' un'espressione ottenuta da B sostituendo ad A, in qualcuna delle sue occorrenze, un'altra espressione A'. Allora, se A e A' hanno lo stesso senso, anche B e B' hanno lo stesso senso".
Frege, pur di conservare il principio, deve ammettere la relatività rispetto al contesto delle Bedeuteungen e dei Sinne, e quindi introdurre i cosidetti contesti indiretti; Carnap, rinuncia al principio di composizionalità delle estensioni, può conservare quello di composizionalità delle intensioni, senza quindi dover assumere che esse variino da un contesto ad un altro.

Comprensione: comprensione (logica e/o verbale) di una proposizione, secondo Schlick, consiste senza residui nel sapere come la proposizione in questione potrebbe essere verificata (non che è verificata). La conoscenza del modo in cui una proposizione potrebbe essere verificata non è dunque qualcosa di ulteriore rispetto alla sua comprensione (logica e/o verbale) ma è anzi identica a essa (Schlick, in Bonomi: 76).
Così Carnap, secondo cui "comprendere un enunciato è lo stesso che sapere sotto quali condizioni esso sarebbe vero" (AAVV: 65). Anche il primo Wittgenstein, che nel Tractatus osserva: "Comprendere una proposizione vera vuol dire sapere che accada se essa è vera" (4.024) e "La proposizione è l'espressione delle sue condizioni di verità" (4.431).

Condizione di verità di un enunciato semplice (Tarski): l'enunciato N è vero in L se e solo se E. Tale condizione è definita Convenzione V.

Concetto: in Frege il concetto è un ente astratto, insaturo, è una funzione i cui valori sono i valori di verità. Così ad esempio il significato del predicato "essere rosso" sarà la funzione R tale che, per ogni argomento a, R(a) = VERO se a è un oggetto rosso, e R(a) = FALSO altrimenti; il significato del predicato "essere un numero primo" sarà la funzione P che, per ogni argomento a, P(a) = VERO se a è un numero primo e P(a) = FALSO se a non è un numero primo. In generale, se l'estensione di un certo predicato è l'insieme I, la Bedeutung di quel predicato sarà la funzione F che, per ogni argomento a, F(a) = VERO se a è un elemento di I, e F(a) = FALSO altrimenti.

Conoscenza: connessione di un pensiero (Gedanke) con la sua denotazione, ossia con il suo valore di verità.

Consistenza: sinonimo di coerenza.

Contesto indiretto: contesto aperto, in seno ad una espressione, dalla presenza, nella frase principale, di verbi come "credere", "pensare", etc., oppure dalla presenza di operatori modali, come "è necessario che", "è possibile che", etc.

Contesto opaco: contesto "aperto" dall'uso delle virgolette, da subordinate rette da verbi epistemici (credere, volere. desiderare, sapere, etc.), o da modalità ("è necessario che...", "è possibile che...". I contesti opachi generano i maggiori e più spinosi problemi che una qualsiasi teoria semantica deve affrontare.
Il fatto che cose come la nozione di necessità come analiticità, o la logica modale quantificata, la sinonimia e la distinzione tra analiticità e sinteticità generano contesti opachi, o indiretti, ha indotto Quine a rigettare in toto tutti questi concetti, di natura intensionale.

Definizione: la stesso cosa di determinazione univoca: ad esempio " x3 = 2 definisce la radice cubica del numero 2" (Bonomi: 425).

Definizione ostensiva: nella sua forma più semplice, una d.o. è un gesto di indicazione combinato con la pronuncia della parola, come quando si insegna ad un bambino la significazione del suono " azzurro" mostrandogli un oggetto azzurro (Schlick, in Bonomi: 74).

Denotazione (Bedeutung): la denotazione di un termine singolare è il denotatum, la denotazione di un enunciato è il suo valore di verità, la denotazione di un predicato è un concetto-funzione, i cui valori sono i valori di verità.

Denotazione indiretta (ungerade Bedeutung): quando un enunciato figura come parte di un enunciato complesso, in un contesto retto da verbi come "credere", " sapere", "sperare", ecc., o da espressioni modali (necessariamente, possibilmente, ecc.), il significato di un enunciato viene ad essere quello che di solito è il suo senso, vale a dire il pensiero che l'enunciato, preso in isolamento, esprime (Casalegno: 34).

Descrizione di stato (Carnap): dato un linguaggio L, una descrizione di stato in L è un insieme D di enunciati di L tale che 1) per ogni enunciato atomico A, D contiene o A o la sua negazione; 2) se A è contenuto in D, la sua negazione non è contenuta in D; 3) tutti gli elementi di D sono enunciati atomici o negazioni di enunciati atomici.
Le descrizioni di stato rappresentano i mondi possibili di Leibniz, o i possibili stati di cose di Wittgenstein.
Grazie alle descrizioni di stato in L, possiamo rappresentare tutte le possibili distribuzioni sugli individui nominati dalla costanti individuali di L delle proprietà e relazioni espresse dalle costanti predicative di L.
Un enunciato A vale in una descrizione di stato D se l'ipotesi che siano veri gli enunciati di cui D è costituita implica la verità di A.
Chiameremo L-veri gli enunciati di L che valgono in tutte le descrizioni di stato in L.
Carnap si avvide in un secondo momento che la descrizione di stato così pensata conteneva un grave errore. Prendiamo la frase:
Se Angelo è scapolo, allora Angelo non è sposato.
La verità di questa frase è indipendente da fatti extralinguistici: essa è vera semplicemente in virtù del fatto che in italiano scapolo significa "maschio adulto non sposato"; tuttavia per essere vera logicamente, dovrebbe essere vera in tutte le descrizioni di stato. Essa è traducibile con SCAPOLOa SPOSATOa. E' ovvio che tale espressione non vale in tutte le descrizioni di stato, e per l'esattezza non vale in quella in cui compaiono SCAPOLOa e SPOSATOa.
L'errore di Carnap è stato quello di non rendersi conto che non tutte le descrizioni sono possibili. Una che contenga SCAPOLOa e SPOSATOa non lo è di fatto.
In Meaning Postulates, del 1952, Carnap torna a dare importanza al significato di parole come "scapolo" e "sposato", che compaiono nella frase incriminata (e in quelle che le assomigliano). Una frase come Se Angelo è scapolo, allora Angelo non è sposato sarà allora detta analitica, ma non più logicamente vera: un esempio di analitica e logicamente vera è invece Angelo è scapolo oppure Angelo non è scapolo.

Descrizione definita:
- secondo Searle le d.d., al pari dei n.p. ma in forma molto diversa, possono produrre vaghezza, nel loro uso referenziale. Per esempio è lecito dire che "questo è l'uomo che fu il maestro di Alessandro" implica logicamente che questo oggetto è spazio-temporalmente continuo con l'uomo che fu maestro di Alessandro in un altro [cronotopo]: ma si potrebbe anche argomentare che la continuità spazio-temporale di quest' uomo è una caratteristica contingente e non un criterio di identità (Bonomi: 256)

Descrizione definita impropria: d.d. che non si riferisce ad un unico oggetto esistente: ad esempio: "L'attuale re di Francia è calvo".

Descrizione definita propria: d.d. che si riferisce ad un unico oggetto esistente.

Descrizione definita secondaria: si dice che una d.d. ha una occorrenza secondaria quando la d.d. figura in una proposizione p che è un semplice costituente della proposizione presa in esame, e la sostituzione della d.d. deve essere effettuata in p, non già nell'intera proposizione in questione (Bonomi: 191)
Esempio:
Giorgio IV voleva sapere se Scott era l'autore di Waverly
è espressione ambigua: può significare due cose diverse, a seconda del ruolo della d.d. "l'autore di Waverly", che
ha occorrenza primaria in:
Giorgio IV voleva sapere se uno e un solo uomo scrisse Waverly, e se Scott era quell'uomo
e ha occorrenza secondaria in:
Uno e un solo uomo scrisse Waverly, e Giorgio IV voleva sapere se Scott era quell'uomo

Descrizione indefinita: "un uomo", etc.

Designatore rigido: (semantica dei mondi possibili, Hintikka) termine individuale che, come le variabili, designa lo stesso oggetto in tutti i mondi possibili. Solo i designatori rigidi si riferiscono ad individui autentici, e in relazione ad essi i contesti opachi risultano trasparenti: se infatti a e b denotano lo stesso oggetto in tutti i mondi possibili, F(a) è vero in tutti i mondi possibili se e solo se lo stesso vale di F(b), ossia il primo è necessario se e solo se lo è anche il secondo.

Designatum di un segno: ciò di cui ci si rende conto in virtù di un segno; un tipo di oggetti o una classe di oggetti (Morris, in Bonomi: 512).

Enunciato in L'': è un enunciato in L'' qualsiasi formula di L'' in cui tutte le variabili compaiono vincolate, cioè nel campo di azione di un quantificatore.

Esperienza originaria: secondo Carnap, l'esperienza originaria, prima della sua articolazione nella prima persona del soggetto, è senza soggetto. Il "solipismo metodologico" adottato in Der logische Aufbau der Welt è solo una metodologia con cui costruire tutti i oggetti a partire dai dati elementari, gli Eigenpsychische Gegenstaende. Su posizioni simili si trovava il primo Wittgenstein, secondo cui "i dati immediati non hanno proprietari". (Schlick, in Bonomi: 91).

Estensione: estensione di un enunciato è il suo valore di verità, estensione di un termine individuale è l'entità che denota; estensione di un predicato è la classe delle entità a cui un predicato è applicato.
(Esempio: l'estensione dell'enunciato "Roma è una capitale" è il VERO; l'estensione di "l'autore di La variante di Lüneburg" è Maurensig; l'estensione del predicato "rosso" è la classe delle cose rosse).

Estensionale, espressione: espressione la cui estensione è determinata completamente dalle estensioni delle parti. Non estensionali sono quelle espressioni che non sono determinate completamente dalle estensioni delle parti. Ancora, pure un linguaggio può essere, secondo Carnap, estensionale, purché tutte le sue espressioni siano estensionali.

Fionda, argomento della (Quine): argomento con cui Quine, nel 1953, dimostrò che in un linguaggio depurato da contesti opachi si hanno solo occorrenze vero-funzionali di enunciati in seno ad altri enunciati o, per contrapposizione, che una occorrenza non vero-funzionale comporta che venga meno la legge di Leibniz. La fionda mostra che in assenza di contesti opachi la politica estensionale regge perfettamente.

Gancio: "gancio a cui appendere descrizione/i" è il modo con cui Searle definisce il nome proprio.

Indicale: termine tipo i pronomi personali, i dimostrativi, molti avverbi di tempo e di luogo, la cui denotazione non può essere stabilita una volta per tutte ma dipende dal contesto che è usato. Di per sé un indicale non possiede né intensione né estensione, e quindi per determinarne il significato occorre una analisi supplementare (ulteriore rispetto sia alla intensione che alla estensione). Kaplan aggiunse ad ogni espressione, nell'ambito della semantica dei mondi possibili, una ulteriore funzione (che appunto risponde alle esigenze di una analisi più accurata): cioè il carattere. Il carattere è una funzione che ha come argomento i contesti e come valori le intensioni.

Intensione: intensione di un enunciato è la proposizione che lo esprime, intensione di un termine individuale è il concetto individuale relativo, intensione di un predicato è la proprietà che esso delinea.
(Più specificamente: la proposizione espressa da un predicato A, cioè l'intensione di A, può essere identificata con l'insieme delle descrizioni di stato in cui vale A; il concetto individuale, cioè l'intensione di un termine individuale t, può essere espresso come una certa funzione che associa ad ogni descrizione di stato una costante individuale; infine, la proprietà espressa da un predicato P, cioè l'intensione di P, può essere identificata con la funzione che ad ogni costante individuale c associa l'insieme delle descrizioni di stato in cui vale Pc).

Intensionali, espressioni: espressioni non-estensionali in cui si può sostituire una parte con un'altra L-equivalente senza che l'intensione del tutto muti. Un linguaggio, per essere detto a sua volta intensionale, deve essere costituito solo da espressioni non-estensionali. Tuttavia, questo non significa, come bene ha sottolineato Carnap, che tutti i linguaggi non-estensionali siano tout court intensionali.
Per esempio, se un linguaggio contiene qualcosa come il verbo "credere", non è intensionale: in esso potrebbero comparire due espressioni come:
Giovanni crede che A
e
Giovanni crede che B
possono avere valori di verità diversi (e dunque intensioni diverse) quantunque A e B siano L-equivalenti.

Intepretazione: collocazione di un enunciato in seno ad un tipo particolare di linguaggio. L'espressione:
L'enunciato "la neve è bianca" è vero
risulta inadeguata perché non interpretata. Una possibile interpretazione trasformerebbe l'enunciato in questo modo:
L'enunciato "la neve è bianca" è vero nella lingua italiana
(Tarski).

Io (unicità dell'): "l'errore di Berkeley e di Schopenhauer - secondo Schlick - fu quello di confondere l'unicità della posizione dell'io, che è un fatto empirico, con una verità logica a priori, o piuttosto di sostituire questa a quella" (Schlick, in Bonomi: 91).

Isomorfismo intensionale: due enunciati sono intensionalmente isomorfi se sono costruiti nella stessa maniera a partire da componenti primitivi L-equivalenti tra di loro.
Esempio: VI è maggiore di V, e 6 è più grande di 5; mentre 4 + 2 è maggiore di 5 non lo è, dal momento che 4 + 2 non ha la stessa struttura logica di una costante come 6.

L-equivalenza: diciamo che due espressioni A e B sono L-equivalenti se e solo A e B hanno la stessa estensione e se, inoltre, ciò dipende esclusivamente dal significato di A e B.
Esempio:
A potrebbe essere: Angelo è piemontese e Bianca non è piemontese
e B potrebbe essere: Bianca non è piemontese e Angelo è piemontese.

Lingua formalizzata: una lingua in cui è possibile isolare i termini primitivi, gli enunciati, isolare negli enunciati gli assiomi, e formulare le regole di inferenza con cui sia possibile dedurre i teoremi dagli assiomi (Tarski, in Bonomi: 426).

Lingua perfetta: lingua in cui la forma logica di un qualsiasi suo enunciato, secondo Kaplan, rispecchia la sua forma grammaticale (Bonomi: 394).

Linguaggio formale (L'): è composto dai seguenti elementi: costanti individuali, costanti predicative, connettivi. Vigono inoltre le seguenti clausole:
1) ogni enunciato atomico di l'è un enunciato di L';
2) se A è un enunciato di l'allora anche A è un enunciato di L';
3) se A e B sono enunciati di l'allora anche A B è un enunciato di L'
4) se A e B sono enunciati di l'allora anche A V B è un enunciato di L';
5) se A e B sono enunciati di L', allora anche A B è un enunciato di L'
6) se A e B sono enunciati di L', allora anche A B è un enunciato di L'.

Per definire vero in l'si adotterà una sorta di principio di composizionalità come richiesto da Frege: prima si forniranno condizioni necessarie e sufficienti per la verità degli enunciati atomici, poi per la loro negazione, poi per la composizione, mediante connettivi, di due enunciati atomici uniti in uno complesso, e così via fino ad esaurire tutti i possibili (infiniti) enunciati di L'.
E' auspicabile, per accrescere la potenzialità espressiva di L', trasformandolo in un linguaggio più ricco che chiameremo L'', aggiungere i quantificatori, (e) e un insieme infinito di variabili (x0, x1, x2, etc.). Costanti e variabili insieme sono detti termini.
7) se A è una formula di L'', e x è una variabile, allora xA è una formula di L'';
8) se A è una formula di L'', e x è una variabile, allora xA è una formula di L''.

Linguaggio oggetto: linguaggio di cui si parla.

Metalinguaggio: la lingua in cui si parla di un dato linguaggio, detto linguaggio oggetto.

Modo materialmente adeguato: così definisce Tarski l'uso del concetto di verità, quando si riesce ad introdurre il termine "vero" nel metalinguaggio in modo tale che ogni asserzione della forma
l'enunciato "nevica" è vero sse nevica
possa essere dimostrata sulla base degli assiomi e delle regole di inferenza del metalinguaggio (Bonomi: 428).

Mondo possibile: argomenti di funzioni il cui dominio è un dominio specificato di mondi possibili. Un requisito per l'identificazione di un mondo possibile è la specificazione di un dominio di individui di cui si dice che esistono in quel mondo (Stalnaker, in Bonomi: 513).

Morfologia della lingua naturale: l'insieme dei termini utilizzati per la descrizione strutturale della lingua stessa. La morfologia è una parte della semantica scientifica.

N: operatore modale che indica la necessità. Nella teoria semantica di Carnap NA è vero se e solo se A vale in tutte le descrizioni di stato

Necessità: Carnap la definisce in stretta relazione con il concetto di L-verità. La L-verità può essere anche intesa come verità al di là di qualsiasi fatto contingente, empirico.

Nome proprio: "... se i n.p. fossero del tutto rigidi e specifici, un n.p. non sarebbe niente di più che un'abbreviazione di questi criteri [con i quali si stabiliscono tutti i predicati specifici da attribuire al denotatum], e funzionerebbe esattamente come una elaborata descrizione definita. Ma l'unicità e l'enorme convenienza pragmatica dei nomi propri, nella nostra lingua, consiste proprio nel fatto che essi ci permettono di rifornirci pubblicamente agli oggetti senza essere costretti a porci dei problemi e ad accordarci su quali precise caratteristiche descrittive costituiscano l'identità dell'oggetto. Essi funzionano non come descrizioni, ma come ganci a cui appendere descrizioni" (Searle: 256).
I nomi propri si riferiscono ad un oggetto senza sollevare il problema di sapere che cos'è.
Per Frege gli enunciati dichiarativi sono nomi propri dotati di valore di verità.

Nome proprio degenerato: nel caso di n.p.d. sembra che il loro Sinn venga esibito altrettanto direttamente che nelle d.d.; le presupposizioni affiorano alla superficie" (Bonomi: 257): esempi sono Il Sacro Romano Impero, La Banca d'Italia, etc.

Nome standard: secondo Kaplan l'espressione: è necessario che il numero dei pianeti sia maggiore di 7 - problematica in quanto vi sono infiniti mondi possibili in cui il numero di pianeti del sistema solare non è maggiore di 7 - è ammissibile soltanto se esiste un modo privilegiato di riferirsi al numero dei pianeti dal quale derivi analiticamente l'essere maggiore di sette. Occorre quindi tradurre l'oggetto: "numero dei pianeti" dandogli un nome, p.es. a, tale che sia analiticamente vero a > 7. Un nome standard come a è un nome il cui riferimento appare fissato solo per mezzo di strumenti logico-linguistici, e non dipende da vicissitudini empiriche. Nei termini della semantica dei mondi possibili un nome standard è un designatore rigido. Poiché un nome standard non designa comunque essenze, consente di quantificare all'interno di contesti modali senza ingenerare problemi di ordine metafisico.
Quindi, un enunciato come tradotto grazie al concetto di nome standard, diventa:
() (denota in modo standard il numero dei pianeti Nec " > 7")
con Nec che significa che l'enunciato che lo segue è analitico.

Oggetto: entità che, diversamente dalla funzione, o concetto, può sussistere da sola; entità satura. Membro della dicotomia fregheana oggetto/concetto.

Onniscienza logica: supponiamo di aver affermato: G crede che p. In Carnap, il criterio di verità per questa frase è:
G è disposto a dare il suo assenso ad un enunciato (appartenente eventualmente ad una lingua diversa) che ha lo stesso significato di p.
In base a questo criterio la nostra frase esprimerebbe un rapporto tra G e ciò che tutti gli enunciati aventi lo stesso significato di p hanno in comune. Questo criterio è dunque inadeguato: infatti se p fosse una tautologia, G dovrebbe conoscere tutte le tautologie, e quindi possedere quella che possiamo appunto definire "onniscienza logica". Per risolvere il problema Carnap sostituì questo criterio con il criterio dell'isomorfismo intensionale: esiste un enunciato q appartenente ad una lingua S ed intensionalmente isomorfo a p (che può appartenere ad un'altra lingua), cui G è disposto a dare il suo assenso.

Politica estensionale (Quine): eliminazione dal linguaggio di tutti i contesti opachi e degli strumenti linguistici che li generano: sinonimia, logica modale quantificata, necessità come analiticità, distinzione sintetico/analitico; il frutto di una politica estensionale è un linguaggio in cui ovunque vi sia un enunciato complesso, l'enunciato componente, all'interno, è vero-funzionale. Il valore di verità del tutto, cioè dell'enunciato complessivo, dipende solo dal valore di verità dell'enunciato componente e non da altre sue caratteristiche - in particolare non dipende dal significato.
L'argomento della fionda mostra che in assenza di contesti opachi la politica della estensionalità non conosce violazioni.
Rinunciare a questa politica comporta smarrire il principio di Leibniz, e di conseguenza non sapre più con certezza cosa sono identità e riferimento.

Possibile: "è possibile che A" è equivalente a: "N A".

Possibilità: (Carnap) condizione di un enunciato tale che esso è L-vero in almeno una descrizione di stato.

Postulato di significato (Carnap): enunciato che esplicita certe relazioni sussistenti fra certe espressioni in virtù del loro significato. Per esempio SPOSATO e SCAPOLO, costanti predicative di un ipotetico L, sono incompatibili, non possono cioè applicarsi simultaneamente ad uno stesso individuo: in L dovrà allora valere il seguente postulato di significato:
x0 (SCAPOLOx0 SPOSATOx0).
Importanti obiezioni, relativamente alla adeguatezza di questo metodo carnapiano, sono state svolte da Quine.

Pragmatica: in generale, studio di una lingua in relazione agli utenti della lingua stessa (Stalnaker, Bonomi: 511). Una delle branche dello studio tripartito dei segni: semantica, sintassi, pragmatica.

Principio di generalizzazione esistenziale: quando un termine singolare è usato in maniera puramente referenziale entro un enunciato, la sua unica funzione è evidentemente quella di riferirsi ad un oggetto: dunque deve esserci quell'oggetto che è portatore del termine. Nei contesti opachi questo principio viene meno:
prendiamo come esempio Giorgione era così chiamato per la sua statura; il principio di consente di scrivere: esiste un x che era così chiamato per la sua statura, frase che è evidentemente priva di senso: infatti x non è usato solitamente come un nome con cui chiamare qualcuno (in particolare).
Altro esempio: Filippo non sa che Tullio denunciò Catilina, che diventa: esiste un x tale che Filippo non sa che x denunciò Catilina. Questo x non può essere Cicerone, perché Filippo sa che Cicerone è Tullio, e se non sa che è Cicerone, non può supporre che sia Tullio. Dunque x è una persona sotto un certo nome o una certa descrizione, o sotto un certo modo di vederla. Emergono proprietà apparentemente nascoste che nulla hanno a vedere con le cose che denotano, ma sono proprietà del modo particolare con cui ad esse ci si riferisce. Queste entità sono particolarmente ostiche da trattare, e molto oscure. Dovrebbero essere, per così dire, piatte, visibili solo in un certo modo: un modo diverso di vederle porterebbe già dall'entità originaria ad un altra. Se le ammettessimo, dovremmo smettere di pensare la nostra ontologia nei termini di oggetti materiali, e rimpiazzare questi ultimi per mezzo di concetti-di-oggetti-materiali: loro sarebbe il compito di rappresentare gli oggetti ultimi e irriducibili della nostra ontologia.
Potremmo conservare lo stesso queste entità, per quanto oscure, se non fosse che esse, che si supponeva avessero solo nomi sinonimi, possono avere anche nomi non sinonimi. Il che le rende palesemente inservibili e intrattabili. La soluzione di Quine è allora quella di tornare alle essenze intese nel senso aristotelico: non tutte le proprietà e i modi di determinare e di riferirsi alle cose si trovano sullo stesso piano: alcuni ne rivelano la necessità, altri no. I primi modi saranno essenziali, i secondi accidentali (per esempio è essenziale di alcuni numeri l'essere maggiore di 8, ma non lo è dei pianeti del sistema solare, che sono accidentalmente 9).
Sono considerazioni come queste che hanno indotto Quine a respingere le tesi di Hume contro la necessità insita nelle cose, o l'intuizione di Carnap per cui la necessità è fondata esclusivamente sulla analiticità.

Principio di superficialità (Quine): metodo della analisi logica del linguaggio naturale che non mette in luce più struttura logica riposta di quanto sia indispensabile per gli scopi del momento. Un esempio di applicazione del p.d.s. è l'eliminazione dei termini singolari. Per esempio Pegaso vola è un enunciato problematico, in quanto afferma qualcosa di un essere che non esiste. Quine risolve il problema in questo modo: si prenda un termine singolare, a, e F(a) sia un enunciato che contiene a in modo puramente referenziale (sono cioè escluse, con a = Pegaso, enunciati quali Pegaso è composto di 6 lettere). Allora F(a) è logicamente equivalente a (x) [x = a e F(a)]. In esso a compare solo nella posizione " = a", ed è quindi stato ridotto ad una occorrenza entro un predicato. Mentre era un problema usare un termine singolare senza referente, non è un problema usare un predicato che non è soddisfatto da niente. Un predicato la cui estensione, in particolare, trattandosi di Pegaso, sarà appunto un insieme vuoto.

Proposizione: in generale, una funzione che guida da mondi possibili a valori di verità.

Prossimità di un mondo possibile: un mondo possibile è prossimo ad un altro se le leggi che valgono nel primo valgono in tutto e per tutto nel secondo (Fodor, 174).

Puzzle di Mates: supponiamo di avere due enunciati, p e q, intensionalmente isomorfi: abbiamo che
1) chiunque crede che p crede che p e
2) chiunque crede che p crede che q
sono anch'essi intensionalmente isomorfi. Ma allora anche le due seguenti lo sono:
3) nessuno dubita che chiunque crede che p crede che p
4) nessuno dubita che chiunque crede che p crede che q
ma la verità di (4) non è ovvia come la verità di (3). Si tenga presente che chi non accetta la tesi di Carnap relativa all'isomorfismo intensionale, potrebbe rinunciare anche a (2).

Rappresentazione: immagine interna di un oggetto che si è costituita sulla base dei ricordi di impressioni sensibili provate dal soggetto e di attività, interne o esterne, esercitate dallo stesso (Frege, Sinn und Bedeutung).

Riferimento: relazione tra una espressione (un segno) e quel frammento della realtà che essa è delegata a rappresentare; secondo Quine il riferimento è un non senso, se sganciato da un sistema di coordinate, da un contesto globale, da uno sfondo concettuale.

Semantica scientifica: Dfz. di Tarski: "Noi intenderemo per semantica la totalità delle considerazioni che riguardano quei concetti che, grosso modo, esprimono certe connessioni tra le espressioni di una lingua e gli oggetti e gli stati di cose cui tali espressioni si riferiscono" (Bonomi: 425).
Secondo Carnap e Morris, lo studio della relazione tra segni e i loro designata.

Senso: vedi Sinn

Significato: significato di una proposizione, secondo Schlick, è il metodo della sua verificazione (Bonomi: 73). Questo modo di considerare il significato è detto verificazionismo.

Significato-stimolo (Quine): si può definire s.s. di un enunciato S per un parlante.ì dato e per un istante di tempo, come una coppia di insiemi di stimoli non verbali: il primo insieme è formato da quegli stimoli che porterebbero il parlante ad asserire S in quell'istante di tempo; il secondo da quelli che lo porterebbero a dissentirne nello stesso istante. Si prenda l'enunciato occasionale - prodotto solo se posto in forma interrogativa e dopo debita stimolazione - "(quello è uno) scapolo": più che dalla visione del volto di un tizio dipende dalle informazioni che il parlante ha accumulato su di lui. Per questo il significato-stimolo varia da parlante a parlante.
Chiaramente la nozione di s.s. è molto diversa da quella intuitiva di significato. Noi troviamo palesemente diverse le espressioni e = m*c2 e 6 + 7 = 13, ma come potremmo rendere ragione di questa differenza in termini di s.s.? in buona sostanza, anche se due termini hanno lo stesso s.s. ciò non significa che automaticamente essi abbiano la stessa estensione. Ciò dimostra, secondo Quine, la completa indeterminatezza della traduzione radicale. "Capire un enunciato - ripete Quine con Wittgenstein - significa capire l'intero linguaggio.

Significato, unità minima del: secondo gli empiristi classici, l'u.m.s. sono i termini individuali; secondo Frege, Carnap e Wittgenstein, l'enunciato; secondo Quine, il linguaggio nella sua totalità.

Sinn: espressione coniata da Frege

Sinonimia:

Sintagma denotativo: la stessa cosa che descrizione definita. Si trova in Russell.

Sintassi:

Slingshot: v. "fionda", argomento della.

Teoria causale grezza (TCG) del contenuto: (Fodor, c.
3)

Traduzione radicale: tentativo di tradurre una lingua ex novo, senza alcun appiglio di alcun genere da cui prendere le prime mosse. V. significato-stimolo. I problemi sollevati dalla traduzione radicale mostrano, secondo Quine, che ogni lingua(ggio) è relativo ad un certo schema concettuale: le differenze tra le diverse lingue portano con sé differenze nel modo in cui i parlanti guardano il mondo. L'ambiguità tuttavia non vizia le funzioni di verità, traducibili in tutte le lingue senza problemi: per esempio il criterio della negazione ci dice semplicemente che essa deve trasformare qualunque enunciato in cui il soggetto è disposto ad assentire in un enunciato in cui il medesimo soggetto deve dissentire, etc. (Quine non crede che possano esistere realmente popoli con mentalità prelogica, nel cui linguaggio compaiano espressioni come p p).

Valere in una descrizione di stato: dell'enunciato A di l'si dice che è L-vero in l'se e solo se esso vale nella descrizione di stato vera, cioè nella descrizione di stato i cui elementi sono tutti enunciato veri in L.

Valore di Verità: si intende con valore di verità, relativamente ad un enunciato, la circostanza che esso sia vero o falso: non si danno altri valori di verità. Di conseguenza ogni enunciato dichiarativo, in cui ciò che interessa è la denotazione delle parole, va considerato come un nome proprio a tutti gli effetti, e la sua denotazione, qualora esista, è o il Vero o il Falso.

Verificabile: potenzialmente suscettibile di verificazione, ossia di esplicitazione delle condizioni che rendono una proposizione, potenzialmente verificabile, verificata. "La verificabilità, che è una condizione necessaria e sufficiente del significato, è una possibilità di ordine logico; essa è prodotta dalla costruzione dell'enunciato in conformità alle regole con cui sono stati definiti i termini. Il solo caso in cui la verificazione è (logicamente) impossibile è il caso in cui l'abbiamo resa impossibile". (Schlick, in Bonomi: 83).

Verificazionismo: semplice asserzione, non già teoria, secondo Schlick, del modo in cui il significato è realmente, nella vita quotidiana e nella scienza, assegnato alle proposizioni: asserzione cioè secondo la quale il significato di una proposizione è il metodo della sua verificazione.

Verità logica (Carnap): verità logica significa verità basata su ragioni puramente logiche, sul solo significato, indipendentemente dalla contingenza dei fatti: un esempio di enunciato che gode di verità logica è:
Bianca è piemontese oppure Bianca non è piemontese
Carnap osservò che la definizione wittgensteiniana di tautologia come proposizione vera per tutte le possibilità di verità delle proposizioni elementari era stato l'antecedente immediato della sua rielaborazione del concetto di verità logica.

Vero in L': ripercorriamo lo schema in 6 punti del linguaggio tarskiano:
1) un enunciato della forma Pt dove t è una costante individuale, è vero in l'se e solo se l'individuo denotato da t è P;
2) un enunciato della forma A è vero in l'se e solo se A è vero in L';
(...)
e così via seguendo lo schema del linguaggio formale (L').

Vorstellung: vedi Rappresentazione.


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