FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
www: http://www.fabula.it/
email: staff@fabula.it







BIANCOPELO E CODANERA

Pi




Quei campi fra cui si intrufolavano due stradine di campagna, costellate di pozzanghere in inverno ed aride in estate, erano il luogo dove i giovani gatti delle colonie circostanti, trascorrevano gran parte dei momenti più giocosi. Tutto un rincorrersi tra l'erba ed un saltare, tra continui agguati. Musetto, come tutti i giovani, adorava quei luoghi, ma non veniva coinvolto dagli altri nei loro giochi: dall'alba fino a quando il sole rosseggiava per gli ultimi istanti, infuocando le nuvole, restava su un vecchio tronco d'albero ad osservare le acrobazie degli altri gatti.
Una mattina, mamma gatta lo fermò prima che uscisse di casa. Afferrandolo per la collottola lo pose davanti a sé e prese ad osservarlo con i suoi grandi azzurri di gatta albina. "Che ti succede?". Domandò al suo piccolo, dopo qualche istante. "Ti ho osservato spesso durante il giorno ed ho visto che non partecipi ai divertimenti degli altri gattini".
Musetto volse la sua testolina bianca a chiazze nere verso la finestra e tenne fisso lo sguardo sui campi che si spandevano in ampie macchie verdi, al di là da questa. "Io ho il pelo bianco e nero, invece il resto dei gatti sono tutti di un colore o dell'altro. Per i primi ho troppo nero sul pelo, per gli altri troppo bianco".
Mamma gatta abbassò le orecchie e socchiuse gli occhi, pensosa. "Credevo che questo genere di comportamenti non ci fosse più nelle colonie, dopo l'ultimo Consiglio".
Musetto sbattè le palpebre, come chi ascolta ma non comprende di cosa si stia parlando.
"Voglio raccontarti una storia, accaduta alcuni anni or sono". Proseguì la micia albina. E dopo essersi accucciata comodamente, davanti al figlioletto, con le zampe anteriori incrociate, iniziò il racconto. "Accadde una cosa tanto importante, che tutte le colonie si dovettero riunire in un unico grande Consiglio, il che non era mai avvenuto. Causa di tutto fu l'avventura di due gattini, Biancopelo e Codanera. Biancopelo proveniva dalla colonia degli Albini. Come tutti gli esemplari di questa, la ricopriva un manto così bianco che, colpito dal sole, riluceva e quasi ti abbagliava. Biancopelo veniva considerata una gattina dai modi molto aggraziati, che una volta cresciuta, avrebbe inorgoglito l'intera colonia per la sua eleganza. Ma peccava di troppa curiosità, il suo naso roseo si intrufolava ovunque. "Proprio quest'indole indagatrice la condusse un pomeriggio d'estate in quei campi dove sempre giocate. Questi a quel tempo segnavano il confine del territorio degli Albini. Biancopelo fu attirata dall'erba alta e folta, che ai suoi piccoli occhi azzurri sembrava il dorso di un gigantesco gatto dal pelo verde. Vi si immerse senza esitare, con l'intenzione di esplorarne ogni piccola parte. Finalmente nessuno poteva impedirle di rotolarsi o di correre dietro agli insetti. Intenta ad inseguire una farfalla, non si accorse di un lento movimento dell'erba dietro di lei; una macchia scura, veloce, le saltò sulla coda e la morse. Biancopelo emise un miagolio acuto, poi si voltò e non appena vide chi l'aveva attaccata, indietreggiò gonfiando il pelo e soffiando.
"Codanera fece lo stesso. Due batuffoli, uno bianco, uno completamente nero si guardarono. Per alcuni istanti rimasero come paralizzati. Infine Biancopelo non resistette più alla vista di quel gomitolo arruffato, che mugolava cercando di sembrare temibile e fu colta da un riso interminabile. Codanera, ricomposto il pelo, le si avvicinò. "Cos'hai da ridere?". Chiese risentito. L'altra si asciugò le lacrime con le zampette anteriori. "Ti sei gonfiato così tanto, che credevo scoppiassi".
Rispose.
"Tu invece sembravi un gatto obeso".
"Non c'è bisogno di offendersi! E poi io sono una gatta". Codanera le girò un paio di volte attorno. "Perché non hai paura? Tutti gli Albini si spaventano quando vedono un gatto nero".
Biancopelo chinò la testa da un lato, come se solo in quel momento cominciasse a comprendere veramente la situazione.
"All'inizio mi ero spaventata, ma poi quando ti ho visto con tutto il pelo ritto, mi hai fatta ridere".
"Codanera si accostò ad un gruppetto di campanule, con una zampa le toccò dapprima delicatamente, facendole muovere appena, poi prese ad agitarle con più forza. Lo divertiva molto tutto quel movimento che si trasmetteva da un fiore all'altro.
"Tu giocheresti con me?". Chiese Biancopelo.
"Si". Rispose l'altro. Mio padre mi disse una volta, che gli Albini non giocano come noi, ma io vi ho osservati e non ho trovato differenze". Detto questo, con un balzo superò il cespuglio di campanule e corse verso una delle stradine che si addentravano nel campo. "Seguimi". Le gridò. "Ti mostro una cosa bellissima".
"Biancopelo non attendeva altro, con tre lunghi salti gli fu accanto. Codanera indicò alla sua nuova amica tutti i luoghi dove adorava giocare, dove si nascondeva quando la sua mamma lo voleva lavare, o sgridare e dove quando era triste. Vagarono a lungo, senza accorgersi del tempo che trascorreva, finché la notte non li sorprese, immersi nei campi. Codanera si fermò ad un tratto. "Io non conosco il tuo nome". Disse.
"Io sono Biancopelo".
"Io Codanera. Ora Biancopelo devo dirti che ci siamo persi". La gattina bianca non si allarmò. "Non importa, possiamo rannicchiarci in qualche punto del campo".
"Scherzi!". Scattò l'altro. "Questi luoghi pullulano di cani randagi la notte. Non possiamo restar qui!".
"Cani?". Ora Biancopelo era terrorizzata.
"Non preoccuparti, se ci muoviamo silenziosamente non ci sentiranno. Ma non devi avere paura, Perché altrimenti la fiuteranno".
"Codanera si mosse, lento, una zampa dopo l'altra, imponendo ad ogni parte del suo corpo la calma. Biancopelo lo seguiva, incerta. In lontananza udirono gli ululati dei cani ed il loro muoversi ed annusare frenetico nell'erba. I due gatti proseguirono nella loro furtiva avanzata.
"Codanera non ce la faccio". Pianse Biancopelo.
"Devi farcela. Pensa solo a camminare". La incitò, senza voltarsi.
"I cani abbaiarono più forte, alcuni iniziarono a litigare fra loro, ringhiavano, guaivano. La gattina bianca non resistette, dopo aver emesso un miagolio strozzato si lanciò in una corsa disperata verso i limiti del campo. Codanera le gridò di fermarsi, ma i randagi ormai l'avevano vista. Abbaiando, la inseguirono. Il micino nero restò immobile, non sapeva cosa fare. I cani avrebbero sicuramente raggiunto la sua amica, Perché era inesperta di quei luoghi. Ma lui no. Miagolò in modo tale che potessero udirlo. I cani si fermarono, rizzarono le orecchie e poi si diressero verso di lui. Rapido Codanera, corse nella parte apposta a quella verso cui era fuggita Biancopelo. Questa, credendo di essere ancora inseguita, intanto s'era precipitata nella colonia degli Albini. I genitori, usciti a cercarla, se la videro giungere incontro, con le orecchie abbassate ed il pelo arruffato sul collo.
"Era riuscita, alla fine, a salvarsi grazie al suo amico Codanera. Questo narrò al Consiglio delle Colonie, per convincerle ad aprire i confini ed a lasciare che i loro piccoli giocassero insieme".
"E cosa successe a Codanera?". Domandò Musetto, tutto eccitato. "Si salvò. Era un gattino furbo". Rispose Mamma Gatta. "Figliolo, io credevo che questa storia fosse rimasta nelle menti di tutti, ma vedo che solo pochi la ricordano". Aggiunse, scuotendo il capo.
"Credi che se io la raccontassi, crederebbero a quello che dice?".
Mamma gatta strofinò il muso contro quello del micetto. "Certo, Perché tu ne sei la prova vivente".




ATTENZIONE!
Questo testo è tutelato dalle norme sul diritto d'autore.
L'autore autorizza solo la diffusione gratuita dell'opera presso gli utenti della banca dati e l'utilizzo della stessa nell'ambito esclusivo delle attività interne al circolo.
L'autore pertanto mantiene il diritto esclusivo di utilizzazione economica dell'opera in ogni forma e modo, originale o derivato.