FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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LA FARMACIA

Carlo Ruggeri




La Farmacia era semivuota, pensai che probabilmente il caldo oltre alle energie toglie anche i malesseri.
Una bella farmacia, arredata con cura, un gradevole accosto fra alambicchi e vasi del passato con i brillanti colori della metaplastica che se poco hanno a che fare con la farmacopea senz'altro contribuiscono a colorarne il grigio aspetto e le dolorose esigenze.
Il Dottor Gnoboli oltre ad essere farmacista era il custode della cultura del luogo, pilastro della cristianità post-revisionista nonché promotore e consigliere di ogni iniziativa pubblica, o almeno così amava definirsi, mi disse con ben più di una punta il gestore di una stazione di energia, che con un cadenzato minuetto di sintesi oratoria mi elustrò pregi e difetti del posto in trentasei unità nette.
-... e mi raccomando, prima dei pasti.. -
- Certamente, arrivederci Dottor Gnoboli -
disse l'anziano signore uscendo lentamente.
Appena il cliente fu uscito notai l'occhiata critica del dottore alla commessa. Il Dottor Gnoboli doveva averne circa una ottantina ma il timor di Dio, l'opulenza e le spesse biolenti gliene facevano dimostrare venti in più, le pupille, tanto era miope, dietro a quelle vetrate sembravano due punte di chiodo.
Dietro il bancone si intravedeva una stanza arredata a studio, e sull'angolo della scrivania al posto della lampada o del portapenne c'era un cagnolino che sonnecchiava beatamente.
Il caldo era insopportabile e l'intera stanza odorava di chemgrasso squagliato.
- La prossima volta invece del Fulsorin consigliali la meta pappa reale che ne abbiamo il magazzino pieno... -
Disse il dottore con la sua vocetta stridula.
- uff... che palle stò vecchio spilorcio -
Bisbigliò la ragazza roteando le pupille verso l'orologio.
- Il prossimo... -
- Signorina... vorrei una scatola di profilattici -
Dissi con la solita aria indifferente di chi dimostra il contrario.
- Scelga sullo scaffale - La ragazza sostò dietro al bancone e osservai per un attimo la goccia di sudore che scendeva dal suo collo aggiungersi alle altre sul petto. Appariva chiaro che non era del luogo, e che forse non avrebbe mantenuto a lungo il suo lavoro.
Aveva i capelli corti e apparentemente spettinati, una marcata linea di kajal rendeva aggressivi gli occhi e distoglieva l'attenzione dagli zigomi e dalle labbra asciutte e carnose. Sotto lo spolverino bianco indossava una maglietta nera scollata e senza maniche, una corta gonna di similpelle nera, che mostrava delle bianche gambe tornite dai lacci di sandali modello antico romano.
Con finta aria distratta guardai i contenitori strategicamente coperti da un espositore di rossetti, era la prima volta che acquistavo dei preservativi e rimasi sbalordito dalla varietà di colori e messaggi e vantaggi che avrei potuto avere da una o da quell'altra marca.
"Arlequin" diceva una confezione, "Ritardanti e stimolanti per l'automobilista", "Nullafravouz", mi sfuggì un sorriso quando lessi la dicitura "Tropical flavour"
- Questi -
Dissi indicando la confezione meno sgargiante, con gli occhi della signora accanto infilzati sulla schiena.
- Misura? -
Disse la ragazza con un tono da controllore di shuttle.
In quel momento ebbi la netta sensazione di aver sbagliato a non frequentare più assiduamente certi luoghi, e che ora stavo pagando il fio della mia beata inconsapevolezza e che comunque vada aveva ragione mio nonno: Da quando è andato su plutone, l'uomo ne inventa una nuova al minuto.
- Misura!!? -
Replicai attonito, interrompendo la recita.
- Ok. Vada in quel settore troverà il "misuratore" -
Il suo petto era come una calamita, avrei voluto essere una di quelle gocce di sudore e scivolarle sul ventre.
Non avevo capito un accidente di quello che mi aveva detto ma il dottore sembrava spazientito con la ragazza ed io per non magnificare la mia incompetenza mi diressi verso le indicazioni della commessa.
Lo "settore" era un compromesso tra un bagno e uno di quei séparé che si trovano nei negozi di abbigliamento, entrai chiusi la porta e sentii il caldo rovente avvolgermi il viso, come quando si chiude la porta di una cabina comunicativa.
C'erano un sacco di scatole di medicinali che con il calore emanavano un afrore dolciastro e stordente, appeso ad un gancio vidi quello che con spavento individuai come il "misuratore".
- Cazzo ma adesso ci si misura l'affare in farmacia!!? -
Dissi ad alta voce spazientito.
Volevo uscire da quella stanza moschicida, e andare al supermercato dove con l'aria condizionata avrei scelto l'anonima, inaffidabile e senza misura, scatola di palloncini bianchi... Bianchi?
Ma la fuori c'era lei e pensai all'irrimediabile figura e alla sicura rinuncia ad un rincontro.
L'aria cominciava a mancare.
Staccai con decisione il cartoncino forato, varie misure, dal gancio e mi venne in mente la possibilità che non venisse sostituito ad ogni cliente. Dopodiché mi balenò in testa che per conoscere la misura avreii dovuto eccitarmi, già che senso aveva prendere le misura a riposo?
Questo era semplice, bastava pensare alla ragazza e al suo seno gocciolante di sudore, già ma poi che avrei fatto, sarei uscito e gli avrei svelato le mie misure?
Avrebbe fatto confronti?
Si riproponeva il problema storico del confronto, questione che tormenta e ha tormentato generazioni di omini.
Cavolo sono normale?
L'aria era finita, cominciavo a vedere palline bianche, la testa mi girava, mi appoggiai al muro con una mano e con l'altra socchiusi la porta della stanza.
- Signorina... ehm... mi scusi potrebbe venire a darmi una mano? -
Le parole mi uscirono di bocca prima di aver formulato il pensiero, sperai solo che i clienti avessero distratto il dottore o che nessuno mi avesse sentito, richiusi subito la porta e rimasi paralizzato.
Stavo facendo la doccia nella mia adrenalina.
Non succedeva nulla, stavo per tirare un sospiro di sollievo quando la porta si aprì.
Non sopporto gli interminabili momenti, anzi a pensarci bene non sopporto proprio l'intero concetto di interminabilità, ma mio malgrado, con tutto un buon terzo di vita standard vissuta intensamente, ero completamente immerso in un eterno, bellissimo e quanto mai imbarazzante, interminabile attimo.
Lei era entrata davvero e senza esitazione aveva richiuso la porta dello stanzino dietro di sé, poi alzò gli occhi e mi guardò fisso nei miei che imbambolati non si staccavano dal suo seno.
Ero lì con l'interminabilità che bolliva come la stanza, il "misuratore" in mano e un principio di soffocamento per mancanza d'ossigeno.
- Salve! -
Dissi con un filo di voce.
- Salve! -
Rispose lei e si accese metodicamente una sigaretta senza smettere di fissarmi. Sembrava indecisa fra l'uscire e il cominciare qualcosa, forse le piacevo, intuii, e comunque dovevo pur aggrapparmi a qualcosa.
C'è un momento in cui il disagio si dissolve, è l'irrimediabilità della decisione, qualcosa che spinge all'azione senza più compromessi.
Avevo le mani sul suo petto e finalmente seguivo con le dita il percorso del suo sudore, poi aprii completamente la mano come per tuffarmi dentro di lei che rimase immobile a guardarmi.
Scoprii le sue spalle una alla volta sfilandole prima lo spolverino e poi la maglietta, e la baciai risalendo con la lingua fino al collo.
- Desidera!? -
Disse lei vigliaccamente.
Ricapitoliamo.
Io sono in villeggiatura, in un amena località, dove non so perché mi ci trovo di preciso ma senza dubbio devo ringraziare qualche amico e la solitudine, siccome sono un tipo previdente e speranzoso la prima cosa che faccio dopo essermi assicurato il ritorno in città è quella di compiere gesti inusuali, per vedere se cambiando la disposizione dei fattori una volta tanto il prodotto cambia.
Io sono in un sgabuzzino afoso a quaranta gradi di temperatura, con un esemplare di femmina estremamente attraente, ho sciolto i primi dubbi e lei mi risponde desidera?
- Non capisco come devo... ehmm... prendere le misure... -
- ah -
dice lei ironica
- lasci faccio io -
Metodicamente si chinò, mise la sigaretta all'angolo delle labbra, mi sfilò la cintura dei pantaloni e li calò fino a terra, discostò lo slip e ci infilo una mano poi si rialzò in piedi e cominciò a palparmi fissandomi.
Ero in estasi e non mi importava più del caldo.
Mi chinai, le tolsi la sigaretta dalla bocca e l'appoggiai su di una mensola e cominciai a baciarla appassionatamente.
Lei si staccò e cambiando improvvisamente atteggiamento mi strappo' gli slip e iniziò interessata a misurarmi l'affare, trovato il cerchio che meglio mi si adattava mi dette un lungo bacio sul collo sotto l'orecchio che mi stordì completamente.
La vista mi si era offuscata e il sangue mi si stava gelando dentro alle vene, avrei voluto dire qualcosa ma non riuscivo a trasformare i pensieri in parole. Il suo viso era diverso, come illuminato da una strano alone colorato, la vidi spingere una cassa di medicinali con l'intento di fare spazio per noi.
Avevo appena incominciato a rilassarmi per godere di quell'inaspettata razione di sesso, quando all'improvviso, il grasso farmacista irruppe nello stanzino. Interminabilità, come ti odio, con la stessa metodicità ti ripeti e ricorri. Il dottore rimase immobile, con la mano che teneva aperta la porta dello stanzino e gli occhi sgranati orribilmente deformati dalle spesse lenti. La ragazza si girò e con un'assordante sguardo indifferente congelò tutti, il dottore, i clienti che assistevano sbigottiti comprese le signore che intanto lanciavano avide occhiate, poi si chinò, mise le mani sui miei glutei e sotto gli occhi di tutti, cominciò a baciarmi.
Il dottore chiuse la porta con un urto che fece cadere metà delle scatole sugli scaffali, io reclinai la testa all'indietro con la speranza di non essere interrotto dalla sorveglianza.

- Devo insistere, la prego prenda i soldi, non vedo perché debba regalarmi un pieno di energia.
Dissi al funzionario della stazione, che ci guardava divertiti.
- Non vedi che vuole farci un regalo di buon augurio.
Disse la ragazza, dalla macchina.
- Vede
disse il gestore
- vede, io scrivo..., bè non sono famoso... anzi non ho mai pubblicato nulla, ma a me va bene così.
E' da tanto tempo che sto pensando di lasciare questo posto alle sue miserie e ai suoi sacerdoti, e di andarmene lontano, ma ora con quello che avete fatto..., si ieri in farmacia..., ho deciso di pubblicare la vostra avventura e di restare qui a godermi uno spettacolo o l'infarto di quel grasso maiale che da anni mantiene questa località in pieno terziario.
Quindi, vede, per come la vedo io, il regalo me lo avete fatto voi.

- Allora grazie
dissi un po' confuso
- e buona fortuna...
disse la ragazza, ridendo, che intanto si era tolta i sandali e aveva messo in bella mostra le sue belle gambe color latte, appoggiando i piedi nudi sul cruscotto.
Poi senza dire una parola, salii in macchina e imboccai la strada che riportava all'autovia.
Mi girai verso la ragazza, e le dissi
- E' estate, ti va' di andare al mare?
Lei si girò sfilandosi le cuffie del walkman e ridendo disse.
- Mi chiamo Lucilla e tu?.




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