FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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FANTASMI

Chiara Beaupain




Zona beveva sempre quando si sentiva giù. Le piaceva il gusto zuccherino del liquore pastoso. Poi le veniva un accenno di malditesta e smetteva, al primo bicchiere.
Allora si metteva a fissare le pareti gialle di luce elettrica. Le cadevano gli occhi sulla poltrona accanto. Lui era lì seduto a guardarla stravaccata sul divano. Si alzava, le si inginocchiava davanti e le posava le mani sulle cosce. La fissava con uno sguardo sinceramente colmo d'amore e di muto rimprovero: ti viene la schiena storta.
Zona si raddrizzava e guadagnava il bicchiere per bagnarsi le labbra col liquore: giusto per passarci sopra la lingua.
Avrebbe acceso la tv, se solo avesse avuto la forza di schiodarsi dalla sua immaginazione invece lui era lì a guardarla, poi a toccarla, poi a baciarla...
E vedeva la sua casa, poteva mettere le mani su tutte le sue cose: assaporava il momento in cui lui avrebbe preso possesso di tutta la sua vita, in solo colpo.
Anzi no. Perché gli avrebbe aperto i suoi cassetti segreti: eccolo che leggeva le pagine fitte fitte del suo diario, scopriva le sue foto più care, sbirciava le lettere che l'avevano fatta piangere, commuovere, ridere...
E ci sarebbero volute ore ed ore. Forse intere giornate.
Ma Zona voleva essere sua, completamente.
Ora lui le si avvicinava. Stendeva il proprio corpo accanto al suo. E lei rabbrividiva per la dolcezza di quel calore.
Rabbrividiva così tanto che le venivano le lacrime agli occhi.
E quando il suono gutturale e chioccio di un singulto le trafisse l'udito; quando l'atmosfera soffusa del salotto divenne un mosaico fastidioso dinanzi agli occhi; sentì un freddo glaciale e disse:
-Non viene-.
Poi pensò "non viene".
Vide il suo pugno scattare contro il muro e colpire forte da indolenzirle le dita.
Pensò ancora "non viene". Le dita le facevano male e il dolore le riempiva la testa.
Disse:
-Non viene-. E quel pugno non lo scaraventò mai contro il muro perché si sentiva troppo vuota. E la testa era troppo pesante, con tutti quei fantasmi che ci si divertivano dentro.


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