FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
www: http://www.fabula.it/
email: staff@fabula.it







EVELYN, CAGNETTA MODIFICATA

Andrea Pernice




Per la prima volta in quasi mezz'ora (fatto piuttosto stranino invero), alzò il parietale discostandolo dal genitale a contatto col quale s'era prima addormentata. Sfrizzolò la lana vetrosa del pelame addosso al nodoso tronco della poltroncinaluigisedici e gorgogliò nel neurone un semplice algoritmo che la rassicurò sulle proprie facoltà cerebrogestionali. Ma non finì lì: scelse un'opzione non proprio rilassante dal Menù Azioni: alzarsi e trascinare il proprio chassis in zona non ancora identificata. Un rischio? Evelyn non è un tipo temerario. Ci riflettè un po' su e concluse che non era ancora arrivato il momento; d'altronde il pericolo di tracimare i propri fluidi sul parquet sembrava inorridevole. Ma si risolse, infine. Finì di spazzolare il grugno peloso contro la panzetta e, con un sol gran balzo, saltò per ricadere su sé stessa nell'identica statica posizione. Al secondo tentativo le cose andarono leggermente meglio. Ella guaì d'orgoglio come un vigliacchissimo patriottardo irlandese collo stomaco rintuzzato dalle patate bittersweet. Indi si diresse con falcata marziale verso Ciotolone, allegro compagno di tanti fisiologici sgravi, ove riversò il proprio torrentello. Nel pieno della funzione tuttavia, un momento di disattenzione fulminò l'integrità morale della simpatica bestiola. La traslazione della zampina aveva preso una parabola mal calibrata e l'irreparabile era avvenuto. Un pozzetto di zolfo invadeva il pavimento della cucina, il cui panorama era però già disturbato da una vistosa teoria di pentolame maleodorante. Il danno era fatto. Evelyn, reagendo alla malafatta con una smorfia di disappunto verso la sua sbadataggine, mormorò tra sé e sé qualcosa di molto vicino a "ecco cosa succede quando si fanno le cose alla cazzodibue", gettò un'annusata malevola verso la solfatara e tornò a figurare nel proprio transetto antistante la navata principale, il salotto.

Beh, e a questo punto?, direte voi. A questo punto vi riveliamo che la nostra cagnetta preferita fu testimone di un dramma del paranormale. Ella trasalì allorché, addobbando il precitato pelame per un atterraggio più morbido sul gelido parquet, s'accorse che qualche rima non baciava. Nella stanza dove le sedie facevano inorridire e le orribili tende soffocavano la pioggia, quasi non credeva ai propri bulbi d'importazione coreana (ma fabbricati a Taiwan): una strana brezza, un alito di aglio che sembra un russare in qualche luogo vicino allo Steinway (e perfino dall'interno!). Ma, ocio boys, anche qualcos'altro mica quaglia tanto: c'era una frangiolina di tovagliolino appoggiato (inoltre tremolante anzichenò) sullo Steinway: poche falangette si erano adagiate sui pestoni bianchi e neri da quando l'arcavolo aveva reso il nobil fiato alla Buonanima del Creatore (era un gucciniano, detestava in particolare i miti dell'estate), tuttavia lo Stein emetteva strane risonanze. Non che a Evelyn le risonanze dessero fastidio. D'accordo, in quel momento era piuttosto craniotesa, ma lei poterbbe giurarlo, una vita di risonanze e non ha mai guaito, lei con la sua frequenza puntata ferma a trentasette hertz. Era però strana in quel momento. La risonanza, intendo. Nessun fenomeno di sommovimento, nessuno che pestasse i pestoni bianchi e neri o che li avesse pestati da poco. Lo Steinway risonanzava da solo, si erotizzava. E il tovagliolino di pizzo sopra lo Stein ballava a tempo di eco. Tutto nella saletta da pranzo di cromo s'è fatto così surreale, pensava Evelyn che, come quando era giovane, macinava vorticosamente ipotesi in un autodafè di soluzioni sbagliate e scartate. Improvvisamente drenò la propria zona perimandibolare con una slappata clamorosa per vedere se il fiato d'aglio, ormai insopportabile, giungesse da lì. Niente. Neanche ad abbaiarne. Di certo non proveniva da quei prosciugati lidi. Evelyn a questo punto si sarebbe anche addormentata volentieri senonché, cazzarola, 'sto maledetto twooot (unito allo spiacevole smiff smaff) la faceva rimescolare tutta un avogadro di volte. E quando è troppo è troppo. La cagnetta intonò tra sé e sé il curioso canto del mistero che di solito usano i foxhound quando non capiscono la realtà circostante. Si attorcigliò sbadigliando nell'estremo coccolìo delle proprie membra e riprovò ad alzarsi. Stavolta raggiunse, per quanto le era possibile, il tovagliolino iperattivo sopra lo Stein. Lo fissò con un'aria che qualunque umano avrebbe definito scema, poi non esitò a tirare le sue conclusioni, dato che nel frattempo aveva giudicato la situazione come indegna della sua attenzione. E, con un filo di bavetta pendente dal prosciuttino che mobile serbava tra le fauci, disse finalmente "ARF!".




ATTENZIONE!
Questo testo è tutelato dalle norme sul diritto d'autore.
L'autore autorizza solo la diffusione gratuita dell'opera presso gli utenti della banca dati e l'utilizzo della stessa nell'ambito esclusivo delle attività interne al circolo.
L'autore pertanto mantiene il diritto esclusivo di utilizzazione economica dell'opera in ogni forma e modo, originale o derivato.