FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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EVA ED EVA

Oberdan Bernini




Prefazione dell'autore
Cremona, luglio 1997.

è strano quello che può succedere navigando in Internet. Capita infatti a volte che i contatti con le persone che non conosci e che non puoi vedere di persona, siano più sinceri e profondi di quelli che intratteniamo con persone che invece incontriamo tutti i giorni al bar, al lavoro o dovunque incontriamo gente.
La storia che vi voglio raccontare oggi mi è stata ispirata da P. S., un'amica conosciuta in un newsgroup di internet qualche tempo fa. Quando la stesura di questo racconto era già cominciata, chiesi a P. S. di inviarmi una sua fotografia. Fu uno choc constatare che contrariamente a quanto avevo immaginato, era veramente bella. Chissà per quale strano motivo ognuno di noi "eterosessuali" è portato per istinto ad immaginare brutta una persona omosessuale, soprattutto se ci riferiamo a delle donne.
Del resto già il termine "lesbica" ha un che di negativo. Forse quando ci capita di venire in qualche modo a conoscenza dell'omosessualità femminile, in noi scatta un meccanismo di pensiero che è possibile riassumere così:non piace agli uomini, quindi è brutta, quindi è lesbica.
Di contro, per gli omosessuali uomini, siamo portati a fare un ragionamento inverso:"guarda che bel ragazzo, secondo me è gay". Bene signori, se anche voi come me credevate ciò, ricredetevi. Evidentemente gli istinti sessuali che risiedono in noi e che dettano ogni azione della nostra vita, vanno al di la dell'aspetto fisico.
Colgo quindi l'occasione per salutare calorosamente P. S. ringraziandola per avermi inconsapevolmente dato un'ennesima lezione di vita, così come calorosamente saluto tutti coloro che per tendenze sessuali vengono definiti "diversi" ma nei cui cuori vi è amore e non odio come in quelli di chi invece li disprezza.
A voi va tutta la mia simpatia di "diverso" da voi.



Il sole della mattina brasiliana stava facendo capolino al di là delle alture dietro cui si stendeva l'infinito oceano. Pur da quella distanza si avvertiva l'odore salmastro nell'aria, portato da una brezza leggera che giocava con le tende bianche leggere della finestra spalancata. Paula le osservava danzare e immaginava fantasmi benevoli che muovendo le loro vesti le fossero venuti a dare il buongiorno.
Come sempre a quell'ora era già ben sveglia in trepida attesa che la luce si decidesse finalmente a vincere la sua quotidiana battaglia con le tenebre ed inondasse di vita quella porzione di mondo che le apparteneva e a qui apparteneva.
A sedici anni era una ragazza decisamente attraente e le promesse di rigogliosità che il suo corpo serbava dentro di se apparivano ogni giorno più esplicite. I suoi capelli di un mogano intenso che portava lunghi e lisci sino alle spalle ora sparsi sul cuscino, incorniciavano nei momenti di veglia un viso dalla pelle chiara, ora dorata dalle lunghe ore passate sotto il sole dell'estate che ormai volgeva al termine. Gli occhi verdi esprimevano una vitalità semmai ancor più accentuata di quanto ci si aspetterebbe da una ragazza della sua età. Nei suoi innumerevoli momenti di allegria accompagnavano le sue risate cristalline, ridendo ancor più della sua stessa bocca, scintillando di vita.
Essendo figlia unica godeva della privacy di una camera da letto tutta per lei. La grande casa di campagna era ancora immersa nel silenzio. Come amava quei momenti di assoluta tranquillità, quando il mondo sembrava veramente un luogo bello in cui vivere. I suoi genitori avevano acquistato quella casa rurale con i proventi del primo libro che suo padre aveva pubblicato ormai diversi anni prima. Ora che suo padre era diventato un famoso scrittore molto apprezzato anche oltre oceano, lasciavano il loro appartamento della capitale e si trasferivano li per trascorrervi tutta l'estate. Nello studio al pian terreno suo padre diceva di aver dato luce ai suoi lavori migliori. Anche lei amava quel posto sia per la libertà che le offriva sia per le amicizie che aveva stretto con i figli e le figlie dei residenti. Per cui il momento del migrazione stagionale era vissuto dalla famiglia, o per meglio dire da lei e da suo padre, con molta ansia di arrivare. Per sua madre invece ciò rappresentava una sorta di esilio forzato che mal sopportava. Per lei, nata e cresciuta all'ombra dei grattaceli di Rio de Janeiro trasferirsi in un luogo dove l'edificio più alto era di soli due piani, era uno choc. Paula sospettava che sua madre soffrisse di agorafobia. Non ne era certa dato che aveva sentito quella parola da una sua insegnante a scuola, ma ancora non era certa del significato. Comunque la sua insegnante le aveva spiegato che a volte alcune persone soffrono nel ritrovarsi in spazi troppo ampi e lei pensava che ciò si adattava sorprendentemente bene al caso di sua madre. Non che il loro rapporto fosse idilliaco anche in città, sempre improntato ad una tensione inspiegabile, ma quando arrivavano lì i loro scambi, quasi per un tacito accordo, si limitavano a monosillabi. Fortunatamente le occasioni di contatto si riducevano drasticamente in quanto Paula trascorreva fuori la gran parte del giorno e anno dopo anno, anche parte della sera. Infatti ora suo padre le accordava il rientro alle 23, ora molto più tarda della ritirata di sua madre, che quindi vedeva solo durante il pranzo pomeridiano e la cena della sera.
Pian piano si alzò dal letto e si avvicinò alla grande porta finestra che dava sul balcone verso il cortile. Avvolta nella leggera camicia da notte rabbrividì quando scostò le tende ed uscì. I piedi a contato con il pavimento freddo le davano una piacevolissima sensazione di fresco che si trasmetteva a tutto il corpo. Si sporse dalla ringhiera e rimase ad ammirare il sole che ormai era sorto completamente.
I suoi pensieri andarono a quanto successo il pomeriggio precedente, alla magia che aveva vissuto. E sentì le sue labbra pronunciare sommessamente un nome.
I ragazzi avevano deciso di andare a pescare a valle della piccola cascata del fiume quel pomeriggio, le altre ragazze avevano denigrato quell'attività così maschile preferendo dedicarsi ad altri passatempi, ma non lei e Martina.
Martina era la sua migliore amica. Più grande di lei di tre anni era il suo alter ego. Non c'era gioco che non condividevano o posto in cui non si recassero insieme. Erano inseparabili e molta della gioia dovuta al trasferimento nella grande casa di campagna era proprio ascritta alla certezza di poter rivedere la sua amica dopo nove mesi di lontananza. Martina viveva lì da quando era nata. Era figlia di contadini della zona, la stessa coppia che accudiva la sua casa durante il periodo invernale. Pur condividendo gli stessi interessi le due ragazze erano l'antitesi l'una dell'altra. Se la bellezza di Paula era eterea, quella di Martina era più prorompente. Il suo corpo era già completamente sbocciato ed era centro dell'attenzione degli innumerevoli ragazzi che le ronzavano attorno, alcuni anche molto più grandi di lei. I suoi capelli erano corvini e lei li portava in maniera scomposta, conferendole un aria disordinata ma al contempo distinguendola a renderla ancor più attraente. Gli occhi azzurri e mai fermi denotavano una curiosità verso tutte le cose che la circondavano e che dimostrava di capire ed afferrare più velocemente di Paula la cui cultura era senz'altro maggiore. Si conoscevano da sempre ed i periodi di lontananza non intaccavano quella confidenza e quella complicità che le accomunava e che le rendeva speciali agli occhi degli altri.
Quel pomeriggio decisero dunque di seguire gli altri al laghetto. A voler ben vedere gli altri quattro ragazzi quasi non si accorsero di loro, dato che sia durante il tragitto di andata, sia durante quello di ritorno, le loro due amiche rimasero distanziate da loro. I ragazzi le prendevano in giro dicendo che da femmine qual'erano non riuscivano a tenere il passo di loro veri uomini. In realtà non potevano sapere che la mossa di Paula e Martina era dettata dal desiderio di starsene da sole e poter chiacchierare tranquillamente. Erano entrambe molto allenate, Paula dalle lunghe ore trascorse in palestra nella sua città, Martina dalle lunghe passeggiate che faceva tutto l'anno e se avessero voluto avrebbero potuto dare del filo da torcere a quei ragazzini, ma preferirono sopportare le loro angherie.
Quando arrivarono al laghetto i ragazzi avevano già preparato le loro canne da pesca e si apprestavano a lamare le loro esche. José, il più galletto dei quattro le apostrofò
<<ehi ragazze, perché non ci fate vedere come siete brave ad infilzare il verme sull'amo?!>>
suscitando un ghigno di scherno sulle bocche degli altri.
Rimasero delusi quando Martina si avvicinò e senza far trasparire nessuna emozione di disgusto ma anzi dimostrando una certa perizia, scelse tra le esche quella che le sembrava più adatta e con un movimento sicuro la infilò sull'amo
<<caro bambino, se non eri capace di infilare un verme sull'amo te ne potevi anche rimanere a casa>>
José divenne rosso di rabbia, non tanto per essere stato spiazzato dalla sua reazione, quanto perché una ragazza si era rivolto a lui che era il capo della gang chiamandolo "caro bambino". Le risate degli altri fecero però si che l'atmosfera si rilassasse e subito i ragazzi gettarono le loro esche nelle acque calme del lago.
Paula e Martina se ne stettero in disparte ad osservare in silenzio i ragazzi concentrati sui loro galleggianti. Il silenzio a dir la verità gli era stato imposto dai quattro per non spaventare i pesci. E ciò sorprese non poco Paula che obbiettò che i pesci non possedevano orecchie, suscitando ancora una volta l'ilarità generale.
Dopo qualche minuto Martina le chiese sotto voce
<<sei mai stata alla cascata?>>
al suo cenno di diniego Martina le propose di andarci e le due si incamminarono lasciando dietro di loro i pescatori.
Quando furono sufficientemente lontane per poter parlare normalmente Martina le chiese
<<vediamo se sai far rimbalzare un sasso sull'acqua?>>
Paula l'aveva visto fare a suo padre ma non le era mai riuscito. Per cui Martina scelse una pietra sufficientemente piatta e le insegnò il movimento corretto. Al primo tentativo il sasso di Martina fece tre balzi, mentre quello di Paula affondò inesorabilmente. Continuarono a camminare mentre lanciavano i sassi ridendo dei clamorosi insuccessi di Paula. Quando superarono un ansa e i ragazzi non furono più in vista Martina propose di giocare alle esploratrici.
<<solo ci servirebbe un abbigliamento più adatto>>
<<già, e chissà come erano vestite le giovani esploratrici>>
<<vediamo un po', magari si erano smarrite e avevano i vestiti tutti laceri>>
e così dicendo si sbottonò la camicetta di cotone leggero che le copriva il petto lasciando intravedere la pelle liscia e bronzea dei suoi seni sodi. Paula fu colta impreparata dal suo gesto. Pur con tutta la confidenza che c'era tra loro non aveva mai visto la sua amica nuda e questa nuova situazione la turbò. Martina avvertì questo suo turbamento e la incitò
<<dai, apriti quei bottoni. Non vorrai mica soffocare li dentro?!>>
Paula, non volendo apparire intimidita, portò le mani ai bottoni, ma i suoi movimenti erano insicuri
<<dai, ti aiuto io>>
delicatamente prese a sbottonare la camicetta della sua amica. Paula trasalì quando le sue mani arrivarono all'altezza dei suoi seni, ma non voleva mostrarsi imbarazzata. Evidentemente la sua amica era abituata a fare cose del genere e lei non voleva mostrarsi la "cittadina" imbranata.
<<adesso va molto meglio. Non è piacevole sentire l'aria sulla pelle? Sai cosa ti dico? Adesso mi tiro su anche la gonna>>
e prese ad arrotolarla fino alla vita, fermandola con un nodo. Le sue gambe lunghe e snelle sembravano flessuose e pronte a scattare. I suoi piedi proporzionati calzavano comodi sandali e la sua andatura era senza incertezze.
Imitando l'amica anche Paula scoprì le sue gambe e così agghindate continuarono per il loro percorso immaginando di trovarsi in amazzonia. Mentre camminavano Paula ammirava il corpo dell'amica così diverso dal suo e in un certo qual modo così attraente. Nell'osservarla Paula sentiva dentro di se uno strano calore mai avvertito prima. Una sensazione strana e contraddittoria. Se da un lato infatti si sentiva attratta da questa emozione, dall'altro le sembrava sbagliata. Con questo pensiero in mente raggiunsero la cascata. Il paesaggio qui era meraviglioso. Quella che chiamavano cascata era in realtà un dislivello di pochi metri nel letto del fiume che alimentava le acque del lago. La vegetazione era rigogliosa dappertutto, ma alla destra della cascata c'era un lembo di terra che le piante non avevano ricoperto e dove il flusso dell'acqua aveva trasportato sedimenti formando una piccola spiaggia.
Le due ragazze si stesero a riprendere fiato rapite dal rumore dell'acqua e dal caldo sole che le accarezzava.
Paula, che da quando l'amica l'aveva aiutata a sbottonarsi la camicetta, si era sentita colta impreparata dalla sfrontatezza dell'amica, voleva ora stupirla a sua volta. Quindi, quando fu sicura che la sua voce non l'avrebbe tradita propose
<<cosa ne dici di fare un bagno?>>
<<ma non abbiamo il costume>>
fu la risposta di Martina. Paula si era già preparata a quell'obiezione e d'un fiato disse
<<bè, visto che non c'è nessuno che ci possa vedere potremmo spogliarci e fare il bagno nude. Non ti vergognerai mica, vero?>>
c'era riuscita. Era riuscita a sorprendere la sua amica prendendo in mano la situazione. Orami s'era instaurata fra loro una sorta di sfida a chi osasse di più. Paula notò il lieve rossore che emergeva sulle gote dell'amica nonostante la sua abbronzatura. Ci fu un istante di indecisione in lei, ma poi, senza dire niente, si alzò e si avvicinò alla battigia.
Paula cominciò a temere che la sua amica non avrebbe accettato e temette anche di aver osato troppo, ma la sensazione che aveva provato nell'intravedere i suoi seni era stata troppo forte ed ora avrebbe voluto vederla nuda e magari toccarla. Questo nuovo pensiero non mancò di stordirla. Toccare un'altra donna? Non aveva mai avuto rapporti sessuali con altri ragazzi, anche se l'estate prima un ragazzo l'aveva baciata. Certo sapeva tutto su come andassero quelle cose, a scuola le sue amiche non facevano che parlarne, ma adesso che ci pensava non si era mai sentita attratta dallo sperimentare. Ma ora... Qualcosa in lei si stava sciogliendo e desiderava sfiorare con le sue dita la pelle di Martina, sentirne la compostezza, avvertirne il calore.
Mentre Paula assorta in queste visioni, Martina, toltasi i sandali, aveva messo i piedi nell'acqua chiara. Di scatto si girò e lei potè constatare che nei suoi occhi vi era ora una nuova determinazione.
<<perché no, l'acqua non è neanche tanto fredda>>
e ritornatale vicino cominciò a spogliarsi. Paula la osservò sfilarsi la camicetta sbottonata in precedenza. Vide che la pelle delicata era increspata dai brividi che non era sicura, fossero da attribuire solo al nuovo stato di nudità. I suoi capezzoli si ergevano altezzosi dai suoi seni così grevi per la sua età. Notò che non c'era sulla sua pelle il segno del costume. Forse la sua amica, in privato, prendeva il sole senza reggiseno? Questa nuova osservazione le fece capire che pur essendo così intime, c'erano tante cose di lei che ancora non sapeva.
Le sue mani si erano portate alla vita e piano si stava sfilando l'ampia gonna a motivi floreali che indossava. La sua vita era sottile e ben fatta. L'ombelico era una piccola rientranza nella sua pancia ricoperta da una setosa peluria che si poteva notare solo perché ora Martina era in controluce.
Anche Martina, come lei, del resto, non indossava quel genere di biancheria che aveva visto una folta su un giornale per adulti che suo padre aveva dimenticato in bagno. Le sue mutandine erano di cotone rosa ed avevano stampate una moltitudine di violette che per volontà del sarto che le aveva confezionate, o per i molti lavaggi, apparivano pallide. Quando rimase solo con quelle indosso, Martina si accorse che la sua amica la stava osservando ancora distesa, ancora completamente vestita.
<<tu cosa fai, non vieni?>>
Questa frase la ridestò dal torpore che l'aveva avvolta. Piano si alzò, senza però perdere di vista la sua amica che si stava accingendo a sfilarsi le mutandine. Ora si era girata e le mostrava la schiena in cui poteva contare le vertebre della spina dorsale. Era perfetta. Quando le sue mani scostarono il tessuto vide le sue natiche perfettamente tonde e sode che apparvero così bianche, in netto contrasto con il resto della sua carnagione. Man mano che le mutandine scendevano vide le sue cosce tornite che parvero slanciarsi, ora liberate da quell'indumento. Flettendo la schiena per far passare i piedi, il suo sesso si espose al suo sguardo per un istante. Paula avvertì un lieve capogiro e una strana contrazione al suo bacino. Cercò di contrastare questa sensazione spostando lo sguardo da un'altra parte, ma i suoi occhi non vollero ubbidire agli ordini del suo cervello. Era estasiata. Desiderava mordere quei glutei così impertinenti, desiderava stringerli nelle sue mani. Martina era ora nuda. Quando si girò vide la sua amica in piedi, ancora vestita. La guardava in modo strano. Per altro, Paula, che aveva perso la sua battaglia interiore per smettere di osservare l'amica, stava guardando il sesso dell'amica, ricoperto da un vello nero, molto più consistente del suo. I suoi ricciolini erano folti e rigogliosi conferendole un aspetto pesante. Ancora una volta la sua testa le sembrò leggera ed ora, in piedi, sentiva che qualcosa di liquido stava riversandosi fuori di lei dal suo sesso, colandole lungo le gambe. Temette di aver perso il controllo sulla sua vescica, ma era sicura che non si trattasse di pipì. Una parola le affiorò alla memoria:orgasmo. Alcune delle sue compagne, quelle più sfrontate, gliene avevano parlato. Loro erano già state con dei ragazzi e le avevano detto che quando una ragazza viene stimolata nella giusta maniera, i muscoli della vagina si contraggono ed il sesso secerne un liquido denso ed oleoso. Lei si era un po' schifata della cosa, ma a sentir loro era una cosa molto piacevole. Era quello dunque? Aveva provato un orgasmo?
Ancora una volta fu presa dal panico dell'aver scoperto una nuova sensazione che non sapeva di poter provare. Stava succedendo tutto così in fretta. Ma c'era in Martina qualcosa che la attraeva grandemente e lei non riusciva a capacitarsene in quanto opponeva a questo desiderio l'idea atavica che certe emozioni si possono provare solo con persone del sesso opposto al suo. Ma man mano che i minuti passavano, questa convinzione scemava sempre di più, rimpiazzata dal puro desiderio di toccare Martina, la quale, intanto si era avvicinata a Paula e le stava chiedendo come mai non si fosse ancora spogliata.
La sua voce pareva arrivare da lontano. Paula la sentiva attraverso una distanza che in realtà non c'era visto che ormai Martina era proprio davanti a lei. La stava osservando nei suoi meravigliosi occhi azzurri. Ma cos'era quella strana luce che ora vi albergava? Perche i suoi occhi le sembravano così dolci?
<<ehi, ma che ti prende? Non ti senti bene?>>
<<si, si... cioè no, stò benissimo>>
La sua voce pareva accarezzarla. Ma era sempre stata così suadente? Paula prese a spogliarsi. Si tolse la camicetta ma ancora incespicò nei tre bottoni ancora allacciati. Non poteva farci niente, le sue mani avevano un tremito che non le consentiva di tenerle ferme, sembravano animate di vita propria. Di nuovo la sua amica le venne in aiuto
<<dai, lasciami fare, sembra proprio che tua mamma non ti abbia insegnato a sbottonarti i vestiti>>
Nello sfiorarle la pelle del ventre Paula avvertì una scossa elettrica in tutto il corpo. Non riuscì a trattenere in gola un verso gutturale. Mentre l'aiutava a togliersi la camicetta i loro seni si toccarono, trasmettendo a Paula una nuova scarica. Sembrava che Martina si fosse accorta della condizione dell'amica ed ora pareva assecondarla. Anche in lei c'era una nuova determinazione?
Fu allora che successe.
Paula perse definitivamente tutte le battaglie che si stavano combattendo in lei e si abbandonò completamente alle sue emozioni divenendo pura azione, affrancata ormai del tutto dalla cognizione.
Alzò le mani e le pose sui seni di Martina. L'amica non si scostò ma, anzi, si premette contro di lei mettendole le braccia al collo. Ora sentiva i suoi capezzoli inturgidirsi tra le sue dita. Erano entrambe inesperte, ma inspiegabilmente la natura guidava i loro movimenti. Paula prese a stringere dolcemente i capezzoli dell'amica che ricambiò le sue carezze cominciando a darle teneri baci alla base del collo, facendole letteralmente perdere il controllo.
Scostandosi l'una dall'altra si guardarono negli occhi. Una nuova consapevolezza di loro stesse aveva trovato posto in loro. Accostarono le loro labbra e ne scaturì un bacio tenero e appassionato che accompagnarono con carezze reciproche.
La prima a staccarsi fu Martina
<<dai, togliti la gonna ed entriamo in acqua>>
Paula era ancora stordita dal ciclone di emozioni che si stava agitando in lei. Con mani sempre più incerte si sfilò la gonna e gli slip. Questa volta era Martina ad osservarla, ma quello sguardo non la metteva affatto in imbarazzo, anzi, sentiva rimpinguargli dentro un fuoco già ardente.
La loro pelle non avrebbe potuto essere più in contrasto, così chiara ed opalescente malgrado il lieve colorito datole dal sole era quella di Paula, così abbronzata dal sole quella di Martina.
La sicurezza dimostrata da Martina non mancava di sorprendere Paula nel cui animo si agitavano ancora oscuri fantasmi. Al contrario, sembrava che l'amica si fosse liberata da un'oppressione ed appariva ora raggiante e vitale.
Quando fu anch'ella nuda, Martina le si avvicinò e prendendola per mano la guidò verso la frescura del laghetto.
Si immersero lasciandosi accarezzare dall'acqua godendo del refrigerio che essa trasmetteva ai loro corpi nudi, senza però riuscire a spegnere il fuoco che ardeva in loro. Galleggiando, tornarono a baciarsi. Questa volta le loro carezze furono più ardite. Il mantello d'acqua che le ricopriva le rendeva più impavide. Persa ogni inibizione, Paula prese ad accarezzare il sesso dell'amica. Quando le sue dita raggiunsero la folta peluria, Martina piegò la testa all'indietro lasciandosi andare completamente alle carezze di lei.
Nonostante il fresco dell'acqua, Paula poteva avvertire distintamente il calore che il suo sesso emanava. L'accarezzo con il palmo della mano, poi con due dita dischiuse le sue labbra. Sentiva l'amica fremere sotto le sue dita, sentiva il suo respiro via via diventare più affannato. Quando toccò il suo clitoride avvertì la tensione che l'animava. Non aveva mai sperimentato nemmeno su se stessa quel tipo di carezze, ma ora muoveva la sua mano con una sicurezza dettatagli da chissà quale istinto primordiale. Prese ad accarezzare quel nuovo soggetto con un dito, descrivendo dei cerchi attorno ad esso perché sentiva che Martina stava godendo di quel contatto. Dapprima i suoi movimenti furono lenti e misurati, ma col passar del tempo si fecero più vigorosi, più decisi. Martina inarcava la schiena reggendosi con le braccia al suo collo. Quando finalmente l'orgasmo la sommerse con intense ondate di piacere sentì che la tensione andava scemando. Martina tornò a cercare la bocca dell'amica, la sua lingua in un bacio in cui soffocava tutto il piacere che stava esplodendo in lei incendiandola di un fuoco troppo fulgido ed intenso.
La sua lingua saettava tra le labbra di Paula che ricambiava con altrettanto trasporto quello splendido contatto. Quando si staccarono Martina riprese un poco di controllo
<<vieni, torniamo a riva>>
così dicendo la precedette lungo il breve tragitto che le separava dalla battigia. Martina emerse dall'acqua come una ninfa. I suoi neri capelli erano incollati al viso. I capezzoli erano tesi e bruni e la pelle che li circondava era increspata dal freddo e dal desiderio. L'acqua rimasta intrappolata tra i suoi peli pubici stava grondando ispirando in Paula l'idea di una fontana a cui dissetarsi. Dio come desiderava accostare le sue labbra a quel monte e suggerne il nettare.
<<dai, vieni a riscaldarti al sole>>
un sorriso affiorò sulle labbra di Paula,
<<non ho bisogno di scaldarmi, ma semmai di raffreddarmi>>
<<bè, non importa tu vieni qui a stenderti lo stesso, che al resto penserò io>>
Martina preparò con i loro indumenti un giaciglio dietro ad un cespuglio di rosmarino selvatico e vi fece stendere supina l'amica. Poi stesasi al suo fianco cominciò ad accarezzarla sfiorandola appena con la punta delle dita. Anche la pelle di Paula era ora punteggiata dai brividi. Martina cominciò a giocare con i capezzoli dell'amica fagendoli inturgidire. Il corpo di lei rispondeva ad ogni sollecitazione inarcando la schiena e cercando di disporsi ancor meglio per ricevere le carezze dell'amica. Le loro bocche si unirono di nuovo. Entrambe amavano questo contatto così intimo e personale. La mano di Martina stava intanto scendendo verso il sesso di Paula, lentamente, giocando con ogni neo che incontrava lungo la strada. Quando arrivò all'orlo del suo fiore, Paula si sentì come si sentiva quando andava sulle montagne russe:la sensazione della prima frenetica discesa era meravigliosa e terrorizzante assieme. Sentire il fiato che ti si mozzava in gola, lo stomaco che si comprimeva. Allorché le sue dita schiusero il suo frutto, i suoi occhi si sciolsero in uno sguardo dolce, perso nel vuoto. I suoi occhi erano aperti, ma ella in quel momento non vedeva noente di quanto la circondava.
Ora che le dita di Martina le stavano accarezzando le labbra scorrendo in su e in giù sentì tutte queste cose meravigliose assieme e quando la sua amante pose l'indice sul suo clitoride mille fuochi d'artificio le esplosero nella testa. Chiuse gli occhi assaporando rapita quel contatto. Un lungo "siiii" le montò dalla gola alla bocca allorché Martina, si piegò su un suo seno cominciando a succhiarne il capezzolo spasmodicamente teso. Il suo corpo prese a sussultare quando raggiunse l'apice del piacere in un'apoteosi di lampi che si trasmettevano in tutto il corpo. Martina sentì l'amica dimenarsi sotto di se e rallentò i suoi movimenti, senza però interrompersi.
Ad un tratto smise di tormentare il suo capezzolo e percorrendo la strada a baci e leccatine, raggiunse con la bocca lo scrigno dell'amica.
Paula ancora presa dagli sconvolgimenti del primo orgasmo si rese conto del cambiamento avvenuto nella posizione quando sentì l'alito della bocca di lei sul suo sesso. Allargò le gambe nel tentativo di facilitare quel nuovo gioco e subito la sua amante iniziò la sua opera.
Martina stava osservando quel frutto che le si dischiudeva davanti agli occhi. Il vello di lei era molto più chiaro del suo e meno folto. Il suo monte di venere era gonfio e maturo. Con due dita allargò le labbra a scoprire il suo clitoride che sembrava un fallo in miniatura. Irrigidendo la punta della lingua prese ad accarezzarlo e fu ricambiata con un grido di piacere di Puala che alzando i fianchi cercò di premere il suo sesso alla sua bocca. Ma ella si spostò all'indietro sottraendosi al contatto. Anche quel momento sarebbe arrivato ma a suo tempo, ora desiderava far sospirare a lei quella meta. Di nuovo tornò ad accarezzarle il clitoride con la lingua e di nuovo Paula inarcò la schiena. Questa sorta di elastico durò ancora per qualche istante, poi finalmente Martina decise di soddisfare la sua amante e disponendo le sue labbra a O le accostò al suo sesso.
Il gusto che ne trasse fu una sorpresa anche per lei stessa. Anch'ella cominciò a strofinare il suo sesso sul tessuto della che ricopriva il loro giaciglio. Era eccitata e sentiva che l'orgasmo le stava montando dentro con forza e con una mano prese a toccarsi.
Succhiava il sesso di Paula con avidità, facendo saettare la lingua dentro e fuori il suo orifizio umido di desiderio. Aveva un sapore salato e dolce al tempo stesso. Sentiva che Paula stava di nuovo per esplodere e si preparò a quel momento aumentando la cadenza delle sue carezze. Il respiro di lei si fece ancor più frenetico poi, d'un tratto, il suo corpo si tese un'ultima volta, quasi a volersi staccare dal suolo. Rimase così per un istante per poi ricadere afflosciandosi al suolo. Sentì l'aria che le usciva dai polmoni in un rantolo gutturale. Anch'ella in quell'istante sentì il suo godimento sfuggirle da dentro ed avvolgerla in calde vampate che dal suo sesso si spargevano per tutto il corpo amplificandosi via via.
Rimasero per qualche secondo in quella posizione appagate ed esauste.
Quando Martina le si distese di nuovo di fianco, Paula la guardò negli occhi e vi scorse un'immensa dolcezza e se ne innamorò.
La passione ardente che era in loro fino a poco prima, aveva lasciato ora il posto ad una sconfinata dolcezza. Si accarezzavano dolcemente persa l'una nello sguardo dell'altra.
Nessuna delle due voleva rovinare con le parole quel momento magico che stavano vivendo, ma il sole cominciava ad abbassarsi dietro i rami degli alberi e i ragazzi che avevano lasciato avrebbero potuto venire a cercarle. Fu Paula a rompere l'incantesimo
<<credo che sarebbe meglio rivestirci e metterci in cammino, José potrebbe preoccuparci non vedendoci>>
Martina protestò sbuffando, ma anche lei era cosciente che rimanendo li così esposte, stavano correndo un grande rischio.
Si alzarono e diedero una scossa ai loro indumenti, poi si aiutarono vicendevolmente ad indossarli. Le mani di Paula ora non tremavano più, e c'era nel suo sguardo una certezza mai avuta prima. La sua vita non sarebbe più stata come un tempo. Ma avrebbe avuto modo di riflettere su queste cose più tardi. Adesso si diedero un ultimo bacio e si incamminarono verso i ragazzi.
Quando ebbero percorso metà del cammino, videro in lontananza José e gli altri che si sbracciavano venendo oro incontro. Le due ragazze si guardarono ed il loro sguardo comunicò il rischio che avevano corso, se solo avessero indugiato per altri dieci minuti....
<<ehi, ma dove siete state, avevamo paura che vi fosse successo qualcosa. State bene?>>
<<si, stiamo benissimo>> rispose Martina, <<ci eravamo stufate di stare a guardare voi mentre pescavate e per giunta in silenzio, quindi siamo andate alla cascata e abbiamo fatto un bagno>>
poi fu Paula a spostare l'argomento della conversazione lontano da loro
<<quanto pesce avete pescato?>>
<<Adolfo ha preso due trote belle grosse ed io ho preso una carpa grossa così>> e indicò metà del suo braccio.

Paula, appoggiata alla ringhiera di ferro battuto del balcone della sua camera stava ripensando al tragitto di ritorno, che fu senza parole, perché entrambe erano incapaci di esprimere quello che stavano provando sopraffatte com'erano dalle loro emozioni. Entrambe dovevano digerire gli eventi che le avevano coinvolte qualche ora prima in maniera così repentina ed inaspettata. Camminando, però, cercavano ogni pretesto per sfiorarsi o per guardarsi negli occhi, scorgendo l'una in quelli dell'altra una dolcezza mai vista prima.
E com'era stato difficile restare seduta a tavola con i suoi genitori durante la cena. Era terrorizzata dal fatto che essi potessero leggere ciò che era successo sul suo viso. Per cui paventando un leggero mal di testa si era chiusa in camera sua appena ne ebbe la possibilità.
Rientrò in camera sue e guardandosi allo specchio vicino all'armadio vide che il suo corpo, appariva attraverso il leggero tessuto della camicia da notte, più rigoglioso rispetto al giorno prima. O era solo una sua impressione?
Andò in bagno e con una doccia si preparò al nuovo giorno. Strofinandosi sotto il potente getto d'acqua, i suoi pensieri riandarono al piacere provato il giorno prima, così intenso ed appagante. Erano sensazioni che non riusciva a descrivere. Quando raggiunse l'orgasmo fu come se le venisse praticata un'iniezione di adrenalina pura attraverso ogni singolo poro della sua pelle. Si riscosse da quei piacevolissimi, ma pericolosi ricordi. Chiuse l'acqua ed indossò il pareo di spugna bianca che pendeva dal gancio dietro la porta. Si lavò i denti ed avvolta la sua chioma in un asciugamano, ritornò nella sua stanza.
I primi raggi del sole entravano dalla finestra aperta, inondando la camera di luce e di vita. Alcuni orsacchiotti di peluche la guardavano con espressioni tenere e gioiose dalla mensola sopra il letto. Li salutò come faceva ogni mattina in segreto, ormai, perché aveva paura che qualcuno scorgendola potesse pensare a lei come una bambina.
Cercò nel cassetto un paio di mutandine che fossero diverse dalle solite rosa a fiorellini o azzurre a fiorellini o bianche a fiorellini, ma tutto quello che trovò fu un paio di mutandine gialle, a fiorellini. Non ne poteva più di tutti quelle margheritine, violette e non-ti-scordar-di-me e mentalmente, si fece appunto, appena ritornata a Rio, di acquistare della biancheria più sexy e meno da bambina. Per il momento fece buon viso a cattivo gioco e storcendo un poco il naso indossò quelle azzurre, sulle quali calzò un paio di cortissimi pantaloncini di jeans tagliati da lei stessa appena sotto l'arco formato dall'attaccatura delle cosce con i suoi glutei. Dal cassetto sotto scelse una maglietta bianca che recava stampata sulla schiena la scritta in inglese "le brave ragazze vanno in paradiso... quelle cattive vanno dappertutto". Le sembrava una frase azzeccata, soprattutto in quel momento della sua vita in cui si sentiva pronta a trasgredire a qualsiasi regola.
Scese al piano di sotto e in cucina si versò un'abbondante porzione di cereali, annaffiandoli con del latte preso dal grande frigorifero. La camera da letto dei suoi genitori si trovava proprio sopra la cucina ed ora, come quasi tutte le mattine, sentiva che i suoi genitori si erano svegliati e stavano facendo l'amore. Le vecchie molle del letto matrimoniale cigolavano sotto i movimenti dei loro corpi. Raramente le era capitato di assistere, seppur involontariamente, a quanto stava capitando ora proprio sopra la sua testa. Di solito, quando capitava, Paula rideva di sottecchi sentendo quel concerto per molle arrugginite, ma oggi quel rumore le portò alla mente un nuovo interrogativo:come sarebbe stato prendere dentro se stessa la virilità di un uomo? Che differenze ci sarebbero state tra quanto sperimentato con così grande godimento il giorno prima e quell'esperienza?
Non si sentiva omosessuale. Certo le era piaciuto ricevere le attenzioni di Martina e pensò di poterle ricambiare a sua volta, ma non aveva mai provato repulsione per l'altro sesso.
Com'era cambiata nell'arco di un solo giorno.
Ripose la scodella vuota nel lavandino ed uscì in cortile. Il sole l'avvolse del suo calore mentre attraversava l'aia diretta alla rimessa che ospitava le auto dei suoi genitori e la sua bicicletta. La tirò fuori dal garage facendo attenzione a non rigare la macchina del padre nel passarvi vicino.
Una volta non fu così accorta e suo padre le fece una sonora ramanzina confinandola in camera sua per quasi una settimana. Ora non avrebbe potuto sopportare una punizione simile, quindi fu più che mai prudente.
Pedalò piano lungo la strada di ciottoli e terra battuta che si staccava dalla strada asfaltata per raggiungere la sua casa.
Come tutte le compagnie che si rispettassero, anche loro avevano un punto di ritrovo. Poco prima che la strada arrivasse in paese, un'altra strada di terra battuta piegava verso destra salendo dolcemente su per una collinetta. Era una strada di campagna usata dai contadini del posto per raggiungere i campi. Dopo circa due chilometri, sulla destra si ergeva una vecchia quercia frondosa. Sotto di essa i ragazzi avevano costruito una capanna con rami secchi e assi recuperate chissà dove. Quello era il loro castello, il luogo da dove partiva ogni loro esplorazione.
Di solito vi si trovavano più tardi, nel pomeriggio, dato che molti dei ragazzi e delle ragazze restavano a casa il mattino per assolvere alla quotidiana tortura dei compiti.
Non sapeva se Martina, come lei, vi si sarebbe recata quel mattino, non essendosi oltretutto messe d'accordo il giorno precedente. Quindi si avvicinò alla capanna con il cuore in gola, temendo di rimanere delusa dalla sua assenza. Quando girò l'angolo vide Martina seduta a gambe incrociate su di un plaid che evidentemente si era portata da casa, intenta a leggere un libro.
Accorgendosi della sua presenza, alzò il viso e i suoi occhi azzurri si illuminarono in un sorriso che precedette quello che affiorò dopo un istante sulle sue labbra, mettendo in evidenza una fila di denti bianchissimi e perfetti.
<<speravo che saresti venuta>>
<<bè, anch'io speravo di vederti>> le rispose
facendole un po' di spazio sulla coperta la invitò a sedere vicino a lei
<<cosa stai leggendo?>> le chiese Paula cercando di stemperare quell'imbarazzo che le attanagliava le viscere
<<Questo? E' un libro di Anaïs Nin, si intitola "il delta di venere". E' un romanzo erotico, se vuoi te lo posso prestare, tanto io l'ho già letto due volte>> così dicendole avvicinò la mano ai suoi capelli e prese ad accarezzarla dolcemente. I loro sguardi si incontrarono di nuovo. Paula si perse ancora una volta nel mare azzurro dei suoi occhi, così magnetici e misteriosi. Martina aveva portato la sua mano dietro la sua nuca e prese ad esercitare una leggera, ma decisa trazione attirando a sé la bocca di Paula. Quando le labbra di Martina si unirono alle sue, sentì la sua lingua forzare dolcemente la sua resistenza alla ricerca della sua lingua. Sentiva il suo respiro caldo dentro di se ed ancora una volta godette di quel contatto così intimo. La lingua di Martina guizzava nella sua bocca, sfiorandone i denti bianchi, accarezzando le sue gengive. Nessuno mai l'aveva baciata così, tanto meno i ragazzini con i quali aveva giocato all'antico gioco della bottiglia.
Quando si staccarono, Martina sentì di aver apposto un suggello a quanto era successo il giorno prima alla cascata.
<<senti>> le disse, <<ti va di parlare di quello che è successo tra noi?>>
<<si, parliamone, perché io non so più cosa pensare>>
<<O.K., comincerò io a dire quello che penso. Tu mi piaci, Paula. Era da tanto tempo, fin da quando eravamo più piccole, che vedendoti, non riuscivo a considerarti solo un'amica. C'era così tanta complicità tra noi, così tanto affiatamento, che d'inverno, quando eri a Rio, mi mancavi terribilmente>>
Mentre le diceva queste parole, le sue mani tormentavano una nappa del plaid ed il suo sguardo era basso ad osservare chissà cosa nei suoi ricordi.
<<non saprei dirti con esattezza quando ho cominciato ad immaginare di stare con te. Ma giorno dopo giorno, mi accorgevo che quando pensavo a te, mi si accendeva qualcosa dentro.>>
<<e con i ragazzi?>> le chiese Paula
<<ma, sai benissimo che ce ne sono un paio che continuano a tampinarmi, e con uno di loro ho anche fatto qualcosa, ma non mi sento attratta da loro, più che altro, quel poco che c'è stato, c'è stato solo per allontanare i sospetti, per far credere di essere "normale". Tutto il resto è frutto della fantasia di qualche ragazzo, fantasie che, per altro, a me fa comodo sfruttare a mio vantaggio>>
Martina si stava riferendo (Paula lo sapeva) al fatto che si vociferava in giro, soprattutto nei luoghi di ritrovo frequentati dai maschi, che lei fosse una ragazza facile. Questo sia grazie alla sua procacità fisica che la faceva passare inosservata tanto quanto potrebbe passare inosservata un'eclissi di sole, sia grazie al fatto che più di uno di loro si era inventato di sana pianta "incontri" mai avvenuti.
<<non so cos'altro dirti, ieri quando ti ho vista così...>> Martina indugiò, alla ricerca delle parole <<così bella, così attraente, non sono più riuscita a resistere>>
Ora Paula si rese conto che i gesti dell'amica erano evidentemente frutto di un disegno premeditato, studiato attentamente da chissà quanto tempo.
Questo pensiero non le piacque. Per lei la loro unione era stata dettata da un impulso irrefrenabile, ma spontaneo, sicuramente non pianificato. Prima di allora, anzi, si era sempre ritenuta una ragazza normale, con normali tendenze sessuali.
<<mi stai dicendo che tu hai organizzato la passeggiata alla cascata per riuscire a...>>
<<no, non travisare quello che ti ho detto. Non avevo pianificato niente. Ti ho solo detto che tu mi piacevi da tanto tempo e ieri, vedendoti seminuda, ho perso il controllo. Tutto qui. Ero spontanea, come te>>
Paula si tranquillizzò un poco, ma lo stesso, sapere che quella che riteneva la sua più grande amica la vedeva già da tempo sotto un'altra ottica, la sconvolse profondamente.
<<e per te com'è stato? Cosa hai provato?>>
Paula riflettè un poco, poi cominciò a descriverle le sue sensazioni
<<sai, non saprei esattamente spiegarti, ma ad un tratto il mio cervello ha smesso di dare ordini al mio corpo che ha cominciato a muoversi per proprio conto. Ti ho vista nuda, credo di non aver mai visto niente di così bello. I tuoi seni, i tuoi glutei. Mi sentivo come un pezzo di ferro attratto da una potentissima calamita. Ma per me era la prima volta che provavo una sensazione simile nei tuoi confronti. Anzi, a voler ben guardare, non avevo mai provato questa sensazione per nessuno al mondo, prima di ieri>>
Mentre parlava le sue gote si imporporarono e un nodo le si formò giù, in fondo al suo stomaco. Era bellissima, Martina poteva scorgere il candore di lei, la sua innocenza. Dio come l'aveva desiderata, ed ora che l'aveva avuta avrebbe voluto stringerla a sé e non lasciarla andare mai più. Avrebbe voluto prendersi cura di lei, proteggerla ed accudirla. Ma doveva andare per gradi, si disse.
<<ma ti è piaciuto? Voglio dire, hai provato piacere, si, insomma, hai raggiunto l'orgasmo, vero?>>
questa domanda infiammò ancora di più le guance di Paula, che a sua volta aveva cominciato ad arrotolarsi attorno ad un dito una nappina del plaid.
<<si, credo di si. Non saprei, sai non avevo mai provato prima. Comunque, si. Penso. Insomma, mi è piaciuto, ad un certo punto ho sentito un gran caldo proprio lì>>
Martina sorrise e Paula vedendola arrossì ancora di più. A questo punto anche la punta del suo naso era diventata di un bel color vermiglio. Ma anche sulle sue labbra affiorò un sorriso che presto per entrambe si trasformò in una risata liberatoria. Quando si furono rilassate, Paula imitò l'amica che si era distesa sul plaid. Così vicine, spalla a spalla guardavano i rami della grande quercia. Alcuni raggi del sole avevano penetrato il manto frondoso ed ora cadevano obliqui sul terreno, come proiettili di luce. Altri invece giocavano con le foglie mosse da una leggerissima brezza, mandando riflessi quando ne baciavano la superficie lucida.
Martina cercò con la mano la mano di lei e quando la trovò la avvolse in una morbida stretta. Paula rispose voltando la su con il palmo all'insù intrecciando le sue dita con quelle di lei.
<<senti>> le disse Martina dopo un poco, <<questa sera in paese faranno i fuochi d'artificio ed io conosco un posto da dove potremmo guardarli io e te, da sole, cosa ne dici di andarci insieme?>>
Paula, non rispose subito. Vortici di indecisione si stavano formando in lei. Sensi di colpa, pudore, trasgressione, desiderio, si stavano avvolgevano rincorrendosi l'un l'altro attanagliandole le viscere.
<<si>>
fu la semplice risposta che pronunciarono le sue labbra ormai prive di ogni controllo.
Ma come era possibile? Era una ragazza equilibrata, a scuola era tra le prime della classe, ed ora, non aveva più il controllo su se stessa, non riusciva ad interpretare ciò che il cuore ed il cervello le stavano comunicando.
Avrebbero entrambe voluto rimanere sole in quello stato di abbandono che le aveva pervase, ma di li a poco era probabile che arrivassero gli altri ragazzi, per cui si allontanarono l'una dall'altra. Martina riprese a leggere il suo libro, mentre Paula si mise a sonnecchiare lasciandosi baciare dai caldi raggi del sole.
Stava dormendo profondamente quando sentì il vociare dei loro amici che, in sella alle biciclette, si avventuravano su per la salita, verso la grande quercia. Guardò Martina, anch'ella addormentatasi con il suo romanzo aperto sul plaid, di fianco al suo viso. Il sonno le conferiva un'aria distinta e maestosa. Il sole già alto le confermò quello che il suo stomaco le stava dicendo con sommessi brontolii:era quasi ora di pranzo.
Fece finta di dormire allorché i ragazzi furono arrivati alla capanna.
<<ma guarda, abbiamo trovato due belle addormentate nel bosco>>
sentì dire a José
<<cosa dite ragazzi, per svegliarle le dovremo baciare?>>
rispose Manuel
<<se ci provi soltanto, ti faccio venire quattro tonsille>>
Martina pronunciò quelle parole ancora con gli occhi chiusi. Tutti scoppiarono a ridere, compresa Paula che ormai si stava stiracchiando.
<<che ore sono?>> chiese
<<è quasi l'una, ma da che ora siete qua voi due?>> disse José
<<mha, ci siamo trovate qui questa mattina. Io non ho più compiti da fare e Martina si è messa a leggere un libro>>
<<ragazze>> intervenne Manuel, <<questa sera è l'ultima sera della sagra di San Candido, ci saranno i fuochi d'artificio, da dove andiamo a guardarli?>>
quella domanda gettò nello sconforto Paula che non aveva previsto una simile eventualità. A dire il vero avrebbe dovuto aspettarselo dato che lo spettacolo pirotecnico era molto atteso ogni anno da tutti loro e non ricordava un'occasione in cui non fossero sempre stati un bel gruppo, tutti con il naso all'insù, a commentare le esplosioni.
Guardò Martina che appariva calma e rilassata, come sempre.
<<mi dispiace ragazzi, ma questa sera dovrete fare a meno di Paula e me>>
fu la sua secca risposta che non mancò di attrarre l'attenzione degli altri tre ragazzi
<<perché, cosa avete da fare?>> gli chiese Francisco
<<niente, solo che i genitori di Paula mi hanno invitata a cena a casa loro e poi guarderemo i fuochi dalla terrazza>>
A Paula, alla quale si era completamente seccata la bocca, questa frase tolse letteralmente il fiato. Con che naturalezza poi l'aveva pronunciata. Con che sfacciataggine.
In quel frangente si accorse che tutti gli sguardi degli astanti erano ora posati su di lei.
<<si, è vero>>
rispose sforzandosi di apparire calma e naturale.
<<ma dai. Ma non potete rimandare ad un'altra sera?>>
chiese Manuel che aveva fatto alcuni progetti su Martina
<<no, proprio non è possibile. L'editore di mio padre ha bisogno di lui a Rio perché sta' per uscire un suo nuovo romanzo, per cui tra qualche giorno dovrò tornare a casa.>>
questa frase bastò a far accettare la cosa ai ragazzi, ma ora, guardando Martina, si accorse che la pelle sul suo viso era tesa e di un pallore che contrastava con la sua abbronzatura.
Era vero, di lì a qualche giorno sarebbe ritornata a Rio. Gli eventi degli ultimi giorni avevano relegato quel pensiero in un angolo remoto del suo cervello, ma ora la realtà la sommerse con tutta la sua drammaticità.
<<io devo andare>> disse, <<i miei mi staranno aspettando per il pranzo. Ci vediamo qui più tardi?>>
chiese, ottenendo un coro di "OK". Solo Martina le disse
<<aspettami, vado a casa anch'io>>
Salutarono i ragazzi e, raccolte le biciclette, si incamminarono verso la strada.
Quando si furono allontanate Martina le sussurrò
<<ma è vero che anticipi il rientro a Rio?>>
<<si, è vero. Mi ero dimenticata di dirtelo.>>
Martina la prese male. Paula vide le sue dita stringere le manopole del manubrio della bicicletta, fino a diventare bianche.
<<ma perché non me l'hai detto prima?>>
<<Martina, scusami, ma con tutto quello che è successo, proprio non ci pensavo più>>
<<Ok, e adesso cosa succederà?>>
era inutile parlarne, non potevano modificare l'inevitabile.
<<senti, cerchiamo di non pensarci. Abbiamo ancora qualche giorno da trascorrere insieme, cerchiamo di non rovinarceli pensando a quello che succederà dopo>>
<<già, parli bene tu. Tu te ne torni a Rio da tutti i tuoi "amichetti" mentre io me ne rimango qua ad ammuffire>>
Paula non si era aspettata una reazione così dura dalla sua amica. Ma cosa le stava succedendo? Perché si comportava così con lei?
<<sentimi bene, Martina, sai benissimo che non ho nessun "amichetto" ad aspettarmi a Rio. Ed io non ci posso fare niente se mio padre ha deciso di ritornare prima.>>
Queste parole parvero calmarla un poco. Era vero, non ci poteva fare niente nessuno.
Quando arrivarono al bivio che portava a sinistra verso la casa di Paula e a destra verso il paese e la casa di Martina, si fermarono sul ciglio della strada. Lasciarono passare un vecchio camion che arrancava sulla salita lasciando dietro di sé una nera e maleodorante scia di fumo come una vecchia locomotiva a vapore poi, quando si furono accertate che nessun altro stava per sopraggiungere si scambiarono un rapido bacio.
<<Paula, credo di essermi innamorata di te>>
le disse piano. Ancora una volta fu presa in contropiede dalla sua amica. Non sapendo cosa rispondere le carezzò furtivamente la guancia, poi saltò in sella alla sua bicicletta. Attraversata la strada si voltò verso Martina che la stava guardando, ferma sul ciglio della strada e le gridò
<<ci vediamo più tardi alla capanna>>
poi prese a pedalare verso casa.
Quando arrivò trafelata in cucina, vide che i suoi genitori stavano per cominciare a mangiare.
<<ben tornata, signorina>>
le disse suo padre. Nella sua voce avvertiva una nota retorica. Sua madre fu invece più diretta
<<come al solito hai lasciato in disordine la tua stanza e come al solito arrivi giusto per mangiare. Possibile che non si possa mai fare affidamento su di te?>>
Paula abbassò la testa sperando che il suo atteggiamento remissivo servisse a stemperare il rimbotto di sua madre. Oltretutto doveva dirle che aveva invitato Martina a cena per quella sera. Decise quindi di mostrarsi premurosa e sedendosi al tavolo le disse che avrebbe pensato lei alla spesa quel pomeriggio.
Fortunatamente fu suo padre a fornirgli l'occasione per mettere in luce quello che di buono aveva fatto
<<ehi, ragazza, come sei messa con i compiti? Ti ricordi che lunedì torniamo a Rio, vero?>>
<<tutti fatti. L'altro giorno ho finito gli esercizi di matematica>>
rispose tra un boccone e l'altro.
<<allora, hai deciso cosa fare dopo le superiori?>>
il prossimo anno scolastico sarebbe stato l'ultimo e da tempo suo padre le rivolgeva quella domanda facendo pressione affinché lei si iscrivesse alla facoltà di lettere. Ma Paula non condivideva la passione di suo padre ed avrebbe preferito iscriversi invece a Giurisprudenza. Sognava un giorno di diventare un grande ed affermato avvocato penalista. Voleva entrare in un aula di tribunale e sedersi al tavolo della difesa per poter smontare le accuse al suo assistito, ovviamente ingiustamente accusato. Aveva letto tutti i romanzi di Jhon Grisham. Era una patita dei suoi legal thriller.
<<si, credo che mi iscriverò a legge. Voglio fare l'avvocato.>>
Suo padre accolse con l'ennesima scrollata di spalle l'ennesima risposta alla sua domanda.
<<va bene>> disse, <<dovrai cominciare ad interessarti, meglio partire subito>>
<<bhe, c'è ancora un anno davanti, comunque mi interesserò>>
rispose lei, mettendo fine a quell'argomento. Adesso arrivava il difficile. Decise che avrebbe posto la fatidica domanda in modo diretto. Doveva solo controllarsi e non apparire tesa come in effetti era. Quindi dopo aver preso un lungo respiro disse
<<mamma, ti dispiace se questa sera invito Martina a cena con noi? E' così dispiaciuta che parta in anticipo, quest'anno. E a dire il vero dispiace molto anche a me, per cui vorremmo stare assieme il più possibile>>
Si accorse di aver pronunciato la frase tutta d'un fiato. Non era certo la prima volta che Martina veniva a cena o a pranzo da loro, ma ora tutto aveva assunto un valore diverso. Ovviamente i suoi genitori non se ne rendevano conto, ma per lei era ora difficile chiedere una cosa che fino al giorno prima avrebbe domandato con estrema naturalezza.
<<va bene, però poi ti occuperai di riordinare la cucina perché io e tuo padre stasera andiamo in paese a guardare i fuochi>>
evidentemente la loro unione quella mattina, collegata al fatto che stavano per ritornare a Rio, avevano agito sull'umore di sua madre in modo positivo. Erano rare, infatti, le volte che loro due uscissero insieme. Ovviamente a Paula quella notizia fece molto piacere, sia per loro due, sia per il fatto che le e Martina avrebbero avuto la casa tutta per loro. Quindi fu ben felice di assecondare la madre e le assicurò, quindi, che nel pomeriggio si sarebbe recata nel negozio di alimentari del paese.
Quand'ebbero finito di pranzare raccolse i piatti e li mise nel lavandino cominciando a far scorrere l'acqua per lavarli. Questo gesto non mancò di stupire i suoi genitori che si scambiarono un'occhiata d'intesa.
<<senti, non è che tu abbia preso un colpo di sole>> la canzonò suo padre
<<qui mi sa che se andiamo così, verrà un diluvio prima di sera>> rincarò la dose sua madre
Paula si limitò a fare spallucce e girandosi verso di loro gli fece la linguaccia. Tutti scoppiarono a ridere e Paula cominciò a lavare i piatti.
Una sensazione strana ed esaltante la pervadeva inebriandola. Si sentiva leggera, persa in un mondo di sogni. Quando ebbe finito andò in camera sua. Era sabato e di lì a due giorni la casa sarebbe stata chiusa e loro sarebbero tornati a Rio de Janeiro. Quel pensiero la fece rattristare. Cosa sarebbe successo? Sarebbe stata un'altra persona, una volta tornata nella normalità della sua città?
Probabilmente gli eventi degli ultimi giorni l'avrebbero segnata per sempre. Aveva vissuto questo rapporto con Martina troppo profondamente perché in lei non vi fossero delle tracce indelebili.
Tirò fuori la grande valigia da sotto il suo letto e cominciò a disporvi alcuni capi del suo guardaroba che non avrebbe più usato.
Di solito viveva il momento del ritorno con un misto di gioia e rimpianto. Era contenta di rivedere tutti i suoi amici dopo un estate senza di loro, ma ovviamente era dispiaciuta di lasciare gli amici che aveva lì.
Quell'anno non c'era gioia. Non riusciva a capacitarsi di dover restare nove mesi senza vedere Martina. Se solo fosse stata già all'università! Avrebbe potuto convincere i suoi genitori a lasciarle affittare un appartamentino vicino al campus ed approfittare di quella privacy per ospitare chi voleva. Ma all'università mancava ancora un anno. Avrebbe resistito, non poteva fare altro.
Ecco fatto, aveva preparato tutto quello che non avrebbe più usato. Scese di nuovo in cucina e dalla madre si fece dare la lista di ciò che avrebbe dovuto comperare ed il necessario denaro.
Leggendo la lista vide che sua mamma aveva segnato da comprare i gamberi. Andava pazza per i gamberi.
Inforcò la bicicletta e si lanciò giù per il declivio, fino alla strada che portava in paese. Erano le quattro del pomeriggio ed il sole ancora alto faceva sentire il suo calore sulle sue spalle.
Come molti negozi di piccoli paesi anche questo non era un semplice negozio di generi alimentari. C'era tutto un assortimento di mercanzie che andava dal pane ai giornali e perfino alcuni articoli che si sarebbero trovati meglio in una ferramenta. A Paula piaceva molto perché era sempre fresco e per via di quell'odore speciale che vi regnava, un odore che ricordava essere lo ogni anno, immoto come molte altre cose del paese.
Era un misto di effluvi di polvere di caffè e altre spezie che le solleticavano il naso. Passeggiando tra gli scaffali depose nel cesto che aveva preso all'ingresso quanto era scritto sulla sua lista della spesa.
Ad un tratto, passando davanti ad uno scaffale, si avvide che su di esso erano appesi alcuni capi di biancheria femminile. Si fermò di colpo attratta da quei capi. Prese dallo scaffale un paio di slip molto sgambati di pizzo nero. Le rimirò un poco. Non aveva mai indossato un paio di mutandine simili, ed ora, stringendole in mano, sentiva di desiderarle. Guardò il prezzo e, facendo quattro conti con i soldi che le aveva dato sua madre e quelli che aveva risparmiato, avrebbe potuto permetterseli. Decise allora di metterle assieme all'altra merce nel cestino e si avviò alla cassa.
Pedalò con rinnovato vigore verso casa, dato che moriva dalla voglia di provarsi il suo nuovo paio di mutande. Aveva un problema da risolvere, però. Sua madre non doveva assolutamente vederle, quindi poco prima di raggiungere il cortile, si fermò ed infilò l'indumento sopra a quello che già indossava e così entrò in casa. Una volta riposta la spesa nella dispensa, salì n camera sua e, chiusasi a chiave, si spogliò ed indossò solo le mutandine che aveva appena comprato. Guardandosi nello specchio si sentì attraente, si piacque. Il pizzo velato lasciava intravedere il suo monte di venere incorniciato dai suoi peli, le gambe venivano così slanciate dalla sgambatura che si sentiva persino più alta di quanto non fosse.
Posò davanti allo specchio assumendo le pose di un'attrice. Raccoglieva i capelli, poi li lasciava ricadere a nasconderle parzialmente il viso, come se lo specchio fosse un fotografo impegnato a ritrarla.
Dopo un po' guardò l'orologio appeso al muro e vide che si stava facendo tardi. Tolse le mutandine riponendole con cura in fondo alla valigia e si rivestì.
Gridò ai suoi che stava uscendo e, ripresa la sua fedele bicicletta, si diresse verso la capanna.
Quando vi giunse vide che tutti gli altri erano già la intenti a chissà cosa. Ovviamente c'era anche Martina, che le scoccò un'occhiataccia che lei intuì fosse da attribuire all'ora in cui si presentava.
Essendoci tutta la compagnia al completo non ebbero la possibilità di dirsi molto. Solo in un occasione furono sole e per giunta per pochi istanti e Paula approfittò dell'occasione per confermarle l'invito a cena per quella sera, dandole appuntamento per le sette e trenta. Non ebbe il tempo di dirle che sarebbero state sole dopo cena, e forse fu meglio, così le avrebbe fatto una sorpresa.
Dopo un paio d'ore Paula si congedò dal gruppo dato che doveva andare a casa a dare una mano alla mamma per preparare la cena. Salutò gli altri, lasciandoli immersi nei loro progetti per la sera.
Era eccitatissima all'idea di rimanere sola in casa con Martina, desiderava stare con lei come il giorno prima, ricreare quell'intimità e godere delle sue carezze. Al solo pensiero di ciò, sentiva i suoi capezzoli diventare duri ed eretti.
Con uno spirito che non passò inosservato, si prodigò in cucina con sua madre. Apparecchiò il tavolo con cura e, con la scusa che c'era un ospite e che festeggiavano la loro partenza per Rio, convinse sua mamma a lasciarle mettere in tavola due candele.
Martina arrivò alle sette e trenta precise. In un cestino di paglia portava alcuni prodotti dell'orto di sua madre. Dato che le due donne si conoscevano ormai da molti anni, era consuetudine per loro scambiarsi i prodotti delle loro coltivazioni che erano per la mamma di Martina, appunto ortaggi e per la mamma di Paula fiori.
La cena fu deliziosa e suo padre si rivelò come sempre un abile conversatore, riuscendo così a tener viva l'atmosfera. Paula e Martina cercavano invece di guardarsi il meno possibile, timorose di far trasparire le loro emozioni.
Alle nove sua mamma fece l'annuncio che Paula aspettava con ansia
<<Ok>> disse <<adesso tuo padre ed io andiamo a prepararci per uscire. Paula, pensi tu alla cucina, vero?>>
<<si>> si affrettò a rispondere, <<voi andate pure tranquilli alla festa, mi farò dare una mano da Martina e poi usciremo anche noi>>
Paula vide trasalire Martina quando ella realizzò ciò che stava per accadere.
I suoi genitori si alzarono, salutarono la loro ospite ed uscirono dalla stanza. Quando furono sole Paula cominciò a sparecchiare
<<mi dai una mano?>>
chiese ad un'incredula Martina che fu solerte nel prendere i pochi piatti rimasti portandoli in cucina.
<<non mi avevi detto che i tuoi uscivano>>
<<no, volevo farti una sorpresa. Ti dispiace?>>
chiese in maniera retorica. Un sorriso rivelatore affiorò alle labbra di Martina
<<no, non mi dispiace neanche un po'>>
Si affrettarono a lavare ed asciugare i piatti e le stoviglie, e stavano per finire quando sua madre fece capolino in cucina, agghindata a sera
<<ma che brave ragazze, avete già finito. Ma cosa sta' succedendo qui? Volete proprio far piovere?>>
sorrise e poi aggiunse
<<noi andiamo, cara. Mi raccomando, chiudi bene quando uscite e non tornare tardi>>
<<non ti preoccupare, ci vediamo domani>>
Attesero per un interminabile minuto ascoltando il rumore dell'auto che si allontanava sulla strada, poi senza che nessuna delle due parlasse, si abbracciarono e si baciarono profondamente. Ancora una volta Paula sentì le sue gambe di gelatina allorché percepì la lingua di Martina insinuarsi nella sua bocca.
<<ma tu non dovevi portarmi in un posto a vedere i fuochi d'artificio?>>
chiese Paula con un sorriso sornione.
<<sai, mi sa che dal balcone in camera tua potremo godere di una vista incommensurabile>>
e prendendola per mano la guidò su per le scale verso la camera da letto. Ancora una volta Martina era diventata la padrona del gioco e si dimostrava molto più scaltra di Paula, che invece si sentiva impacciata.
Quando entrarono nell'oscurità della camera da letto di Paula, si abbracciarono e si baciarono nuovamente.
Martina fece scorrere le mani lungo la schiena dell'amica, trovando la cerniera del vestito. Pian piano le sue dita cominciarono a tirare verso il basso. Adesso Paula avvertiva il contatto tra la sua schiena nuda e la mano di Martina che continuava ad accarezzarle il solco tra le sue scapole, procurandole dei brividi piacevolissimi.
Martina si scostò e prese a spogliarla piano. Le sfilò le maniche del vestito mettendo a nudo il suo petto che ansimava. Dalla finestra spalancata entrava la brezza serale e la luna che splendeva alta nel cielo, ammantava la stanza di una luce azzurra che faceva risaltare la silhouette dei loro corpi.
Martina si abbassò per sfilarle il vestito dalle gambe e quando scoprì il suo ventre si bloccò un attimo
<<ti piacciono? Le ho comprate oggi>>
<<belle, davvero belle>>
e così dicendo prese a baciarle il ventre ed il sesso ancora custodito dalle mutandine di pizzo.
Paula interruppe l'opera dell'amica
<<alzati, adesso tocca a me spogliarti>>
Girò dietro a Martina e sbottonandole il vestitino scoprì le sue spalle. Cominciò a baciarle l'incavo della gola spostandosi man mano verso la sua schiena. Fece scivolare sui suoi fianchi il vestito ed ora anche lei restò in mutande come l'amica.
<<vieni, siediti sul letto>>
la fece sedere sul bordo del materasso e portando le mani sui suoi fianchi le fece scorrere le mutandine lungo le gambe. Quando le tolse si inginocchiò, ed aprì dolcemente le gambe di lei. Ora Paula aveva il sesso dell'amica proprio davanti ai suoi occhi. Sentiva Martina che tratteneva il respiro in trepida attesa. Non fu intimorita come aveva creduto. Ancora una volta il suo cervello si scollegò completamente dal suo corpo, facendo cadere tutti le inibizioni che aveva. Accostò le sue labbra a quelle più carnose del sesso dell'amica e cominciò a baciala. Il corpo di Martina si tese quando i loro corpi entrarono in contatto. Il suo sesso odorava di buono. Paula non aveva mai sperimentato quel sapore e quell'odore, ma le piacquero molto ed il piacere che sentiva di procurare a Martina la eccitava terribilmente.
Prese a lambire il suo clitoride con la lingua inturgidita. Ogni volta che lo toccava il corpo di lei sussultava. Lo succhiò dolcemente, estraendone generosi succhi ed uggiolii di piacere.
<<Oddio, che bello, ti prego non smettere, si, così, ancora>>
Era rapita dagli incitamenti che le dava Martina, si sentiva così felice nel riuscire a darle piacere che presto anche in lei qualcosa prese a muoversi. Le sue mutandine nuove erano ora intrise dei suoi umori. Con una mano cercò la strada verso il proprio sesso, ma Martina che aveva intuito la fermò
<<aspetta, aspetta. Mettiti sopra di me>>
Impazientemente le tolse le mutandine, e stendendosi supina sulle lenzuola, invitò l'amica a fare altrettanto ma nel senso inverso al suo.
Così Paula si ritrovò a gattoni sul corpo dell'amica con il suo sesso ancora davanti al suo viso ed il proprio davanti a quello di Martina. Di nuovo prese a suggerne le deliziose fragranze che secerneva. Ma questa volta sentì anch'ella che il suo tempio veniva a sua volta profanato.
La meravigliosa sensazione di rapimento che le procurava leccare il sesso dell'amica era amplificata dal sentire la lingua di Martina entrare in lei, accarezzare il suo centro.
Ben presto le mani di Martina che le artigliavano le natiche, le dissero che ella era vicina al culmine del piacere. Anche lei, del resto, sentiva il suo orgasmo ormai incombere, e gli spasmi di Martina che raggiungeva l'apice servirono a lei per dare il via al proprio apice, proprio come uno starter da il via ad una corsa.
Si lanciò anch'essa in quella discesa spericolata e senza freni, abbandonandosi completamente al suo piacere. Continuava a cercare con la bocca il sesso di Martina che inarcava la schiena cercando di premerlo sulla bocca di lei.
Entrambe affannate da così tanto piacere, si stesero l'una accanto all'altra e si baciarono, scambiandosi i propri umori, leccando l'una le labbra dell'altra. Si accarezzarono i seni, giocando con i capezzoli eretti che richiedevano a gran voce che ci si occupasse di loro.
I loro corpi erano ora imperlati di piccole gocce di sudore. Continuando ad accarezzarsi assaporarono a livello cerebrale quello che pochi istanti prima avevano vissuto istintivamente.
Dopo qualche minuto di queste attenzioni vicendevoli, Martina ricominciò a torturare con un dito il sesso di Paula che si dispose per meglio ricevere quelle carezze, allargando un poco le ginocchia.
Martina sapeva come toccarla. Sentiva le dita dell'amica carezzarle il clitoride per poi penetrare in profondità in lei e poi tornare ancora al suo clitoride in un altalenarsi di sensazioni. Di li a poco Paula fu scossa di nuovo dalle ondate di un nuovo orgasmo. Percepiva il suo sesso chiudersi attorno alle dita dell'amica in continui spasmi. Ora le carezze di Martina si erano fatte più dolci, meno insistenti, lasciandole il tempo di riemergere dall'oceano di piacere in cui si era tuffata. Dopo due orgasmi così intensi, Paula si sentiva privata delle sue energie. Quindi non reagì quando ad un tratto Martina si portò ai piedi del letto e incrociando le sue gambe con quelle di Paula, portò i loro sessi a toccarsi. Sentiva il sesso di Martina strofinarsi contro il suo. Il suo clitoride venire avvolto dal vello morbido e caldo dell'amica che intanto aveva preso a muoversi ritmicamente in su e in giù. Le dita dei piedi di Martina cercarono e trovarono un capezzolo di Paula e cominciarono a giocarvi.
Presto i movimenti di Martina divennero più frenetici fino a quando un grido proruppe dai suoi polmoni annunciandole le sensazioni. Di nuovo il sentire la sua amica librarsi sulle ali del suo orgasmo, le procurò un brivido che presto si trasformò anche per lei in un orgasmo mentale.
Si stesero l'una accanto all'altra sfinite ed appagate, proprio mentre dalla finestra arrivavano i bagliori dei primi fuochi esplosi dal paese.
Si abbracciarono e rimasero così in silenzio ad ammirare quello spettacolo così esclusivo. Paula sentiva i seni sodi e freschi di Martina premerle contro le spalle ed il suo ventre contro le sue natiche. Erano vicine come non lo erano mai state e come non lo sarebbero state più per chissà quanto tempo.
<<cosa succederà domani, Martina?>>
Martina non rispose, ma mentre guardava la sua amica, la sua amante, dai suoi dolcissimi occhi azzurri, presero a brillare alcune lacrime che nella luce della luna assumevano un che di fluorescente.
Non dissero più niente, rimasero ancora strette l'un l'altra. Poi si rivestirono.

Epilogo

Paula ora studia a Rio de Janeiro. A quanto mi è dato di capire, più per sua curiosità che per amore, ha sperimentato una relazione con un ragazzo che, pur soddisfacendola, non le ha impedito di instaurare altre relazioni con altre donne.
Divide un appartamento con Martina che ovviamente è all'oscuro di tutti i suoi tradimenti.
Quando l'ho incontrata in Internet, mi è parsa una ragazza allegra e vivace, ma con molte contraddizioni, delle quali, la più eclatante, è il suo desiderio, più che legittimo, ma un tantino dissonante con le sue tendenze sessuali, di divenire un giorno madre.
In un suo messaggio, Paula definisce Martina come un "serpente incantatore" che la fa piegare ai suoi desideri. E' quindi evidente che Martina ha dal canto suo, molto ascendente su di lei. Paula, infatti, si dice insoddisfatta del suo rapporto ma comunque per ora non è intenzionata a troncarlo, riuscendo ancora una volta a contraddirsi.
Io, da parte mia, non posso far altro che augurarle un giorno di trovare la sua strada, sperando forse che possa continuare ad intersecare la mia.


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