FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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GLI ESECRABILI

Sergio Rizza




La scena.
Sul parquet ben lucido, tutta carponi questa grande, sacra famiglia, tutti protesi al dio bastardo. Bastardo e insolito. Adoremus.
Alla musulmana troviamo i seguenti individui: diciamo tre o quattro figli, ma non sono sicuro; almeno due figlie; una madre spezzata.
Spettinati, sciatti, respirano la polvere dinanzi all'altare, e pregano, pregano, pregano sommessi. Ma forse, più che altro, chiedono scusa, capirete il perché. Io guardo da un angolino, di più mi vergogno, mi tengo fuori dai riti privati.
La sala è quella da pranzo, dimenticavo. La tavola piena di briciole attende di essere sparecchiata. La madre, come comincia a sbarazzare, smette: "Prega anche tu. Prega anche tu per la sacra famiglia". E' il figlio giovane, quello gentile, che intima. Quindi lei, educata, si inginocchia.
Veniamo al dio ("Padre nostro... venga il tuo regno sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra, dacci oggi il nostro pane quotidiano, e rimetti a noi i nostri debiti...", e continuano, sembra che non finiscano mai). Egli poggia, paffuto, su una bella sedia fine Settecento.
Analisi. Grasso inelegante, canottierato in bianco bucherellato, è decisamente contrario alla dermatite seborroica e alla micosi multipla che gli prendono il seno. La diaferesi acuta della sistole prosodica gli inceppa (non quanto però lo spezzatino interdentale) la pastosa lingua da ramarro. Così farfuglia quel che può. Bisogna dire che è efficace. Se ha le zampe sporche di coniglio non potrà che eruttare con un:
"Grattami il cazzo, troia".
"Ma papà, ti prego...".
"Signora figlia, stanco sono. Ora spiego: se ho le mani lerce e mi tocco il coso, mi sembra quasi di fare l'inglese".
"L'inglese?".
"Il vero italiano è colui che lavasi le mani prima di grattare o mingere. Il vero inglese se le lava dopo. Adesso gratta, figliola, gratta". E la pulzella, la maggiore o la minore delle due, onestamente non so, s'adegua.

Io per intanto mi sporgo in più, più in là, la scena è bella, la tarellassa di Morbidone si incoppa, si slarga come un fungo, viene lavorata non più a mano ma a lingua. Mò lo vedo, lui, che prova la lubido, tira la lingua ai lati chiudendo l'occhi e dice: "Persegui, figliola, persegui l'onesto scopo, attendi ch'io ti vegna in ore".
"Morbidone, bastarda madonna -scusi signora-, adesso piantala, se sono il tuo ospite Giove ti guarda. Fai chiavare pure a me", intervengo io maneggiando l'affare alla bell'e meglio. Ma la turba opima dei brutti figli di madonna m'investe appieno, offesa e furiosa. Morbidone, di lì a poco, sbroda, e ai figli mascoli prorompe: "Porgete la vostra fica al mio compagno!! E che vi serva da lezione! Se non vi va, mantenetevi da voi, andate in miniera!!".
Ma a loro andava, eccome. I mantenuti devono scusarsi come possono, devono adeguarsi ai desiderata paterna. Quando mai possono discutere?




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