FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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EROI DELLA PATRIA

Gianfranco Giannini




Saettano fievoli gli ultimi raggi del sole sulla terra, mentre il vuoto cosmico, per ancor poco tempo, viene inaridito da questi.
Tosto il creato s'ammanta di un negro colore, immergendosi nel mistero delle tenebre che gradatamente diventano sempre più fitte nel corso della notte. Del giorno, è questa l'ora più sublime, più compatta, piena d'armonia, di oblio, di serenità, di misticismo, di romantico.
Una stanzetta di circa venti metri cubi ci alberga nelle ore di servizio; a due metri in avanti e a destra della porta d'entrata sono posti alcuni congegni elettrici e magnetici che, nel loro complesso, costituiscono gli apparati radio-telegrafici.
Un'ampia finestra rettangolare è sita a tergo di questi apparati: a destra vi è un aereo dell'apparato trasmittente ed a sinistra un'altro del ricevente, che a distanza da un metro dalla finestra divergono ad angolo retto.
Alla vista del personale di servizio s'apre un pittoresco e natural quadro che si estende per circa cinquanta metri; un viale, con larghezza di circa due metri e mezzo si estende retto per circa una trentina di metri dove altri viali vi si intrecciano.
Due aceri a destra e a sinistra, un olmo e diversi alberi da ombra completano la visione del viale. Attraverso gli spazi delle verdi fronde si delineano delle simmetriche figure di palazzine ove risiedono vari uffici comandi.
A sinistra della nostra casetta v'è un orticello in cui vi sono stati piantati delle melanzane, dei pomodori, dell'insalata, dei peperoni, ecc., che noi coltiviamo con somma diligenza.
E' qui che io, assieme a cinque altri commilitoni, svolgiamo meticolosamente il nostro servizio che lo S.M.R.E. ci ha affidato, e che, se degli errori si verificassero, sia per negligenza od incuria, saremmo noi i complici relativi di alcune gravi conseguenze nei riguardi delle operazioni belliche.
E' un servizio che si svolge con disciplina e saviezza.
Le ombre delle tenebre già s'addensano sulla terra e, mentre agli ultimi raggi del sole morente tutto era apparso alla mia vista così armonioso e verde, ora non appaiono altro che sagome fantasmiche e tutto intorno tace nel silenzio assoluto ed arcano.
Io veglio, e per tutta la notte. Non un minimo rumore si ode.
Qualche volta si ode qualche sparatoria di fucili e di rado lo scoppio fragoroso di qualche bomba a mano. Sul tetto d'una vicina costruzione, uno strano volatile ripete incessantemente il suo usuale verso, rattristando maggiormante l'animo di chi lo ascolta.
Qualche stormo copioso di insetti e zanzare vola attorno a me, alla stanza e per lo più intorno alla lampadina elettrica posta a mezzo metro dal mio sguardo verticale.
Null'altro più.
In tal modo trascorro le lunghe ore in servizio, che si alterna ogni tre notti. Quando riesco a passare qualche quarto d'ora nell'ozio, infiniti pensieri mi assalgono, la casa, la famiglia, la guerra, l'ardore giovanile rimasto seppellito fin da quando la Patria ha fatto il mio appello, dal diciannovesimo anno di età.
Ed ora sono nel ventiduesimo anno, nella primavera della vita, oltre il suolo italico, nell'adempimento del più schietto dovere verso la Patria che molto prodigò, sacrificando i suoi martiri, glorificando le sue tradizioni millenarie nell'immortale sua storia, divulgando la sua civiltà.
Purtroppo non sono questi momenti gai, ma di sacrifici, di dolore, ma soprattutto di speranza e fermezza.
Seppelliamo nell'attualità le gioie, di qualunque specie esse siano e volgiamo il pensiero su coloro che straziano gli anni fiorenti della giovinezza sui vari campi di battaglia; rammentiamoci della sicula gente che ha sofferto e che soffre più di quanto mai abbia sofferto nella vita.
Li vediamo aggirarsi nei disagi della lotta sanguinosa e vitale che calpesta il loro suolo; pensiamo infine di dover dare alla Patria nostra, ferita, la gloria più di quanto mai l'abbia avuta nel passato e scacciare dall'orbita terrestre la poderosa potenza sassone che ha saputo acquistare tanto con la pirateria, con la barbarie, con la tirannide, ma non ha fatto altro che acquistarsi l'odio universale.
Se la sua potenza dovrà padroneggiare nell'Europa Meridionale e Centrale, verrà il giorno in cui le sue ali verranno abbassate e soprattutto l'Italia saprà, come sempre, vendicare i suoi gloriosi caduti e la sua terra calpestata dal simbolo del disonore.
E ancora una volta, come nel passato, essa saprà gloriarsi, sorgere sempre a nuova vita, scacciare ogni tirannide straniera, cingersi infine del serto di lauro e di quercia.
Siamo sempre in piedi e presenti ogn'ora ad ogni appello della Patria!
Viva la monarchia di Savoia!
Viva l'Italia unita ai suoi eroi tradizionali!




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