FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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PARTE VI - EMILIO E GLI ALTRI OVVERO CHI TROVA UN TESORO TROVA UN AMICO

Massimiliano Griner




1. Cortesie per gli ospiti
2. A piedi nudi nel parco
3. Gola profonda
4. Le iene
5. Arriva la bufera
6. Le amiche
7. Italiani brava gente
8. Sacrificio


Dramatis personae:

Emilio, disoccupato

Eleonora, biologa, fidanzata di Emilio

Manlio, impiegato

Pietro, giovane imprenditore

Marina, assistente sociale, fidanzata di Pietro

Dario, studente fuoricorso

Nicoletta, studentessa di chimica, fidanzata di Dario

Romano, uditore giudiziario

Michela, sostituto procuratore

Marilisa, cameriera dei signori Tramonti

Antonio, il postino della valle






INTRODUZIONE

"L'uomo ama vedere il suo migliore amico umiliato davanti a lui.
Sull'umiliazione è fondata perlopiù l'amicizia. E questa è una verità che tutte le persone intelligenti conoscono."
(F. Dostoevskij, Il giocatore)

Lo scopo di questa breve composizione, ispirata ad una affrettata ma amorosa lettura di Zio Vanja, è chiudere un'epoca non poco importante della mia vita - una volta forse avrei detto 'un'epoca di svoltà. Le persone che mi circondano si sono prestate involontariamente a formare la creta per la mia fantasia. In fondo non ho fatto quasi niente. Hanno pensato a tutto loro, con il loro stile personale, il loro carattere, le loro miserie - poche - e le mie, la loro nobiltà, di gente che vive facendo i conti tutti i giorni con una dote amara: intelligenza abbastanza per capire come va il mondo e dolersene.
Quello che ho fatto è ricordare alcune cose accadute a noi e tra di noi, oltre ad alcune streams of conversation particolarmente significative, cercare di ridare loro la freschezza e la vitalità del momento in cui vennero pronunciate, e assemblarle in modo convincente.




Se queste righe tocchino qualche valore con la 'v' maiuscola, francamente non lo so - non credo, perché non possiedo alcuna seria capacità di sintesi. Ma se qualcuno dei miei dieci lettori, compresi Marilisa e il Postino della valle, ve li ravvisasse - magari qualche elocubrazione sull'Amore, l'Amicizia, il Denaro, la crudeltà - tanto meglio per lui.




E' del grande drammaturgo mettere in bocca ai suoi personaggi splendide battute che nel contesto della vita quotidiana, fuori dalla scena, sarebbero irripetibili, se non esplicitamente risibili. Forse la mancanza di grandi drammaturghi è il motivo per cui il linguaggio parlato irrompe nel teatro e nella cinematografia. Io, che so appena tenere la penna in mano, sarei dunque felice se di queste poche pagine si potesse dire: un maggior realismo, nel linguaggio, la carta non avrebbe consentito.




Le persone e i fatti rappresentati non sono fittizi. I nomi e le circostanze, invece, lo sono.


"Puoi ingannare qualcuno tutte le volte, o tutti qualche volta, ma non puoi ingannare tutti tutte le volte"
(Abraham Lincoln)


1. CORTESIE PER GLI OSPITI

Un cottage isolato, circondato da un grande giardino poco curato, ai piedi di una zona di montagna in Piemonte. E' mattino presto. Affacciati sulla porta di casa una ragazza e un ragazzo.

Eleonora: A che ora dovrebbero arrivare?

Emilio: Dipende. Non arrivano tutti insieme, e forse non arrivano neanche tutti. Dario e Nicoletta avevano ieri il traghetto dalla Grecia, Pietro e Marina dovevano lavorare, lui forse ha chiuso solo ieri.

Eleonora: E Manlio?

Emilio: Manlio è l'unico che non mancherà. Vedrai che sarà il primo ad arrivare. Romano e Michela dovrebbero arrivare domani. Hanno fatto la promessa che non sarebbero mancati...

Eleonora: E tu ci credi?

Emilio: Tu?

Eleonora: Io no, dopo l'ultima volta.

Emilio: E neanch'io, però li aspetterò anche questa volta.

Si ode un colpo di clacson. Dei fari di una vecchia Polo si infilano nel giardino. E' arrivato Manlio.

Manlio: Ciao ragazzi! va bene dove ho lasciato la macchina? ciao Eleonora, sei bellissima oggi! che bella casa!

Emilio: Ciao Manlio, sei arrivato.

Manlio: Puntualissimo.

Emilio: Sai che ore sono?

Manlio: Credo le sei e mezza, sei e quaranta, giù di lì...sono partito all'alba. Perché?

Emilio: Niente, non importa Manlio, vi avevo chiesto di venire presto, e tu mi hai preso proprio alla lettera! meno male che eravamo già in piedi, altrimenti ci buttavi giù dal letto!

Manlio: Giusto, che cosa fate già in piedi, mi aspettavate? a proposito che ne dite di un caffè?

Eleonora: Adesso te lo porto, Manlio. Tu ne vuoi ancora?

Emilio: Si grazie. No, non ti aspettavamo così presto. Ma all'alba c'è stato un acquazzone tremendo, avevo paura per il tetto. Dietro è venuta giù qualche tegola, e io mi sono alzato, perché dormire era impossibile...

Manlio: E hai lasciato Eleonora che dormiva, mentre tu scrutavi la bufera! veramente romantico!

Emilio: No, si è svegliata anche lei. Ero davanti al lavabo che facevo la barba e dalla finestra la vedo raccogliere la biancheria: era tutta caduta, adesso si deve rilavarla...

Entra Eleonora con un vassoio.

Manlio: Va bè, dai, tanto c'è Eleonora... Oh, ma ecco il caffè! e gli altri?

Emilio: Gli altri arriveranno.

Eleonora: Mi auguro prima di mezzogiorno.

Manlio: Se non arrivano, meglio così, tutte le cortesie per gli ospiti saranno per me!

Sono ormai le nove. Il cielo è quasi completamente coperto da nuvole temporalesche. Eleonora ha fatto visitare la casa e il giardino a Manlio.

Eleonora: Minaccia pioggia di nuovo. Siete arrivati il giorno giusto.

Manlio: Non importa Eleonora, niente di più bello che stare davanti al caminetto mentre fuori c'è il diluvio e chiacchierare con gli amici!

Emilio: Povero Manlio, devo sempre disilluderti: il camino non tira e se piove mi sa che dovrete tremare per il freddo!

Manlio: Cos'è che stai armeggiando lì nel prato?

Emilio: Costruisco un mirino.

Manlio: Un che?

Emilio: Un mirino: la sera, quando è limpido, guardiamo il cielo, cerchiamo le costellazioni, e se c'è una stella doppia, o qualcosa di bello, cerchiamo di vederla meglio con questo vecchio cannocchiale terrestre. Senza un mirino però non si riesce a inquadrare niente.

Manlio: E così lo fai con un tubo di cartone?


Emilio: Certo, e per centratore due fili di nylon da pesca incrociati.

Manlio: Cavolo, Emilio, tu si che sei grande. Ogni volta che ci vediamo hai a che fare con qualcosa di nuovo, adesso anche con l'astronomia. Tu si che sei un ragazzo da ammirare. Non è vero Eleonora, filosofia, matematica, archeologia, cibernetica, e poi chissà cos'altro (Eleonora sorride) ah, ti invidio proprio!

Emilio: Smettila di dire stupidaggini e aiutami a sgarbugliare 'sto filo, che da solo non ci riesco.

Si sentono ancora dei colpi di clacson. Un'altra auto supera il cancello del giardino. Scendono Nicoletta e Dario. Tutti si salutano abbracciandosi.

Dario: Hai visto come siamo stati puntuali? oggi ti avevo detto e oggi siamo arrivati.

Emilio: Davvero non me l'aspettavo. Credevo sareste rimasti in Grecia!

Dario: Impossibile: pensa che abbiamo finito i soldi quattro giorni fa. Avevamo già il biglietto di ritorno, non avevamo neppure il tempo di aspettare un vaglia da casa.

Eleonora: Ma dai, davvero!

Dario: La sera prima di partire, se dei francesi non avessero trovato Nicoletta simpatica, saremmo andati a letto digiuni...

Manlio: E tu hai barattato Nicoletta con una cena?

Nicoletta: Con un pollo, per la precisione!

Manlio: Porca miseria, fossi stato lì con un pollo!

Eleonora: Qualcuno vuole un caffè?

Manlio: Io una bella tazza!

Eleonora: Tu l'hai già bevuto, dovrai aspettare la seconda caffettiera.

Manlio: Ehi, non cominciamo a trattare gli ospiti con poco riguardo!


Mezzogiorno. Sono tutti a tavola, hanno quasi finito di pranzare.


Emilio: Notizie di Romano e Michela?

Dario: Ne so quanto voi. Non li sento da tre settimane.

Eleonora: Dove sono esattamente?

Dario: Lui è andato a trovarla, per un po'.

Emilio: A Trento?

Dario: No, figurati, hanno le ferie insieme, lui è andato a trovarla a casa dei suoi.

Eleonora: Visita ufficiale ai genitori, allora!

Nicoletta: Così sembra, lui però dice che è andato laggiù per conoscere l'ambiente, la gente, come funzionano le cose...

Eleonora: Secondo me sono tutte balle!

Emilio (accende un wild havana): Comunque una cosa non esclude l'altra. Ai genitori di lei farà piacere conoscerlo, e a lui, che in loro vede degli esemplari della borghesia colta meridionale, farà piacere conoscere loro.

Dario: Te le ha dette lui queste cose sulla borghesia meridionale?

Emilio: No, ma immagino che sarà così.

Dario: Non escludere il mare e la spiaggia...



Emilio: Non lo escludo affatto: non ho mica detto che ci va a fare una ricerca antropologica, magari adesso starà abbronzandosi sulla spiaggia. Però se lo conosco bene, vedrete che quando arriverà ci racconterà le belle cose di laggiù, condite di osservazioni socio-politiche...

Eleonora: Pare che questa volta sia una cosa seria, è la prima ragazza che ci presenta.

Manlio: E che ragazza! cioè, scusate l'intervento ma-

Dario: Dategli tempo..

Nicoletta: Ma dai, che cinico, per me ha ragione Eleonora, sembrano fatti l'una per l'altro.

Manlio: Io insisto, per me è una bellezza meridionale.

Dario: Comunque è tutta esperienza, che si fa, a stare laggiù..

Emilio: Gli verrà buona, se non rimane a Genova, o se non riesce a fare il pretore a Siena.

Manlio (a parte, rivolgendosi a Nicoletta): Siena è stupenda!

Nicoletta: Ci sei stato anche tu? è bellissima, vero?

Emilio: Pretore a Siena, vi ricordate? sembrava il modo migliore di conciliare tante cose: la comunità, la magistratura, una vita serena nella bella campagna toscana. Cosa chiedere di più dalla vita? che sognatori!

Manlio: No, aspetta, questa cosa qui di Siena non l'ho capita.

Emilio: Ricordi quando parlavamo di vivere tutti insieme in comunità? Romano ci disse subito che lui alla carriera di magistrato non la sacrificava alla comunità, neppure gli andava però di rinunciare del tutto ai nostri piani. Noi parlavamo allora di trapiantarci a Siena, figurati...l'altro giorno parlavo con un ragazzo che fa il cameriere nella pizzeria in piazza del paese; bè, sapete cosa mi ha detto? anche lui vorrebbe andare a vivere a Siena! ci credete? e non studia filosofia, no,... è uno con la testa sulle spalle, bilanci societari, contratti, insider trading...

Manlio (ride): Insider trading?

Emilio: Ci siamo capiti. Comunque allora Romano ci disse che avrebbe chiesto appena possibile il trasferimento a Siena, e per fare il civilista.

Dario: Cavolo, questa cosa di Siena mi ha colpito. Ve l'immaginate tutti i ventenni di Italia che fanno l'esodo in massa a Siena? allucinante.

Manlio: Fammi capire, era disposto a fare il civilista?

Emilio: Così ha detto; i penalisti lavorano troppo, e non hanno tempo per l'orto!

Dario (prepara una sigaretta): Ma allora non lo sapevate?

Emilio: Cosa?

Dario: Non so, non ve l'ha detto lui?

Nicoletta: Dillo adesso, lo sai che lui fa trapelare le cose così.

Dario: Va bè, niente, credevo che lo sapeste: ha chiesto l'assegnazione a Palmi.

Manlio: Cazzo in Sicilia, che coraggio che ha Romano!

Emilio: Palmi è in Calabria, Manlio.

Eleonora: Davvero, e quando l'ha chiesta?

Dario: Prima di partire per Galatina. Adesso è in attesa di una risposta, non sapeva niente...

Eleonora: E dite che lo prendono?

Emilio: Chissà, anche tra i pazzi c'è concorrenza.

Manlio: Certo che coraggio. In Calabria. Romano ha proprio le palle. Appena arriva a Palmi andiamo a trovarlo.

Eleonora: E lei sta a Trento! mille chilometri li dividevano prima, mille adesso.

Emilio: Calma, se nessuno altro lo precede in graduatoria...

Dario: Credo che voglia starci per un certo periodo, se lo prendono dopo qualche mese presenta la richiesta di trasferimento per Trento, e in capo a due o tre anni magari ci arriva anche. Mi sembra di aver capito che sono in molti a fare così...(a Emilio) a proposito, il lavoro come va?

Emilio: Non va, nel senso che non ce n'è abbastanza, o meglio, ce n'è troppo poco.

Eleonora: Al lato pratico è come se non ci fosse.

Emilio: Almeno faccio quello che mi piace, scrivo, scrivo tutto il giorno, prima di partire stavo provando un nuovo programma per l'impaginazione: comprato dall'editore..

Dario: E tu l'hai ciuffato subito.

Emilio: Naturalmente. L'altro giorno ho scritto l'introduzione ad un libro che non ho mai letto.

Nicoletta: Ma va?

Emilio: Non è proprio l'introduzione, è per il risvolto di copertina, però ha la sua utilità...

Dario: Novità dal concorso?

Emilio: Ancora niente, sto sempre aspettando.

Nicoletta: Pietro e Marina, quando arrivano?

Emilio: Hanno detto domani, ma col beneficio dell'inventario.

Manlio: Su, dai, ragazzi, animo in pace, tutti quelli che dovevano arrivare sono arrivati, Eleonora, passami ancora della porchetta, per favore.

Eleonora: Pietro deve avere molto da fare, avrà faticato a trovare qualcuno che lo sostituisse.

Dario: Lavora molto?

Emilio: Con me non parla quasi più di lavoro...comunque piange miseria, deve aver preso dai suoi colleghi.

Manlio: Ha ragione Fourier, i commercianti sono tutti dei gran bastardi.

Emilio: All'inizio, due anni fa, ha tentato di coinvolgerci. Mi ricordo che appena aperto stava scrivendo un esemplare di lettera ai suoi potenziali clienti. Se avesse potuto andare alla motorizzazione, i clienti li avrebbe selezionati con la cilindrata: e poi lettera personalizzata, caratteri ammiccanti, ceralacca..

Dario: Ceralacca? ma dai, stai inventando di brutto, che schifo!

Emilio: Al cliente medio la ceralacca sulla busta piace, gli fa pensare a qualcosa di tradizionale, di lussuoso, di impostato per lui.

Nicoletta: Di esclusivo, insomma.

Emilio: Brava, hai detto la parola giusta, 'esclusivò. Lui scrisse una lettera tipo, come prova, me la diede e mi chiese di comporne una con gli stessi contenuti, ma con un mio stile. Il giorno dopo la mia copia era pronta e avevo anche corretto la sua, come lui mi aveva chiesto di fare. Altrimenti non mi sarei mai permesso. C'era un paio di anacoluti, qualche errore di ortografia, sai come scrive lui. Due giorni dopo le lettere erano dal tipografo. Passa qualche mese e Pietro mi porta uno stampato, con un grafico a forma di torta. Sulle lettere c'era un buono sconto marcato, quando il cliente recepiva il messaggio e andava da lui, gli riconsegnava la lettera marcata, così lui poteva sapere quale delle due aveva funzionato meglio, e rimettere a stampa solo quella.

Nicoletta: Ingegnoso.

Emilio: Per farla breve, la lettera che aveva funzionato meglio era la sua!

Manlio: Una bella rivincita per lui. Quando stavate scrivendo insieme quel romanzo, non ricordo bene, continuavi a bacchettarlo come un maestro delle elementari, ed ecco la nemesi della natura sulla cultura!

Emilio: Secondo me è la nemesi dello strapaese, non della natura, ma questo è un discorso a parte. Comunque quella è stata l'ultima volta che ho avuto a che fare con The Family. Ultimamente ho trovato Pietro sempre meno disponibile, meno aperto, come se qualcosa si fosse inceppato in lui.

Dario: Ma dai, è solo il lavoro, il daffare. ' come quando ce l'avevate con me e Romano perché non ci facevamo mai vedere: sono momenti così, poi passano.

Emilio: Quello che era vero per voi, non lo è per Pietro. Lui credeva in qualcosa, e ci ha messo molto di sé, o almeno ha sentito di averci messo molto. Nel suo linguaggio non esiste la parola 'traditorì ma se esistesse, noi saremmo dei traditori.

Dario: Lo sai che per me questo discorso non esiste. Per me l'esperienza non è mai stata chiusa, si può fare tutto ancora, se non ce l'abbiamo fatta due anni fa, ce la faremo tra due anni, o dieci.

Manlio: Oh, mi raccomando, non partite troppo tardi, che devo venire in vacanza da voi. Già quest'anno non sapevo dove andare...

Emilio (a Dario): La tua fiducia rasenta l'incoscienza. ' già tutto finito da due anni, e tu ci credi ancora? ma è davvero possibile che non vi accorgiate di niente: di come è cambiato il clima tra noi, di come quel poco di deteriore che prima viziava il nostro rapporto, lo intorpidiva, lo stereotipava, ora si è preso tutto, ogni momento, ogni gesto, ogni frangente!

Eleonora: Non è vero, sei il solito esagerato. Per esempio adesso non sei contento che siano tutti qui?

Manlio: Dai, Emilio, Eleonora ha ragione, stai esagerando, secondo me le cose non sono cambiate poi tanto, io sono contento di essere qui.

Emilio (ha la voce commossa): Ma anch'io lo sono, anche se manca sempre qualcuno, ma non importa. Sono contento di vedere Manlio con i suoi calzoncini corti, perché si è dimenticato che andava a millecinque, e Dario che si prepara le sue sigarette, Eleonora che sparecchia insieme a Nicoletta...ma un tempo qualcosa di segreto mi animava, ogni pranzo insieme era come un evento atteso, la comunità era come se esistesse già...

Eleonora (cambiando discorso): Beh, adesso l'importante è che siamo tutti qui, l'anno scorso non siamo neppure riusciti a trovarci: non ci speravo neanche che veniste!

Dario: T'ho scoperto, cattivella, che dubitavi della parola degli amici! e invece eccoci qua!

Mentre tutti sono ancora a tavola si sente ancora un colpo di clacson da dietro la siepe. Due macchine, una vecchia Golf scura e una Golf nuova cabriolet compaiono oltre il cancello del giardino. Dalla prima scendono Romano e Michela, dalla seconda Marina e Pietro.

Eleonora: Guardate chi c'è!

Dario: Oh, lupis in fabula!

Manlio: E' arrivato Godet!

Emilio: Abbiamo la magistratura al completo. E dietro la The Family! (rivolgendosi a Romano e a Michela) Procuratori, buongiorno!

Romano: Cavaliere, massimo rispetto.

Emilio: No, cavaliere lo tenga per lei!

Pietro: Ciao ragazzi, dove sta il cesso?

Michela: Buongiorno a tutti.

Marina: Ciao ciao!

I commensali lasciano il patio e raggiungono gli ospiti. Tutti si salutano affettuosamente.

Emilio: Com'è che siete arrivati tutti insieme?

Romano: Ognuno è partito per conto suo, e questo 'capitalistà (facendo cenno a Pietro) non mi arriva da dietro e mi sorpassa sulla statale, a neanche dieci chilometri da qui?

Pietro: Dì che mi hai sganciato all'ultimo chilometro solo perché è arrivato un rompicoglioni col trattore.

Romano: Cazzo, Pietro, non vorrai mettere questa tua carcassa nuova di pacca con il nostro vecchio bolide?

Eleonora (a Michela): Chissà che viaggio lungo! come siete abbronzati!

Michela: Ma non siamo stanchi, ieri ci siamo fermati a Milano per riposarci un po', e io, cosa vuoi, ormai mi ci sono abituata al viaggio. Sia durante l'anno prima, che durante le vacanze..

Romano (le corregge la pronuncia dolce della zeta): Vacanze, non vacanze!

Manlio: Oh, ciao Pietro, da quant'è che non ci vediamo, come te la passi, mi sei mancato!

Pietro: Insomma, sono piuttosto stanco.

Manlio: E il lavoro? come va il lavoro? ho sentito che le cose girano bene.

Pietro: Non mi lamento. Scusa un attimo, è due ore che devo andare al cesso..

Emilio: Vieni, ti faccio strada.

Eleonora: Che bello che siete qui! come avete fatto?

Marina: Pietro era indeciso se venire o no, sai, con tutto il daffare, e poi vuole seguire personalmente ogni cosa; comunque suo fratello e sua madre sono tornati dal mare e sono venuti a darci una mano, così ci siamo presi una vacanza di due giorni, e eccoci qui!



2. A PIEDI NUDI NEL PARCO

Passa la notte. Colazione del secondo giorno. Sono tutti ancora assonnati. Alcuni sono in bagno a lavarsi, altri hanno già cominciato a fare colazione. Manlio è in piedi al centro della cucina, su una spalla ha un asciugamano, in mano tiene i vestiti da indossare. Ha ancora il pijama addosso e deve fare la barba. Manlio: Ah, ragazzi, stanotte ho fatto un sogno davvero strano, inquietante.

Emilio: Non ti sarà apparso ancora il presidente del consiglio?

Romano: Davvero ti è apparso in sonno Berlusconi? nemmeno nel sonno trova rifugio!

Manlio: Non c'eri quando l'ha raccontato? è stata l'altra notte. Mi è apparso Berlusconi, ha l'aria l'alterata, però mi dice con gentilezza: "Mi consenta, è vero che ha parlato male della televisione? ha detto davvero che è volgare e ributtante?" e io gli faccio: "No, guardi, veramente non volevo..."

Romano: Cavoli ragazzi, che coraggio, un vero leone!

Manlio: Aspetta, continuava: "Se dice queste cose può essere strumentalizzato, mi capisce?"

Emilio: E poi?

Manlio: E poi cosa?

Emilio: Come finiva?

Manlio: Così finiva.

Romano (si imburra una fetta di pane): Deve essere stato il tuo inconscio memore di quando tu, Pietro e Emilio andaste in televisione, a quel programma spazzatura, a prendervela con Zecchi, e finiste col fare la sua spalla. Vedi, Manlio, che i sogni servono a qualcosa?

Manlio (ci pensa davvero): Non lo so, può essere, magari hai ragione tu...

Emilio: E' vero, abbiamo finito per fare da spalla, ma di questi tempi è già tanto riuscire a resistere così.

Pietro: Non sono molto d'accordo.

Michela: E il sogno di stanotte?

Manlio: Ah, giusto, mi stavate facendo dimenticare...allora, niente, ad un certo punto ho trovato un quadro, con una bella cornice, era l'autoritratto di un morto.

Pietro: Nel sogno?

Manlio: Nel sogno, si. Allora lo tiro fuori dalla cornice e lo strappo in un sacco di pezzi. Arriva un tale inorridito e: "Che cosa hai fatto, pirla?!" mi fa, e io: "Ma niente, era un autoritratto, quello che se l'è fatto, può rifarselo". E quello mi risponde: "Non può più, è morto!".

C'è un istante di silenzio. Romano lascia cadere la testa sul tavolo e le braccia penzoloni. Tutti scoppiano a ridere.

Dario: Certo ragazzi, si sta proprio bene insieme...un anno o l'altro riusciremo pure a fare le vacanze tutti insieme.

Eleonora: Sarebbe proprio bello!

Romano: Confermo.

Michela: Voi non avete mai fatto le vacanze tutti insieme?

Emilio: Tutti mai, dei gruppetti, ma sono cose del passato.

Dario (sorseggia del latte): Certo accordandosi sul budget più basso-

Pietro: Entro ovvi limiti.

Dario: -entro ovvi limiti, è chiaro, magari riducendo i tempi.

Manlio: Magari in Italia, o al massimo in Europa.

Emilio: Guardavo giusto in questi giorni un depliant sull'Islanda, non è carissima.

Pietro: Si, ragazzi, il problema è che se io sborso i soldi per venire una settimana tutti insieme in Islanda, poi non ho più una lira per farmi le vacanze da me.

Eleonora (con imbarazzo): Ehm, vado a prendere dell'altro latte caldo, chi lo vuole?

Romano (da parte, a Manlio): Che cazzo ha Pietro? mi sembra un po' nervosetto o sbaglio?

Manlio: Storia lunga.

Romano: Sintetizza.

Manlio: Pare gli sia rimasta sullo stomaco una lettera che gli ha spedito Emilio. Ma non so niente di preciso.

Mattinata. I nostri stanno passeggiando in un bosco deciduo che sorge quasi nascosto tra il cottage e un fiume di grossa portata. Non si sono spinti più lontano a causa del cielo che minaccia pioggia. Romano rievoca l'esperienza di quasi-candidato sindaco a Pievenasco, il piccolo paese in cui vive.

Dario: Senti questa cosa, Pietro. Mentre ero in Grecia ho incontrato un italiano, un veterocomunista, un sessantottino, e sai cosa mi ha detto? che secondo lui due anni fa Spadolini è stato assassinato perché era l'ultimo garante della costituzione repubblicane, e dava fastidio.

Pietro: Cazzate.

Emilio: (a Romano) E così hai deciso di fare il sindaco?

Michela: Diciamo che ha deciso di provarci!

Emilio: A Pievenasco?

Romano: No, a Milano!

Emilio: Dai, raccontate come è andata.

Michela: Tu sai che Pievenasco ha risentito moltissimo di Tangentopoli. La speculazione sul territorio era diventata così capillare ed estesa, che quando la procura di Milano ha sollevato il coperchio non si è salvato nemmeno un amministratore.

Romano: Tutti in carcere, dal sindaco al segretario comunale, che tra l'altro era anche più coinvolto del sindaco, sicuramente anche più potente. Il ministero ha dovuto sciogliere il consiglio comunale e ha nominato un commissario, anzi una commissaria.

Michela: Per legge si dovevano indire le elezioni, e allora a Romano è venuto in mente di tentare. Si apriva uno spiraglio per un esterno, perché le forze politiche tradizionali, la sinistra, per intenderci, che avevano governato Pievenasco erano finite dritte in galera, e la gente di destra della zona aveva troppo chiaramente le mani in pasta con la speculazione edilizia.

Romano: Insomma, sembrava fosse venuto il momento di una lista civica, fatta da gente esterna, nuova, giovane...(a Emilio) Cosa raccogli?

Emilio: Niente, è solo un lattario, continuate, mi interessa molto.

Romano: Niente, allora ho chiamato a raccolta gli amici, volevo chiamare anche te ed Eleonora-

Emilio: -ma eravamoall'estero.

Romano: -ma eravate in Messico, un po' distantuccio per una valida collaborazione. Comunque ho raccattato subito Michela, valida segretaria tuttofare-

Michela: Molto tuttofare!

Romano: Poi Manlio, Pietro, Nicoletta, Marina, Dario, e anche altri. Il primo problema è stato mettere insieme un numero sufficiente di persone per presentare una lista, dovevamo essere almeno in tredici, e non è facile in periodo preelettorale trovare tredici persone a Pievenasco.

Michela: Abbiamo scoperto subito che non eravamo stati i soli a renderci conto del vuoto politico che si era creato: c'erano già altre liste che stavano nascendo come funghi, intorno alla parrocchia, alla sede degli astrofili...

Emilio: Gli astrofili?

Michela: Sono settantotto iscritti.

Romano: Ad un certo punto abbiamo capito che l'unica cosa che si poteva fare per andare avanti era allearsi con un altro gruppo. Tutti sembravano pieni di gente e di risorse, poi andavi a trovarli e scoprivi che erano quattro gatti, come noi, e che anche a loro mancava l'organizzazione, gente sufficiente in lista, firme tutte ancora da raccogliere, e così via.

Michela: Prima Pietro e Dario si sono incontrati con un certo Toscanini, un professore di filosofia su posizioni non lontane da quelle di Buttiglione, per intenderci, con un seguito personale di ciellini.

Emilio: Mamma mia, me li vedo! e come è andata?

Michela: Un disastro, una vera rottura sul nascere: incomunicabilità totale. Pietro ha detto di aver trovato davanti un khomeinista, un fanatico, che ogni tentativo di dialogo era impossibile.

Romano: Si, ma aspetta, Michela, che dialogo? Dario dice che hanno parlato di filosofia, mica dei problemi di Pievenasco.

Emilio: Te lo dico io cos'è successo. Pietro ha fatto il razionalista, e l'altro l'assolutista, e se le saranno date di santa ragione.

Romano: Hai capito perfettamente. Insomma, questi avremmo dovuto reincontrarli una seconda volta, ma mica si sono fatti più sentire. Tutto da rifare. In seguito è stata tutta una sequenza di fallimenti, sempre con questi gruppetti sparsi, e così alla fine abbiamo deciso di fare l'unico passo rimasto, andare alla sede del PDS e vedere cosa si poteva fare con loro.

Michela: Anche li avevano i loro problemi, la giunta di cui facevano parte era finita in galera in massa, e quindi un minimo di fermento c'era. In sezione i vecchi erano ai margini, quasi fuori combattimento per i colpi presi, o così ci sembrava, erano rimasti i giovani, estranei alla giunta, che fino a quel momento avevano sempre fatto da fronda.

Romano: E' su loro segnalazione che la magistratura si è mossa, non certo per merito degli 'adultì, chiamiamoli così. Insomma, arriviamo lì una sera dopo aver preso appuntamento, c'eravamo tutti, dovevamo essere una delegazione, ai loro occhi, di gente della frazione Fizzone, stanca della vecchia politica: era solo un bluff, ma loro l'hanno bevuta. In sezione, a Pievenasco Vecchia, c'erano solo i giovani del PDS, i vecchi erano rimasti a casa. Ci hanno detto immediatamente che ormai era necessario un rinnovamento totale, che dopo lo scandalo erano persino disposti ad abbandonare il simbolo della quercia e confluire in una lista civica con un programma dichiaratamente progressista. A noi la cosa stava anche bene, purché rinunciassero davvero al simbolo e mettessero al primo posto i nomi e il programma. L'ideologia non doveva avere nessun ruolo nell'elezione del sindaco di un paese di ventimila abitanti, capisci. Il loro problema era Fizzone. Pievenasco, lo sai, è composto da due nuclei che non hanno alcun rapporto tra loro, Fizzone e Pievenasco Vecchia. A Fizzone abita la gente con la grana, secondo quelli di Pievenasco, e secondo quelli di Fizzone - io non sono tra quelli - andare a Pieve Vecchia la sera è pericoloso. Loro avevano conoscenze solo di gente delle case popolari di Pievenasco Vecchia, e a Fizzone non erano presenti. Nella loro idea noi avremmo dovuto rappresentare appunto Fizzone.

Michela: Capisci, loro erano sull'orlo del baratro, giunta in galera, nome del partito sputtanato, almeno a livello locale, e però volevano il sindaco e gli assessorati chiave! a noi davano semmai qualche posto di consigliere, giusto per avere un aggancio a Fizzone! del nostro atteggiamento, dei nostri obiettivi non avevano capito nulla!

Emilio: (scuote la testa) La sinistra, la sinistra di questo paese!

Romano: E tieni presente che questa era la posizione solo di alcuni di loro, i più indipendenti dei giovani: c'era un tale che Dario ha ribattezzato il butterato, perché aveva una faccia da fare paura, che il simbolo della quercia non lo voleva mollare neanche morto. Continuava a urlare che lui non aveva nulla da vergognarsi, che si vergognassero quelli di Forza Italia di esistere, e che buttare la quercia era l'inizio della rovina, che c'era uno zoccolo duro del venti per cento di Pievenaschesi che volevano vedere la quercia sulla scheda e sbarrarla.

Michela: Vagli a spiegare che con il venti per cento le elezioni maggioritarie le perdevano.

Romano: Comunque il butterato ha cominciato a lavorarselo Pietro con la sua dialettica, forte del fatto che gli altri giovani della sezione non aspettavano altro che respirare l'aria pulita, perlomeno nuova, che noi avevamo portato, un'aria che riempiva i locali della sezione, e faceva torcere il naso a Togliatti nella sua cornice. Pietro non gli dava tregua, smontava le sue argomentazioni e se lo lavorava ai fianchi senza remissione, fino al punto che il butterato, più per esaurimento che per altro ha ceduto e ha taciuto. Il più sembrava fatto.

Michela: La sera dopo torniamo, avevamo scritto su un foglietto i nomi degli assessorati e tutto il resto, per stabilire come dividerci le cariche, giusto per andargli incontro, e il lavoro da affrontare, e ce n'era molto. Ma la scena che ci si para davanti non c'entrava niente con quella della sera prima.

Romano: I giovani, tranne il butterato, erano in secondo piano: le sedie migliori, quelle in pelle, adesso ospitavano dei matusa brizzolati, ciascuno con il suo bel block-notes e la sua bic, e la sigaretta puzzolente appesa al labbro. La sezione era piena, abbiamo dovuto sederci in seconda, in terza fila, dietro quelli che ci avevano preceduto al tavolone, dopo essere stati presentati con un "ecco i ragazzi di Fizzone" urlato da Bobo, uno dei giovani della sera prima che ci sembrava il migliore, quello con cui l'accordo si poteva fare.

Michela: Bobo ha qualche anno in più di noi, avevamo deciso che la candidatura a sindaco Romano avrebbe potuto lasciarla a lui, anche per via del rapporto effettivo di forze tra noi e loro.

Romano: Ma non solo, Michela, anche perché era in gamba, la persona adatta. Noi prendiamo posto in terza fila e ci mettiamo ad ascoltare. I vecchioni erano usciti dalla tana e avevano deciso di negoziare alleanze con i verdi e Rifondazione comunista, forze che noi avremmo preferito lasciar fuori, sia per il loro opportunismo, a livello locale, che per le loro idee. A rappresentare i verdi c'era un tal Polimeri, un altro professore di filosofia, un individuo vanitosissimo e pieno di sé, che da come si atteggiava sembrava avesse dietro masse immense di votanti e di risorse culturali. In realtà era venuto a mestare le acque. Abbiamo poi saputo che aveva respinto i nomi degli ipotetici candidati-sindaco proposti dai vecchioni del PDS proponendo persone che stavano come il fumo negli occhi a tutti, allo scopo di cercare di essere scelto lui stesso. Una manovra diplomatica tanto malaccorta e fuori luogo che non appena se n'era uscito, tutti dichiaravano di non aver mangiato la foglia, e che se Polimeri era di quell'avviso, che se ne andasse a ramengo lui e i suoi verdi. Uscito Polimeri, l'appoggio dei verdi sembrava compromesso: a noi la cosa stava bene, perché sgombrato il campo potevamo farci avanti. Adesso toccava parlare al segretario della cellula di Rifondazione. All'apparenza sembrava un meccanico, e parlava anche come un meccanico; aveva anche le unghie sporche di grasso, quel grasso che non va mai via finché non vai in pensione, e in effetti era proprio un meccanico. Il segretario di sezione del PDS, un certo Albano, dentiera alla Funari e telefonino subascellare, gli aveva riproposto i nomi già fatti a Polimeri, ma anche al Rifondarolo non piacevano. Anche lui voleva fare il candidato sindaco, e i nomi dei filopidiessini mica gli andavano giù. "Ahò, ma come me metto io cò Rifondazione, se torno con 'sti nomi e dico che ho accettato? A me m'accettano, cò la scure, però" diceva a Tafàno - così Dario aveva ribattezzato il segretario Albano. Si alza un tale con il nasone da pugile e la pipa in bocca e inizia una tirata sull'esigenza di lasciar perdere l'ideologia, i simboli, e cosi via. Noi torniamo a respirare, finalmente un discorso intelligente, ma ecco che il 'bearzot' tira fuori le conclusioni: che i comunisti accettino i candidati filopidiessini, visto che il PDS butta a mare la quercia!

Emilio: Mamma mia!

Romano: Mica è finita. Vogliono pure recuperare Toscanini, il cattolicissimo, per tirare voti anche da lì, ma quello si fa desiderare, l'hanno già invitato più volte, fa il prezioso. I ragazzi della sera prima sono già stati ridimensionati, si capisce che adesso la loro opinione non conta più un cazzo. Una di loro cerca di intervenire, butta lì l'idea della lista civica con gente giovane e nuova, competente, ma ecco che il butterato riemerge da un divano in demolizione, nessuno lo aveva ancora visto né sentito parlare, si alza in tutta la sua non notevole statura forte dell'appoggio della gerontocrazia di sezione che è tutta con lui, urla dello zoccolo duro, della coalizione di sinistra, e che lui non si vergogna della quercia e della falce e martello, eccetera. La ragazza si zittisce e gli stalinisti ricominciano a negoziare. Un vecchione propone un nome nuovo. L'interessato non ne sa niente, ma si può sempre andare a chiedergli se disponibile ad accordo fatto, se chiamato dal partito non si tirerà mai indietro, dice. E poi aggiunge: "Certo nella vita, non si deve mai dire mai". E' troppo, a quel punto non mi trattengo più, guardo Dario negli occhi, so che sta pensando, le risate gli escono dagli occhi, non può più piegare la bocca tenendola ancora chiusa, io sto per scoppiare dal ridere, rido con la pancia, con le orecchie, con i buchi del naso, pur di non tirare una risata che faccia crollare il soffitto. Dario esce di soppiatto, va a schiantarsi dalla risate in un vicolo dietro la sezione, come Fantocci, io devo ricompormi per forza. "Ma chi è 'sto tizio, come se mette cò Rifondazione?" urla il meccanico, subito tranquillizzato da Tafàno, che garantisce trattasi di persona di fiducia. La ragazza interviene ancora, i giovani vorrebbero proporre un altro candidato, è un giovane architetto, un ragazzo timido e sveglio che è seduto dietro di noi, ma non osa farne il nome. Tafano incomincia a incazzarsi delle continue interferenze, ma dove si crede di essere questa ragazza, nella sezione di un partito democratico, magari di sinistra, dico io! eppoi non capisce che il nome che l'altro vecchione ha tirato fuori non trova resistenze, si insinua sul tavolo del negoziato, guadagna proseliti? e allora taccia, che finalmente, forse, si va ad un accordo. Io allora non ce la faccio più, intervengo, dico tutto quello che penso di loro, ormai è evidente che continuare non ha più senso, vedo dagli occhi degli altri che anche loro sono d'accordo di mollare. Li accuso di essere dei mercanti al tempio, di miopia, di rovinare tutto quello che di buono stava uscendo dalla sezione, dai giovani di Pievenasco, insomma mi incazzo.

Emilio: Insomma scopri le carte. E quelli?

Michela: E quelli lo trattano come un ingenuo, come uno che non conosce la prassi di sezione, i giochi negoziali, quello che lui si ostina a chiamare mercanteggiamento.

Romano: Il butterato, trionfante, con dieci nuovi foruncoloni di gioia, mi fa: "Non conosci la realpolitìcc, quando si viene ad un tavolo negoziale i giochi sono questi". Gli rispondo che se le cose stanno così, liberi di correre da soli verso la sconfitta, oppure verso la vittoria, ma la vittoria dei partiti, non dei cittadini, e me ne esco. La seduta si interrompe, i vecchioni sono costernati, ma ormai il candidato l'hanno trovato, il più è fatto. I giovani ci raggiungono fuori, sono mortificati, umiliati, ma mica mollano. Sono fatti così. Umiliati, mazziati, ma restano, "magari un giorno ce la faremo a cambiare", dicono.

Dario si avvicina con in mano un fungo.

Dario: Emilio, come si chiama questo che l'ho visto mille volte?

Emilio: E' un ovolaccio, tienilo che dopo ce lo mangiamo per dimenticare.



















































3. GOLA PROFONDA

Dopopranzo, secondo giorno. Nel giardino ci sono Emilio, Manlio, Pietro e Dario. In cucina Eleonora, Nicoletta, Marina e Michela stanno rassettando e lavando i piatti, con loro c'è Romano. Giardino.

Dario (si prepara una sigaretta): Oh, ragà, mi è successa una cosa incredibile l'ultima volta che sono stato in ospedale, forse non ve l'ho ancora raccontato.

Pietro: Ti sei fatto un'altra infermiera? com'è che si chiamava, quella, Isolina? con un nome così solo tu potevi trovarla...

Dario: No, aspetta un attimo, lascia stare Isolina, con lei è stata una mezza cosa seria. No, questa volta (prende una pausa per leccare la cartina della sigaretta) è stata una cosa speciale. Dunque una sera stavamo parlando di non so più cosa, forse dei metodi anticoncezionali, o dei preservativi, non mi ricordo, comunque c'ero io, un vecchietto che faceva l'imbianchino, due donne sui quaranta-cinquanta, e poi c'era lei, mi sembrava una ragazza, invece poi ho saputo che aveva trentadue anni..

Pietro: Hai capito, se la fa con le vecchie.

Manlio: Aspetta, com'è che si chiamava?

Dario: Graziella.

Emilio: Giusto per la precisione, vero Manlio?

Manlio: Esatto, poi sai, magari mi passa l'indirizzo intero, non si sa mai...

Dario: Dopo ti passo pure il cap, Manlio, va bene? va bè, si, insomma, ciascuno diceva le sue stronzate, per infilare una battuta dopo l'altra, sapete com'è-

Emilio: No, non lo so.

Dario: Massì, le solite cose, delle sbruffonate, tipo che non ti entra nel preservativo perché è troppo largo, e le donne ridevano...ad un certo punto sento che qualcuno mi stava toccando dentro il piede - avevamo accostato i letti e in mezzo avevamo spinto i comodini, non ho capito chi era, e poi al momento non ci ho fatto caso. Dopo un po', però, ancora.

Manlio: Una leggera pressione prolungata...

Pietro:...il classico piedino...

Emilio: Se non fossi tu a raccontarlo, direi che stai mentendo, sembra la trama di un porno.

Pietro: Eppure queste cose succedono davvero, perché stupirsi, guarda la pagina degli annunci di Secondamano.

Manlio: Si, okay, Pietro, ma trovarsela davanti davvero, nella realtà, e poi in una corsia di ospedale! cavolo, Dario, sei nato con la camicia!

Dario: E lasciatemi raccontare, allora: insomma, questa inizia a strusciarmi sotto il comodino, e io cosa potevo fare? cazzo, ragà, incomincio a tremare come una pentola a pressione sul fuoco, e sento una vampata che mi corre dentro, allora comincio a toccarla anch'io. Va bè, andiamo avanti per un po', fino a quando ciascuno se ne torna al suo letto, e noi rimaniamo soli. Allora saliamo al piano superiore, praticamente la seguo come ipnotizzato, lei mi prende per mano e mi trascina, addosso ha solo una sottoveste trasparente e uno scialle...sopra alla nostra corsia c'erano dei reparti bui, ci tengono solo i macchinari, li avete intravisti, no, quando siete venuti a trovarmi? nel buio incominciamo a toccarci, le tocco le tette, lei mi afferra l'uccello con la naturalezza di chi non ha fatto altro sino a quel momento, mi infila la lingua in gola e la fa girare come un mulinello...stavamo già scaldandoci, ma non avevamo una cosa essenziale..

Pietro: Il cazzillo.

Manlio: Il che-cosa?

Emilio: Il preservativo.

Dario: Esatto. Allora raffreddiamo i bollori e rimandiamo. Tanto lei di pomeriggio doveva già uscire, li avremmo comprati, poi di sera era molto meglio, meno animazione...di pomeriggio usciamo, ma poi per una cosa o per l'altra non abbiamo comprato i cazzilli. Avevamo le tasche piene di roba, cioccolata, pizzette per gli altri, che ci avevano chiesto di fare spese...lei, senza che io mi accorgessi, era entrata in una cartoleria e mi aveva comprato un pennarello: arriviamo e me lo da: "Guarda che carino - mi fa - non sembra un piccolo cazzo?" (ride) e in effetti sembrava come una cappella, non so se capite...

Pietro: Ma niente preservativi?

Dario (tira una boccata di fumo con studiata lentezza): Niente preservativi.

Pietro: Che cazzone, e perché?

Dario: E perché sì, ma dai, Pietro, perché sì, senza alcun motivo, non mi ricordo di preciso (sbrigativo).. comunque arriva la sera, tutti sono seduti dall'imbianchino che si è portato la televisione portatile, e noi teliamo alla chetichella...forse una delle due vecchie ha capito qualcosa, sorrideva, ma non ne sono sicuro...comunque arriviamo al piano superiore, tutto buio, non c'è anima viva, lei non perde tempo, fa tutto lei, prima si toglie lo scialle, poi la sottoveste e la butta per terra, poi mi prende i pantaloni del pijama e cerca di strapparmeli, per poco non mi fa cadere, mi tira fuori l'uccello e incomincia a smanettarmelo. Io al momento non capisco più un cazzo, lei sembra un animale, tutta rossa, calda, nessuno la fermava, ma mi riscuoto, la spingo per terra e incomincio a sbatterla mentre lei mi tira da tutte le parti, e mi infila la lingua in bocca, negli orecchi, addirittura mi ficca un dito nel culo e preme: era proprio scatenata. Ad un certo momento deve essere venuta, perché mi spinge via a gambe all'aria, si alza in piedi, mi porge una mano e mi tira su, mi fa sedere su un lettino: non capisco cosa vuole fare, ma lei si inginocchia, mi prende il pisello e incomincia a succhiarlo di brutto. Cavolo, ragà, sembrava una vaporiera! (fa segno con le mani e la testa simulando la dinamica della fellatio)

Pietro: Che bastardo!

Dario: Aspetta, mica è finita! Stiamo rivestendoci, io sono mezzo sfinito, quando sentiamo un rumore: proprio nel momento in cui stavamo finendo la vestizione, non entra mica una infermiera nella corsia buia? dall'atteggiamento che avevamo persino un cieco avrebbe capito che avevamo appena finito di fare l'amore. Quella insomma intuisce tutto, vede rosso, incomincia ad urlare come una matta, minaccia di avvertire i dottori, e che certe cose non si fanno, dove credete di essere (imita la voce stridula dell'infermiera), e cose del genere a raffica. Cazzo, sento un brivido gelido che mi corre giù per la schiena, già vedo arrivare il dottore, chiamare i miei, magari una denuncia. Ma quella bluffava, e noi eravamo talmente impauriti che nemmeno lo capivamo. Scendiamo le scale con la coda tra le gambe, l'infermiera sparisce da qualche parte, e noi ciascuno nel suo letto..

Pietro: Senza il bacino della buona notte!

Dario: Esatto. Oh, ci credete, ero talmente un misto di impaurito, eccitato, stupito per quello che era successo, che non ho chiuso occhio, e lei nemmeno, come poi ho saputo.

Pietro: Che storia! e poi?

Dario: E poi niente, te l'ho detto che beffava (aspira il fumo della sigaretta per nascondere l'imbarazzo): coi dottori non ha fatto una parola.

Emilio: E la nostra Graziella?

Dario: Senza neanche pensarci le ho dato il mio numero di telefono, e lei mi ha dato il suo: mi ha detto che potevamo rivederci, che lei a suo marito raccontava tutto, lui era d'accordo, e non c'erano problemi...io però non l'ho più chiamata, lei invece ha continuato a cercarmi diverse volte, ma io niente...

Pietro (con tono ironicamente accusatorio): Che stronzo, l'hai scaricata: lei ti chiama, ti cerca, e tu niente, che infame...

Emilio: Senza cuore.





4. LE IENE

Terzo giorno. Il pomeriggio del secondo giorno ha piovuto a lungo, e i nostri hanno dovuto rimanere rintanati in casa. Ora sono tutti a tavola per il pranzo. Emilio sta facendo una tirata sul denaro che rovina l'amicizia.

Pietro: (raccoglie il sugo rimasto nel piatto con un pezzo di pane) Non capisco francamente dove vuoi andare a parare... stai alludendo a qualcosa?

Emilio: Non voglio andare a parare da nessuna parte, anzi, perdonami questo tono da grillo parlante, e anche la pretesa di essere la 'voce della coscienzà del nostro circolo...ne parlo come fosse qualcosa che esiste ancora, che inguaribile illuso che sono...preferirei non sentire la periodica, ricorrente esigenza di fare il punto della situazione, il discorso sullo stato delle cose, ve lo garantisco, soprattutto dopo che le cose, intendo il nostro essere un gruppo di persone diverse che avevano qualcosa in comune, è diventato una realtà sempre più rarefatta, sempre più impalpabile. Vedere che tutto finisce nel niente, vedere sfumare anni di propositi comuni, vedere che la mia voce cade nel vuoto - perché noi non esistiamo più: esisti tu, esisto io, esistono gli altri - vedere tutto questo mi intristisce (fa una breve pausa). Ad un certo punto della nostra storia, si è deciso, o farei meglio a dire, tu hai deciso (guarda Pietro) che chi non versava subito una certa dose di sacrifici non avrebbe fatto il dovuto atto di testimonianza, non avrebbe fatto capire agli altri quanto ci teneva alla comunità. Ve lo ricordate? c'eravate anche voi, se non sbaglio...(si rivolge a Dario) tu, Dario, per esempio, avresti dovuto rinunciare a comprare degli scii nuovi, oppure chiedere prima il consenso degli altri, perché anche poche lire allora rappresentavano moltissimo. Vi ricordare quante innocenti risate ci siamo fatti al pensiero che ciascuno prima di comprare qualcosa doveva presentarsi al consesso degli altri? All'epoca però non avevamo una lira, salvo la mancetta di papà, e allora non c'era altra alternativa che versare lavoro, versare il proprio tempo sottraendolo allo studio. Infatti all'infuori di te e di Marina, nessuno di noi aveva niente. Più o meno come adesso, passano gli anni e le cose restano simili...è giusto quello che sto dicendo?

Pietro (leggermente nervoso): Stai semplicemente ricordando qualcosa di due anni fa, sei ineccepibile.

Emilio: Posso continuare, allora?

Pietro: Io non ti interrompo.

Emilio: Insomma dovevamo lavorare. La condizione migliore sarebbe stata quella di lavorare in proprio, magari insieme, alla stessa attività. Vi ricordate la vendita a domicilio dei ravioli, dei libri...il risveglio dal mondo dei beati sogni è stato quando abbiamo scoperto che non c'erano attività che potevano autoalimentarsi del nostro lavoro. Occorreva prima del denaro, per poi avviare una attività. Non si poteva avviare una attività per poi avere del denaro, sembra incredibile ma è proprio così...

Pietro: Quindi, fatta questa entusiasmante scoperta, non restava da fare che una cosa: rimboccarsi le maniche e lavorare per altri...è semplice, è inutile complicare delle cose che sono elementari, che sono sotto gli occhi di tutti.

Emilio: Aspetta, non voglio darti torto. Sicuramente né Dario, né Romano, né Eleonora né io avevamo voglia di fare il lavapiatti o il fattorino. Non siamo dei veri self made man, che iniziano dalla gavetta e arrivano alla sala comandi. No, queste doti sono rare, maldistribuite, anzi, secondo me neppure esistono.

Pietro: Eccome se esistono: dipende dalla mentalità delle persone: c'è chi se ne sta a girarsi i pollici senza fare un cazzo e chi ad un certo punto si stanca di questa mentalità, si alza in piedi e ci prova. Non puoi negare che una dote esiste solo perché non la possiedi!

Emilio (a voce bassa): Io non ho detto che non esiste gente capace di farsi, di tirarsi fuori dal proprio mondo, ho detto una cosa diversa..

Romano (ironicamente): Parretti, per esempio, faceva il cameriere...

Dario (rincara la dose): E Berlusconi? cos'era all'inizio? E De Benedetti?

Pietro (alzando la voce): Ma ti trovo mille nomi, se vieni in Brianza ne incontri tantissima di gente che dieci anni fa non aveva niente e adesso va in giro con la porsche...

Emilio (a Pietro): Se ricordi, un tempo ti avevo proposto di fare una ricerca sulla gente famosa venuta dal niente, altra cosa finita nel nulla...ti ricordi? la mia idea era quella di mostrare che quello del self-made man non è che un mito borghese, uno stronzo mito borghese e null'altro, e scusatemi se uso la parola 'borghesè, che è così fuori moda. (Pietro scuote la testa) Ma lasciamo perdere questo discorso: può essere che io mi sbagli, che il self-made Man esista, che esistano davvero individui che partono dal niente, dalle solo loro risorse, e costruiscono qualcosa che prima non c'era, magari una impresa con trecento dipendenti. Il punto fondamentale è che l'unica persona che vedeva nella creazione di una impresa una pregiudiziale insormontabile per la costituzione di una comunità, eri tu, solo tu.

Pietro: Stai dicendo semplicemente questo, che io ero l'unico ad aver capito che dovevamo smuoverci, fare qualcosa di serio, smetterla di parlare, di fantasticare cose meravigliose, certo, solo che a voi piaceva di più chiacchierare, inebriarvi di belle parole, ma appena si doveva mettere in gioco anche una sola briciola dei vostri interessi, del vostro tempo, quello vero, che perdevate chiacchierando, allora dicevate che non si poteva, che c'erano mille ostacoli, che c'era un esame di lì a quindici giorni, e si rimandava sempre...non si poteva fare una cosa fatta solo di parole!

Emilio: Questo è vero, ma chi ha detto che la comunità doveva avere una impresa connessa?

Pietro: E di cosa saremmo vissuti? di pane e acqua e assistenza ai poveri?

Emilio: La prima cosa che mi viene in mente è che nella peggiore delle ipotesi avremmo potuto campare ciascuno del proprio, e vivere nella stessa comunità.

Pietro: Questa non è una comunità, è un condominio!

Emilio: Sarà pure un condominio, ma tu hai finito con il buttare la comunità insieme col condominio! però mica hai smesso di pensare a creare una impresa, The Family quella sì che esiste! io credo che la creazione di una impresa era anche qualcosa di più, per te, non c'entrava con la nostra comunità, era anche quello che semplicemente intendevi fare tu, nella tua vita, che non ne potevi più di aspettare di fare.

Pietro: (ride nervosamente) Non capisco cosa stai dicendo. E' la prima volta che sento qualcuno rimproverarmi per essermi dato da fare! mi sembra che tu stai dicendo delle cose folli.

Emilio: Ti ricordi gli ultimi esami che abbiamo dato insieme, quando mi dicevi di non farcela più a studiare, a non provare più interessi nella filosofia, quando ce la menavi con la tua crisi?

Pietro: E chi non entra in crisi dopo quattro anni di filosofia? una strada che ad un certo punto non ti porta da nessuna parte, e la sensazione di aver già letto tutto, sentito tutto, le stesse facce, i soliti assistenti leccaculo e i professori boriosi, la fine di ogni stimolo vitale...e mi chiedi perché ero in crisi? non lo eri anche tu, prima di entrare nella vita vera?

Emilio: Io non ho mai perso l'interesse per la filosofia!

Pietro: Tanto piacere, io sì, e se tutta la filosofia non ti è servita per capire quello che può succedere ad una persona che si stanca, allora non ti è servito a niente quello che hai fatto!

Emilio: Non appena hai abbandonato la comunità, ti sei dedicato anima e corpo a The Family. Non sarà un caso che abbandonando l'idea di creare una comunità con i tuoi amici, non hai abbandonato l'idea di creare una impresa. Hai abbandonato l'idea che questa impresa fosse di proprietà collettiva, per abbracciare l'idea che fosse di tua esclusiva proprietà, questa è la verità. Per te eravamo inaffidabili e irresponsabili, ti saresti compromesso la possibilità di creare una vera impresa economica. Hai ragione quando dici che la nostra comunità aveva bisogno di contare su delle risorse: del pane e un tetto sono esigenze indiscutibili per chiunque, certo. Ma devi riconoscere che almeno una forma di vita comunitaria era possibile anche senza che ad essa fosse associata una impresa a proprietà e gestione collettiva.

Pietro: L'ho già ammesso, sarebbe possibile, solo che sarebbe un condominio, e niente altro.

Emilio: E allora lasciami dubitare della tua buona fede quando affermavi di voler costruire una comunità, dal momento che hai preferito dedicare le tue energie a mettere in piedi una attività tua personale...

Pietro: No, aspetta un momento, se qui c'è qualcuno che può dubitare della buona fede degli altri sono io, e nei vostri confronti: eravate voi a sparare un sacco di cazzate, di sogni ad occhi aperti, e poi non muovere un dito di conseguenza.

Emilio (ignorando la risposta): Sono convinto addirittura che ad un certo punto gli altri ed io abbiamo iniziato a sembrarti dei veri ostacoli, degli impedimenti che si frapponevano sulla tua strada. Quando ormai avevi capito che non eravamo gente di cui potersi fidare, intendo dal punto di vista del realismo, non ti rimaneva che abbandonare la comunità, accusando tutti gli altri di disinteresse, e procedere solo, finalmente in modo individuale, verso la realizzazione di obiettivi seri. In fondo tu i mezzi economici per realizzare l'impresa li avevi; perché la mancanza di risorse da parte degli altri avrebbe dovuto tradursi in un danno, in una limitazione della tua persona?

Pietro: Ti sbagli di grosso, secondo me soffri di protagonismo. Io non ho mai pensato te - dico te perché non so se anche gli altri che tacciono pensano le stesse cose che dici tu - non ho mai pensato a te come un ostacolo: se volevi venire, salire in barca, la barca era pronta, se non volevi faceva lo stesso: o meglio, poteva dispiacermi e fino ad un certo punto, fino ad un certo momento, ma poi il treno parte lo stesso, anche se tu arrivi tardi...

Emilio: Sei convinto che fosse l'unica cosa che potevi fare?

Pietro: No, ne potevo fare cento altre, cosa c'entra? però ho scelto la cosa che credevo migliore, che mi interessava di più..

Emilio: E allora, non era l'unica cosa che potevi fare! Potevi avviare una tua attività senza abbandonare la comunità, per esempio. Potevi far partecipare gli altri all'impresa-

Pietro: Vi ho detto di non partecipare! che cosa stai dicendo?

Emilio: Lo sai che non avevamo una lira, e che di lavoro non se ne trovava...

Pietro: Non se ne cercava, altro che storie..

Emilio: Oppure non c'era il tempo..

Pietro: Io il tempo l'ho trovato!

Emilio: Però non ti sei laureato ancora!

Pietro: Cazzo, vorrei ben vedere, con tutto il tempo che lavoro! però guadagno abbastanza per mantenere due persone e non sono a carico di nessuno da un anno!

Romano: Secondo me non possiamo assolutamente fare un torto a Pietro di non averci preso con sé senza nessuna contropartita, dai Emilio, stai esagerando. Questo discorso è stato chiuso da un pezzo.

Emilio: Non sto dicendo che doveva farci la carità, niente affatto. Sto dicendo che avrebbe dovuto essere più attento alle esigenze di un gruppo di persone variegato come il nostro. Noi non avevamo niente, non un soldo da parte, lui aveva già con sé tutto il necessario per aprire l'attività. Faccia pure, ma non ce ne faccia una colpa!

Pietro: E chi ve ne fa una colpa? solo che non dovevate fare da ostacolo dicendo di voler fare cento cose quando eravate capaci solo di parlare.

Emilio: Immagina, dico immagina solo per un attimo, se anche tu fossi stato nelle nostre condizioni: ecco perché parlavo del self made man: tu i soldi li hai avuti senza fare una piega, se non li avessi avuti, non pensi che sarebbe stato lo stesso per te che per noi?

Pietro: Prima di cominciare, quando ciascuno si impegnò a raccogliere del denaro, io, che pure non ne avevo bisogno, dissi che mi impegnavo a raccoglierne più di qualsiasi altro di voi. E poi è un discorso senza senso, pensa se ti chiedessi di immaginare che tu abbia il cancro, che fossi senza la salute, che cavolo significa? tanto meglio se uno ha del denaro, deve buttarlo via per dimostrare che sarebbe capace lo stesso?

Emilio: No, ma se lo buttasse, o non ne disponesse, capirebbe cosa significa esserne privi. Una volta sei arrivato al punto da dirmi che i soldi li avevi perché quando uscivi non spendevi mai niente: eri all'università e avevi sete? non facevi come gli altri che si attaccavano alla macchinetta e prendevano le lattine, eri morigerato! hai messo insieme quaranta milioni non bevendo coca-cola!

Romano: Pietro, quante cazzo di lattine non hai bevuto? (tutti ridono, Pietro compreso, ma di un riso amaro)

Manlio: No, aspetta un momento, qui posso dire io che Pietro ha ragione. Mi ricordo che una volta eravamo io e Pietro all'università, era appena finita una lezione, e io gli ho detto: "dai Pietro, andiamo a prendere un cappuccino, te lo offro io!". E lui mi ha risposto di no, che non voleva, perché per la sua mentalità dopo non me l'avrebbe più riofferto indietro. E' fatto così, gli piace risparmiare.

Emilio: Ecco, io credo che le tue scelte attuali non siano più coerenti con le scelte di pensiero che hai fatto in precedenza. Forse sono coerenti con quello che pensi oggi, non lo so... hai sostenuto che l'argomento della tua tesi di laurea sarà mostrare che l'egoismo individualistico è irrimediabile. Probabilmente hai ragione, hai dannatamente ragione. La società in cui viviamo, l'opulenza maldistribuita in cui viviamo, non è riproducibile con metodi diversi. I vantaggi del capitalismo - di un capitalismo ben inteso molto lontano dall'idea che avevano i difensori del vero liberalismo, vedete tutti cosa sta succedendo oggi nel nostro paese - hanno un costo: costano all'uomo essere egoista e individualista. Ingiusto e prevaricatore. Ricco e opulento perché gli altri sono poveri, deboli e indifesi. Forse è vero che questo è il sistema economico e sociale meno peggiore possibile, tra quelli realizzabili. In questo la tua critica all'utopismo, al marxismo, è solida e ben fondata. Ma credevo che anche tu pensassi che una dimensione più ristretta, dentro la società reale, fosse facilmente realizzabile: forse che nelle città moderne non ci sono ancora dei giardini superstiti? quando guardi dall'alto, la visione complessiva ti mostra solo cemento e asfalto, ma questo fa del giardino rimasto qualcosa di meno reale? Ti ricordi, ti ricordi cosa dicesti per giustificare la richiesta di fare sacrifici subito, immediatamente, senza più rimandare nemmeno di un'ora?

Pietro: Che non ce l'avremmo mai fatta continuando così, e i fatti mi hanno dato ragione! tutto il resto è roba fritta e rifritta.

Emilio: Questo è un altro discorso. Quello che mi dicesti è che tu stavi già sacrificandoti, perché impegnandoti nella comunità toglievi qualcosa alla tua vita...dicevi che se poi noi avessimo gettato la spugna, per te sarebbe stato troppo tardi tornare indietro, troppo tardi per accettare una raccomandazione per la scuola di giornalismo dell'università cattolica, e fare l'inviato speciale della Rai...questo te lo ricordi? lo hai detto davanti a tutti!

Pietro: E con questo? cosa ci trovi di strano?

Emilio: E a noi? hai mai pensato che anche noi avremmo potuto comprometterci, perdere delle occasioni? certo, perché forse anche noi potevamo coltivare delle speranze; oh, non voglio dire che potevamo contare sulle stesse tue aspirazioni, contare sull'appoggio di qualcuno, questo no, almeno, io parlo di me stesso, che ho ventisei anni e ancora cerco un lavoro...ricordare queste cose ha dell'incredibile per me. Fare il giornalista, accettare una raccomandazione, frequentare una scuola cattolica, prendere magari la tessera di Forza Italia per diventare giornalista RAI...cose mai sentite, mai viste prima: ed erano cose che tu contavi anche di poter fare... (fa una breve pausa)

Eleonora (esitante): Forse qualcuno vuole qualcosa da bere.

Pietro: No! Grazie.

Dario: Se ci fosse del caffè.

Manlio: Anche per me, grazie Eleonora.

Emilio: Pensare, nel corso di una sola vita, di potere o essere alternativo, anticonformistico, coerente oppure immergersi nel fango, sguazzarci, conformarsi, è veramente troppo, troppo, per una persona sola. Alcuni prendono la prima strada, molti cercano di prendere la seconda, la maggioranza non è capace né dell'una né dell'altra, ma Mettere in conto di fare una cosa o l'altra, sperimentarle tutte e due in una sola vita, è una illusione di potenza assurda, un atto di hubris, di tracotanza, è credere-

Pietro: Calma. Io non ho mai detto di voler fare una cosa o l'altra. O facevamo la comunità insieme, oppure ciascuno di noi avrebbe dovuto cavarsela da solo. Io mettevo impegno, lavoro, tempo-

Dario: Ma quando mai? cosa hai messo più di noi? in che misura ti saresti compromesso col futuro? non dire cazzate..

Pietro: Tanto per cominciare c'ero, ero presente, (a Emilio) ve le ricordate tutte quelle sere che avevamo appuntamento a casa mia alle nove, avevamo da fare, e voi (a Romano e Dario) alle nove meno dieci, quando magari gli altri erano già arrivati, telefonavate e tu mi dicevi rantolando: "Eh, mi spiace Pietro, ma sono stanco, ho avuto una giornataccia, stasera non mi sento di venire..". Cazzo, sembravi un morto in piedi e vieni a dirmi cosa facevo io?

Emilio: Quello che tu e noi abbiamo fatto, si può interpretare in cento modi diversi, ma devi ammettere che non ti abbiamo mai messo delle condizioni. Tu l'hai fatto, questo non puoi negarlo. Come hai potuto con tutta franchezza, senza alcun ritegno, venire a dirmi: datemi una garanzia che diventeremo buoni, pacifisti, figli dei fiori, anticonformisti, perfetti, affinché io possa sapere che non getto al vento per niente la possibilità di fare i soldi e spassarmela! Se volevi diventare giornalista raccomandato, nessuno ti impediva di farlo. Se volevi provare l'esperienza alternativa della comunità, nessuno ti ostacolava. Ma nessuno di noi doveva - né poteva - darti delle garanzie che non avresti mai fallito. Forse che tu le hai date a noi?

Pietro si alza, sbatte il tovagliolo sul tavolo e si allontana. Tutti sono rimasti di ghiaccio.




5. ARRIVA LA BUFERA

Tutti sono raccolti nel soggiorno del cottage. Pietro è ritornato in cucina, dove strimpella, da solo, una chitarra. Fuori infuria ormai un nubifragio. Si sente bussare alla porta. Eleonora va ad aprire. Sulla soglia c'è una ragazza sui diciotto anni, con i capelli raccolti, una maglietta e un paio di jeans molto attillati. In mano ha le scarpe da tennis fradice. E' Marilisa, la cameriera degli anziani che vivono nel cottage vicino, i coniugi Tramonti.

Marilisa (con voce piagnucolosa che la fa sembrare ancora più giovane): Scusate se vi disturbo, ma ho assolutamente bisogno di qualcuno. Il signor Tramonti sta male, è caduto a terra, il telefono non funziona (sembra che si metta a piangere) non so più che cosa fare!

Eleonora: Entra, sei tutta lavata! Emilio, prendi un asciugamano. Romano, senti che cosa dice la ragazza, c'è un anziano a cinque minuti da qui che non sta bene.

Romano: Dove si trova?

Emilio (porge l'asciugamano a Marilisa e un ombrello a Romano): Te lo indico io, andiamo!

Romano: Si, ma l'ombrello lascialo, non serve a niente. Si sfascerebbe subito.

Romano e Emilio escono, la porta viene chiusa alle loro spalle dopo che un soffio di vento e di acqua ha investito l'ingresso. Si ode un tuono molto forte.

Eleonora (a Marilisa): Sei tutta fradicia, ti conviene cambiarti, ti presto un mio vestito.

Marilisa: Non so se posso approfittare, dovrei tornare dai signori..

Eleonora: Non puoi tornare con questa pioggia, aspetta almeno che si calmi.

Nicoletta: Che cos'è successo esattamente?

Marilisa: C'è stato un lampo che ha illuminato tutta la casa, poi ho sentito il signor Tramonti che mi chiamava dal piano di sopra, penso che avesse il terrore del temporale, non smetteva di chiamarmi, sembrava sofferente...poi un altro tuono fortissimo. Io corro, arrivo alle scale e lui è svenuto, è caduto a terra sul pianerottolo, e non si muove. Non ho cercato la moglie, sono corsa al telefono, ma è isolato.

Manlio: Comunque non puoi rimanere così bagnata, ti consiglio di spogliarti immediatamente, io ti reggerò i vestiti!

Nicoletta: Manlio!

Eleonora: Non badare a Manlio, ti accompagno di sopra. Ti cambierai e aspetterai il ritorno dei ragazzi, poi vedremo che cosa fare, d'accordo? (la ragazza annuisce, salgono con Nicoletta e Marina)

Due colpi alla porta.

Dario: Sono già tornati?

Michela: Vado ad aprire.

Sulla porta compare una figura di uomo. Nessuno naturalmente lo conosce, e lui non riconosce nessuno. La porta rimane aperta su qualche secondo di imbarazzo. Uomo: Io, ecco, scusate, disturbo? sono il postino di qua, non ci sono i-

Dario: Beh, entri, prego, siamo i loro amici.

Postino: Grazie, grazie molte. Niente, sono venuto per avvisare di non mettersi per strada.

Michela: Perché, cos'è successo?

Postino: E signorina, sapesse...qui le strade non sono come in città, loro l'avranno vista salendo che è una brutta bestia la nostra statale. Mezz'ora fa uno smottamento, una valanga, insomma per farla breve, a dieci chilometri da qui, stop, non si passa!

Pietro: Come sarebbe a dire che non si passa?

Postino: Tutto bloccato, out, non si passa.

Dario: Ma cos'è successo esattamente?

Postino: Una valanga enorme, sarà l'inondazione, si è buttata sulla strada, ancora non si sa se c'è sotto qualcuno o meno...va bè che c'era tempo brutto, quando succedono queste cose è sempre così, però magari qualcuno ti passava proprio in quel momento, non è vero?

Pietro (allarmato): No, non è possibile, io massimo domani devo essere a Monza.

Postino: A Monza? (sorride) No, lei non sarà a Monza domani, ho paura proprio di no.

Pietro (irritato dal postino, guardando Dario): E perché no, a piedi potrò pure passare.

Dario: Cazzo, stai scherzando, con questo tempo: sta diluviando!

Michela: E poi potrebbero bloccare la strada. Se qualcuno è rimasto sotto la valanga, stai sicuro che di lì non passi almeno fino a quando non l'hanno trovato.

Scendono Eleonora, Marina, Nicoletta e Marilisa. Vengono messe al corrente dai presenti di quello che è successo.

Eleonora: Vuole un caffè, Antonio, non si siede?

Postino: Grazie, signorina, lo prendo volentieri

Marina: Non voglio che facciamo stupidaggini, Pietro, per me è assurdo tentare di muoverci adesso.

Manlio: Marina ha ragione, Pietro, non fare cazzate.

Pietro: Voi fate sempre la cosa più grossa di quella che è. C'è una valanga, va bene. Chi sta qui mi accompagna fino al punto dove è caduta, io la scavalco, arrivo dall'altra parte e da lì in giù un mezzo lo troverò pure.

Dario: Che fretta hai non lo so.

Pietro: Il lavoro non è uno scherzo.

Dario: Non ci sono i tuoi ad occuparsene? puoi benissimo aspettare qualche ora.

Pietro: Ho già aspettato troppo. Anzi, sapete cosa penso? che prima ci muoviamo meglio è. Se Michela ha ragione tra un po' la strada la bloccano i carabinieri, se non l'hanno già bloccata.

Bussano ancora alla porta. Sono arrivati Romano ed Emilio. Sono inzuppati fradici.

Romano: Caffè anche per noi, grazie.

Emilio: E' il diluvio universale!

Marilisa: Cosa avete fatto?

Romano: Niente paura, piccola, è tutto ok.

Eleonora: Allora?

Emilio: Niente, forse una sincope, si è già riscosso da sé.

Marilisa: Oh, grazie al cielo!

Dario: Fischia, una sincope, robetta da niente!

Nicoletta: Adesso abbiamo un altro problema.

Emilio: Quale? oh, buongiorno Antonio, come va?

Postino (masticando una fetta di torta): Male male, siamo imbottigliati.

Emilio: Cosa siamo?

Manlio: Una valanga sulla strada, tutto fermo.

Dario (indicando Pietro): E questo pirla vuole partire.

Romano (guardando Pietro): Tu sei scemo.

Pietro (sprezzante): Cosa volete che vi dica, ogni testa è un mondo...voi la pensate in un modo, io nell'altro. Qui rischiamo di rimanere bloccati chissà fino a quando!

Emilio: Si ricorda Antonio, è già capitato nel passato.

Postino: Boia Faust se me lo ricordo! e non una volta sola. Nel 1979 quindici giorni è rimasta chiusa! (si guarda intorno come se avesse enunciato un record del suo paese)

Dario: Quindici giorni!

Emilio: Si ricorda la fila delle mamme in farmacia per comprare i pannolini? e il latte in polvere?

Postino (ride): Porca miseria, anche le medicine erano finite, tutti avevano fatto la scorta!

Romano: Mamma mia ragazzi, la vedo grigia.

Nicoletta (a Dario): Tu hai un esame tra quindici giorni!

Emilio: Calma, calma, non è il caso di drammatizzare. E' vero che nel '79 è rimasta chiusa per quindici giorni, ma niente dice che questa valanga sia uguale a quella-

Manlio: Potrebbe essere anche molto peggiore!

Emilio: Esatto. Oppure niente di davvero grave.

Pietro: Basta, io parto. Chi viene con me?

Romano: Ma sei pazzo, adesso è un rischio! non vedi cosa viene giù?

Pietro: Marina, tu resti o vieni? decidi.

Eleonora: Pietro, smettila, è rischioso.

Michela: E' inutile, sarà già chiusa la strada, ormai.

Pietro: Io ci voglio provare lo stesso. Allora, vieni?

Marina: Massì, vengo, vengo.

Pietro: Chi mi porta fino alla valanga?

Emilio: Se vuole partire, lasciamolo provare. Può anche essere che abbia ragione lui.

Dario: Dai, vi ci porto io, però con la tua macchina.

Pietro: Andata. Marina, prepara la nostra roba.

Postino: Va bene, io vado allora...

Eleonora: Va bene, grazie Antonio, se vuole accompagnare Marilisa-

Marilisa: No grazie, preferirei restare.

Emilio: Ma certo, resta, cosa vuoi uscire adesso.

Il postino esce salutando. Il nubifragio ha aumentato, se possibile, la sua intensità. I presenti si disperdono nel cottage. Cucina. Dario e Nicoletta guardano con Marina dalla finestra. Nel giardino Pietro sta tentando di smontare la tenda.

Dario: Ma perché s'è portato la tenda, non c'era posto in casa?

Marina: Ma, lo sai che basta il più piccolo rumore e non gli riesce di dormire, così ha preferito stare lì fuori.

Dario: Comunque partire adesso è da pazzi, cazzo!

Nicoletta: Se non fosse stato per la discussione con Emilio forse non avrebbe deciso di partire così, sui due piedi.

Marina: No, guarda, lui è fatto così, sarebbe partito lo stesso.

Dario: Sei sicura di volerlo seguire?

Marina: Si, preferisco così, è più prudente. Voglio dire, se si mette nei guai voglio essere lì presente.

All'improvviso va via la luce. Tutti rimangono in silenzio. Poi c'è un chiamarsi da una stanza all'altra, qualcuno finge di urlare di paura, si sentono delle risate. Tuoni e pioggia, i lampi illuminano le stanze buie. Nel garage ci sono Michela e Romano.

Michela: Che facciamo?

Romano: Niente, aspettiamo. Non possiamo fare altro.

Michela: Non avevo mai visto un nubifragio simile, sembra la fine del mondo.

Romano. Il bel tempo del nord. Non ti piace?

Michela: No, guarda, sinceramente ne ho piene le palle (ride). Con l'università a Pavia, ne ho vista tanta di nebbia che ne ho fin qui! (Si fa abbracciare per farsi scaldare)

In camera di Eleonora e Emilio.

Eleonora: Pietro vuole andarsene davvero. Dovevate proprio litigare in quel modo?

Emilio: E' colpa mia? gli ho forse detto di andarsene? è lui che da quando è qui non pensa che ad andarsene: lo sai, gli piace stare in mezzo agli altri per fare sentire loro quanto li disprezza, quanto lo mettono a disagio con la loro sola presenza. E poi non è stato un litigio, ma un chiarimento, uno dei nostri soliti chiarimenti...

Eleonora: Lo sai anche tu che non è vero. Non è stato un chiarimento. Forse era così una volta, forse una volta serviva, adesso sono cambiate molte cose. Ogni volta che inizia una discussione mi sembrate allontanarvi di più, anziché conciliarvi.

Emilio: Da parte mia non è cambiato niente: sono altrettanto disponibile adesso di quattro anni fa. E' lui che si è irrigidito...è come un uomo salito in cordata con altri. Finché nulla è successo, non ha mai provato a tirare la corda, a vedere che teneva, ma quando gli è sembrato necessario e l'ha fatto, ha creduto di essere rimasto il solo a tenerla...per un po' la cosa lo ha scosso, lo ha spaventato, forse, ma poi si è accorto che senza gli altri procedeva più leggero - ma anche più fragile...

Nella stanza degli ospiti Manlio è rimasto al buio.

Manlio: Ehi, dove siete, non si vede più niente, venitemi a prendere con una candela! macché, nessuno sente niente (tasta il letto per cercare qualcosa, un lampo illumina la stanza) il mio romanzo di Dostoevskij, mi sono dimenticato di portarlo giù e lasciarlo nella tasca del giaccone per fare il figo...ma le sigarette dove sono?

Voce di ragazza: Manlio, non fumare, ti fa male.

Manlio (con un sussulto di paura): Dio che spavento, chi è?

Marilisa: Sono Marilisa, Manlio, ti ho spaventato?

Manlio: Ah, sei la ragazza di prima, cavolo, potevi avvisare che stavi entrando, mi hai fatto prendere un colpo...cosa fai, la cameriera?

Marilisa: Perché prima mi hai chiesto di spogliarmi?

Manlio: Ma niente, dai, era uno scherzo, dicevo così, perché sei una bella ragazza, e allora...non ti sarai mica offesa, stavo scherzando.

Marilisa: Alloranon lo volevi davvero, non ti piaccio?

Manlio: Non volevo dire questo, naturalmente, ecco, mi piaci, stavo solo scherzando. Però-

Marilisa: Smettila di scherzare, dimmi se ti piaccio sul serio!

Manlio: Cioè, io, mi stai...stai scherzando, prima scherzavo io, adesso tu mi stai prendendo in giro?

Marilisa: No, spogliami, ti prego! (si butta al suo collo) spogliami, non hai capito che sono rimasta per te?

Manlio: Io non so, non capisco-

Marilisa: Non pensare, pensa solo a me, spogliati! Cadono sul letto.

In giardino Pietro lotta con l'acquavento. Sta smantellando la tenda. Gli colano rivoletti d'acqua dappertutto.

Pietro: Tenda di merda, staccati! tutto, tutto si è infradiciato, tutto si è infangato: lo zaino, i vestiti, i libri: tutto a puttane! e non smette: scende sempre di più, sempre di più. Marina! Marina, vieni ad aiutarmi, ho perso i picchetti nel fango! gli occhiali sono come due pozzanghere dove ha cacato un cavallo: non vedo più una sega! Marina!

Si avvicina una figura sotto un ombrello spaccato.

Emilio: Non sono Marina. Mi mancano almeno le tette!

Pietro: Cosa fai qui?

Emilio: Sono venuto a darti una mano. Da dentro la situazione sembra disperata, ma vista da qui è ancora peggio. Lascia stare, ti recupero tutto io, non vedi che mezza tenda è seppellita dal fango?

Pietro (si alza): Che cazzo è, il diluvio universale?

Emilio: Questa volta è peggio: quando arriva la colomba se la mangiano!

Pietro ed Emilio rientrano in casa di corsa. Marina ha raccolto le sue cose, e Dario è pronto, in mano ha le chiavi della Golf di Pietro.

Dario: Ragazzi, vado e torno! Porto i nostri sul ciglio della valanga!

Nicoletta: Dario, stai attento, ti prego!

Dario: Dai, Nico, non farti le menate.

Pietro saluta con freddezza e sale sulla macchina. Marina abbraccia Eleonora, Michela, e Nicoletta, e sale anch'essa. La macchina non riesce a partire, ha le ruote sprofondate nel fango. Manlio, Romano ed Emilio spingono la macchina, che finalmente parte. Lentamente la vettura sparisce oltre il vialetto, ridotto ad un corso d'acqua.



6. LE AMICHE

Cara Annalisa, qui è successo un mezzo disastro. Emilio ha litigato con Pietro, erano amici da cinque anni. Pietro ha voluto ripartire immediatamente, con la strada chiusa da una valanga. Gli altri nostri amici sono restati ancora un giorno e mezzo, poi la strada è stata riaperta, e finalmente hanno potuto raggiungere le loro case. Non ti dico la preoccupazione dei genitori, nostri e loro, quando hanno saputo della frana.

La cosa che più mi dispiace di tutto quello che è successo, è che io, come gli altri, siamo rimasti coinvolti da un litigio che non ci riguardava direttamente, ma che indirettamente ha finito con il toccarci tutti. Nicoletta, Manlio e Dario erano i più dispiaciuti di tutti, Romano sembrava più al di fuori della cosa, e Michela ha finito per essere coinvolta malgrado la maggior parte delle cose di cui si è parlato siano successe quando ancora non la conoscevamo.

Emilio non vuole dire niente, sembra evasivo, molto nervoso. Non riesco ancora a credere che tutto questo sia successo, che delle persone così affiatate, così coinvolte, possano arrivare a questo punto. Da oggi mi sento più fragile.


7. ITALIANI BRAVA GENTE

Emilio esce di casa, si inoltra nel bosco e raggiunge il greto di un fiume in piena. A margine della forte corrente, dopo il nubifragio, si è formata una pozza relativamente profonda dove l'acqua tende a stagnare. Emilio vi entra e affonda fino alla coscia. Dopo poco sopraggiunge Eleonora, che lo ha visto allontanarsi.

Emilio: Prima d'ora non avevo sentito mai così innegabilmente di aver sbagliato tutto. Quante volte ho avuto l'occasione di fare delle scelte, delle vere scelte? forse, fino ad ora, una o due volte. E immancabilmente non ho avuto la forza di fare quel piccolo passo che mi avrebbe messo su un'altra strada. Quanta energia crediamo che serve, per cambiare davvero la nostra vita, e invece...siamo come delle pietre che cadono, e che l'inerzia trascina con un moto sempre più veloce. Invece un niente, una cosa da poco, la svista di un momento, e la pietra inclina vertiginosamente, trova un altro centro di caduta e si precipita verso quello. Tutta la libertà, risucchiata da un nuovo punto.

Eleonora: Emilio!

Emilio: Sei qua.

Eleonora: Cosa fai con l'acqua fino alla vita, sei impazzito? vuoi farmi spaventare? esci immediatamente da lì!

Emilio: Non preoccuparti, sono tornato qui a vedere il fiume, perché mi fa paura, e in questo momento che è così gonfio d'acqua fa ancora più paura, e io ho voglia di sentire paura.

Eleonora: Smettila di dire stupidaggini, e vieni via!

Emilio: Guarda il cielo: tra poco pioverà ancora, ho sentito altri tuoni in lontananza. Domattina questa pozza sarà sommersa dal fiume!

Eleonora: E tu non vorrai stare qui ad aspettare che succeda! vieni.

Emilio: Perché mi hai seguito?

Eleonora: Tu non lo avresti fatto?

Eleonora scende nella pozza e raggiunge Emilio.

Emilio: Mi dici perché sbaglio sempre tutto?

Eleonora: Cos'è che hai sbagliato?

Emilio: Un anno fa Pietro mi offerse di entrare in società con lui, prima di partire insieme per l'Africa. Stavamo parlando del passato, delle prime iniziative. All'improvviso l'ho visto rabbuiarsi in volto. Era triste, pensare ai fallimenti del passato lo intristiva...mi disse che per lui niente era davvero finito, e che pensava che forse un giorno le cose sarebbero cambiate. Mi disse che se volevo, potevo mettere dentro due o tre milioni, lui all'epoca ne aveva spesi dieci volte tanto, e avrei potuto fare parte anch'io della sua impresa. A quell'epoca non avevo niente, avevo speso tutto per il viaggio. In seguito avrei avuto la possibilità di versargli il denaro...

Eleonora: Ma lo hai speso per un altro viaggio. Potevi fare una cosa o l'altra, quello che preferivi, ma perché allora hai accusato Pietro in quel modo? io non riesco più a capirti.

Emilio: Se non fosse per questa ansia di viaggiare, che non mi da pace! è come se mi sembrasse che l'unica vita che valesse la pena di vivere sia quella che ti porta da un posto all'altro, senza fermarsi, verse posti nuovi...è come se rimandassi sempre il momento di diventare adulto, lui invece ha imparato a smettere di sognare, vive con gli occhi aperti. Così lui è andato avanti, e io mi sono fermato. Sono qui, con i miei sogni di infanzia, mentre lui vive l'età adulta.

Eleonora: Smettila con queste sciocchezze, smettila di fare la vittima! non lo sopporto. Spiegami perché hai accusato Pietro davanti agli altri!

Emilio: Pietro crede ancora in certi valori, ne è ancora sensibile. Ho pensato che avrei potuto fare leva su quello, oltre al ricatto morale, per indurlo ad associarmi alla sua impresa. Cosa avevo da perdere, mi sono detto? i mezzi per entrare in società con lui non li avevo, ma solo per questo dovevo rinunciare ai benefici che avremmo ricavato se fossi riuscito a farmi prendere con sé?

Eleonora: Tu stai mentendo, non può essere vero quello che dici, stai scherzando! La lettera che gli hai scritto-

Emilio: -per attirarlo qui.

Eleonora: E' tutto uno scherzo!

Emilio: Niente affatto, non sto scherzando. Volevo entrare in The Family, e l'unica speranza ormai rimasta era convincerlo che era stato ingiusto nell'escludere un amico. Tutto qua. Ma non ci sono riuscito. Il ricatto morale non è servito, deve aver capito tutto. Ma solo lui ha capito, tutti gli altri hanno mangiato la foglia.

Eleonora: (incapace di credere a quello che sta ascoltando) Ma quello che dici è mostruoso. Non è vero, non è vero! tu stai mentendo!

Emilio: No, Eleonora.

Eleonora ha le lacrime agli occhi. Con un solo gesto si libera dall'abbraccio di Emilio, esce affannosamente dalla pozza e risale di corsa il bosco.



8. SACRIFICIO

E' passato qualche tempo. Gli ultimi giorni di agosto sembrano volersi piegare anzitempo all'arrivo dell'autunno. Le giornate sono più corte, dalle montagne innevate spira una fastidiosa aria fredda. E' tempo ormai di fare ritorno. Emilio raggiunge il cottage dei Tramonti. Si guarda intorno furtivo. Bussa ad una finestra del pianterreno. Dopo qualche istante si affaccia Marilisa.

Marilisa: I tuoi amici?

Emilio: Partiti da un pezzo. Allora, come è andata? e non entrare nei particolari che non me ne frega niente.

Marilisa: Tutto bene! era proprio il timidone che mi avevi detto...però c'è stato un problema: continuava a chiedermi l'indirizzo, vuole sapere assolutamente dove abito!

Emilio: E tu potevi darglielo, 'sto indirizzo, magari cambiandoci qualcosa, il nome della città per esempio.

Marilisa: Sei il solito furbone...però così mi sembrava di ingannarlo, poverino.

Emilio: Già, perché prima non lo abbiamo ingannato? ma no, non pensarci, è tutto a fin di bene, adesso si è svegliato fuori. Dovevi vedere piuttosto Romano, quando gli ho spiegato che era tutta una finzione. prima non ci credeva, poi non smetteva più di ridere.

Marilisa: ma dove siete andati, che pioveva?

Emilio: Nella cappelletta di San Giulio, ma filtrava l'acqua! (ridono)

Marilisa: E il premio?

Emilio: Che premio? ah, si certo...comunque un bel maschione lo hai già avuto, no?

Marilisa (fa l'offesa): Non parlarmi così, non sono mica una troia: se me lo sono scopato è perché mi piaceva!

Emilio: Come tutti gli altri: tutti quelli che ti piacciono te li porti a letto...

Marilisa: Che c'è paparino, sei arrabbiato? o invidioso?

Emilio: Altro che viaggetto oltreconfine. Stai attenta che il premio te lo do in natura!

Marilisa: Io sono qui!

Emilio (si allontana canticchiando): Hier stehe Ich, Hier stehe Ich...


FINE



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