FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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IL DUBBIO

Giacomo Collini




Il transfert spaziotemporale produsse un forte schiocco quando la cronomacchina approdò finalmente nell'anno 1716. Avevo temuto il peggio. Per tutto il viaggio, il trasduttore termoionico aveva fatto i capricci ed io avevo pensato che sarei finito nell'era mesozoica. Dopo aver tirato un robusto sospiro di sollievo, controllai per l'ultima volta che il mio abbigliamento dell'epoca fosse a posto e finalmente aprii lo sportello della macchina per uscire all'aperto. Come previsto ero 'atterrato' in aperta campagna e quindi mi aspettava una lunga camminata prima di arrivare in città, ma la notte era stupenda, anche se un po' freddina e comunque bastava il pensiero di essere vicino a coronare il mio sogno per riscaldarmi il cuore e l'anima. Finalmente avevo avuto il permesso di studiare direttamente il musicista che più amavo: Antonio Vivaldi. Mi ci vollero un paio di giorni per sistemarmi in una locanda adatta al personaggio che mi ero creato come copertura e cioè quello di un giovane di un'agiata famiglia aristocratica in transito da Venezia, per un lungo giro di studio e di svago per l'Europa. Finalmente tutto era a posto ed io mi stavo dirigendo nientemeno che verso il 'Pio Ospitale della Pietà' dove quel giorno si rappresentava l'oratorio (Juditha Triumphans( scritto e diretto da Vivaldi. Lo confesso ero letteralmente sconvolto da un'emozione profonda, avrei visto con i miei occhi ed udito con le mie orecchie quella che io consideravo come una delle pagine più alte, se non la più alta del genio vivaldiano. Non stavo più nella pelle. L'oratorio veniva rappresentato nella chiesa annessa al 'conservatorio' per orfane ove Vivaldi a quel tempo era maestro di violino e maestro del coro. Appena entrato cominciai subito a cercare con lo sguardo il musicista. Eccolo là! Intento a dare le ultime istruzioni alle sue 'putte'. Una di quelle ragazze doveva essere senz'altro la Sig.ra Barbara, per la quale Vivaldi aveva riscritto alcune arie per farne risaltare il virtuosismo. Io stavo seduto nella seconda fila, inginocchiato, convinto di vivere in un sogno e con la speranza di non svegliarmi proprio sul più bello, mentre si stavano concludendo gli ultimi preparativi. Come avevano osservato alcuni studiosi, l'orchestra non era molto numerosa. Evidentemente alcune ragazze erano in grado di suonare più di uno strumento all'occorrenza. Per questa occasione particolare, si potevano anche vedere, non essendo celate all'ascoltatore come invece avveniva per le normali esibizioni. C'erano otto violini, due viole, due violoncelli ed un violone (l'antenato del contrabbasso), una tromba, un oboe ed i timpani. Un coro formato da otto fanciulle irrobustito per la parte bassa da due insegnanti dell'istituto, mentre ad uno dei due cembali sedeva una ragazza, probabilmente Annetta, la più brava con gli strumenti a tastiera. Vivaldi in piedi vicino all'altro clavicembalo, in veste di direttore, diede inizio alla rappresentazione. Alcune ore dopo, potendo riconsiderare l'avvenimento a mente fredda, mi ricordai di alcuni particolari che vi esporrò fra poco, ma lì al momento, durante le oltre due ore in cui era stato suonato l'oratorio, ero rimasto in uno stordimento estatico, letteralmente rapito da quella musica sublime, una Musica con la M maiuscola. L'esecuzione era stata stupenda, perfetta. Gli strumentisti si erano alternati secondo le necessità della partitura che ricordo è molto ricca di colori orchestrali. Oltre agli strumenti iniziali, vennero impiegati anche: la viola d'amore, dalla quale Anna Maria era riuscita a cavare note celesti, che sembravano restare sospese nell'aria per calare lentamente come le scie dei fuochi artificiali. Lo (chalumeau( utilizzato come solista nell'aria 'Veni, veni me sequere' a sottolineare mirabilmente la bellissima linea melodica. Quattro tiorbe e due cembali per l'aria 'O servi volate'. Al secondo cembalo per l'occasione si era seduto Vivaldi, confermando l'ipotesi di Koldener che qualche volta fosse il maestro a suonare il basso continuo nelle sue opere. E poi ancora, l'organo insieme all'oboe, due flauti, un quintetto di viole all'inglese, un mandolino. Ma il momento più emozionante era stato quando Vivaldi aveva imbracciato il violino per accompagnare con l'orchestra il contralto Chiaretta nell'aria 'Fulgeat sol frontis'. De Brosses non aveva esagerato dicendo che mai si sarebbe potuto suonare il violino come stava facendo Vivaldi. Confesso di aver versato calde lacrime di gratitudine, perché mi veniva concesso di vivere quel momento, per me unico. Ma l'occasione migliore, mi capitò quando ormai mancavano pochi giorni al mio rientro forzato: la possibilità di conoscere di persona il grande violinista. Grazie all'aiuto di un nobile che avevo conosciuto nei primi giorni di permanenza a Venezia, ero riuscito a fissare un appuntamento col (Prete Rosso( per l'acquisto di alcuni concerti. Avrei potuto riportare con me gli originali di alcune opere del Vivaldi! Il mio sogno più sfrenato si stava realizzando. Vivaldi mi ricevette direttamente nel suo studio. Visto da vicino non aveva certo una figura imponente, ma erano la vitalità e la personalità che emanava dal suo modo di muoversi e di parlare che colpivano. Sulla scrivania vi erano alcune partiture già copiate ed una manoscritta sulla quale evidentemente stava lavorando. Gli chiesi di cosa si trattasse. - E' la partitura per un opera che si deve tenere al teatro S. Angelo, intitolata 'L'incoronazione di Dario'. Mi mostro qualche concerto chiedendomi se mi interessava qualcosa in particolare. Io mi stavo domandando quale dei concerti di Vivaldi avrei voluto portare con me, ma troppe idee mi si accavallavano nella mente, quando... - Maestro, mi piacerebbe comprare una copia dei suoi concerti delle Stagioni. - Stagioni? - rispose sorpreso Vivaldi.
- Si, i suoi concerti sulla primavera, l'estate, l'autunno e l'inverno - ribattei io. Certo ancora i concerti delle Quattro Stagioni, non erano stati stampati, ma dovevano già essere stati composti. Vivaldi mi guardò dubbioso e poi mi disse - Giovanotto, forse vi sbagliate con qualche altro compositore, io non ho scritto alcun concerto dedicato alla primavera o a nessun altra stagione! - Ma... - le parole mi morirono in gola e fui colto da un terribile dubbio. Finì che comprai alcuni dei 'nuovi' concerti per violino di Vivaldi che fanno bella mostra di se nella mia libreria qui nel 2016, ma quello che non posso scordare è l'espressione assorta del (Prete Rosso(, mentre stavo uscendo da casa sua. Mi sbaglierò, ma sembrava che stesse considerando con interesse l'idea di scrivere dei concerti dedicati alle Stagioni.



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