FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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POESIE NELLA GUERRA

Davide Tornaghi




IMMAGINI AD ALTEZZA DI BAMBINO

Gli assassini che sparano alle pietre
le pietre hanno il sangue della terra
le pietre alzano polvere e vento

(è giusto che spieghino le loro menzogne)
"Prima in alto per avvisare, poi
ad altezza di bambino"
"Sapete a volte ci sentiamo in pericolo e allora...
miriamo alle spalle della fuga...
ma cerchiamo di sparare alle pietre"
Gli assassini che cercano fra le pietre
trovano il sangue della terra
delle madri
degli olivi

Fotografie di bambini che scappano
sono gli album di famiglia
immagini ad altezza di bambino

"Sapete i comandanti ci dicono
di sparare anche alle foto... abbiamo paura...
ma cerchiamo di mirare alle pietre"

Canto dei soldati:
"siamo le unità speciali in questa speciale terra
dove la gialla guerra tre bambini salverà...
...................... siamo le unità speciali
in questa speciale guerra dove la gialla terra
trenta bambini salverà... siamo... trenta bambini"

Madre: "ho partorito pietre per l'inferno.
Vogliono mettere i confini a questo mare che si muove.
Su questa spiaggia che è seta di mare
ho partorito lo scoglio levigato
che ora sputa sangue"

Corrono i bambini
imparando strade e nemico.

Corrono. Quando toccano terra
mischiandosi alla polvere
l'assassino spara ancora
mirando alla tempia della pietra

"Prima in alto per avvisare, poi
ad altezza di grano".


TU SEI LA PRIMAVERA

Tu sei la primavera
Accechi e spii le prime rondini darsi al nuovo

Spargi semi di nuova luce
Spemi che fremono sui seni
come nuovi fiumi

Trafiggi
il monocolo ghiacciato del sole nel lenzuolo sporco
del cielo invernale
dichiari aperta la battaglia
(la scelta degli steli in armi)

Sventolio improvviso di pollini pungenti
Sangue di radici recise

Tu sei la primavera
(la tristezza lieve di ogni risveglio)
con nuovi soldati
Servirà più burro o più cannoni?
Genocidio da teatro o caraffe di sangue?

Tu sei la primavera
smuovi le strette dei sessi
Il gioco del tramonto che penetra la terra

Sei padrona
nel fremito della terra rimestata

Grembo e bunker
Altri morti cadranno sul tuo sagrato
altre case senza tetto con le porte chiuse

Grembo e bunker
Sulle strade e su terra di cingoli
le ostinate foglie bucano ancora cielo e terra

Non tace la fonte ostinata
(la morte per patria)
nel palmo del vento le luccicanti lame verdi
ronzano ancora
L'albatro impaurito plana evirato

Tu sei la primavera
(e io il disertore)
le foglie secche della passata stagione
senza migrare nel fango
preparano il mio letto

Tu sei la primavera
saresti calice più dolce
se le ali conficcate
non fossero nero vessillo
metallo e ghiaia di spento fiume


IL CORTILE DI SARAJEVO


Sembra che la domenica sia coltre muta
di riposo
Sembra che la domenica riposino anche i piccioni
Chiusi
con il capo dentro l'ala
raccolgono
il calore del rosso cotto dei tetti
I muri
spogliano (di nuovo)
lisi mattoni nudi (sole...)
Del cielo
con i secoli di guerre e vinti (...falsa primavera)
Nei cortili
si guardano tra loro le vecchie e i vecchi (...i bambini sono al fronte)
fra i fiori fra radici nuove
Si muore
senza disturbare gli alberi nel lavorio della stagione
Fra i tetti
dalla troppa notte (occhi che sanno piangere)
vedono i cecchini fra le tegole
Dove si nasconde il sole

...[Dove si nasconde il sole
Chiusi
I muri
Del cielo
Nei cortili
Si muore
Fra i tetti]....


RIFUGI SOTTO LE CITTA'


Nell'Aprire il nero palmo dell'anima,
la fonte che alle mani scende,
deserta bocca perché il vento frughi
fra messaggi di condanna e
voci di sale.
Nell'aprire nessuna porta o via,
fuoco bianco senza brace
nella testa e nella strada.
L'occhio che non muove
ne pioggia ne stanza
nel pesante cardine
già divelto dal fuoco.
Miseria di rose senza gambo, a risalire il respiro.
La notte fra alberi incandescenti
le bombe adriatiche bucano bandiere;
pezzi di stoffa che ricompongono giornali di costa.
Contadini,
che aprono solchi per il nuovo piombo.
Nell'aprire senza godimento ne pianto
il pozzo della sete,
nero, nel cielo stravolto
restare nell'ombra dell'ora
nel rifugio fra bambole senza occhi
ne bambino ne sogno.


ULTIMI FUOCHI DALL'ALBA

Nell'istante continuo dei fuochi,
vedo
nell'incandescenza tracciata
come macchia della notte,
il segnare dell'alba.
Intrecciando nell'anima paglia e argilla...,
il mio cavallo pazienta soffiando fumo.
Capelli come radici e fuoco colmano la notte,
cantilene di corpi mutano i confini dell'inverno.
La guerra è più a nord.
Gli ultimi fuochi sono stelle dell'alba viste dal cielo
rimaste fra le onde dei fiumi, fra i capelli delle donne
... nelle mani... felice bordello
salutato dall'alto del colle
versando piombo alla tempia
(...si coprono rumori d'alba).
Il mio cavallo non sa..., con le donne al fiume
beve l'acqua gettando fumo,
senza più aspettare.




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