FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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HO VISTO LA DISPERAZIONE ED AVEVA UNA FACCIA DA CAFFE'

Figiazzi




Il caffè in un bicchiere di carta, così mi servirono al banco del bar della stazione e tutto, intorno a me, era di vetro e porcellana, le tazze, i bicchieri, gli avventori e i camerieri. Tutto sembrava poter rompersi ad un mio movimento, tutto sembrava urtarsi al mio essere immobile in quel locale. "Mi scusi ho pagato come gli altri perché così?" dissi indicando la mia squallida bevanda, senza crema, né spessore.
La donna alla Cimbali appena ripresa dal torpore delle sette mi gettò uno sguardo e subito incrociò quello di un ragazzo alla mia destra.
Tra loro c'era un'intesa odiosa di diffidenza e crudeltà, i loro volti impassibili; ciascuno forse pensava a modo suo ma di certo tutti e due mai avrebbero voluto che io fossi entrato lì.
"Perché mi fissi ragazzo?" mi stava guardando le mani, le unghie, lerce, orlate a lutto.
Il ragazzo non rispose e continuò a sorseggiare dalla sua tazza di caffè doppio, mordicchiando il croissant che teneva nella mano destra, linda pulita, le unghie geometricamente smangiucchiate.
Lo volli, non il ragazzo, il croissant, ma avrei dovuto aspettare il prossimo turno di lavoro.
Il signore alla mia sinistra spostò il bicchiere di latte verso la sua sinistra
e poi lo seguì, il bicchiere. Guardai anche lui mentre fingeva di leggere il giornale e invece sbirciava di sottecchi all'indirizzo della mia persona. Il cassiere diede un colpo di tosse e poi mi fissò in cagnesco, la donna delle pulizie spinse con forza il bastone con lo straccio contro la mia scarpa, la porta automatica si aprì e un gruppo di voci squillanti si placò immediatamente dinanzi a me, altre piccole attenzioni mi sospinsero lontano dal mio caffè nell'arco dei successivi minuti.
Il mio caffè di plastica aveva ormai smesso di fumare e io avevo bisogno di qualcosa di caldo.
"Mi scusi, me lo riscalderebbe con un po' di vapore?"
Di risposte non se ne sentirono nei successivi secondi solo altri sguardi indispettiti si aggiunsero a quelli di prima.
"La prego signorina solo un po' di vapore."
A quella petulante richiesta la reazione del cassiere arrivò puntale e inevitabile. Con un cenno della mano richiamò l'attenzione della guardia giurata indicandomi, io, il problema.
Il mastino alla porta non aspettava altro, da quando ero entrato mi teneva inchiodato con il peso dello sguardo. Mi si avvicinò e alle spalle mi disse:
"Beva e se ne vada."
"Ma è freddo!" replicai io.
"Se non ti muovi in fretta da qui, ti prenderò a calci brutto pezzente!" disse sussurrando – un urlo alle mie orecchie – questa volta per non farsi sentire dai rispettabili avventori.
Avevo paura perché sapevo che lo avrebbe fatto seriamente, di prendermi a calci intendo ed avevo anche un bisogno impellente di bere caldo con quella lunga giornata di freddo davanti a me, non potevo sopravvivere.

Ponderata la valenza del suo culo con l'importanza della sua pancia, il cencioso uomo porse il suo lungo e pensante braccio in direzione della donna dietro al bancone.

Il suo caffè, voleva che fosse caldo.

"Ma che pretese già era molto che lo avessero servito,... diciamoci la verità chi è che ha voluto che si raffreddasse,... secondo me il problema è a monte ci vorrebbe una legge che ne regolasse l'afflusso alla stazione,... si ma che cavolo io ho pagato per gustarmi la mia colazione,... hanno avuto fin troppa pazienza ai miei tempi ai barboni di cappuccini non se ne servivano al banco"

Guardi signora che era caffè!

Le promesse vanno rispettate e il mastino guardia giurata era un uomo di parola. Lo afferrò per l'impermeabile sulle spalle e lo tirò verso la porta.
Fu allora che ebbi pietà per quella bevanda, il cui corpo vidi battere sulle pareti del bicchiere e volare fuori e schiantarsi sul bancone del bar.
Alcune gocce a testimoniare la gravità del gesto volarono sul mio giaccone nuovo di zecca.
Io, il ragazzo dalle unghie geometricamente smangiucchiate, avrei avuto di che scrivere per l'esercitazione dello stronzissimo corso pomeridiano di composizione creativa.




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