FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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IL DIPINTO

Giancarlo Giannini




La luce tenue della candela posta sull'altare illuminava la volta dell'abbazia dove da secoli le Sorelle del S. Cuore di Gesù avevano dimora. Un fascio etereo di luce levantina penetrava nella sala immensa, ove si pregava e si ascoltava l'Altissimo; le pareti erano incrostate di salnitro, elemento assai comune nei luoghi chiusi ed umidi.
Degli splendidi arazzi si potevano osservare alle pareti, realizzati dalle sapienti mani delle Sorelle, che sacrificavano la loro vita per servire il Signore.
Suor Margherita si accingeva, come di sua consuetudine, a spolverare il pavimento, di buon mattino, armata di ramazza e olio di gomito.
Presa com'era dal suo lavoro, dimenticò di sostituire il cero ormai consumato; la fiammella tremò, esitò per un istante, poi scomparve, lasciando la sala al buio.
"Oh! che sbadata, ogni volta dimentico di accendere l'altro cero!" disse mentre cercava tentoni il cero sull'altare; in quella un fievole lamento quasi indistinguibile si udì nella sala.
"Chi è?" esclamò Suor Margherita.
Nessuno rispose.
"Mah! Sarà stata la mia immaginazione!" pensò tra sé.
Ma il lamento riprese, e con intensità maggiore, come se qualcuno soffrisse pene atroci; sembrava provenire da molto lontano, echeggiando in ogni angolo dell'antica sala.
"Ma insomma, che sta succedendo! oh mio Dio, proteggimi dalle spire del Demonio" disse con voce rotta dal brivido di timore che ne scuoteva l'anima; con le mani che tremavano per la paura riuscì a trovare il cero, e nel preciso istante in cui la luce si diffuse in tutta la sala, il lamento cessò improvvisamente.
Ancora impaurita dallo spavento, raggiunse velocemente le sue sorelle per riferirgli l'accaduto.
"Sei certa di non aver preso un abbaglio, forse sei stanca..." disse la Madre Superiora, suor Grazia.
"No, no, sono sicura di aver sentito con le mie orecchie quel lamento, come se qualcuno soffrisse tanto" rispose suor Margherita.
Intanto, sulla parete della sala, illuminato a sprazzi dalla tremula luce del cero, un affresco, risplendente nei suoi colori, raffigurava la scena della flagellazione del Cristo, ritratto in un'espressione di dolore, col corpo grondante sangue, mentre i suoi aguzzini infierivano sulle sue povere carni mortali.




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