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LA SCOMMESSA DI BIAGIO

Massimiliano Griner




Esiste o non esiste Dio?, si domanda Pascal col quesito più tremendo che l'uomo possa affrontare.

"Da quale parte inclineremo? la ragione qui non può determinare nulla: c'è di mezzo un caos infinito. All'estremo di quella distanza infinita si giuoca un giuoco in cui uscirò testa o croce. Su quale dei due punterete?" (*)

A parere di Pascal, in questo particolare caso, contrariamente alle scommesse ordinarie, non c'è modo di sottrarsi. Il modo stesso in cui viviamo comporta implicitamente, in modo automatico, il gesto di depositare la posta sulla testa o sulla croce.
Siamo soliti credere che il buon giuocatore tenda a soppesare bene i pro e contro, prima di qualsiasi scommessa. Pascal afferma che chi punta sull'esistenza di Dio se vince, vince tutto, se perde, non perde nulla. Parole suggestive, ma non rispondenti alla verità. Si potrebbe, anzi si dovrebbe osservare che, se Dio non esistesse, il nostro scommettitore avrebbe perso bene qualcosa, e cioè la verità!
E non avere saputo quale era la verità, avrà influito notevolmente sulla vita dello scommettitore. Alcuni pensatori coevi a Pascal credevano che un uomo che non conoscesse Dio avrebbe vissuto la più sfrenata delle vite, fuori da qualsiasi istanza morale. Il nostro scommettitore, puntando su Dio, e vivendo come un buon cristiano, ha senz'altro perso la possibilità di vivere la vita sfrenata che questi apologisti dicevano appannaggio dell'ateo. Inutile osservare che Pierre Bayle non credeva affatto che all'ateo fosse concessa, o inflitta, una vita eticamente vuota. Ma questo è fa parte di altre considerazioni.
Quello che davvero conta è riconoscere che lo scommettitore può perdere eccome, se punta su Dio e Dio non esiste. Non è esattamente vero che non ha nulla da perdere, come vorrebbe Pascal. Infatti il mondo e le sue gioie secolari conterebbero niente solo nel caso Dio esistesse; ma non nel caso non esistesse.

Immaginiamo comunque di puntare su Dio insieme con Pascal: se Dio esistesse, avremmo perso la vita sfrenata e immorale concessa all'uomo senza Dio, atteso dalla polvere e dall'oblio, ma avremmo conquistato il paradiso, l'eterna beatitudine.
Ma come facciamo a sapere che Dio premia i buoni cristiani con la vita eterna? come facciamo a sapere che la vita eterna è il premio che Dio assegna ai buoni cristiani? forse che del Dio da cui ci separa un caotico abisso, sappiamo qualcosa ancor prima di aver scommesso sulla sua esistenza? ebbene si, sappiamo che è infinitamente buono e giusto, e che premia con la vita eterna coloro che vivono da buoni cristiani. Su tali attributi di Dio non abbiamo alcun dubbio: l'unica cosa che ci da qualche dubbio è se Dio esista. E da dove abbiamo tratto queste informazioni sugli attributi di Dio, se non dalle Sacre Scritture?
Occorre ora chiederci perché dovremmo essere certi del contenuto delle scritture. Sono forse state ispirate da Dio? se lo sono state, allora non abbiamo bisogno di nessuna scommessa per convincerci dell'esistenza di Dio, che già si è manifestata nelle Scritture. Ma se le scritture non sono state ispirate da Dio, allora che sappiamo di Lui con certezza?
Dal momento che nulla ne sappiamo, la scommessa non può neppure essere validamente proposta. Dal momento che non sappiamo cosa sia gradito alla misteriosa entità della cui esistenza non siamo certi, non sappiamo più come effettuare la puntata. Con Pascal puntare su Dio significa vivere da buoni cristiani - inutile osservare che il concetto di "buon cristiano" è quanto di più indefinito e generico io possa in questo momento immaginare - ma se ammettiamo di non sapere cosa gradisca Dio, la scommessa diventa puramente verbale, e perde il contenuto etico voluto da Pascal.
Implicitamente Pascal sembra affermare che di una certa entità conosce gli attributi salienti, ma non può che dubitare della sua esistenza. Credo vi sia qualcosa di filosoficamente fastidioso in una simile entità. Chi ha mai immaginato un simile oggetto?


(*) Ludovico Geymonat, "Storia del pensiero filosofico e scientifico", Garzanti, 1976, vol. II.




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