FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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DESIDERIO DI ESTATE

Fileros




L'estate era finalmente iniziata.
Potevo di nuovo, come ogni anno, stendermi sulla sabbia e impigrita godermi le ore più calde della giornata sulla spiaggia non ancora affollata.
Il tepore del sole mi riempiva di un benessere fisico che si stava tramutando in un prepotente desiderio sessuale e che mi spingeva ad inarcare la schiena stringendo le cosce per aumentare la pressione sul sesso.
Avevo acutamente la sensazione della mia nudità.
Mi ero tolta il reggipetto e sentivo i seni liberi, esposti allo sguardo e, perché no, all'ammirazione di tutti.
La parte inferiore del costume, di leggero tessuto bianco, era di dimensioni talmente ridotte da salvare a malapena le apparenze.
Posteriormente un sottile cordoncino si nascondeva fra le natiche lasciandole completamente scoperte, anteriormente la strisciolina di stoffa, destinata a coprire pudicamente il sesso, lo scopriva ad ogni movimento che allentava la tensione del costume.
Proprio la sera precedente, su insistenza di Filippo,il mio compagno, mi ero rasata completamente.
Quando mi aveva visto con quel costume indosso, Filippo mi aveva detto:
" Sei terribilmente ma piacevolmente indecente." La sottile stoffa del costume, senza la protezione dei peli, si insinuava fra le labbra del sesso disegnandone i rilievi ed ora avvertivo che premeva, senza mediazione alcuna, contro il punto più sensibile del mio corpo,accentuando la mia tensione sessuale.
"Stai eccitando tutta la popolazione maschile della spiaggia e forse anche una parte di quella femminile.
Io sono già pronto per fare l'amore" disse il mio partner.
"Anch'io" risposi di rimando e mi alzai stirandomi prima di dirigermi verso il mare.
Nel camminare a seno nudo, intuivo che tanti sguardi mi stavano seguendo. Provai la piacevole sensazione di espormi, di suscitare il desiderio di chi mi stava vicino.
Speravo che la mia nudità fosse recepita come provocazione, come manifestazione di libertà sessuale.
Un giovanotto e la sua compagna, conoscenze occasionali di spiaggia, seduti vicino a noi, mi guardavano apertamente; lei a seno scoperto come me, lui esibendo, trattenuta a malapena dal costume, un'erezione piena e consistente che non cercava di dissimulare.
Decisi di considerarla un omaggio alla mia bellezza e di accettarla senza scandalizzarmene, facendogli un quasi impercettibile segno di apprezzamento.
Non temevo la gelosia del mio compagno, che tardava a seguirmi alle prese anche lui con una evidente erezione.
Avevamo parlato la sera prima di questo argomento, nella rilassata intimità che segue i momenti dell'amore.
"Tu hai voluto che mi rasassi il pube perché fossi più nuda, per espormi di più a te ed agli altri" -lo accusavo dolcemente- "ed ho la sensazione, quando sono seminuda sulla spiaggia, che tu non sia affatto geloso degli sguardi della gente, anche se sembra che vogliano appropriarsi di tutto il mio corpo."
" Mi contesti una colpa od è una semplice osservazione?"- mi rispose- "Se è una contestazione, mi confesso colpevole: vedere sulla spiaggia la gente che ti guarda, che ti desidera, non mi ingelosisce, al contrario mi eccita.
Ti trovo tanto desiderabile che non mi pare giusto essere il solo a godere di te.
Vorrei che ti denudassi completamente e che permettessi a chiunque lo voglia di accarezzarti i seni, che ti facessi baciare il sesso e penetrare per colmarti di piacere.
Non è giusto associare sempre la gelosia all'amore, perché l'amore dovrebbe essere altruismo, dovrebbe far desiderare che la persona amata sia libera di avere tutto quello che vuole e possa provare tutto quello che può farla godere senza che questo debba turbare o riperquotersi sui legami e sui sentimenti che l'uno prova per l'altro.
Capisco che questo possa sembrarti strano ed è sicuramente in contrasto con quanto pensa la maggioranza della gente, ma siccome quello che ti sto dicendo, più che un pensiero razionale è una sensazione, sarei disonesto a nascondertela e mi toglierei la possibilità di essere capito interamente."
Aveva parlato a lungo, imbarazzato, timoroso di ferirmi e mi aveva lasciato perplessa, ma intenerita e questo mi dava fastidio.
Pensavo che se mai qualcuno, solo qualche giorno prima mi avesse fatto discorsi analoghi, mi sarei sentita insultata, disamorata ed ora mi accorgevo invece che ero toccata, ma non nel senso che avrei immaginato.
Sentivo che quanto mi era stato appena detto era dettato da un profondo amore; anche se non potevo condividerne interamente i principi non riuscivo a disconoscerne l'intensità.
Ora sulla spiaggia ripensavo inevitabilmente ai discorsi fatti la sera prima e mi sorprendevo ad accettare il più che evidente interesse sessuale del vicino, ringraziandolo quasi apertamente del suo apprezzamento.
In quel momento per un attimo, desiderai essere accarezzata da lui, essere penetrata fino all'orgasmo.
Mi attardai in piedi, ad un passo dai nuovi amici, ad attendere Filippo e quando mi raggiunse gli chiesi in modo provocante:
"Hai notato come mi ammirano?"
"Non può sfuggire neppure ad un cieco. Non pare che la cosa ti dia particolarmente fastidio."
Non risposi limitandomi ad un mezzo sorriso, sperando che il giovanotto ci avesse sentiti.
Facemmo il bagno, molto breve, poco più di un tuffo ed uscendo dall'acqua sentii di nuovo acuta e piacevole la sensazione di nudità.
Mi aggiustai il tanga per farlo aderire meglio e sentii la stoffa bagnata penetrarmi fra le labbra del sesso dividendole; mi girai verso Filippo e chiesi a sfidarlo:
"E' abbastanza indecente il mio costume?"
Sembrò perdere per un attimo la sua calma e mi rispose fra l'eccitato ed il compiaciuto:
"Ma sei sicura di avere ancora il costume!"
Gli sorrisi, mi voltai sapendo di apparire ancora più nuda e mi avviai lentamente a raggiungere i nostri asciugamani.
Attraverso al costume, reso trasparente dall'acqua, non si scorgevano peli malgrado il sesso fosse in piena evidenza.
Mi fermai ancora una volta, volutamente, di fronte agli amici, in attesa del mio compagno e posai lo sguardo apertamente sul costume da bagno del giovanotto teso vistosamente senza che lui facesse nulla per nasconderlo.
Fra tutti noi si era ormai stabilito un clima di complicità ed i nuovi amici ci proposero per l'indomani una gita in gommone ad una spiaggetta molto riservata, popolata da amanti del sole fra i quali l'uso del costume da bagno non era affatto di rigore.
Dopo lo sfoggio del mio abbigliamento così ridotto non potevo certo rifiutare, ne d'altra parte lo desideravo.
Filippo, infine, raccolse gli asciugamani da terra bisbigliandomi:
"Andiamo subito in albergo! Non resito più dalla voglia di fare l'amore e questo non è il luogo più indicato per farlo."
Anch'io in quel momento bruciavo di desiderio.
In albergo non ci demmo neanche il tempo di una doccia, mi strappai di dosso il copricostume e le mutandine ancora bagnate di mare
Sentii le mani di Filippo, accarezzarmi tutto il corpo, frenetiche, incendiarie.
Anche lui era nudo e sentivo il suo fallo premermi prepotente sul ventre, le sue mani portare il mio corpo ad aderire al suo poi, a poco a poco, la sua bocca scendere dal collo ai seni, all'ombelico e sempre più giù fino al pube ed infine al sesso.
Qui si fermò a strofinarne le labbra spalancate, felice di ritrovare al posto dei peli la pelle liscia, rasa
Sentii la sua lingua percorrere i teneri contorni della mia fessura, fino a trovare in alto il punto più vulnerabile ed a farmi sprofondare nel piacere.
"Ora ti voglio sentire dentro di me"-gli dissi-" vieni, non farmi aspettare".
L'ho sentii immediatamente reagire, se possibile ancora più turgido di desiderio, attento a non farmi male ma deciso a penetrare dentro di me, a prendersi tutto il piacere che ero in grado di dargli e che volevo dargli.
Entrò profondamente in me con un gemito di piacere, rimase per un attimo quasi immobile, poi cominciiò a muoversi via via sempre più frenaticamente.
Sentivo una immensa tenerezza per lui ed avrei voluto poterlo tenere dentro di me all'infinito.
Eravamo due corpi che si fondevano in uno, uniti dal nodo dei sessi attraverso cui il piacere passava ad ondate, al ritmo del suo movimento, a momenti tenero, a momenti devastante ma sempre dolce e coinvolgente.
L'orgasmo ci travolse in un mare di sensazioni ineffabili.
Mi ricordai come l'eccitazione era iniziata, dello strano piacere che avevo provato nell'espormi praticamente nuda sulla spiaggia, delle piacevoli sensazioni che avevo sperimentato quando mi ero resa conto di avere portato all'eccitazione il bel giovanotto.della spiaggia.
Chissà come mi aveva giuidicata la sua compagna? O forse mi stava ora ringraziando di avere infocato i sensi del suo amante.
Non volli lasciare al mio compagno il vantaggio.
"Sai, gli sguardi della gente oggi in spiaggia mi hanno eccitato."-gli dissi- "Se è di questo che stamattina tu mi parlavi, ebbene, potresti anche avere ragione. Capivo di suscitare eccitazione, desiderio, ma senza mai avere la sensazione di appartenerti di meno, senza mai avere la nozione di farti un torto o di escluderti dalla mia intimità."
Avevo detto questo in parte convinta, ma soprattutto per provocarlo.
Rimasi stupita della reazione. Avevo sperato di ingelosirlo invece mormorò:
"Ti amo amore, non ti ho mai sentita così vicina. Forse ora possiamo sentirci più uniti, amarci molto di più, al di là di ogni luogo comune."
Mentre diceva queste parole, che io ancora stentavo ad apprezzare, o per lo meno ad accettare, sentii il suo fallo, ancora dentro di me, tornare alla vita ed ancora una volta ci siamo amati con trasporto, con dolcezza, questa volta non più ansiosi solo di raggiungere l'orgasmo, ma gustando il piacere che riuscivamo reciprocamente a darci, istante per istante.
Il giorno dopo, ci accimgemmo, come programmato alla gita in gommone.
Il mare era così calmo da sembrare un lago.
Al largo non c'era nessuno che prestasse attenzione a noi; i nostri amici si tolsero senza imbarazzo i costumi e così fece Filippo.
Io non mi ero preoccupata di indossare il reggiseno, ma ora non mi decidevo a togliermi le mutandine e più aspettavo e peggio era, perché tutti mi osservavano attendendo il mio atto di coraggio.
Sedevo di fronte alla coppia dei nuovi amici ed il dondolio del gommone mi obbligava a divaricare le gambe per mantenere l'equilibrio.
Istintivamente indirizzai lo sguardo verso il giovanotto e, devo dire senza sorpresa, notai che stava attendendo anche lui che mi denudassi completamente: il sesso, ancora una volta vistosamente eretto e questa volta non arginato dal costume, denunciava seza inibizioni il desiderio di cogliere il momento in cui mi sarei decisa.
Stava in attesa a non più di un metro di fronte a me, sicuro che alla fine anch'io mi sarei tolto l'ultimo indumento.
Mi sentii stupida.
Il mio atteggiamento di ieri doveva avere lasciato pochi dubbi sulla mia spregiudicatezza ed ora esitavo a mostrarmi nuda fra persone che lo erano già.
Improvvisamente mi decisi e questo mi colmò di eccitazione.
Fissando in faccia il giovanotto, mi tolsi con lentezza le mutandine e in questo gesto divaricai ancora di più le gambe perché lui potesse, data la posizione favorevole e la vicinanza, ammirare il mio sesso che, completamente rasato, esponeva le labbra ed il clitoride, nella loro più assoluta nudità.
Rimasi così, con le gambe aperte, esposta senza riserve, spostando alternativamente lo sguardo dal sesso del giovanotto a quello del mio compagno, anche lui ora completamente in erezione.
L'altra ragazza mi guardava con un sorriso di incoraggiamento e di apprezzamento, anche lei in posizione tale da mostrare interamente la sua femminilità, dovendo tenere, per necessità di equilibrio, le gambe ben divaricate.
Aveva una rosea fessura, contornata da un rado ciuffetto di peli bruni che lasciavano scoperto il clitoride, chiaramente inturgidito.
L'imbarazzo che prima di spogliarmi completamente provavo era ora sostituito da una calda eccitazione, da un senso di meravigliosa libertà.
Sentii Filippo mormorami: "Sei meravigliosa."
Quando giungemmo alla spiaggia la riconobbi, ci eravamo venuti l'anno prima con Filippo ed avendola trovata deserta ne avevamo approfittato per fare l'amore. Il ricordo mi era rimasto impresso con la sensazione di intensa di felicità.
Ora c'erano solo poche coppie che se ne stavano al sole completamente nude.
Quando me ne resi conto ebbi un attimo di esitazione, colta dalla tentazione di andarmene, non perché fossi scandalizzata, ma per non creare loro imbarazzo o disturbo.
Filippo lo avvertì e disse:
"Se non ci scandalizziamo noi, perché dovrebbero imbarazzarsi loro?"
La frase, pronunciata a voce alta provocò un sorrisetto di una brunetta che stava sdraiata non distante e la simpatica risposta:
" Benvenuti nel nostro paradiso."
A questo punto ogni idea di fuga era ridicola, ed aiutai il mio compagno a sistemare degli asciugamani su cui sdraiarci.
La spiaggetta era piccola e lo sguardo non poteva evitare i corpi nudi distesi sull'arenile.
Verso l'una molte coppie presero la via del ritorno e la spiaggia si spopolò.
Mi inteneriva guardare Filippo con il sesso indeciso fra il completo riposo ed un'inizio di erezione.
Più tardi mi alzai per andare a tuffarmi, poi dopo il bagno mi sdraiai, prona, le gambe leggermente flesse e divaricate per espormi completamente al sole.
Eravamo rimasti solo noi quattro nella spiaggetta.
Chiusi gli occhi, fingendo di dormire, come ad ignorare il fatto che lasciavo tutta la mia intimità esposta agli sguardi degli altri.
Il sole delle prime ore pomeridiane, mi avvolgeva in un cocente abbraccio e mi faceva divampare il fuoco fra le cosce, la mia intimità esposta senza protezione alcuna ai raggi ardenti.
Rimasi a lungo in quella posizione.
Ad un tratto sentii le carazze mio compagno prima sui seni, poi lentamente sul ventre ed infine apertamente sul sesso.
Lo lascai fare convinta che nel frattempo i nostri amici si fossero allontanati per prendere un bagno.
Allargai ancora di più le gambe intenerita e riaprii gli occhi.
I nostri amici non si erano affatto allontanati, ma erano intenti a scambiarsi carezze appassionate.
In quel momento la ragazza era china sul corpo del giovanotto e dal movimento della testa potevo chiaramente intuire l'ardore con cui si prodigava per dargli piacere con la bocca.
Rimasi attonita e la mia prima reazione fu di richiudere le gambe per interrompere le carezze del mio compagno.
Il mio brusco movimento richiamò l'attenzione del giovanotto che mi guardò continuando ad accarezzare dolcemente la schiena della sua compagna.
Non sapevo più cosa fare, mi rendevo conto che ci stavamo spingendo troppo oltre il ragionevole, ma il gioco era stato iniziato da me ed ora ero seccata di non essere in grado di sostenerlo fino alla fine.
Sentii il mio partner sussurrare "Sta tranquilla, nessuno si scandalizza."
Un intenso desiderio di non interrompere quel meraviglioso momento di piacere mi sommerse.
Mi rilassai riaprendo le gambe per lasciarmi accarezzare.
Con un sospiro di appagamento e di piacere, mi sdraiai e socchiusi gli occhi, per guardare il giovanotto che mi stava ancora fissando, mentre sul suo viso erano ormai evidenti i segni del piacere che si approssimava alla conclusione.
Sentii il mio compagno obbligarmi a divaricare maggiormente le gambe aumentando ancora la mia sensazione di esposizione, ma un'attimo dopo la sua bocca era sul mio sesso e la sua lingua accarezzava le labbra sensibili arrestandosi infine sul grumo di carne dove il piacere è massimo.
Persi completamente la testa e nella frenesia di raggiungere l'orgasmo, presi ad accarezzarmi furiosamente fra le gambe, stringendomi al tempo stesso con la sinistra un seno, concentrata solo al raggiungimento del piacere.
Sentivo acutamente di offrire uno spettacolo provocante, eccitante, ma ormai non ero più capace di trattenermi; il gioco mi aveva preso irresistibilmente la mano.
L'altra coppia avesse smesso di accarezzarsi per concentrare l'attenzione su di me, per partecipare al mio piacere, per dare al mio orgasmo tutta la pienezza.
Fui sommersa da un'indicibile calore e raggiunsi finalmente l'apice del godimento; fu di un'intensità parossistica che mi lasciò stremata.
Mentre riemergevo lentamente dall'estasi, mi sentivo accarezzata in tutto il corpo, ma non erano solo più le mani del mio compagno che cercavano di prolungare il mio piacere: mani più delicate mi sfioravano il seno, mi accarezzavano l'interno delle cosce, forzando le gambe a divaricarsi, afferravano il mio sesso prima stingendolo poi separandone le labbra i cui contorni erano marcati dalla residua radice dei peli che le rendevano estremamente sensibili.
La ragazza aveva smesso di accarezzare il proprio partner e dedicava tutte le sue attenzioni a me, quasi celebrasse un rito propiziatorio dedicato al dio Eros.
Aprii gli occhi: il giovane con cui avevamo stretto recente amicizia, mi fissava affascinato.
Il suo fallo turgido sembrava voler esplodere.
Mi stupii di desiderare in quel momento di essere penetrata, di accogliere la sua virilità dentro di me, di essere riempita di lui, dall'esplosione del suo piacere.
Anche lui intuì il mio desiderio e mentre sentivo le mani della ragazza e del mio compagno divaricare ancor più le mie gambe, avertii il sesso del giovane abbassarsi e, premendo al centro del mio corpo, penetrare dentro di me lentamente ma decisamente.
Mi sentivo colma della sua carne e nello stesso tempo mi pareva di assistere da estranea ad un tenero rapporto di amore.
Fu il piacere a riportarmi alla meravigliosa realtà.
Avvertivo i suoi movimenti via via accellerare, diventare quasi frenetici fino a fermarsi di colpo mentre il sesso prendeva a pulsare ed a riversare nel più profondo di me la sua calda essenza.
Anch'io in quel momento fui sommersa da un orgasmo lacerante e sentii la vagina contrarsi allo stesso ritmo, ebbra di godimento.
Dopo una lunga pausa di totale immobilità, lo sentii di nuovo muoversi dentro di me, quasi ad accarezzare le morbide pareti che lo avvolgevano, ad assaporare e ricordare ancora l'intenso piacere che per un lungo attimo aveva fatto dei nostri corpi un'unica sorgente di calore, un punto di convergenza di intensa intimità.
Ripresi a percepire tante mani accarezzare il mio corpo e mentre il fallo scivolava lentamente fuori di me, tre bocche mi avvolgevano di baci, mi confermavano il loro amore, si scaldavano al mio calore.
Agganciai gli occhi di Filippo, timorosa di scorgervi una nota di rancore, di rimprovero, ma al contrario riuscii solo a vedere un infinita tenerezza e capii fino in fondo quello che aveva cercato di dirmi la mattina prima: amore non è possesso ma infinita capacità di gustare il piacere e la felicità del partner, anche se condivisi con altre persone
Gelosia è egoismo, paura di misurarsi con la realtà fino ad imporsi meschine limitazioni, fino a spegnere le energie vitali della della coppia.



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