FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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QUELLA PICCOLA COSA

Foti




Primo capitolo

Aveva vissuto nel terrore sin da piccolo senza accorgersene. Quando scalciava nel letto la notte. E l'incubo del cane che lo inseguiva fino alla porta di casa che non si apriva. La madre lo portava dal dottore per tenerlo un po' su. Ricordava quei sabato sera d'inverno e le file interminabili nella sala d'aspetto. Uscitone si sentiva rinfrancato e di buon umore.
- Ehi, Giovannino dalle belle speranze - gli soleva dire la madre, alzando rumorosamente la tapparella della camera - sbrigati, che Ë tardi. - Per lui era sempre tardi. Crescendo si fece più introverso e riservato. Le volte che parlava lo prendevano sul serio, ma in realtý, lo sapeva, la lotta era impari. I suoi compagni di scuola avevano la via tracciata. Li invidiava per questo.
- Senti Gianni, ho voglia di scopare con una bella figa. Vorrei avere una ragazza tutta per me, ma sono timido... - Aspetta! Ogni cosa a suo tempo. - Era l'immancabile risposta. Lui aveva fretta. 1 suoi ardori puberali lo squassavano. Emotivo, passionale teneva a freno la sua natura masturbandosi. Con le donne non ci sapeva fare. Gli giravano intorno come lucciole in una sera d'agosto e lo abbacinavano. Il suo ideale di bellezza non era quello classico, da venere greca. Era attratto da ragazze con visi marcati che esprimevano sensualitý. La sua donna doveva essere un tipo. All'etý di diciotto anni era esile, dai lineamenti fini, con capelli mossi che portava lunghi sino alle spalle, senza un pelo di barba. Pareva un efebo. In Inghilterra, dove era stato per una vacanza di studio, per ben due volte, facendo l'autostop, lo avevano scambiato per una ragazza. Una sola avventura: una svizzera con cui aveva fatto lunghi discorsi, flirtando una volta in un parco. Si erano in seguito rivisti a Perugia ed a casa di lei a Basel. Avevano dormito insieme, senza che lui la possedesse completamente. L'ultima volta che si incontrarono fu a Locarno. Passeggiarono lungo il placido lago d'inverno, mentre le loro parole li allontanavano ed il silenzio li univa. Abbracciati nella sera precoce ritornarono in albergo. Mirko era triste. L'indomani si salutarono con vane promesse. Il distacco fu doloroso. Non si rividero più. Prese il treno del ritorno, si sdraiÚ sui sedili vuoti e dormi fino all ' arrivo. Era cresciuto cosÏ, diviso tra la casa e la strada, con quattro amici e le bande di ragazzini che giocavano alla guerra. Il padre era quasi sempre assente per i turni di lavoro, anche notturni, la madre impiegata aveva poco tempo da dedicargli. La strada lo attirava; ne divenne la maestra principale. Sua madre si indisponeva per questo: - Non mi piacciono i tuoi amici. Non uscire sempre, ti ammali. - Cosa poteva fare, finiti i compiti? Giocare con la sorella più piccola di due anni. No, preferiva uscire. Provava la sua forza con ragazzi più robusti di lui e si crucciava di non spuntarla mai. CosÏ il gioco diventava violento. - Mirko, sei troppo materiale - gli diceva Angelo. - PerchÈ? - Ma si sentiva ferito.
Irrequieto, dietro una parvenza di tranquillitý, non ingannava il suo maestro di scuola: un calabrese dal carattere forte, che in cuor suo temeva ed ammirava allo stesso tempo. Era un gran fumatore con un esemplare senso del dovere; veniva a scuola anche con la febbre, benchÈ fosse ormai vicino alla pensione. I suoi bronchi malati gli facevano riempire di catarro enormi fazzoletti bianchi. Seduto fuori dalla cattedra od in piedi, elegante, i capelli brizzolati e l'aria autorevole, li dominava tutti coi suoi racconti di guerra della campagna d'Africa e la lunga asta di legno che aleggiava sulle loro zucche al minimo brusio.
- Con te Mirko ci vuole il polso fermo. - Rimase colpito, quando, al termine dei cinque anni, li invitÚ tutti a casa sua, e vide la moglie, bella e premurosa, di molto più giovane di lui. Al contrario il suo professore di matematica delle medie era un palermitano minuto e buono come il pane, a cui era morto il figlio nella seconda guerra mondiale. " Pisellino ", lo chiamavano i compagni. A lui non piacevano i soprannomi, ma con loro spandimerda, ipocriti e fasulli la lotta era improba. Si andava avanti a colpi nei coglioni tra una lezione e l'altra. Sua madre per toglierlo dalla strada provÚ a mandarlo ad una scuola privata il pomeriggio; lÏ la segretaria e le sue amiche gli pettinavano i capelli, lo accarezzavano, facendolo fremere di piacere. Andava bene in latino e nelle materie letterarie in genere. Di sport poco. CosÏ crebbe gracile, ma con le gambe stranamente robuste. Il sesso disperato ed invadente lo aveva portato a conoscere la vita dal fondo, come il lavoro d'impiegato aveva schiacciato la sua immaginazione. Nel sogno fuggiva la realtý. Sensibile e fragile si lasciava trascinare come un tronco spezzato dalle acque di un torrente di montagna. Lignano, Iesolo e la bella cameriera friulana dalla voce languida. - Sono cosÏ stanca che me ne andrei a letto - Era mezzanotte e lo sguardo invitante. SentÏ il cuore in gola, come un ladro colto in flagrante. Gran parte della sua vita era trascorsa tra viaggi, fughe, routine e clandestini amori in macchina di notte in vicoli bui. - La prossima volta non ti faccio pagare. Vieni a casa, da una mia amica. Ti lecco tutto, mi piaci.-
Sommerso di baci e carezze, da quell'amore disperato di ragazza madre, abbandonata all'angolo di una strada, si commuoveva ed impauriva. Nelle tenere notti i due volti diciottenni si consolavano a vicenda. A sprazzi ricordava tutto ciÚ, l'indomani della separazione dalla moglie, attraversando a ritroso la sua vita. Imprevedibile e furbo, alla fine lo avevano incastrato. Aveva da poco compiuto trentatre anni. Seduto sul ciglio del letto di casa, istupidito dall'alcool si teneva la testa fra le mani. Lampi di luce, ricordi lontani rompevano il buio. Si sentiva come una pallina di ping-pong sul getto d'acqua alle giostre. L'oratorio ed il prete, la cresima. Gli amici che giocavano al buio di cantine e nel folto dei cespugli. Il cinema 'Volta' in cui trascorreva l'intero pomeriggio d'inverno (due film più la programmazione settimanale). Tex, Topolino e le partite senza fine coi giornalini al fondo di una scala. E l'ondata americana che colpiva anche loro: West Side Storv al cinema 'Italia'. La bicicletta e le corse a perdifiato. Le dolci solari mattine domenicali con la mano in quella del padre ed i piccioni in piazza; la foto ricordo, lo zoo; Venezia coi suoi canali e lo stupore immenso del Canal Grande sul vaporetto. Era tornato alle origini dove i vecchi amici d'un tempo non c'erano più. UscÏ e non tornÚ più con la mente a quei luoghi temporali della memoria. Prese un autobus ed un aereo: Ibiza ed il sole senza veli. La palude di nebbia e foschia si diradava sulla spiaggia dai colori nuovi, dalle voci di vecchi pescatori che parlavano nei bar di campioni di boxe: - non Ë più come una volta; allora il fisico era intatto, ora in confronto i pugili sono di


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