FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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RED-COPPER: RAGAZZE DAI CAPELLI ROSSI

Vincenzo Vinciguerra




1. Le cause genetiche del capello rosso e delle efelidi.

"Malpelo si chiamava così perché aveva i capelli rossi. E aveva i capelli rossi perché era un ragazzo malizioso e cattivo, che prometteva di riescire un fior di birbone"
(Giovanni Verga)

Il pelo, sotto cui sono raggruppate tutte le formazioni filiformi di origine epidermica (e in alcune specie di mammiferi, di origine cornea), è caratteristico dell'uomo e degli altri mammiferi. La sua funzione protettiva e isolante nell'uomo è andata pressoché persa. La capigliatura umana (e la barba, nel maschio), non è altro che un aggregato di peli (o capelli), che per
motivi sconosciuti in alcune zone - cuoio capelluto e aree di frizione locomotoria - continua a persistere.
Pur avendo perso la sua funzione strettamente biologica, il pelo e la capigliatura continuano a svolgere un ruolo decisivo nell'uomo.
Il rosso è la sensazione che proviamo quando i nostri recettori cromatici sono soggetti a radiazioni dello spettro del visibile comprese tra 6.200 e 7.700 angstrom.
Esistono circa sei diverse e distinte categorie fenomenologiche del capello e del pelo genericamente definito "rosso", dalle tonalità più chiare alle più scure (anche se alcune sono solo, propriamente parlando, dei sottogeneri):

1) rosso raffaellesco (detto anche irlandese): questo è il colore che, come vedremo, contraddistingue la vera-rossa. Per la sua bellezza e raffinatezza, il raffaelesco è stato utilizzato dai maggiori artisti occidentali quando intendevano esprimere una bellezza elevata, superiore, spirituale. E' la capigliatura che appunto Raffaello utilizzò nel dipingere la "Madonna del Cardellino" (1506), e il "Ritratto di signora con il liocorno" (1505 ca), in cui la modella ritratta, spacciata poi per Santa Caterina d'Alessandria, rappresenta indiscutibilmente tutte le caratteristiche della vera-rossa nella loro resa migliore (consultare la fotografia allegata).
E' la capigliatura che Sandro Botticelli assegnò alla celeberrima Venere nella rappresentazione della dea sensuosa nata dalla caduta dei testicoli di Giove, evirato da Crono, del dipinto intitolato "Nascita di Venere" (1484 ca), e per le tre Grazie nella "Allegoria della Primavera" (vedi fotografia allegata). E ancora, la tonalità scelta da Lorenzo di Credi nella sua "Annunciazione", sia per la Madonna che per l'arcangelo Gabriele.
Una versione più smaccatamente sensuale del raffaelesco, tendente al biondo oro carico è offerta da "La toilette di Venere" (1613) di Pietro Paolo Rubens, in cui una avvenente ragazza formosa si aggiusta la chioma allo specchio, e in epoca più recente da Gustav Klimt, nel suo giovanile "Idillio", del 1884. Che Klimt attribuisse una funzione particolare al colore della capigliatura dei suoi soggetti femminili, lo dimostra il fatto che sia per la rappresentazione dell'Impudicizia, ne "Il fregio di Beethoven" (1902), sia per quella de "La speranza I" (1903), ha fatto ricorso alla medesima tonalità di rosso che sta a mezza via tra il raffaelesco e il mogano chiaro. In "Pesci d'oro", dove la rappresentazione della sessualità liberata delle modelle - della femminilità stessa come erotismo e sesso - è centrale, essa è affidata ad un rosso acceso; mentre in una rappresentazione successiva della femminilità, spogliata della deliberata provocazione di "Pesci d'oro", e avvolta da una autonoma placidità, "Danae" (1907-8), Klimt ricorse alla tonalità media a cui abbiamo già fatto cenno.
Alcuni lo chiamiamo impropriamente ramato, ma non è corretto. Per questo motivo preferiamo il nostro neologismo.

2) Mandorlato. E' solo una variante leggermente più scura, più carica, del raffaelesco, e presenta screziature.

3) Ramato. Precede il rosso tiziano nella scala della scurezza.

4) Rosso tiziano (detto anche impropriamente "biondo tiziano"): biondo di tonalità molto calda, tendente al ramato scuro, precedente nella scala della scurezza il mogano.
Lukas Cranach, compiacente soddisfacitore di una vasta clientela alla ricerca di sensuose raffigurazioni di Veneri, Lucrezie e damigelle, ha fatto ricorso al tizianesco nella raffigurazione di uno dei quadri più erotici di quella stagione pittorica, "Adamo ed Eva" (1528), per la raffigurazione del soggetto femminile.
Leonardo ne fece mirabile uso nel ritratto di Lucrezia Crivelli, amante di Lodovico il Moro, nel dipinto oggi chiamato "La belle ferronière" (1501). Secondo alcuni estimatori, il rosso più apprezzabile sarebbe propriamente questo: il biondo tiziano (cfr. Sergent, 1995; Simbo, 1992). Ma come noi faremo osservare, la femmina biondo-tiziano presenta solo raramente quelle caratteristiche che accompagnano il raffaelesco, e sono parte considerevole della nostra ammirazione per le vere-rosse.

5) Mogano: marrone rossiccio, o meglio rossastro. E' una variante, meno pregiata, del tiziano.

6) Prugna. E' l'ultimo colore della scala tricologica del rosso. Dopo questo, il capello diventa nero.

Questi ultimi due colori sono quasi-rossi, pseudo-rossi, o meglio, rossi degeneri. Di conseguenza non li prenderemo neppure in considerazione, con buona pace dei signori Sergent e Simbo.
Quando alla credibilità di quest'ultimo, occorre sapere che egli, inviato dal governo del proprio paese, lo Zaire, ex Congo Belga, ad aprire uffici commerciali prima in Irlanda (1985), poi in Inghilterra (1987), e per ultimo in Malesia e in Giappone (1990), ha utilizzato impropriamente il suo ufficio per ricevere le signore del luogo, incuriosite dal colore della sua pelle e dal suo aspetto esotico.
Pico Iyer si riferisce a lui nel resoconto del suo soggiorno giapponese, riportando la testimonianza di un amico americano che "andava sempre in bianco con le ragazze giapponesi. Non così quel suo vicino nero dello Zaire, che se ne faceva sei al giorno. C'era la fila, fuori dal suo studio" (Iyer, 1992: 46). Inutile dire che, richiamato in patria dalla autorità congolesi, venute al corrente delle sue attività amatorie (nonché di altre imprese illecite), questo estimatore di "bionde tiziano" si guardò bene dal fare ritorno in patria, ma ripiegò in California.


2. Il rapporto tra capelli rossi, efelidi e odore: il concetto fenomenologico di "vera rossa".

"... and if I die today I'll be the happy phantom and I'll go chasin' the nuns out in the yard and I'll run naked through the streets without my mask and I will never need umbrellas in the rain... and I'll go wearin' my naughties like a jewel"
(Tori Amos, "Happy Phantom")


Il concetto fenomenologico di "vera-rossa" è facile e immediato a definirsi in modo non ambiguo. La vera-rossa presenta una singolare combinazione di 6 caratteristiche:

1) capigliatura rosso del tipo tizianesco-chiaro;
2) presenza di efelidi;
3) incarnato vellutato, roseo tendente al pellucido o al diafano;
4) venuzze in evidenza a causa dell'aspetto diafano, pellucido dell'incarnato;

5) odore caratteristico delle parti genitali e, in misura minore, della stessa carnagione;
6) sensualità superiore alla media femminile.

Qualcosa del genere sembra essere stata recepita all'interno di un singolare concorso di bellezza. E' fatto degno di essere menzionato che, nella primavera del 1968, un concorso per bellezze dai capelli rossi ed efelidi si tenne a Richmond, in Virginia, nell'ambito delle manifestazioni locali per festeggiare l'anniversario della fondazione della città. "Avere i capelli rossi ed essere di bell'aspetto - recita il giornale locale del giorno successivo - non è stato sufficiente. Incredibile a dirsi, il concorso era inteso a premiare la ragazza... con il maggior numero di efelidi! a vincere è stata Mary-Louise Stiller, sul cui corpo quattro giurati hanno contato, lente alla mano, ben 4356 graziose efelidi! Alla vincitrice è spettato un fine-settimana a Parigi con il suo compagno John Fanshawe" (dal "Richmond Tribune", 23/3/68, cit. in Nixon Eisenhower).
Della capigliatura e del pelo abbiamo già detto. Aggiungiamo che spesso il colore del pelo pubico lascia alquanto a desiderare, quanto a coerenza, con il vello restante. La vera rossa presenta invece un pelo pubico dello stesso identico e prezioso colore della sua capigliatura, per quanto più rado della media femminile (solitamente la densità del pelo pubico è direttamente proporzionale alla scurezza del pelo).
Le efelidi, impropriamente chiamate "lentiggini" (dal latino lentigo -iginis, "lente", sono quelle caratteristiche e frequenti macchie brunastre, pigmentate, lisce o prominenti, della cute degli individui dal pelo rosso e biondo (dal greco èphelis -idos, composto di epi- e hèlios, sole). La loro causa è pressoché ignota, per quanto vi siano numerose ipotesi in proposito. La vera rossa ha il volto, le braccia, il petto e il seno punteggiate da efelidi chiare e lisce, in misura non maggiore di 0,25 per centimetro quadrato di incarnato. Una concentrazione eccessiva di efelidi è esteticamente dannosa, impedendo di apprezzare la pellucidità e il carattere diafano della pelle.
L'incarnato diafano e il risalto delle venuzze sono caratteristiche legate da un rapporto di causa ed effetto. Anche in questo caso, però, il numero eccessivo o l'eccessiva evidenza delle venuzze è antiestetico, e la loro presenza deve essere moderata.
Più difficile giustificare, da un punto di vista scientifico, la maggiore sensualità delle vere-rosse. Essa tuttavia è un fatto accertato, ed è anzi probabile che i pregiudizi sollevati nei loro confronti nei secoli passati, condensati nella credenza popolare del "rosso mal pelo", siano il prodotto di una società repressiva e sessista che non ha indugiato a riconoscere, nel colore del pelo, le stigmate del diabolico e del sociologicamente eversivo. Erica Jong, nel romanzo How to Save your Own Life ricorre al capello rosso per caratterizzare, negativamente, il personaggio di Penny. Penny è la donna con cui il marito di Candida la tradisce. Anche qui vediamo, inopinatamente, da parte di una scrittrice che ha flirtato con il femminismo radicale della New Left, il teorema del "rosso mal pelo" di verghiana memoria chiamato nuovamente, e in modo subdolo, alla ribalta.

"Più tardi, in macchina, mentre torniamo a New York (...) lo interrogo su Penny, quella brutta puttana rossa [red copper bitch, n.d.r.]...
-... era brava a letto?
- mi rifiuto di entrare nei dettagli (...)
- Lo era?
- (...) non credo abbia mai goduto. Gemeva e si contorceva in continuazione ma io credo fosse inorgastica" (Jong, 1977: 43).

E ancora:

"Penny seduta nel soggiorno dello stesso appartamento che spingeva indietro con una mano una ciocca leggera di capelli color rame (copper hair) per liberare la fronte piena di lentiggini e diceva: 'Quando si sono avuti sei figli ci vuole un bel po' di uccello per sentirsi soddisfatte... ', e faceva un sorrisetto lascivo... prima al suo marito, poi al mio" (cit., p. 53).

Anche Gore Vidal, per caratterizzare la sensualità di Mme Marcia, nello splendido romanzo Hollywood, la descrive come una rossa. Così in molti altri casi, che per motivi di spazio non citiamo (rinviando il lettore alla nostra accurata bibliografia).


3. Aneddottica.

1 La comunità Sandstone, situata nelle vicinanze di Albany, nello stato del New York, attiva tra il 1971 e il 1979, proibiva l'uso dell'henné [l'henné, o henna, dall'arabo hinné, è una sostanza colorante rossa che si estrae dalle foglie della pianta alcanna, o Lawsonia inermis, una litracea; n.d.r.] alle ragazze che facevano parte della comunità. Inoltre, secondo la testimonianza di Jane Oatfield, una pittrice e ballerina di planche a twist di Poughkeepsie che soggiornò nella comunità tra il febbraio e il dicembre del 1975 le ragazze dai capelli rossi erano nettamente privilegiate rispetto alle altre dall'elite spirituale maschile della comunità (cfr. Maddaloni Staude, 1978: 231).

2 Al giornale a fumetti Martin Mystère è pervenuta una lettera di un giovane lettore milanese, tal Vittorio Alonzo, pubblicata nella rubrica "Martin Mystère risponde a tutto" del numero 44, del dicembre 1992. Il giovane lettore scriveva: "ho fatto una misteriosa osservazione: tutte le ragazze con i capelli rossi e le lentiggini che io conosco sono ricche. Come mai?".
La risposta, estremamente interessante, è la seguente: "i capelli rossi e le lentiggini - scrive il curatore della posta con i lettori - sono un carattere recessivo e compaiono ogni tot generazioni. Quindi può darsi che le "rosse" siano di origine solo apparentemente "latina" e che i loro più lontani antenati vengano dal nord, dove queste caratteristiche sono più diffuse. In tal caso mi piace immaginare che l'individuo il quale, in epoca remota, si è preso la briga di mettere su famiglia in un luogo tanto lontano da casa fosse dotato di una tale determinazione da essere riuscito a emergere e a crearsi una solida fortuna". Interessante è notare che il curatore ha pensato, come lui stesso confessa, di aver pensato di cestinare la lettera, "allorché, scrive, mi è venuto in mente che - incredibile ma vero - anche le mie amiche con i capelli rossi e le lentiggini sono, se non propriamente ricche, di famiglia benestante".
Un sondaggio DataNews commissionato nell'aprile del 1995 dall'università di Lussemburgo ha confermato che, su un campione di 1914 individui adulti maschi che avevano già risposto positivamente alla domanda: "Contate, tra le vostre amicizie e conoscenze, donne dai capelli rossi?", alla domanda: "qual è indicativamente la loro condizione finanziaria?", il 37,4 % ha dichiarato che le donne dai capelli rossi da loro conosciute appartenevano a famiglia benestante, il 11,3 % che erano agiate, il 50 % non rispondeva alla domanda, e solo il restante 1 % dichiarava risolutamente l'opposto.
Se questi dati sono attendibili, perché non abbiamo aggiunto l'agiatezza, tra le caratteristiche che distinguono la vera-rossa? per il fatto che questi sondaggi, per quanto condotti con serietà e rigore statistico, e basati su testimonianze difficilmente confutabili, non tengono conto delle importanti distinzioni caratteriali da noi identificate. Le rosse a cui si riferiva il campione erano vere-rosse? e se qualcuna di loro, orrendo a dirsi, era tinta con l'henné? e se, pur avendo la capigliatura tiziano chiara era sprovvista di efelidi? Come si può notare, i sondaggi non sono mai attendibili, anche se condotti in buona fede.


4. Appendice A. Confessioni di desideri sessuali di donne dai capelli rossi. Da alt.sex.redhaired-women. Confrontare anche, per un repertorio iconografico, alt.sex.binaries.pictures.redhaired.girls.

1) "I would love to use, with great enthusiasm, a long, HARD, frozen solid dildo, made out of feta cheese, so that when the exercise heats up, and it begins to crumble, I can just squat over a head of lettuce and make one hell of a greek salad, the special sauce, tops it!" scrive Mary (nobody@nowhere.com)

2) "...making love in a public place... or meeting the eyes of a stranger across the room, no words spoken, just taking each others hands and leaving to make passionate love all night"; testimonianza di Wendy, (YVWQ58A@prodigy.com)

3) "My fantasy is having uninhibited, lustful sex with a complete stranger man. We eye each other in the mall, theater, or even the library, we can't seem to stop looking at each other. Then unexpectedly we bump into one another, as the chills of exstacy run through our bodies we look at one another knowing what each of us wants. We steal away to a secluded spot. Before we are out of view our bodies mingle and meld into one. There is no concern for exposure, passion overtakes our hinibitions. We engage in animalistic sex that leaves us drained of all energy. As we go our separate ways we take a look back and smile. Who says you shouldn't talk to strangers!", Liza (kerchenski.1@osu.edu)

4) "My fantasy is to have a 69er with my husband while being suspended from the Sydney Harbour Bridge (here in Australia) by a bunji cord", Virginia (nobody@nowhere.com)

5) "My ultimate fantasy is to have my husband and I in a four way with Keanu Reeves and Brad Pitt. We would just do all sorts of sexual things with the two of them. My husband could fuck Brad whil I'm fucking Keanu and have Keanu sucking Brad while they are both getting fucked" (nobody@nowhere.com)

6) "I have always wanted to have sex on an empty beach with me hanging on to a palm tree and my lover pumping fast and fondling my breasts" (nobody@nowhere.com)


5. Appendice B. Le donne dai capelli rossi che ho conosciuto (e amato).

In un saggio scientifico, le esperienze personali, le vicissitudini della vita privata non dovrebbero trovare alcuno spazio. Tuttavia, se a questo punto non consegnassi a questo scritto alcune delle mie esperienze di vita, potrei essere accusato di intellettualismo, di teoreticismo, e di simili altre bestie nere. Il lettore che mi ha seguito fino a questo punto, ha notato che ho sempre condito con esempi le mie argomentazioni, che in realtà sono solo, viste da un'altra ottica, delle dichiarazioni di passione sconfinata per l'universo femminile, e in particolar modo per quella parte di esso che ricade nella definizione di vera-rossa.
Fino a questo punto della mia vita, non ho fatto altro che inseguire la vera-rossa ideale. Sulla mia strada ho trovato alcune rosse, alcune conosciute occasionalmente perché presentatemi da amici non ignari della mia passione, altre, prime sconosciute, poi inseguite fino a raggiungerle. Non me ne vogliate se in queste righe vi sembro parlare come un collezionista di oggetti preziosi. E' che, come scrisse Charlie Chaplin nella sua "Autobiografia", ogni volta che si parla di qualcosa che ha a che vedere con il sesso e l'amore vissuti in prima persona, si scade spesso nel prosaico.
Credevo di aver trovato in una bibliotecaria del Politecnico di Milano, dove studio ingegneria, la vera-rossa ideale. Ma dopo alcuni mesi di convivenza, dovetti ricredermi. Avevo lasciato la mia famiglia per andare a vivere da lei, e forse per questo la separazione fu abbastanza traumatica.
Giuro che cominciò lei. Mi vide in difficoltà, mentre stavo facendo delle fotocopie. Mi si avvicinò, mi domandò se desiderassi che mi aiutasse, e immediatamente il profumo acre della sua pelle chiara mi fece tremare tutto il corpo! ma non poteva durare.
Due estati fa conobbi un'altra vera rossa. Si chiamava Margherita, studiava filosofia a Milano e frequentava anche il conservatorio, dove suonava il violino. Fu la storia della mia vita. Almeno così credevo fino al mese scorso,
quando Margherita mi lasciò per una collega di violoncello.
Attualmente sto raccogliendo il denaro per un viaggio che mi porterà prima in Australia, e poi in Nuova Zelanda. Degli amici consci della mia perversione mi hanno segnalato che nei loro frequenti viaggi non hanno mai visto così tante vere rosse che in quelle lande lontane. "Nemmeno in Irlanda e in Norvegia ne abbiamo viste tante", è stata la loro tesi.


6. Bibliografia minima.

- AaVv, Rosso mal pelo (atti del convegno tenuto alla Sala del Grechetto di P.zzo Sormani il 2 e 3 aprile 1970), Milano, Angeli, 1971.
- Bernard of Hollywood, The Red-haired Ones I knew (and loved), Los Angeles, CA, Turtle, 1986.
- Bloch, Robert, Belle da morire, Milano, Bompiani, 1994.
- Bruni Tedeschi, Donatello, Soggetti femminili dai capelli rossi nella pittura Rinascimentale, Firenze, Accademia dè Lincei, 1993.
- Francescato D. e G., Famiglie aperte: la comune, Milano, Feltrinelli, 1978. - Griner, Massimiliano, Parental Advisory: Profanity, (testo non pubblicato).
- Iyer, Pico, The monk and the Lady, Los Angeles, CA, 1992.
- Maddaloni Staude, Agnese, Le comuni del nord America negli anni della postcontestazione, Milano, Feltrinelli, 1979
- Margheriti, Pieraldo, Il pelo nel mondo. Vol. IV. Le rosse, Napoli, Gallina, 1980.
- Malaguti, dottor Roberto, "L'odore caratteristico connesso alla tipologia tricologica quasi-irlandese", The Lancet, 987, oct. 1995.
- Morris, Desmond, "Rilevanze etologiche nel comportamento emotivo-sentimentale nelle donne dai capelli rossi", in "Le Scienze - Quaderni", 24, aprile 1977. - Nixon Eisenhower, Louise, Dad and I (Memoirs of Lousie Nixon Eisenhower), New York, NY, Lurge and Seattle, 1976.
- Navarra, Herbert, La sessualità della donna nel mondo: la nordica. Le irlandesi, le scandinave e le islandesi, Dall'Oglio, 1967.
- Portland, Ort, Red-Haired Actresses. Hollywood speacks, Los Angeles, CA, Turtle, 1989.
- Simbo, Julius Ucongo, Japanese and Irish Journeys: All the Girls I fucked being a black people before learning I were a servant of God, Oakland, CA, The BPP Press, 1992.
- Sergent, Michael, Red Female: Irish Women and Girls, Amsterdam, Durkheim & Co., 1995.
- Tannen, Deborah, Red-haired Women: Sexual Difference and the Hair's Color, New York, Norton, 1995.
- Tsunoda, Michio, Erisabeta wa Michiko yori kirei desu!, Tokyo, Kodansha, 1994.
- Terracieli, Alberto, Rosso tiziano. Una biografia di Milva, Milano, Mondadori, 1983.
Verga, Giovanni, Rosso Mal pelo e altre storie, Lanciano, Il picciolo, 1945.




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