FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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IL VIAGGIO DI CONNIE

Silvia Oddo




Quel pomeriggio di fine inverno c'era molta folla sulla banchina del porto di New York a salutare l'ultimo viaggio dell'"Independence" diretto in Europa prima del disarmo. I più disparati motivi avevano riunito insieme un nutrito gruppo di passeggeri che volevano intraprendere la traversata oceanica. Chi per curiosità, chi per voglia nostalgica dei lunghi viaggi per mare, chi per paura di volare, e chi, come Connie, voleva scoprire le sue origini con tutte le sensazioni che doveva aver provato la nonna siciliana circa 50 anni prima quando aveva dovuto lassciare il suo paese. La nonna di Connie, donna Concetta, parlava molto spesso in siciliano arcaico, delle bellezze della sua terra con tanta nostalgia da suscitare nella nipote la curiosità e la voglia di visitare l'isola. Connie non era mai stata in Sicilia, ma l'occasione di intraprendere questo viaggio le si era presentato quando inaspettatamente un telegramma la avvisava di presentarsi nello studio di un notaio ad Alcamo, dove uno zio le aveva lasciato un pezzo di terra in eredità.
Connie, vicino alla scaletta, non vedeva l'ora di imbarcarsi, stava pronta a salire pur di liberarsi dalla morsa straziante del saluto ai parenti, il cui atteggiamento faceva pensare ad un addio definitivo, mentre la ragazza pensava di stare in Sicilia non più di tre settimane. La scena melodrammatica della nonna, la madre e la zia in lacrime cominciava a metterla in imbarazzo.
Dal ponte della nave un uomo, non avendo nessuno da salutare, guardava quasi divertito il gruppetto di familiari. Era Francesco, uno psichiatra siciliano che, dopo aver partecipato ad un congresso, prima di tornare alla solita routine quotidiana a Trapani, città in cui risiedeva e lavorava, voleva avere un po' di tempo per rilassarsi e per riprendersi da lunghe giornate di lavori congressuali. Per questo aveva scelto un rientro più lento a bordo del transatlantico.
Incantato, osservava Connie salire su per la scaletta della nave, la lunga gonna ampia e leggera fluttuava sollevata da una leggera corrente facendo intravedere un paio di gambe sottili ben modellate, il grigio scuro del maglione, impreziosito da un semplice filo di perle, contrastava con la luminosità di un paio di occhi grigio-verdi incorniciati da una massa incolta di capelli crespi, ancora neri, ma schiariti da qualche ciuffo bianco. Dimostrava poco più dei suoi 34 anni, non era bella ma aveva un certo fascino, Francesco ne rimase subito colpito perché vedeva in lei l'immagine di una giovinezza ancora in pieno vigore. E quando la ragazza gli passò vicino, lui aveva accennato un sorriso di saluto, ma lei, non accorgendosene nemmeno, continuò a camminare, si fermò un attimo per mandare ancora un saluto ai suoi familiari e sparì dalla parte opposta della nave dove regnava la calma.
Piano piano il grande transatlantico si allontanava dal molo, Connie diede un ultimo sguardo alla metropoli con i suoi grattacieli, il traffico e lo strato di smog sempre presente, e si immaginava come doveva essere diverso il paesaggio siciliano, la nonna era solita descriverlo in modo molto colorato: filari di verdi vitigni tra fasce di terra rossa, gialli campi fioriti, e il mare e il cielo che mescolano insieme tutti i toni dell'azzurro intenso. Guardando la città mentre le passava davanti, Connie cercava di riconoscere i luoghi da lei frquentati, il quartiere di Brooklyn dove era nata e aveva vissuto fino a poco tempo prima e da cui era riuscita a fuggire solo all'età di trentanni. Aveva deciso di andare via da casa e prendere un appartamento vicino Central Park per poter svolgere tranquillamente la sua attività poetica. Si sentiva oppressa da una famiglia troppo presente e ingombrante, la loro abitazione, in fondo, era piccola per sei persone. In casa, oltre a Connie, suo fratello e i genitori, vivevano anche la nonna e la zia e in questa situazione non trovava la serenità necessaria per la sua professione.
Mentre continuava a guardare Brooklyn che si allontanava piano, nella mente della giovane donna passavano immagini della propria infanzia e in quel momento sentì il rumore del mare contro la chiglia della nave, che la incantava come avevano fatto spesso le parole della nonna a cui piaceva parlare tanto e che, sebbene non avesse mai detto una parola in inglese, nel suo dialetto era capace di trovare parole per descrivere minuziosamente ogni particolare e ogni stato d'animo. Connie non aveva mai imparato l'italiano, ma dalla nonna apprese il dialetto e soprattutto il modo di usare le parole e trasformarle in poesia.
Rimase sul ponte della nave finché le flebili luci della terraferma non erano più che un puntino luminoso nella notte. All'improvviso un odore di sigaretta appena accesa la risveglia dai suoi pensieri, lì vicino a lei c'era Francesco che la invitava a entrare nel salone perché fuori cominciava a fare freddo, e una volta dentro le offrì una sigaretta. Connie era rimasta sorpresa e indecisa, ma accettò volentieri la sigaretta e la compagnia dell'uomo. Era di bell'aspetto sui 45 anni, capelli brizzolati, occhiali, elegante e molto gentile. La ragazza di solito era diffidente verso gli uomini, anzi ne aveva quasi avversione da quando, all'età di sette anni, aveva assistito alla nascita del fratellino. Secondo le antiche tradizioni della nonna, le donne partorivano in casa e così Connie si trovò suo malgrado ad essere spettatrice di un evento di solito definito "lieto" ma che per lei si era trasformato in un'esperienza sconvolgente. Le urla di dolore della madre nella stanza accanto avevano scolpito in modo indelebile nella mente di Connie una frase appena detta dalla nonna con lo scopo di tranquillizzare la bimba:
"Connie, ànonna, un giorno anche tu sposerai un uomo e avrai dei figli così!"
Ma l'effetto,anche dopo parecchi anni, fu quello di allontanare definitivamente la ragazza dai componeneti dell'altro sesso. Connie infatti preferiva la compagnia delle donne per soddisfare le sue passioni e i suoi amori. Non le era stato facile prendere coscienza e accettare la sua diversità, ma alla fine vi era riuscita e da un po' di tempo ormai dichiarava apertamente di essere omosessuale. Ma quella sera, sulla nave, aveva deciso di non parlarne a Francesco, sentì subito che qualcosa in lui, forse il suo profumo di fresco, stava risvegliando in lei istinti ed emozioni finora sempre repressi.
I due trascorsero insieme i primi giorni della traversata chiacchierando amichevolmente, scambiandosi informazioni sui motivi del loro viaggio, sull'America, sulla Sicilia. Così quelle lunghe e interminabili giornate di navigazione scivolavano via senza che se ne accorgessero. I loro incontri si facevano sempre più assidui, anzi Connie aspettava con trepidazione questi momenti. Sentiva che qualcosa di strano le stava accadendo, una confusione di emozioni, sentimenti e paure si accavallavano l'una sull'altra, e Connie rimase meavigliata quando finalmente riuscì a focalizzare il fatto che per Francesco lei cominciava a provare una vera e propria attrazione sessuale. Ma sapeva anche che non avrebbe mai avuto il coraggio di dichiararlo all'amico. Passarono ancora un paio di giorni in cui Connie sopportava in silenzio questi altalenanti stati d'animo: dall'eccitazione dell'attesa di vedere Francesco, a momenti di misteriosa inquietudine quando erano vicini e magari inavvertitamente, il braccio di lui sfiorava quello di lei,......
Erano ormai molto vicini alle coste dell'Europa, quando l'imbarcazione venne sorpresa da una forte sciroccata e il mare mosso aveva non solo rallentato la navigazione ma creato soprattutto disagi a buona parte dei passseggeri. Anche Connie venne colpita da un violento attacco di mal di mare. Pensò che l'unica cosa da fare era di restare in cabina e muoversi il meno possibile. Accolse con molto piacere la visita di Francesco che con voce calda e tranquilla le descriveva le bellezze della Sicilia, che avrebbe visitato di lì a poco, in modo da distrarre la ragazza dal pensiero del proprio malessere. E per avere una maggiore efficacia, aveva cominciato a massaggiarla prima sul collo, poi sulle spalle, fino ad arrivare ai piedi, con movimenti delicati, regolari, sicuri. Connie si sentiva su una nuvola, le sembrava di aver perso ogni cognizione di tempo e spazio, forse era anche l'effetto della Xamamina, ma era totalmente rilassata e abbandonata nelle mani di un uomo che le dava la sensazione di rinascere. Queste mani però non la massaggiavano più, passavano sul suo fragile corpo come una carezza, calda e morbida, e d'improvviso Connie si accorge che anche le sue mani seguono lo stesso ritmo accarezzando il corpo di Francesco. Sentiva accanto a sé il respiro di Francesco, i due corpi, come un unico corpo, accompagnavano, ritmicamente, il dondolio della nave. Tanti pensieri si affollavano nella mente confusa di Connie, ma solo un verso di Saffo, la sua poetessa preferita, si fermò chiaramente:
"Verginità, verginità mi lasci, e dove vai?"
"Non più tornerò da te, non più tornerò."
Poi si sentì scossa da un brivido di piacere.

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Il transatlantico entrò nel porto di Palermo in una giornata grigia e piovosa. Connie, sul ponte della nave, cercava di riconoscere tutto il fascino della città di cui le avevano parlato. Le ultime 24 ore di navigazione erano state penose. Aveva vissuto l'esperienza con Francesco in modo molto esaltante, ma senza pensare che potesse esserci un seguito, ciò nonostante si sentì profondamente ferita quando Francesco, in pochi minuti l'aveva messa al corrente della propria situazione familiare: la moglie e il figlio di 13 anni erano ad attenderlo all'arrivo a Palermo. Connie non sapeva se era più la gelosia o la rabbia di non essere stata informata prima che le faceva male. Si ricordò le parole della sua compagna, Dickie, quando, parlando degli uomini, l'aveva sempre messa in guardia dalla loro apparente galanteria. Era solita dire "Il maschio ha la capacità di sedurti quando e da chi meno te lo aspetti. Il più pericoloso è il genere uomo sposato, che stanco di una probabilmente monotona vita coniugale, non disdegna la compagnia e la vicinanza di altre fanciulle. Prima ti incanta con le gentilezze e le buone maniere, fa qualche apprezzamento sui tuoi occhi, ti ascolta con interesse facendoti sentire una persona davvero speciale ed importante. Ma al tuo primo attimo di distrazione e debolezza te lo ritrovi sopra e non sai nemmeno perché".
Anche Dickie, in seguito ad esperienze negative, aveva scelto la vita da omosessuale, e in quel momento le sue parole sembravano più realistiche che mai.
Le lacrime di Connie si mescolavano alla pioggia che le bagnava il viso, l'entusiasmo che l'aveva inizialmente spinta a partire era scemato e quasi non ricordava più il motivo del suo viaggio. Non c'era molto tempo per pensare, la nave stava per entrare nel porto. Connie chiuse gli occhi, si lasciò passare davanti quegli otto giorni di viaggio vissuti intensamente, ma si accorse che l'unica cosa che restava era solo una grande delusione.
Appena scesa a terra il suo unico pensiero era stato di andare a prenotare il primo volo che l'avrebbe riportata in America e dimenticare per sempre la sua esperienza.



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