FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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COMPLICITA'

Bea




A me piace regalare al mio ragazzo l'ammirazione e l'approvazione che suscito...Vedi, mi è impossibile raccontarti se prima non ti spiego... Mi sono messa con il mio ragazzo che avevamo ambedue diciotto anni... dopo un periodo meraviglioso, non gli perdonai una scappatella... e gliela restituii... inutile dirti che le nostre divagazioni non ci distoglievano dal mantenere un vivo interesse l'un per l'altra... quando lui seppe, mi rifiutò, dicendomi di tutto, che ero una troia, una ninfomane... purtuttavia eravamo sempre lì l'uno con l'altra anche se solo per insultarci... Una sera, riuscimmo a riparlarci, mi fece un lungo discorso, confermando l'opinione di troia che di me si era fatto, ma sembrava dirlo senza la consueta acredine ed io, d'altraparte un po' mi ci sentivo, visto che continuavo a non resistere alle lusinghe ed alle tentazioni delle vita... concluse, che si, lui doveva riconoscersi di non essere capace di fare a meno di me ed io... nonostante quel che era accaduto ed accadeva, dovevo ammettere che non potevo fare a meno di lui... ci rimettemmo insieme.... quella sera, fu in macchina, ma si concluse con un insuccesso da parte sua... gli divenne mollo...
Così anche nei nostri incontri successivi... continuava a domandarmi, chi fossero stati i miei amanti, se avessi goduto con loro, se mi piacevano se continuavo a frequentarli... voleva sapere come era andato ogni singolo incontro, e diceva che conteneva la sua rabbia, la sua gelosia perché invero non riusciva a lasciarmi ed a dimenticarmi... - Mi spiegava che non mi avrebbe più insultata, rimproverata o respinta, ché se così avesse fatto, l'unico risultato sarebbe stato la mia reticenza e le mie bugie... Era frustrato, non riusciva neppure a penetrarmi... mi rendevo conto che dovevo rinconfermarlo nel suo ruolo, non era, la mia, una determinazione, ma è stata la nostra risposta alle nostre insicurezze... La verità, la reciproca sincerità divenne per noi il perno del nostro rapporto il cui fondamento riposava sulla piena e reciproca consapevolezza di non voler, forse di non potere stare l'uno senza l'altra... Questo, contraddistingueva la nostra storia dalle altre che mi erano capitate.- Le nostre domande divennero ancora più intime... volevamo recuperare ogni singolo secondo di quelle infedeltà esorcizzarle facendole nostre. Ricuperò la sua vigoria, anzi impazziva letteralmente quando gli riferivo i miei incontri con altri, di quanto fossi piaciuta. Voleva sapere come, su quale parte del mio corpo ed in che quantità mi avessero manifestato il loro compiacimento... Dapprima fui un po' timorosa... temevo sempre che da un momento all'altro riemergesse il suo atteggiamento di rifiuto di me che effettivamente avevo goduto, mi ero fatta riempire di piacere dappertutto... ma via via dovetti convincermi che le mie confessioni, proprio perché piene, totali, vissute e godute anche da parte mia, riuscivano a rassicurarlo rendendo il nostro rapporto assolutamente speciale e ben diverso dalle mie storie con gli altri... A quel punto, avendo raccontato tutto il raccontabile e l'irraccontabile, cominciammo a fantasticare nuove storie, nuove situazioni. Le mie infedeltà che tanta insicurezza gli avevano procurato divennero delle piacevoli ossessioni... Mi disse che se avessi avuto solo un uomo, una storia, si sarebbe preoccupato, ma fin quando come mi accadeva ne avesi mantenute molte, beh, l'una avrebbe tolto pregnanza all'altra, la loro quantità le avrebbe qualificate, rendendole diverse, banali, mero gioco, rispetto alla nostra che a differenza delle altre traeva fondamento, così volevamo credere, in un essenziale reciproco bisogno l'uno dell'altra...
Questo riempiva di sicurezza anche me, finalmente potevo godere di ogni mia storia senza il timore di una riprovazione... si ero cosi, una ninfomana assetata di sesso come lui diceva, ma lui voleva amarmi per come ero, per la mia incapacità di dire di no! Fu una bellissima storia... pregna, ricca... durò fin quando un incidente in moto...poi mi trovai sola, ma confidavo di poter raddrizzare qualunque storia... mi sbagliavo, per il mio secondo marito "ero, eravamo stati soltanto dei malati". Quando mi resi conto che questo era un suo irrinunciabile convincimento era ormai troppo tardi... era intervenuto un matrimonio che non mi ero sentita di negare al futuro Giorgio.-
Di lui, di questo mio secondo marito, dei suoi silenziosi coiti, per me meri adempimenti coniugali che mi sporcano il sesso, non ti parlerò più, eravamo malati? bene si contenti lui delle sue grigie ed insulse sborratine...! Quando ti parlerò del mio ragazzo o di mio marito, saprai che mi riferisco non a questo, ma al mio precedente ragazzo e primo marito...
Spero di non disgusatrti, nel raccontarti... le nostre fantasie mi condussero anche a plurimi rapporti quotidiani, dei quali, lui, voleva sapere tutto. Ne ebbi anche tre in un giorno, e quando ritornavo lui era ansioso dei miei racconti... voleva verificare le tracce del piacere che avevo suscitato riapprendermi attraverso i miei racconti e ripulendomi tutta, di ogni umore, di ogni odore, tenendomi così, sua...
Non appena potevamo, scappavamo dall'ufficio per ritrovarci riraccontarci le storie, soprattutto le mie perché lui diceva che io ero il centro della sua sessualità e che le altre donne non gli interessavano, ed a fantasticare (progettare) altre situazioni.
Una sera d'estate eravamo particolarmente eccitati, siamo figli di una certa epoca e ci eravamo concessi qualche spinello.
Mi stuzzicò riguardo una certa spiaggia dove si pratica il nudismo... Mio padre possedeva una vecchia barca di legno di 10 mt...e lui, mio marito, era un ottimo velista... il giorno dopo siamo andati su quella spiaggia, ci siamo messi nudi... E' una spiaggia molto particolare, anche lì ci sono molti gay, ma vi gravita ogni psicopatologia.
Ci siamo messi a limonare in modo provocante... molti erano gli occhi su di noi, sul più bello, non potendo fare l'amore ci buttiamo per tornare sulla barca. Saliamo a bordo, la frescura del bagno ci aveva momentaneamente sopito l'eccitazione più urgente, ma lo sai anche tu, dopo che ti sei eccitato, anche se ti va giù rimani con i nervi tesi...Io mi sono stesa sulla tuga per asciugarmi al sole, dovevo essere non male ed ero sul nervoso... ad un certo momento ci accorgiamo che un tale, sui 60, piuttosto grasso, galleggia come una boa di fianco alla barca..., sta lì non si muove o meglio lentamente gira intorno alla barca... passa una decina di minuti, quello è sempre lì, a quel punto il mio ragazzo gli chiede se si sente bene, se vuole scaldarsi un momento, salire a bordo...accetta, sale e si siede nel pozzetto era nudo anche lui e piuttosto osceno, grasso, con un cazzo raggrinzito, lungo... peli relativamente radi di un incerto colore tra il grigio e il nero,... io faccio fiinta di non esserci, ci sono, ma non per loro, facciano quel che vogliono, l'unica cosa strana in quel vecchio sono le palle, gliele vedo quando si siede, sono incredibilmente grosse...fa finta di niente, io tengo gli occhi socchiusi, mi sento osservata ed effettivamente io sono stesa sulla tuga, il mio sesso è esposto proprio all'altezza dei suoi occhi...
Il mio ragazzo gli chiede se vuole qualcosa, quindi va sottocoperta per prendergli una birra... mi chiede se anch'io voglia qualcosa, gli rispondo di no, ma la sua domanda ha rotto l'incantesimo, ormai ci sono, eccome se ci sono... scendo, completamente nuda nel pozzetto, mi piace offrirmi così agli occhi del vecchio, che se li rifaccia, un frammento di gioventù una reminiscenza un sogno per lui insperabile...ostento la massima disinvoltura mi siedo sulla panca di fronte a lui e stendo le gambe appoggiando i piedi su quella ove lui è seduto...i suoi occhi mi seguono in ogni mia mossa, sento i suoi occhi sul mio cespuglio, non sono pelosa, ma in quel punto madre natura si è voluta prendere qualche rivincita. Ho una piccola cicatrice, sulla caviglia lato interno della gamba sinistra, e lui ha cominciato a chiedermi come me la fossi procurata... invero era la conseguenza di un banale incidente d'infanzia, comunque, parlando di cicatrici ha cominciato a toccarmela, disquisendo con fare medico professionale...io lo lasciavo fare, mi piaceva ma non volevo che se ne accorgesse, e conoscevo anche troppo bene il mio ragazzo... che torna nel pozzetto con la birra offrendola al nostro ospite... poi mi si mette dietro, e comincia a spalmarmi la crema solare... quelle carezze e la situazione mi mettevano in imbarazzo, mi eccitavano e quel vecchio proprio lì davanti a me, se mi bagnavo finiva che mi vedeva colare, per giunta, con la scusa della cicatrice, mi teneva divaricata la gamba quindi ero proprio esposta. Spesso mi succede che maggiore è il mio imbarazzo e maggiormente mi eccito...beveva la sua birra era grasso e lasciava un filo di saliva sulla bottiglia... non so come spiegare, ad un certo momento mi è venuto desiderio di bere dalla sua bottiglia, ho detto che avevo sete, mi offre la sua bottiglia... mi sarebbe stato difficile rifiutare ed evito al mio ragazzo di dover scendere... finisco l'intero contenuto, comprese quelle gocce di saliva del vecchio che avevo visto colare sul fondo dopo che aveva raddrizzato la bottiglia e staccato la sua bocca... non mi importa, pensino tutti quel che vogliono, quella bava mi ripugna e mi eccita. il sole è allo zenit, sarei stata allucinata anche senza birre e mani addosso... il vecchio parlava, disquisiva di cicatrici, prendeva ad esempio la mia per dirmi come potessero atteggiarsi ed intanto risaliva la mia gamba, facendomi vedere come una minuscola cicatrice estenda i suoi effetti sui tessuti circostanti e su, su dalla caviglia era oltre il mio ginocchio, sull'interno della coscia a spiegarmi... il sole era alto, forse era la birra o forse la sua saliva non sapevo se stavo benissimo o malissimo ero quasi in deliquio... ad un certo momento chiede un'altra birra, il mio ragazzo scende sottocoperta, io non so più niente di me... so che sono eccitata, il vecchio, appena il mio ragazzo scende sottocoperta, si alza, ha il suo vecchio cazzo tutto scappellato ed in erezione... vedo le sue palle grosse, grigie, continua a parlarmi di cicatrici o non so... mi trovo che gliel'ho preso i bocca, mi piace la sua oscenità, l'oscenità di quel cazzo, gli lecco la cappella, poi faccio scendere la linga sotto la corolla... era immenso, che sia che invecchiando diventano più grossi? mi piaceva il suo profumo era da vecchio, ma quasi contraddiceva la sua vecchiezza... con la mano gli ho tirato più in giù la pelle, la sua cappella si è gonfiata ulteriormente rilasciando una goccina densa e bianca che mi ha fatto uscira di senno... gliel'ho leccata proprio lì sul filetto, poi gliel'ho preso in bocca e quando l'ho per bene lubrificato me lo sono guidato nella figa... mi sono accorta che il mio ragazzo era tornato su, non aveva osato interromperci, io mi sentivo protetta dalla sua presenza, mi piaceva... il vecchio mi scopava, me lo sarei infilato anche dietro, lì dove le sue dita mi frugavano... non so quanto sia durata ma ad un certo punto dopo che mi aveva procurato diversi orgasmi mi è saltato fuori impiastricciandomi la figa, il pelo e la pancia del suo liquido denso, caldo, biancastro tra il grigio e il giovane. Si è rialzato, io credevo di essere in trance e forse lo ero...appena il vecchio si è staccato da me, il mio ragazzo mi si è messo tra le gambe ed ha iniziato a leccarmi il clitoride pieno di sperma, il pelo e la pancia fino a ripulirmi tutta, poi, con la sua bocca divenuta vischiosa mi ha baciata, riconoscevo nella sua bocca il profumo, il sapore del vecchio, poi mi ha penetrata la figa piena di sborra... tra noi e il mondo non c'era nessuno. Il vecchio? forse un incidente od un accidente, non so...mentre scopavo con il mio ragazzo ho sentito che si ributtava in mare...

Ma la nostra giornata non finiva lì, eravamo troppo pieni l'uno dell'altra, abbiamo fatto l'amore diverse volte... quella storia ci aveva eccitato troppo... non potevamo sprecarla... eravamo matti... avevamo saltato il pranzo. Il mio ragazzo mi propone di cenare in un ristorantino che si affaccia sul mare... erano le 19,30 e nonostante l'ora legale cominciava l'imbrunire... mentre andiamo, scendiamo sottocoperta, la nostra eccitazione sembra inspegnibile... apre l'armadio di bordo, estrae un mia mini rossa... molto mini, di cotone... di quelle estive... la indosso, non vuole che metta gli slip, lo bacio, mi ariarieccito perché intuisco che anche lui è rovinato... ok, tesoro, faccio quel che vuoi, tutto quel che vuoi perché lo voglio... sopra mi propone una camicetta bianca... ma anche lì debbo indossarla senza reggiseno... gliene sono grata... il sole mi ha infiammato la pelle e le spalline del reggiseno mi duolerebbero... le scarpe sono quelle con le quali ero salita a bordo... dei loro tacchi che rovinavano la coperta mi ero dovuta scusare, calzandolole crescevo ad 1, 75... vuoi sapere?, non ero niente male, mi vedo, mi piaccio, gli piaccio... gli domando cos'abbia in mente... niente, il tempo avrebbe deciso quel che poteva accaderci... però per sua volontà non indossavo mutandine, cosa fantasticava, cosa mi proponeva... queste domande mi eccitavano... quando siamo arrivati, le operazioni di ormeggio sono state molto semplici perché il ristorante aveva allestito un piccolo pontile in legno, ero fradicia... forse il calore di quelle ultime manovre, o forse la curiosità e l'incertezza per quello che mi attendeva. Temevo che la mia eccitazione, aggiunta a quel che da me poteva essere sceso in conseguenza di mio marito rivelassero in una macchia scura sulla gonna la mia perversione... ed io ero marcia di eccitazione... siamo scesi... siamo entrati nel ristorante ci hanno indicato il tavolo più in fondo, quello vicino al banco bar come dire che devo percorrere l'intera sala... sotto gli sguardi di tutti.
Sono a disagio, ma tu sai il disagio peggiora le cose... finalmente mi siedo in un silenzio divenuto spettrale...io so che il mio ragazzo sa, sa del mio imbarazzo, non può non aver visto quella macchia di me sulla mia mini rossa, non puo non sapere di come traspaiano le mie areole ed i mie capezzoli sotto la camicetta bianca... mezza aperta in nome di una naturalità solare!
Ci sediamo, sono delle sedie di plastica... mi preoccupo... come potrò nascondere i mio stato?, sicuramente bagnerò la sedia, si che essendo di plastica avranno facilità nel ripulirle, ma si accorgeranno, che io...
si, si accorgeranno, ma non sembrano dover attendere la prova sedia... mi vedono, si ok, sono così, se mio marito mi accetta per come sono a maggior ragione io mi debbo accettare...sono involontariamente fradicia, sento un liquido freddo, timoroso scendermi lungo le cosce ed intridere la mia gonnellina... mi siedo, vorrei non far vedere che sono nuda, senza gli slip, ma mi rendo conto che non è possibile, quella mini è troppo stretta e corta, quando mi siedo risale quasi alla pancia... peggio per te mi dico... ma intanto non posso fare a meno di profondere umori. Finalmente ci servono l'antipasto, siamo affamati, il pranzo di mezzogiorno è stato saltato... c'è anche un vermentino fresco, l'arsura della giornata ce l'ha già fatta bere a metà...mi sento nervosa, quasi a disagio, mi tremano le mani, il fumo ed il vino, si sa! Un maledetto calamaretto mi scappa dalla forchetta mi cade sulla gonna... mio marito sembra molto più padrone di sé di quanto io sappia esserlo di me...chiama, il cameriere che si affretta con del borotalco, mi prende il lembo, l'orlo della gonna che cosparge di borotalco, ma nel suo inconsapevole gesto, nel tendermi la gonna, il dorso della sua mano sfiora il mio pelo... lo vedo inghiottire.. anche lui è imbarazzato, ok, se prima avevi dei dubbi, ora lo sai per certo, si sono nuda. Temo che tutti abbiano visto e mi vedano... mio marito con una improntitudine che non conosce limiti, contesta al cameriere il rimedio borotalco, domandandogli se non abbia smacchiatori più specifici... che stronzo, si diverte per il mio imbarazzo... lo so che è eccitato, bagnato nelle mutande... ma anch'io, no, io no perché non ho le mutande... il cameriere risponde che si, in cucina... ha uno spray non nebulizzabile in sala da pranzo, se lo voglio, devo andare di là... mio marito insiste perché vada, per ora siamo all'antipasto, non corro il rischio che gli spaghetti scuociano vorrei rifiutare, ma non so come fare... mi alzo e seguo il cameriere... i miei umori e l'unto del gamberetto sembrano aver accorciato ulteriormente la mia mini... sarà un vero miracolo se non mi si vede il pelo! sono imbarazzatissima, eccitatissima e fradicia.
Un nuovo silenzio scende nella sala, sento tutti gli occhi puntati sul bordo della mia mini faccio finta di niente, le mie gambe sono rigide... aihmè mio malgrado scroscio...e quello stronzo di mio marito che sa come reagisco in certe situazioni, gongola. In qualche modo raggiungo la porta della cucina. Come entro il cameriere che mi aveva guidato fin lì, si volge verso di me, mi sospinge contro la parete... si apre la patta dei pantaloni, non deve neppure affaticarsi a sollevarmi la gonna... non riesco a parlare, tanto meno ad urlare... e poi, lo vorrei? Un nodo alla gola mi impedisce qualsiasi suono, se tentassi di parlare, tossirei, ma la sorpresa mi annulla ogni sentimento... mi sento sollevare.. i miei piedi si staccano dal pavimento e si ripiegano fino a poggiare sulla paretele mi sento esplodere dentro la vagina il cazzo del cameriere perdo ogni consapevolezza... quando nel movimento si estrae, lo assecondo la mia schiena scivola lungo la parete finché, con le gambe ripiegate mi ritrovo spalle e schiena aderenti a terra...le sue dimensioni mi stordiscono, non ho suoni da emettere e forse è meglio così, perché nessuna parola potrebbe dire alcunché... perdo la nozione del tempo... non mi chiedere quanti orgasmi ebbi, in quel momento non sapevo contare, non sapevo parlare, preferivo nascondere me stessa e qualunque consapevolezza di me dietro quell'enormità che mi invadeva e che mi impediva di profferir suono...non seppi nulla, non so quanto durò finché dei getti caldi mi riempirono dentro, sulla gonna risalita in vita, sulla camicetta... finalmente riapro gli occhi, non perciò capisco di più... lui si stacca da me...si asciuga il membro in un tovagliolo, rientrandoselo nei pantaloni... non avevo mai vista un cazzo simile oltrecché lungo, ne intravvedo il diametro della cappella... non avrei creduto di saperne accogliere una così grande... aspettavo di riprendermi, non mi ero ancor rialzata che ecco il cuoco... preferisco chiudere gli occhi, non sapere, non sentire per non dover esprimere giudizi su di me... posso forse ribellarmi... è più semplice non esserci... il cuoco non aveva le dimensioni del cameriere..., quelle dimensioni, quel coito non sono che un lenimento alla delirante possenza del cameriere, il necessario corollario per evitarmi un traumatico ritorno alla normalità... soddisfatto, anche lui mi inonda di getti, e soltanto allora, non so se per lui, o per quello che mi era successo prima ho un nuovo orgasmo... mi gettano un tovagliolo... ero uno scempio, la mia gonna, arrotolata oltre la vita esponeva la mia pancia completamente piena di sperma.. la mia gonna, non era più descrivibile, il rosso era divenuto lilla-viola... mi sono asciugata la pancia in qualche modo... finalmente mi rialzo... anche la camicetta non era in miglior stato della gonna... continuavo ad essere incapace di parlare...
Il cameriere mi prende per un braccio, mi riconduce in sala, io non sapevo, non volevo sapere, sentivo la gonna rigida di sperma l'orlo freddo battermi sulla pancia ben al di sopra del mio pelo... forse avrei voluto svenire, non svengo, cammino come una sonnambula sotto gli sguardi ed il silenzio di tutti... raggiungo il tavolo, il cameriere scosta la sedia... mi fa accomodare...
Mio marito, capisce tutto subito, non mi chiede niente perché non ha nulla da chiedermi e comunque avrebbe avuto tempo per farlo poi... mi accoglie con un sorriso dolcissimo... io sempre muta, gli sono grata che non mi costringa a parlare sia pure per rispondere... la sala, continua va ad essere muta, mi guarda, mi guardavano gli uomini con desiderio e mi guardavano le donne... con riprovazione... Io non ho il coraggio di controllare lo stato in cui sono, non ho il tempo di accorgermi dello stato della mia camicetta che sono attanagliata dal terrore... mi credevo al riparo degli sguardi per la parte del mio corpo coperta del tavolo... mi accorgo che le tovaglie sono minime, potevo guardare gli altri oltre i loro inguini... sicuramente gli altri potevano vedere il mio... ben presto tuttavia vengono serviti i piatti e gli altri sia pure con molta ritrosia ed a tratti distolgono i loro sguardi. Mio marito continua a non parlare, io non avrei saputo cosa dire né sarei stata capace di dire qualcosa... Finalmente il cameriere si occupa di noi, ma anzicché gli spaghetti allo scoglio da tempo ordinati, ci serve una coppa di champagne, crostini e caviale... Lo vedo asciugare il collo della bottiglia dopo stappata con il tovagliolo che aveva usato per se...ancora non potevo parlare... mio marito... non so se mi capitò di amarlo più di allora, continuava a tacere offrendomi un sorriso di piena comprensione... E' soltanto all terza coppa di champagne che ritrovo il fiato per parlare... non parlo, ma avverto con un suono inintelligibile che se lui voleva, poteva parlare... domandarmi... Lo fa con discrezione, chiedendomi come stia... a quel punto stavo bene, alla terza coppa di champagne praticamente digiuna... si è ignari di se stessi, gli dico bene tra un boccone e l'altro di ottimissimi spaghetti, che tutto andava bene... sentivo l'orlo della gonna bagnato, ma la cosa non m'imbarazzava, anzi, mi faceva sentire la regina in quel momento in quel locale come se avessi potuto disporre di ciascuno degli avventori a mio piacimento.... mio marito... nel frattempo insinuava il piede tra le mie caviglie, sapeva tutto, sapeva come fossi esposta agli sguardi di tutti, la sua scarpa divaricava le mie gambe e le mie cosce... sapendomi così vista, sentivo la sua eccitazione ero eccitata, ma a quel punto non m'importava più di niente... quel locale era il mio, tutti mi desideravano, ero contenta di offrirmi per mio marito...



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