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COMA IRREVERSIBILE

Marco Ferrandi




Il Segretario Amministrativo del Grande Partito di Sinistra lo sapeva. Era solo questione di tempo. Le fatture taroccate, quelle del '91, il salvataggio avventuroso del giornale, il gruppo di famiglie di rifugiati a Praga negli anni '40, il tentativo di finanziare un sindacato nascente a Hong Kong e a Singapore, in tutto dieci milioni di dollari in nero da tirare fuori da qualche parte.
C'era riuscito, ma qualche errore era stato commesso. La Grande Inchiesta procedeva inesorabile, sorretta dal più vasto database relazionale mai allestito in un ufficio giudiziario, una macchina inarrestabile che aveva ormai raggiunto il fondo del barile, lui.
Aveva mandato la famiglia in montagna per le feste, e aveva promesso, mentendo, di raggiungerli per capodanno. Era solo, in casa, nel suo studio traboccante di vecchi libri delle Edizioni Riunite e dell'Editrice Sovietica in lingue estere sommersi e nascosti da marketing americano, arte di compiacere il capo, manager in mezz'ora e come ottenere il massimo dai dipendenti.
Praga. Ahh. Aveva vent'anni allora. Si versò una generosa tazza di caffè e si accese una sigaretta, al diavolo il medico, il problema era ormai superato. Settembre del 1948. Accompagnava i ragazzi di Abbadia che erano insorti, da soli, dopo l'attentato a Togliatti. Ragazzi maremmani, della sua età, disorientati per le vecchie strade del centro, si sentivano in colpa e lui doveva farli sentire in colpa, ma sapeva la verità. La federazione di Siena era stata incaricata di lanciare il segnale, sarebbe dovuto sembrare un errore. Tutto era successo in poche ore, quel 15 luglio. Avevano piazzato le mitragliatrici alle due strade d'ingresso al paese, fucilato il maresciallo dei Carabinieri e due noti fascisti. Avevano appreso dalla radio che invece la direttiva era solo di difendere la democrazia.
Il telefono. E' l'avvocato; forse si potrebbe aggiustare uno dei contributi presentandolo come un prestito, e... Pronto? Pronto?...
Lasciò cadere la cornetta con un senso di fastidio irreale.
Ci pensò un attimo. Sentì l'antico calore dell'adrenalina nel sangue, il cuore che accelera, sorrise e compose il Numero.
"Il dottor Vannucci? Sono Manfredo, eh, come va? Si? No, chiamavo per dire che la neve si sta sciogliendo, qui a Roma, a casa mia..."
Dall'altra parte della cornetta Flavio, settant'anni a giorni, medico in pensione, impegnato in una associazione di assistenza agli extra comunitari, dapprima trasalì, poi a sua volta assaporò il calore dell'adrenalina, effettuò alcune rapide connessioni mentali, tirò il fiato e rispose: "...Allora tra due ore arrivo con il sale...". Ma la voce gli tremava. La Struttura formalmente non era mai stata sciolta, ma di fatto era oltre vent'anni che nessuno lo aveva più contattato, c'era stata la svolta, e poi lo scioglimento del Vecchio Partito...
Certo, Manfredo non era un buontempone qualsiasi. Si chiese se quello che stava facendo avesse senso, ma preferì non rispondersi. Scese in cantina. Aprì il vecchio baule e prese la borsa coi ferri, le insuline, le bende, la morfina e tutto il resto. Poi sollevò la mattonella e prese la Beretta, riempì il caricatore, verificò che la molla fosse ancora efficiente, lo inserì e armò la pistola, come era stato addestrato a fare, quasi cinquant'anni prima. Lasciò il cane a mezza tacca e se la infilò nei pantaloni, meccanicamente.
Un'ora e trenta minuti dopo suonava il campanello della casa del Segretario Amministrativo del Grande Partito della Sinistra.
Salì. Quando lo vide, capì immediatamente. Si abbracciarono e piansero; il Segretario non chiese neppure se erano state osservate le misure di sicurezza, se..., ah, erano entrambi professionisti.
La mattina successiva la domestica prese servizio alle 8 e trovò il Segretario in coma steso sul tappeto dello studio, chiamò l'ambulanza e avvertì i familiari.
C'era ben poco da fare.

I funerali ebbero luogo due giorni dopo, presenti, con qualche imbarazzo, le massime autorità, amici e avversari politici, molti giornalisti maliziosi.
Una breve cerimonia.
In disparte, il vecchio dottore si era portato una copia dei Canti di Svendborg di Bertold Brecht.
Buffo. Sembrava un prete spretato. Da solo, al cimitero, appoggiato ad un albero, indifferente alla cerimonia ufficiale, leggeva:

"VENITE AVANTI VOI IGNOTI, COL VOLTO COPERTO

E ABBIATE IL NOSTRO

GRAZIE!"


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