FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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POESIE

Arnaldo Citterio




LO SCARABEO

L'onda che infrange il mistero assoluto
si dissolve nel cammin di nostro respiro
che sembrar nel ciclo dovuto
un caldo e dolce brumiro.

Ma l'isola che cela l'errabondo essere
che nel buio trova la sua dimora
nell'immenso giogo del grigio benessere
ci sfugge eppur un grido ogn'ora.

Quell'urlo che dal profondo insorge
mietendo vittime che inconscie s'adirano
nel verde mare mentre debole s'accorge
che le sue ombre non si diradano.

Ed ecco la scarabeo che nel ciel s'imbriciola
mellifluo canta la scaltra melodia
dei colori del dolore tinge la tua isola
e col pennello malizioso sovrasta chichessia.

Ma chi sei o maligno fato
che tradisci la speranza
non dominar o nano ingrato
la grama sorte e la sostanza.

E senza fallo non lasci mesto
che con l'ardor si combatta adesso
la dura battaglia che incalza il resto
delle mille ore perse nel fosso.

Negli antichi primordi che la vita non è tale
si evapora acre il natale dei geni
nell'immenso che dell'amor è il sale
e dell'odio il sire dei veleni.

Ma chi sei o infausta dama
che ingiuriosa doni la tua linfa
ingrata scagli la tua lama
dolce regina, maligna ninfa.

Con il cor incanti innocenti vati
con la mano stringi il più distratto
che fossimo noi beati o dannati
se non cadessimo nel tuo baratto.

Chiunque indomito erri pel mondo
di terra in monte senza paura
disperi ogn'ora cogitabondo
che s'illumini il tetro come l'acqua pura.

E voi non pensiate che nessun v'osservi
perché al dunque dei giorni col candido manto
color che vinceranno saranno i servi
e non ci sarà più neanche un santo.



MA E' SOLO UN MOMENTO.

Dove vai, tanto il tempo ti coglie inflagrante
dove corri, tanto i minuti restano di sessanta secondi.
Ma è solo un momento.

E mentre la roca voce del passato ti fa da eco
uno spiraglio di luce illumina quel tetro...
ma è solo un momento.

E mentre superbe tramontane solcano lo spazio vuoto
l'azzurro del mare combatte l'ignoto
Nutrendo il profondo si arriva all'assenso.
Ma è solo un momento.

A tratti giochi con il futuro,
a tratti ringrazi il presente
ed intanto lo spirito si annulla latente,
ma è solo un momento.

E se il pensiero si nutre di linfa vitale
e se a giocare ci si fa solo del male
non errare inconscio del domani
e guarda allo specchio le tue mani.

Almeno solo un momento.



L'ORCA SELVAGGIA RIDE.

L'assurdo irrefrenabile istinto celato da briciole di voli pindarici
estasiati da mille campanelle color fuliggine e da cristalline fontane
che rigurgitano colori e deliri.
Laddove si infrange l'onda l'orca selvaggia ride.
Pregare, vivere, morire, senza sentire, senza senso, senza odore di niente.
Cospirare nell'ansia di mille corpi morti senza perché mentre
l'orca selvaggia ride.
Nessuno se ne avvede? Nessuno pensa di tacitarla?
Neanche un oceano di lacrime serve allo scopo.
Si ritorna alle origini, ricostruendo, rivivendo ma di nuovo
l'orca selvaggia ride.
E tu sei tu, un povero semidio, uomo.
Ci nascondiamo dietro falsi idoli ricoperti di carta regalo,
ci illudiamo di trovare la verità dentro gli occhi di un bimbo,
E l'orca selvaggia ride.
Farnetichiamo invano davanti alle storie raccontate dai profeti,
giochiamo con i bottoni di gelsomino compianti di non averne avuti
prima.
E' l'orca selvaggia ride.
Ma verrà il giorno azzurro.
Ci nutriamo di escrementi da noi stessi prodotti,
respiriamo lo scempio da noi stessi creato e continuiamo a fare
il gioco dell'orca selvaggia.
Ma verrà il giorno azzurro.
Vendiamo carabattole che ci ricadono addosso,
Ci osanniamo difronte e ci pugnaliamo alle spalle
e l'orca selvaggia ride.

Cantiamo alla vita seminando la morte senza capire quali venerdi
di sangue si preannunciano per il povero uomo.
Ma verrà il giorno azzurro.
Scoppierà in un impeto, sarà irrefrenabile, riempirà le pozzanghere
di creta con le note di mille aureole pulite e corollerà le volte celesti
di soavi melodie.
E l'orca selvaggia, finalmente, morirà, scomparirà, si dissolverà,
ma non smettera di ridere, perché l'orca selvaggia è dentro di noi,
l'orca selvaggia è sorella del giorno azzurro.



ED IL CALDO VINSE SULL'IMPROVVISO.

Al sole la pazienza subentrò la superbia,
e la focosa mano del magnifico avvolse il tutto.
Dio sole gagliardo imperava non curante delle rivoltose nubi
ma ecco che Eolo turbato dall'arcigna madama Afa coalizzò gli
sfumati ostacoli e costrinse le timide nubi a sfogare la
nascosta potenza.

Il cielo si oscurò: Donna notte si manifestò offesa.
Colorate sfumature impressionarono il cielo
regalando a sorella luna aureole d'argento.
E le stelle potevano solo osservare, invidiose.

E poi frà vento orgogliosamente ferito da
quella impetuosa bellezza scatenò, insinuante, le sue spire.
L'ingeneroso freddo gridò la sua potenza e
l'acqua iniziò cheta la sua corsa,
Le folgori danzarono sui rupi e le saette irruppero nel cielo.

Improvvisa e scrosciante l'acqua precipitò sulla focosa mano
del Magnifico mentre messer freddo continuava a seminare cristalli
di noce.
Infine Eolo possente gonfiò il suo petto e che musica suonò la
sua tromba!

La terra sembrò tremare e dio sole fu punito.

Ma ecco di nuovo una rivolta: Eolo stupito e trepidante si acquietò,
Donna notte si ritirò piano e le nubi ritornarono domate.
Al sole la pazienza subentrò la superbia e di nuovo il caldo
vinse sull'improvviso.

La suprema legge del tempo non si può mutare.



IL NOSTRO TEMPO E' FINITO.

Mentre corolle di voci scherzano con l'eco,
sorgenti di vita ormai appassite,
le cornici d'avorio dei quadri d'argento
formano cristalli di cera su nuvole d'amianto.

Le navi da guerra vestite a fiori
lanciano sfere d'acciaio colorate di dolore
come caramelle fatali su gemme di pino:
castighi burlati lanciati da streghe maldestre.

Con fette di neve che ricoprono orchidee ingiallite,
e tuorli d'uovo mischiati a grafite,
si apre il tramonto:
una finestra imburrata striata di rosso.

E mi accorgo che la vita è piena di
testimoni oculari ciechi, di
muti che gridano, di
sordi che ascoltano.

E mentre lo sguardo si ferma fugace
sui colori smarriti, mi arrendo
come il ghiacciaio che scivola su un
deserto infuocato.

E vedo, vedo segnali di fumo
lanciati da cantanti persi nel cobalto viola
come elefanti in miniatura che
spostano fili d'erba.

E non sanno che generose goccie di miele
cercano golosi, e non sanno che
le dolci serenate delle aureole di gelso
non arrestano i mostri di carta dentro le menti scarlatte.



IL ROGO DELLA SORTE

Volgi prono il capo verso della sapienza la fonte,
che sia folgore la saetta che ti illumina la via.
E col mantello il lago che indugia in cima al monte
si rivesta cheto, più maestoso che ci sia.

Ed il sangue, ogni istante versato
più copioso e più urlante
in un terrore mal celato
dagl'occhi neri lacrimosi
si scolpisca nella mente
dell'assassino nauseante,
che nel maniero dei tormenti
viva e non riposi.

E finalmente, con occhi accecati dal dolore e dall'ira
il sol leone rinnovi della speranza la chimera,
senza ombre con l'amore, nello specchio si rimira
con riflessi opachi la rinata primavera.

Pel domani che rifugge dalle rughe della notte
destreggiando nel pensiero che si eleva senza scopo
si cimenti nelle lotte che del tempo sono dotte,
perché è dal rogo della sorte che risorgerà quel dopo!




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