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PERCHE' NELL'ARTE MODERNA ALLIGNANO MOLTI CIALTRONI

Massimiliano Griner




Nel saggio "L'immaginazione pornografica" contenuto in "Interpretazioni tendenziose" (Sontag, Torino, 1975) Sontag tenta di dare una definizione deliberatamente approssimativa e generica dell'arte. ´In termini estremamente generici: l'arte (e il fare arte) è una forma di consapevolezza; i materiali dell'arte sono le varie forme di consapevolezza. Ma non esiste principio 'esteticò secondo il quale da questi materiali si debbano escludere le forme di consapevolezza più estreme che trascendono la personalità sociale o l'individualità psicologica(p. 40).
All'interno della dimensione della vita quotidiana, al fine di conservare l'ordine sociale e per consentire i rapporti umani usuali, la maggior parte degli uomini deve reprimere questi stati di coscienza estremi: << noto - continua Sontag - che quando qualcuno si avventura ai confini della coscienza, lo fa a proprio rischio della propria salute mentale, cioè della propria umanità. Ma la misura umana, o norma umanistica, valida per la vita e il comportamento di tutti i giorni, sembra fuori posto se applicata all'arte, >> un eccesso di semplificazione(idem).
L'eccentricità dell'artista contemporaneo non è di alcun interesse: una concessione "in armonia con la singolarità della sua vocazione": ma quello che realmente conta è il suo compito, ossia riportare trofei dalla sua battuta di caccia immaginaria ai confini della coscienza, dello sperimentale. ´E il principale mezzo per affascinare è spingersi un passo più in là nella dialettica dell'oltraggio. Rendere la propria opera repellente, oscura, inaccessibile; dare insomma ciò che è, o sembra essere, non richiesto. Ma per quanto atroci possano essere gli oltraggi da lui perpetrati sul suo pubblico, le credenziali e l'autorità spirituale dell'artista dipendono sostanzialmente dalla percezione (...) da parte del pubblico degli oltraggi che egli compie su se stesso. L'artista moderno esemplare è mediatore di pazzia (p. 41).
Da questa definizione si possono aggiungere due considerazioni separate. La prima, che l'arte, come il cibo, deve essere consumata fresca: noi moderni abbiamo bisogno di essere saziati costantemente di arte nuova, moderna, pensata e realizzata oggi. Possiamo studiare analisi matematica su un libro degli anni cinquanta, ma non possiamo limitarci ai contemporanei di Cesare Pavese. So che il paragone è molto fragile, perché nessuno trova dei buoni motivi per tornare sui vecchi, polverosi libri di analisi, mentre noi vogliamo scientemente tornare a Pavese, o a Spinella, o a Dolci, e sapere anche perché lo facciamo.
In secondo luogo, si deve constatare che nelle parole di Sontag possiamo trovare un breve abbozzo di spiegazione ad una domanda ricorrente: perché il territorio dell'arte moderna è cosparso di inganni, insidie, supponenze e falsità? Il punto è che abbiamo molti, probabilmente troppi, presunti aspiranti al "viaggio ai limiti della coscienza", molti argonauti in pantofole sedicenti "mediatori di pazzia", creatori di fantocci imbarazzanti che a loro detta sono trofei riportati da luoghi sconosciuti. In questo senso il conformismo del pubblico, incapace di distinguere immediatamente un trofeo autentico, sofferto, da un giocattolo di plastica e latta, è talmente spropositato, che la critica sociale più caustica e violenta si può raffinare e diventare in un certo senso arte essa stessa, partecipe degli stessi limiti dell'arte e del pubblico contro cui si scaglia: penso al genio di Manzoni, alla sua "merda d'artista", "fiato d'artista", etc, a Andy Wahrol, o per rimanere in ambiti più familiari, al primo Achille Bonito Oliva.




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