FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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LA CASSAPANCA

Mario Anton Orefice




Nella cassapanca c'erano:
- due mole, una verde e una gialla
- il pedale di avviamento della macchina da cucire;
- due tute complete per apicultura;
- delle monete d'argento di San Marino raccolte in una busta verde con scomparti;
- una cintura di cuoio con fibbia argentata;
- dei colori ad olio ed acrilici;
- un sacchetto di dischi Anni '60;
- un Cristo in tek di Camaldoli;
- un tostapane;
- degli stivali di gomma;
- un barbecue completo;
- un attaccapanni in legno marrone scuro;
- due tendifilo;
- un vecchio lume a petrolio;
- una grattugia elettrica;
- un gonfiapneumatici;
- un trapano verde con due movimenti più martello;
- un martinetto idraulico;
- una piccola aspirapolvere;
- una bolla grande da muratori;
- due orologi a batteria;
- un tritaverdure;
- una biciletta da camera;
- due piedi di porco, uno rosso e uno nero.
Tornò dal carcere dopo 15 anni. Lo avevano preso mentre stava scassinando la porta di un appartamento. Era andata male perché quella casa al mare era sorvegliata a distanza da un custode. La polizia arrivò proprio mentre stava caricando sulla macchina gioielli, quadri e tappeti.
Antenore era un professionista. Con le sue mole riusciva a costruire qualsiasi tipo di grimaldello e ad imitare le chiavi più strane. Quando l'impresa si rivelava più difficile del previsto, ricorreva alle maniere forti. Nel bagagliaio c'erano sempre un paio di piedi di porco, un martinetto idraulico e un trapano per vincere le soglie che opponevano troppa resistenza.
Era successo dopo la morte di sua moglie Elena. Lei era una maestra elementare che nel tempo libero si divertiva a dipingere. Lui, geometra, aveva l'hobby del giardinaggio e dell'apicoltura. Dietro casa, nel piccolo giardino, due alveari producevano un miele saporito, che Antenore ed Elena spalmavano ogni mattina sulle calde fette da tost, felici di quella vita semplice e del loro amore.
La diagnosi fu terribile: tumore al cervello. In tre mesi ella si spense. Antenore non la lasciò sola un attimo e si occupo' dei lavori di casa. Lavava i piatti, puliva il bagno, stendeva la biancheria e ogni giorno, con quella piccola aspirapolvere che avevano comprato in un viaggio in Germania, passava ogni angolo della casa. I rumori, pensava l'avrebbero distratta e forse anche divertita.
Il suo volto di giorno in giorno diventava più sottile e bianco, ma lui faceva finta di nulla. Scherzava per darle coraggio. Era primavera e organizzò un piccola festa con gli amici più intimi. Accese il barbecue e cucinò del pesce. Elena non mangiò. A sera Antenore le inietto una fiala di morfina. Erano tre ore che urlava. Il giorno dopo morì.
Antenore per molto tempo non uscì di casa. Trascorreva le giornate a letto. Ogni tanto accendeva il giradischi e ascoltava le canzoni dei Beatles, le stesse che aveva ascoltato alla festa di suo cugino quando aveva conosciuto Elena.
Perse il lavoro e la banca gli chiuse il conto corrente. Quando a casa si presentò l'ufficiale giudiziario per pignorare le poche cose che gli erano rimaste, fra cui un Cristo in tek acquistato insieme a sua moglie durante una gita Camaldoli e le monete di San Marino ricordo del viaggio di nozze, il suo dolore esplose. Picchiò quell'uomo e venne arrestato. Fu condannato ad un anno. In carcere conobbe Achille detto "Trotskij", che nelle infinite giornate della prigione gli spiegò i trucchi del mestiere. Oltre alla teoria Achille dava anche delle dimostrazioni pratiche con un piccolo pezzo di ferro che riscaldava sopra l'accendino. Con esso modellava la cera come una serratura o una chiave.
Uscito dal carcere senza una lira in tasca e senza abbastanza coraggio per uccidersi, Antenore iniziò la sua nuova professione.
Adesso era stanco. Appese la giacca all'attaccapanni in entrata e si tolse i pantaloni su cui luccicava la fibbia della cintura: una piccola testa di toro in argento, l'unico oggetto di valore che gli era rimasto. Luce, acqua e gas erano stati staccati. Cercò un vecchio lume a petrolio e lo accese.
Nella mente i ricordi si susseguivano. Rammentò di quando aveva sedici anni e una cura esagerata del suo fisico. Per mantenersi in forma la sera mangiava solo verdure tritate, praticava diversi sport e prima di colazione pedalava almeno per mezz'ora sulla bicicletta da camera.
Una volta litigò con sua moglie per l'acquisto di un orologio per la cucina. A lui piaceva quello stile inglese, a lei invece uno più moderno e colorato. Alla fine li comprò tutti e due e quello che piaceva a lui lo appese nel garage vicino agli attrezzi da giardino.
Che risate quando si mise in testa di costruire i mobili della camera da letto. Erano appena sposati e lui aveva progettato un arredamento dalle forme originali che voleva realizzare con le proprie mani. Non sarà poi così difficile, aveva pensato. Si fece prestare tutto l'occorrente, compresa una bolla per rimanere in squadra. Quando finì, il letto aveva una pendenza del trenta per cento. Sembrava uno scivolo. Quella notte fecero l'amore ridendo fino all'alba.
E quando egli le annunciò che sarebbe andato tre giorni in vacanza con un amico, lei per non farlo andare via gli sgonfiò le gomme della macchina e mise fuori uso il gonfiapneumatici. E la povera cagnetta Lulù, che a cui aveva rotto due costole tirandole la grattugia elettrica, perché una domenica aveva azzannato il maiale al latte.
La luce della lampada divenne più fioca e Antenore si sentiva come una macchina da cucire priva del pedale di avviamento. L'assistente sociale lo trovò "in avanzato stato di decomposizione" accanto al lume spento.
I nuovi proprietari della casa chiusero la cassapanca e la gettarono nelle immondizie.



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