FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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LA CASCATA

Rosario Cristaldi




<<Storia di un amore acerbo.>>

(L'ignoto.)
Volando. Il ritmo regolare delle ali, pulsante, nell'aria secca e impalpabile.
In alto, e quasi ovunque, la massa luminosa del sole, poi la luce calda che colma lo spazio e stacca dal corpo nero la fredda ombra immensa, tremolante mentre segue i contorni delle valli e poi, quasi dissolta, tuffarsi nella gelida acqua del fiume; come prigioniera di una gabbia di vetro, ne segue la superficie, e quando il cristallo si frantuma e precipita in basso come mille schegge trasparenti, lei libera e felice danza sulle cime del bosco di pini, e scompare e riappare e si dimena tutta, fin quando appagata, si rimpicciolisce su sé stessa, sempre più, fino a tornare piccola come quando si staccò dal nero corpo che volava nell'aria secca di un giorno d'estate, e si fonde con esso.
Tommy vide il grosso corvo nero posarsi sul ramo, e provò a chiamarlo imitandone il verso. Quello voltò il capo e lo fissò con l'occhio vitreo, poi spiccò di nuovo il volo, e Tommy lo vide andar via, diventare sempre più piccolo, lasciando dietro sé il bosco dei pini, col suo odore di resina e muschio, passando radente nel punto in cui, nascosto dagli alberi, il fiume salta spericolatamente giù dalla rupe; poi divenne solo un punto indistinto nello sfondo maestoso della montagna, quella che tutto vede, quella che tutto sa, pensò Tommy.
Infine distolse lo sguardo e si tuffò ancora nella fredda acqua, scendendo con gli occhi aperti verso il fondo del lago, sentendo l'acqua diventare ancor più gelida, mentre il pallido chiarore superficiale si infittiva sempre più.
Restò giù quanto più gli riuscì, poi sentì i polmoni bruciargli, e si volse verso l'alto.
Quando ne fu fuori si senti stanco ed affamato, ed iniziò a nuotare verso riva.
Danny gli si avvicinò;
<<Dove vai Tommy.>>
<<Esco Dan, ho freddo ed anche molta fame.>>
<<Ti raggiungo tra un attimo, voglio andar giù ancora una volta; nella mia sacca c'è la merenda, inizia pure a mangiare.>>
Quando finì di dire questo Danny si immerse velocemente, poi voltò bruscamente, nuotando sott'acqua verso la riva, e quando fu vicino a Tommy lo afferrò per una caviglia; lo tirò a sé così bruscamente che quello barcollò un po', poi cadde in avanti di colpo; in un attimo lei gli fu di sopra, cercando di tenerlo giù col peso del suo corpo. Tommy allora iniziò a pizzicarle i fianchi, ottenendo presto l'effetto voluto. Lei inizio a ridere allentando la presa, così lui schizzo fuori dall'acqua e insieme inscenarono una lotta furibonda. Quello era il loro gioco preferito; si azzuffavano tirandosi l'un l'altro sott'acqua, in una baraonda di grida e risate, ed i loro corpi nudi brillavano tra i riflessi del sole ed i zampilli argentati.
Infine furono entrambi troppo stanchi per continuare ancora, così Tommy uscì dall'acqua e si sedette su un masso vicino ai vestiti; tirò fuori dalla sacca due pezzi di torta, dei biscotti dolci su cui spalmare la marmellata ed il cestino pieno di frittelle.
Dispose ogni cosa davanti a sé, e addentò una fetta di torta.
Danny stava intanto strizzandosi i lunghi capelli neri, che raccolse dietro la nuca fissandoli con un rametto; poi si diresse verso Tommy.
Il freddo dell'acqua aveva reso il suo seno ancor più turgido e tagliente, e adesso lo splendore del suo giovane corpo era abbagliante.
Si sedette vicino a Tommy, e questi gli porse l'altra fetta di torta ed il cestino con le frittelle.
<<Hai fame?>> le chiese.
<<Sì.>> disse lei con entusiasmo.
<<Nuotare mi mette una fame da lupi.>>
<<Hai ancora freddo>> chiese poi Danny.
<<No, adesso è passato; sul fondo l'acqua è veramente gelida, però è molto più bello star giù; ogni cosa sembra buffa vista da lì, gli alberi il sole...>>
<<Anche io?>>
<<Beh, tu no. Tu non sei buffa Dan, davvero.>>
Lei sorrise, e lui pure, ma quasi senza sapere.
Mangiarono in silenzio, poi quand'ebbero finito, Tommy iniziò a parlare.
<<Sai Dan, ho visto di nuovo David e Marie fare quella stupida cosa.>>
David era il fratello maggiore di Tommy, ed abitava con lui in fondo alla valle, dove su c'era il bosco ed il lago.
Marie era invece la figlia di Trevor, quello a cui il padre di Tommy una volta aveva dato un pugno sul naso perché le mucche del vicino erano andate a pascolare nelle sue terre.
Finì che i due non si guardarono più in faccia per settimane, fin quando qualcuno ricordò loro che il tempo della raccolta era vicino e che nessuno li avrebbe aiutato per la mietitura se non si fossero stretti la mano da buon vicini.
<<Quale strana cosa, Tom>> chiese Danny.
<<Non so di preciso. Erano nel granaio, e Marie stava seduta su un covone di grano; David le stava tra le gambe con i calzoni abbassati dicendole di non urlare a quel modo, che se no li avrebbero sentiti. Però penso che le piacesse, sai...>>
<<Oh Tom, quella non è una stupida cosa. Stavano facendo l'amore.>>
<<Fare l'amore? Ne sei proprio sicura Dan>> pensò un attimo, poi riprese.
<<Mamma mi dice sempre che sono il suo amore; Tommy mi dice, sei l'amore della tua mamma. Ma che c'entra, mica vado nel granaio con lei a fare quello che fa' David.>>
<<Certo che no>> rispose Danny divertita.
<<Vedi, un conto è fare l'amore, un conto è amare qualcuno; amare vuol dire volere del bene, mentre se gli vuoi bene poi magari ci fai l'amore, come fanno David e Marie.>>
<<Non mi è troppo chiaro. Io ti voglio bene Dan, ma non so perché dovrei fare quello che fanno loro.>>
Restò pensieroso un attimo, poi riprese.
<<Però se serve a dimostrare che si vuol bene, beh, allora magari lo faccio, ma se non è così, allora...>>
<<E' una specie di prova, sì, ma più che altro lo si fa' perché è piacevole.>>
<<Come scendere giù nel lago?>>
<<Sì, forse anche di più>>
<<E tu come lo sai? lo hai mai fatto con qualcuno Dan?>> chiese Tommy perplesso.
<<Sì, l'ho fatto, ma la prima volta non è stato piacevole, perché non c'era amore.>>
<<Hai fatto l'amore senza amore? Mi sembra una cosa molto strana?>>
<<Sì, lo è, ma per ora non è bene che tu capisca ogni cosa.>> rispose Danny; poi si girò e si distese, poggiando la testa su un cuscino ricavato dai vestiti avvolti.
<<Però>> disse Tommy lentamente, <<se tu lo hai fatto, vorrei farlo pure io; vorrei provare, così, per vedere com'è.>>
<<Vuoi provare con me>> disse Danny sollevandosi leggermente, e Tommy si sentì gelare ancor di più di quanto l'acqua del lago avesse mai potuto fare.
<<Ora no Dan, non so perché... non voglio.>>
Lei lo guardò e non disse nulla. Gli passò una mano tra i capelli e lui rabbrividì.
<<Adesso è meglio che andiamo, se no ti buschi un malanno.>>
Si rivestirono in fretta, e scesero di corsa nella valle, verso casa.
(Consuetudini.)
Tommy trovò sua madre in cucina.
Sapeva già cosa lei le avrebbe detto, così pensò a cosa rispondere.
<<Ciao Tom>> disse lei <<dove sei stato?>>
<<Su al lago; ho fatto il bagno.>>
<<Ci sei andato con quella ragazza, non è vero?>>
<<Beh... sì>> farfugliò Tommy guardandosi la punta dei piedi scalzi.
<<Oh Tommy, come te lo devo dire che non devi farlo; non voglio che tu vada con lei. E' tanto più grande di tè. Perché non vai a giocare con i ragazzi della tua età? E poi lo sai bene che tuo padre ti picchia se ti vede insieme a quella perdigiorno.>>
<<Non è una perdigiorno mamma, lo sai>> disse Tommy impetuoso.
<<Beh, forse non lo è; ma per lei è già tempo che trovi marito, e se continua così...>>
<<Che importa>> fece lui pacatamente <<ci sono io che le voglio bene.>>
Kathleen sorrise, con il sorriso di una madre, e poi non disse più nulla.
Ancora una volta Tommy sorrise senza sapere, ma solo pensò che era stato perdonato, e corse su per le scale in camera sua, canticchiando.
Suo padre non seppe della sua gita al lago con Danny, e, dopo, nemmeno delle passeggiate fatte con lei nel bosco, risalendo il fiume oltre la cascata e fino alla vecchia casa di nessuno, con il suo tetto sfondato che all'alba ci vedevi il sole che sorgeva da dietro la montagna. Solo sua madre sapeva, come sempre, ed ogni volta al suo ritorno gli ripeteva le stesse cose, amandolo come sempre, e lui alla fine sorrideva, cercando ogni volta, sempre più sforzandosi, che il suo sorriso fosse puro e reale.
David e Marie adesso andavano raramente nel granaio. David andava con suo padre nei campi per mietere il grano, ma lui sapeva bene che dopo cena David usciva per incontrarla. Ma non gli andava mai dietro; perché adesso sapeva bene cosa faceva, e anche che non era stupido; anzi era giusto che facesse qualcosa che fosse bello come scendere giù nel lago.
David del resto non sapeva nuotare bene come lui, pensava, così è buono che abbia qualcos'altro di altrettanto piacevole da fare.
Passarono così i giorni, e con essi il tempo della mietitura, e le giornate divennero più lunghe e più calde.
Dopo pranzo il padre di Tommy andava sempre a fare un riposino, così lui finiva rapidamente di aiutare a sparecchiare la tavola, e sgattaiolava fuori con una scusa od un altra, che non incantavano la dolce Kathleen, e saliva di corsa su per la collina.
Era un giorno dei tanti, allora, quando Tommy raggiunse il piccolo altopiano ai margini del bosco; dalla riva del lago Danny lo fissava con i suoi occhi di acqua gelida.
Tommy ansimava ancora un po' per la lunga corsa, così si sedette a prender fiato.
<<Accidenti che corsa; sei qui già da tanto?>>
<<No. Solo un po'.>> rispose bruscamente Danny.
Stava seduta a cavalcioni di un vecchio tronco abbattuto, con le gambe penzoloni per metà in acqua, e lo sguardo basso.
Tommy non riusciva a vederle bene il volto, ma le sembrò che fosse seccata per qualcosa, e per un attimo pensò che ce l'avesse con lui; e glielo chiese.
<<Ho fatto qualcosa di male?>>
Forse fu il suono candido della sua voce innocente, così che Danny sollevò un poco il capo, sorridendo leggermente, troppo, mentre il labbro già riprendeva a sanguinare, e dall'occhio sinistro tumefatto zampillava una lacrima di dolore.
<<Dan, Dio mio, che ti hanno fatto; fatti vedere>> Tommy corse istintivamente verso di lei, ma la sua voce lo fermò di colpo.
<<Non ti avvicinare Tom, sta' fermo dove sei.>>
<<Ma perché, voglio aiutarti. Forse dovremo andare in paese e farti vedere dal dottore.>>
<<Danny>> esitò poi Tommy, <<chi è stato. Dimmi chi è stato.>>
Lei non rispose. Per un po' non disse nulla, e neanche Tommy ebbe più il coraggio di parlare. Stavano entrambi immobili, uno di fronte all'altro, ma senza guardarsi; Danny continuava a tenere il volto chinato, come a guardarsi dentro, a ricercare ancora le tracce di un qualche intruso. Poi parlò, e la sua voce era troppo diversa da quella che Tommy conosceva, e che era stata la voce di un altro tempo, lontano, ma adesso di nuovo troppo recente.
<<Adesso devi starmi a sentire Tommy. Adesso tu andrai via di qui, e non tornerai mai più. Io non voglio più vederti, mai più. Vai a giocare con i bambini della tua età. Io sono una ragazza ormai, e non posso perdere il mio tempo con tè. Vai via, via.>>
Lentamente lei aveva iniziato a gridare, e quelle urla investivano la misera figura ammutolita davanti a lei. Tommy non ebbe il tempo di dire nulla, nemmeno di capire, e senza una sola ragione, come un bimbo sgridato dalla madre, si girò intorno e prese a camminare verso casa.
(Ricordi presenti.)
Passò il tempo, come passa sempre nel bene e nel male, e Tommy divenne un ragazzo forte e triste, dalle spalle larghe e poderose, e con occhi grigi come il fondo del lago.
Nessuno sa quanto ci si porta dentro di quanto vissuto, e quanto si diventi per quel che si nasce. Nessuno badava molto a Tom, adesso, e per tutti il fatto che parlasse poco in fondo non voleva dir niente; quando non si ha nulla da dire c'è poco da parlare.
E questo se non altro regalò a Tommy un tranquillo anonimato, e la possibilità di poter fare quanto andava fatto senza bisogno di null'altro, senza essere costretto a spiegare niente della malinconia che al mattino si alzava presto insieme a lui, e lo accompagnava per tutto il giorno, silenziosa, quasi avesse lei stessa pena del suo odioso compito.
Soltanto sua madre avrebbe voluto chiedere, ma non lo fece mai, forse perché sapeva, forse perché temeva che Tommy avrebbe capito troppo presto una verità che non ammetteva lunghi rimandi.
Ma prima o poi, quanto vorremo non sapere mai, e si crede di aver messo da parte per sempre, ci ritorna addosso, appiccicoso e insopportabile, e, forse, atteso.
Era ancora una volta la stagione della mietitura, e Tommy era nei campi insieme a David, nelle terre di colei che adesso era la moglie di suo fratello.
Lavorava come al solito in silenzio e in disparte, ma lavorava bene, meglio di molti altri, e ciò bastava a garantirgli la sua tranquillità.
C'era una leggera brezza quel giorno, ma non portò con sé le solite foglie di grano secche e ingiallite; quel giorno gli portò parole nuove, che accesero vecchi ricordi.
<<... ma vedrai che prima o poi la butteranno fuori quella pazza. Il signor Baker ha già avuto fin troppa pazienza. La butterà fuori e farà radere al suolo la foresta e metterà su la più bella piantagione di pannocchie che si sia mai vista da queste parti.>> Era suo fratello David a parlare, appoggiato alla ruota del carro mentre si passava una mano sulla fronte ad asciugarsi il sudore.
<<Sarà dura però.>> gli rispose quello da sopra;
<<A volte quella ragazza sembra posseduta dal demonio. Urla e si agita come una dannata. Povera ragazza.>>
<<Gliela faranno passare la sua voglia di gridare, stanne pur certo, o almeno le daranno un buon motivo per urlare davvero.>>
David parlava con un sottile sorriso sulle labbra, e la cosa risultò divertente anche per quelli intorno a lui.
Risero tutti, e David si voltò intorno a raccogliere i consensi della sua ironia, ma cambiò subito in volto quanto inaspettatamente vide suo fratello Tom fermarsi ad uno sputo dalla sua faccia.
Smisero tutti di ridere, e rimasero in ascolto, come in attesa di qualcosa di considerevole.
<<Cosa c'è Tommy, interessa anche a tè la storia di quella ragazza? Se vuoi ti ci posso portare a vederla. Del resto sembra che sia abitudine comune andarla a trovare ogni tanto>>. Rise alle sue parole, ma si trovò solo; così fu Tommy a parlare.
<<Che ne sai di lei. Dove sta'?>>
<<Ma dove vivi Tom, la conoscono tutti. Sta' su al lago, in una vecchia casa in rovina, quella con il tetto sfondato; adesso che il signor Baker ha comprato le terre intorno al lago dovrà andar via da lì. Solo che non si riesce a cacciarla; urla e strepita che vuole essere lasciata in pace, che nessuno può cacciarla da lì, che quelle terre sono tutte sue e che nessuno le potrà mai comprare. Ma è solo un po' matta, lo sanno tutti. Eppoi, scusa Tom, ma tu, non te la ricordi...>>
Ma Tommy aveva già ricordato tutto prima ancora che suo fratello finisse di parlare, ed era andato via, come sempre senza una sola parola, ma lasciando dietro sé un'atmosfera carica di incertezza e stupore.
Adesso ricordava ogni cosa, e aveva finalmente vissuto ogni istante trascorso da quando era fuggito dalla riva del lago, cacciato senza un motivo, senza sapere, senza capire.
Tornò a casa, cercando sua madre, e quando la vide lei gli prese le mani tra le sue.
Lei lo guardo a lungo, leggendogli negli occhi tutto quanto lui avrebbe voluto chiederle, poi parlò e gli chiese di perdonarla.
Sono tante le cose che andrebbero perdonate ad una madre, ma sempre quando si è troppo piccoli per capire di avere ragione, e difficilmente poi il tempo cambia i rimorsi in stizza.
<<Sai bene quando è successo Tom, e so che se anche eri molto piccolo, ricordi tutto perfettamente. Ricordi quante volte ti chiesi di non vedere più quella ragazza, che tuo padre ti avrebbe picchiato se ti avesse visto insieme a lei. Ed anch'io avevo paura per tè, Tom, avevo paura che ti facessi strane idee, pensavo che saresti cambiato. Credimi Tommy, l'ho fatto per tè; per questo ho detto tutto a tuo padre.>>
Troppe volte nella nostra vita qualcuno decide per noi, nella stupida presunzione o ignoranza di fare del bene, e quante poche volte invece possiamo essere sconfitti e ritornare a noi stessi nella precisa convinzione di averci voluto provare.
Avevano deciso per lui, molto tempo prima, e per tutto il tempo a venire era vissuto nella desolante convinzione di non aver capito nulla, di aver sbagliato senza sapere in cosa. Solo il destino adesso aveva voluto dargli una opportunità di capire, e solo per questo, per questa precisa ragione, Tommy fu comunque in seguito convinto di essere stata una persona fortunata.


(Sentimenti.)
Tornò al lago, dopo infiniti anni di assenza, e rifece la strada di un tempo, ancora con la stessa corsa leggera, passando ancora sotto gli stessi rami bassi che un tempo sembravano tagliati apposta per lui.
Arrivò al lago più stanco di quanto avrebbe potuto essere, ma mai più felice; restò qualche attimo incredulo, scoprendo che nulla era cambiato, e che ogni cosa ritornava adesso nella sua memoria nel preciso luogo nel quale la aveva abbandonata. Rivide il manto verde e scuro della foresta specchiarsi nel grigio argenteo del lago e risalì con lo sguardo il corso del fiume fino a quel punto nascosto nel quale lui sapeva ci fosse ancora la cascata.
Rivide il vecchio tronco spezzato, e lo spettro di lei, lontano, ma non più nella memoria.
Dalla parte opposta del lago una figura minuta stava china a raccogliere erbe ai piedi della foresta. Non riconobbe il volto, ma non fu necessario.
<<Dan. Dan, mi senti sono io>> urlò, <<sono Tom, sono tornato.>>
Nemmeno la eco aveva un suono diverso. Tutto era restato uguale, tranne la risposta a quanto gridato.
<<Vattene, vattene via. Queste terre sono tutte mie>>
Una misera figura agitava da lontano un bastone, ed urlava, urlava come fosse indemoniata.
<<Vattene, nessuno mi porterà via da qui.>>
Tommy restò ancora come una volta immobile, e troppo lontano per sentire le ultime parole che si spegnavano in quelle urla.
<<Vai via Tommy, ti prego, vai via.>>
Ma niente di quanto è stato si ripete identicamente, e per quanto appaia, nulla resta immutato.
Così neppure Tommy, come un tempo, lasciò che quelle parole spezzassero ogni suo azione, ed iniziò a correre, follemente, senza respiro, verso quella figura immobile dall'altra parte del lago.




(Vendette.)
Lei non si mosse, neppure quando lui le fu tanto vicino da accarezzarle il volto; restò immobile, il volto di ghiaccio scavato da vecchie lacrime amare.
Non poteva parlare, e non c'era alcun modo di lasciare venir fuori quel dolore denso e soffocante che le saliva in gola, una, più volte, e che sempre tornava giù, cozzando sull'invisibile membrana di vetro che da così tanto tempo la confinava da tutto il resto.
Tommy la cinse con le sue braccia, e la tenne a lungo contro di sé, quasi per sgelare quel corpo col calore del suo; avrebbe continuato a tenerla così per sempre, come non avesse più nessun altra ragione di essere se non quella.
Nessuna domanda più galleggiava nella sua mente; niente, e mai nulla più avrebbe desiderato come tenerla così ancora e per sempre; nessun passato, nessun ricordo opprimente e feroce.
Cancellò in quegli attimi anni di solitudine, di domande polverose sparse nel vento; ma ancora una volta, quando ormai pensiamo di aver dimenticato, o aver messo da parte, qualcuno ci richiama indietro, verso qualcosa cui non possiamo sfuggire.
<<Tom, sei tu, sei tornato.>>
Le labbra di Tommy portarono la loro risposta quanto più vicino a lei potevano, e l'abbandonarono lì, sulle labbra di lei.
<<Sono qui Dan, e voglio restarci. Staremo insieme, sempre, come una volta.>>
I ricordi, un dolore certo di felicità perdute o di rinnovate tristezze; Tommy adesso ricordava ogni cosa tanto chiaramente quanto Danny avrebbe voluto cancellare, senza poterlo fare se non nell'unico modo che avrebbe reso loro due e quanto di nuovo stava appena nascendo, fragili come una logora corda di violino. Un nuovo vento leggero si era appena alzato, e sulle creste leggere del lago dondolavano schegge di morbido sughero resinoso, ed aghi di pino e tenere piume di uccello e tutto quanto ciò rendeva reale e concreto lo spazio intorno a loro, popolato nelle loro fantasie da folletti variopinti e fate turchine, di docili draghi immensi e goffi e tappeti di farfalle multicolori e di petali lucenti.
Sembrava che quel luogo stregato piangesse per la loro sorte beffarda, e provasse a consolarli, come se ne avesse lui stesso una qualche colpa. Ma non era così, e Tommy stava per saperlo.
Era tornato tutto indietro nel tempo. Danny stava seduta come un tempo, a cavalcioni del vecchio tronco spezzato, le gambe penzoloni, la sua immagine tremolante riflessa sul lago. Tommy di fronte a lei, ancora una volta.
<<So tutto Dan, adesso so chi ti picchiò quel giorno, e so anche che la pagherà. Non devi aver paura adesso, ci sarò io accanto, e vedrai, nessuno ci manderà via da qui.>>
Danny sollevò lo sguardo, ma non rispose.
<<Andremo nella vecchia casa, la rimetterò in sesto, ed abiteremo lì, io e tè>>
Ancora Danny non rispose, limitandosi a fissarlo negli occhi e ogni tanto a guardarsi il piede ciondoloni nell'acqua.
<<Danny, ti prego.>>
<<Sai veramente tutto, Tom>> cominciò allora lei, aggredendolo, <<sai veramente ogni cosa di quanto succede ogni giorno quassù al lago.>>
Le parole di lei erano lanciate veloci come una sfida, ma Tommy riuscì ad evitarle.
<<Cosa vuoi dire>> rispose lui, <<cosa intendi dire>>
<<Sai quanti anni sono passati>> riprese allora Danny, <<e sai che per tutti questi anni ho sempre vissuto da sola; come credi lo abbia fatto?
Lo sai, io sono senza marito, non l'ho mai avuto un marito io, e...>> sorrise a sé stessa, <<non ne avrò mai uno.>>
<<Ma adesso hai me, Dan, non devi dimenticarlo.>>
<<Tu non sai niente, per questo parli così, perché non sai niente.
E' passato il tempo quando non c'era nulla a cui pensare se non scendere a occhi aperti nel lago, e parlare e stare ore intere a prendere il sole.>>
<<quel tempo è passato Tom; tu sei diventato un uomo, ed io, io....>>
L'acuto richiamo del corvo servì a coprire il suono della sua voce, ma non poté cancellarne l'effetto; quel fiume in piena ruppe infine i suoi argini, ed il dolore lungamente stipato si riversò con la forza di una tempesta, e niente poté resistergli, se non l'immensa tenacia di quel nuovo amore.
Adesso Tom le era accanto, e lei sentiva le sue braccia strette intorno, sentiva la dolce pressione dei muscoli sul suo corpo e la tenerezza avvolgente di lui, e l'immenso desiderio.
Avrebbe voluto amarla, ma sentiva che lei non si sarebbe mai data; c'era ancora qualcosa che Tommy non sapeva, e che continuava a dividerli.
Adesso capiva cosa voleva dire suo fratello quando erano nei campi, sapeva come la solitudine ed il bisogno possano portarti su nuove strade, così come era successo per Danny, ma quello che ancora non sapeva era quanto lei avesse accettato miseramente tutto ciò, o quanto in fondo ne ammettesse semplicemente la possibilità, come un modo per vivere che in fondo non addolora.
Troppo pochi e ingenui erano i suoi ricordi per rispondersi a questa domanda, e preferì dimenticare di averla mai formulata nei suoi pensieri.
Adesso, pensava, è un nuovo giorno, e ieri inizierà da oggi.
Le scostò un poco i capelli dalla fronte, e la baciò.
<<Io ti amo Danny>> le disse, <<e non importa niente quanto è stato fino ad
oggi. Dimenticheremo tutto, se non riusciremo a perdonare.>>
<<Non è possibile Tom; tu non puoi capire, ma io non riuscirei, non posso...>>
<<Non devi aver paura di quanto può dire la gente, saremo soli, io e tè>>
Le appoggiò lievemente la mano sulla guancia, e la tirò a sé; la baciò, ma non sentì nulla.
<<Davvero credi che potremo ignorare quello che la gente dirà. Forse sì, ma io non potrei mai entrare nella casa di tuo padre. Capisci cosa voglio dire Tom, riesci a capirlo; puoi immaginarci seduti alla stessa tavola, io, tè, e tuo padre. Non potrei sopportare i suoi sguardi, scordare le sue parole...io non posso più essere di qualcuno Tom, perché ormai sono di tutti.>>
No, non di tutti; tutti è una parola troppo vaga per ferirti, ma suo padre, era perfettamente definito orami nella sua cieca ferocia assassina, nel suo illogico odio puntuale che aggrediva uno dei tanti, senza alcun motivo preciso, senza che avesse più colpe dei molti altri.
Capì che suo padre non si limitò ad andare da lei quel giorno per ordinarle di stare lontano da lui; ma la rabbia ed il delirante piacere della supremazia ebbero ragione di quella ragazza sola, indifesa e colpevole di ogni libera accusa. E' fu allora che, per la seconda volta, Danny conobbe il duro amore senza amore che un tempo tanto confuse i pensieri di Tommy.
Ancora una volta, e per mano di un padre, Danny aveva conosciuto le violenze bestiali di qualcuno più forte di lei, e questa volta la rassegnazione e la triste consuetudine, o semplicemente la rapida scorciatoia per sottrarsi al dolore gli avevano fatto accettare tutto quanto con la fredda convinzione che se non poteva combatterli, poteva almeno garantirsi la loro stima segreta tra le pieghe di un lenzuolo.
E per anni Danny diede la libertà del suo corpo a chiunque la chiedesse, ed anche la ruvida e pesante mano del padre di Tommy tornò più volte da lei, e non più per colpire.
Tutto questo improvvisamente fu chiaro nella mente di Tommy, e una molla scattò dentro di sé, e lo spinse avanti, di corsa, come una furia imbestialita;
nulla ruppe il silenzio alle sue spalle, nessuna voce, nessun richiamo.
Non restarono sospese braccia protese a trattenerlo; Danny era ritornata al suo passato più recente, trascurando quei brevi richiami ad uno più remoto.
La sua vita correva ormai su binari troppo solidi, per poter essere deviata da emozioni che pizzicavano corde dei sentimenti rigide e scordate dal tempo.
Tommy andò via, in una misera indifferenza indistinta; una corsa disperata, fin sotto casa; uno sguardo veloce, premonitore di una lunga attesa.
Era ormai buio, e Tommy aspettava silenzioso come un tempo, sull'uscio di casa. Aspettava, e il tempo mutava la sua maschera d'odio in una misera ombra.
C'era stato un momento in cui quel poco che di suo padre sembrava avesse memoria era tornato prepotentemente nei suoi ricordi.
Una scossa improvvisa che lo destava, obbligandolo a fissare lo sguardo su quella figura che usciva dalle nebbie del suo passato, a guardarlo come fosse la prima volta. Dal completo anonimato suo padre attraversò velocemente tutti gli strati dei sentimenti umani, per soffermarsi poi a lungo sull'acido suolo dell'odio. Odiò suo padre quanto l'ebbe ignorato in tutto quel tempo.
Lo avrebbe ucciso, sgozzato senza pietà e senza ragione, se, e senza un motivo, si fermò a chiedersi il perché, e fu quella precisa domanda a stancarlo così tanto, a farlo sentire svuotato e debole.
Stava seduto sui gradini in legno, davanti la sua casa, sotto il tetto di una limpida notte stellata; un cielo infinitamente basso e gonfio, meraviglioso nella sua imponenza. Tutto quanto avrebbe potuto aprirgli il cuore in altri giorni era lì, e adesso tutto ciò lo lasciava semplicemente indifferente.
Trovò inutile quell'attesa, ed il pensiero di trovarne motivo.
Danny non era come lui la ricordava, non lo era mai stata, e solo la sua innocenza di bambino aveva mutato parole e gesti antichi in gioco o scherzo.
Quanto spesso ci si illude per ingenuità o amore, e quanto più spesso si finge in un presente che non si vuole accettare, e che non cambierà.
Tommy raccolse questi miseri resti dei suoi pensieri, e li mise in tasca, e nella notte ormai fonda sì alzo, scagliando lontano da sé qualcosa ormai inutile; ritornò sulla strada che portava al lago, incontrando suo padre sul sentiero, che tornava a casa.
<<Ohè Tom>> gli disse <<dove vai che è tardi.>>
<<Tornerò>> rispose lui senza fermarsi.



(Acqua.)
E fu di nuovo di fronte alla tristezza del lago, e ne seguì i contorni melmosi, calpestandone i ciuffi freschi e verdi, lasciandosela infine dietro quando entrò nel buio odoroso della foresta, camminando silenzioso sul tappeto di muschio e corteccia.
Seguì il sentiero tracciato dalla luna nel cielo, e proprio quando questa fu perpendicolare sopra di lui si fermò, e ne vide i raggi argentati cadere a precipizio divorando il buio della notte, per poi filtrare tra i resti di tegole e travi ed ancora più giù, attraverso il tetto sfondato della vecchia casa dei suoi ricordi.
Si avvicinò quanto bastò affinché i raggi di luna illuminassero un lurido palcoscenico animato da corpi e sudici lenzuoli; sotto i suoi occhi una lenta danza rituale, scandita dagli stessi tempi e dai medesimi gesti di sempre; cambiavano soltanto gli attori, ma non tutti insieme.
Gli sembrò di udire delle parole, inopportune per quella recita, e che forse erano destinate a lui. Non sentì, e non volle tornare indietro a domandare.
Il buio lo aiutò a nascondere il suo ritorno e le sue lacrime; per amore in fondo si piange sempre.
Tommy ritornò a casa, nella speranza di trovarci ancora qualcosa, qualunque cosa; era troppo ciò che ormai il tempo lo costringeva ad abbandonare, ed ora, in ultimo, anche alla sua felicità.
Non sperava più in nulla, ed attendeva soltanto quello che il vento gli avrebbe portato addosso.
Non seppe più nulla di Danny, e alla fine la dimenticò; lei riuscì, a poco a poco, in quello che Tommy fingeva di aver fatto; così non restò più nulla dei loro giorni felici e luminosi, delle discese sul fondo del lago, dei loro giochi, del loro giovane sentimento, delle lacrime versate, e, infine, del loro addio.
Sparì ogni cosa, dalla memoria e dai loro cuori, trascinato via dalla furia indifferente e purificatrice della cascata.



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