FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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FALSI-CAMMELLI

Raffaele Palumbo




Alle 9 mi dovevo trovare con Stefano e tutti i Falsi-Cammelli in piazza. Alle 7 e mezzo i miei vanno al cine, una porcata di film con quella stronza della Sharon Stone, credo, che a papà gli piace tanto. Mamma mi lascia sul tavolo pizza quasi fredda e due paste avanzate da domenica. Mi guardo i cartoni su Rete Quattro. Alle 8 e un quarto suonano. Chi è, dico. Sono io, dice la Titti. Ha il raffreddore, penso, e dico sali. Mi mangio la pasta che era rimasta, che sennò magari la voleva lei e poi ingrassa. Mentre sale in ascensore penso che tra meno di mezz'ora devo scappare, che i Falsi-Cammelli mica ti aspettano se arrivi tardi. In moto e via. Che vuole la Titti a quest'ora, penso anche. Speriamo che sia una cosa veloce, penso anche. Entra la Titti, sono qui, dice col raffreddore dall'ingresso. Io sono in cucina. Entra, dico io dalla cucina, e ingoio bene gli ultimi pezzetti di pasta e mi puisco il maglione dalle briciole e dallo zucchero. Mi trovo davanti la Titti, che mica aveva il raffreddore. Piangeva. O mamma, penso io, questa piange. E subito mi viene da guardare l'orologio, che ho già capito che qui faccio tardi, penso io. Ma poi, per fortuna, mi accorgo che non va bene guardare l'ora mentre la Titti mi sta davanti e piange. Per fortuna in tempo in tempo me ne accorgo. Così avevo già il braccio che si sta alzando per guardare l'ora, e faccio finta che mi prude il naso e me lo gratto. La Titti credo che non si sia accorta che volevo guardare l'ora, che non stava mica bene farlo mentre lei piangeva. Anche perché piangeva ancora. Però la volevo guardare davvero l'ora, e che cavolo. Pensapensapensa come fare. Così la abbraccio. Lei mi stringe tutto e mi piange sulla spalla. Mi si appanna anche una lente degli occhiali, da quanto piangeva. Io sposto piano il braccio sinistro come per accarezzarle la testa, e così guardo l'orologio. Le 8 e venticinque! E passate! Nel frattempo la Titti sta dicendo qualcosa, che non si capisce bene perché piange di brutto e si mangia le parole. Dice cose tipo sono una stronza una stronza una stronza. Questo me lo ricordo bene che l'ha detto tre volte, ma la prima avevo capito sono una sbronza, e allora credevo di avere capito perché era così strana. Invece no, aveva detto stronza. Ora mi dirai che sono una stronza, e me lo merito, diceva la Titti, me lo merito, che stronza sono. Sentivo le sue lacrime che mi passavano attraverso il maglione fino alla camicia. E che palle! E io dovevo ancora pettinarmi, cambiarmi, prendere la moto e andare in piazzetta. I Falsi-Cammelli mica ti aspettano, loro vanno, se ci sei bene, se non ci sei cazzi tuoi. E io già l'ultima volta non c'ero andato, cazzocazzocazzo. Intanto che pensavo queste cose la Titti si stacca da me e mi guarda negli occhi. Aveva smetto di piangere di colpo. Così penso che se mi chiede cos'ha detto ora io non lo so, perché pensavo ai Falsi-Cammelli. Mi guarda per un po' fisso fisso. E sai che succede ora? A me mi viene da grattarmi la testa FORTISSIMO. Proprio ora. Da non farcela. Proprio ora. E stavo lì come uno scemo, e avevo sempre paura che mi chiedesse cosa aveva detto mentre piangeva, e io non lo sapevo. Ma che poso fare, grattarmi la testa con la Titti tutta bagnata di lacrime che mi guarda fisso? Non so che fare. Alla fine penso ma chi se ne frega, e me la gratto. Lei dice io non ti merito. E mi sta a guardare fisso. Io penso che io non ti merito significa che io sono meglio di lei, credo. Ci penso ancora un po' e ne sono sicuro. E dico mannò mannò, sono io che non ti merito, o qualcosa del genere, ora non mi ricordo, comunque la prima stronzata che mi viene in mente, si sa come si fanno queste cose, no? E penso che ora questa mi fa una scenata. Me lo sentivo proprio. E invece no, si mette a piangere di nuovo, ancora più forte. Io guardo di nuovo l'ora col trucchetto di prima. CAZZOCAZZOCAZZOCAZZO! E' tardissimo. Lei mi sta dicendo ora non mi vorrai più vedere, lo so, che stronza che sono, ti capisco, davvero, se vuoi sparire dalla mia vita fallo, non ti merito, dammi uno schiaffo, picchiami, voglio morire. E così via, parole senza senso. Ma io che ne so, che vuole questa da me. Io comincio quasi a tremare dalla fretta. Devo scappare via, che forse è già troppo tardi. Non voglio neanche guardare l'ora. Non mi pettino e non mi cambio, deciso. Così faccio un respirone.La guardo negli occhi e le dico aspetta un attimo. Poi vado in bagno e guardo se la spalla si vede che è bagnata dii lacrime. Per fortuna no. Torno in sala e dico Titti guarda che devo andare, ciao. Lei non mi saluta nemmeno. Per dire, neanche ciao.



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