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IL BRANCAPUSAGIO STAGIONOSSI

Damiano molinari





Le galassie continuavano ad allontanarsi e a svaporare finché al Branca non girarono i coglioni.
Fu allora che smisero, impantanate di paura e sbigottite d'orrore. Perché lui non ci andava mica per il sottile; si succhiava i mondi come polenta e poi li sprizzava fuori dalle fessure dei denti come merdella tumefatta.
Eh si! Era proprio un bel fusto, il Branca; il suo capoccione ribolliva d'ingordigia e le sue mani erano tuberi di potenza.
Mi ricordo ancora quando sfilacciò tutto l'universo e se ne fece un ombrello. Bei tempi quelli, tempi in cui ci si divertiva come fossili......ora non più; da quando il Branca aveva dato una smanassata al tempo e lo aveva fermato non succedeva più un cazzo... ed il Branca era triste, come una seppia che ci usano l'osso per fare la faccia di Gimondi.
Per rallegrarsi un po' intonò la sua canzone preferita "Mutanda con casco tipo Spagnolo", vecchio successo dei cuginetti Cambusa, ma non servì a nulla. Così venne il buoi, e dopo il buio la luce, e dopo la luce l'Armando Calcutta con il suo chioschetto di banane; quella fu l'ultima volta che lo si vide perché in un battibaleno il Branca lo disossò come una prugna e con la sua pellaccia ci fece un tappo per le orecchie.
Ahi! Che mito, che temperamentro scaltro.
Che mandingo il Brancapusagio.




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