FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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BOTTONI

Andrea Pernice




-Non capisco, non fai che parlar male di Pippo Baudo e poi alla fine sei sempre lì che guardi le sue trasmissioni.
-Oh, quante storie. Quella mummiaccia! La tengono in vita coi gas! In ogni caso, ti sembra che ci sia qualcosa di meglio da vedere stasera?
-Beh, ci sarebbe "Rio Bravo". Ti ricordi?
-Si, Wayne, il guerrafondaio.
-Mica dicevo per lui. Caspita che romanticismo!
-Mmm...tira aria di polemica?
-Figurati. Ti dicono nulla le parole "Cinema Abadan-Castiglioncello- -millenovecentonovantaquattro"?
-Ah, ora ho capito. Certo che mi dicono qualcosa. Vado a farmi una tisanina, Liliana. Ne vuoi anche tu?
-Sei proprio...
-Alt, ora sei tu quella poco romantica! Ti dicono nulla le parole "Tisana di tiglio dopo un'indigestione di popcorn al Cinema Abadan eccetera eccetera "?
-Hai vinto.


-Alfredooooo!
-Che c'è Liliana, sto controllando l'infusione!
-C'è Giacomo di là che si lamenta.
-Anch'io mi lamento, il bricco è bollente!
-Alfredooooo!
-Ma cosa c'è?
-Giacomo dice che non riesce a dormire!
-Digli che più di metà della popolazione mondiale ha questo problema. E' in un partito di maggioranza assoluta destinato peraltro a crescere. Digli quant' è fortunato.
-Alfredooooo!
-Ora arrivo. Nel frattempo vai tu da lui e raccontagli delle facce che ha fatto tua madre quando mi ha visto per la prima volta.
-No, io mi sono ricordata che devo fare una telefonata urgente. Dài, vai tu.


-Allora, problemi?
-E' che... è che non riesco a dormire.
-Ho capito. Vuoi anche tu la tisanina?
-Si. Anzi no. Mi racconti una storia?
-Giacomo, ancora con le storie? Lo sai che sei grande, non è più tempo di storie...
-Ti prego papà.. .non riesco a dormire... e poi le tue storie mi piacciono tanto che...
-...se te le racconto ti addormenti! Non è così?
-Dài, papà! Una breve breve!
-E va bene, tanto mi freghi sempre! Allora... Tanto tempo fa una pantera scappata da uno zoo o qualcosa del genere terrorizzava un'intera regione italiana. Per combinazione, alcuni studenti che protestavano...
-Ma papà! Questa storia me l'hai raccontata tante volte! Dimmene una nuova!
-Ehi, mica si possono raccontare così su due piedi le storie nuove!
-Si che si possono!
-Dunque... alcuni anni fa, in Sicilia...
-Papà, cos'è la Sicilia?
-Ma... non te l'hanno spiegato a scuola? Lo dicevo io che quella maestra era un'incompetente! Comunque, la Sicilia era una regione italiana... un'isola... il pallone a cui lo stivale dà il calcio, per intenderci.
-E adesso? Mica si chiama più così!
-Esatto, non si chiama più così, ma se ci perdiamo in disquisizioni geopolitiche la storia non te la posso più raccontare.
-Va bene.
-Dicevo che, alcuni anni fa, in Sicilia avvenne un fatto strano... per i suoi abitanti fu miracoloso... per il resto del mondo... no! Anzi, ad essere rigorosi, il fatto strano avvenne proprio nel resto del mondo.
-E cosa successe?
-Successe che, improvvisamente, scomparirono bottoni e cerniere lampo!
-Cooooosa?
-Proprio così.
-Ma se ci sono le tute! Nessuno usa più i bottoni!
-Già, ma allora esistevano solo quelli! E le zip, naturalmente.
-E allora?
-E allora devi sapere che i brevetti in esclusiva mondiale per bottoni e cerniere li deteneva una cooperativa di industrie siciliane. E indovina quale fu l'unico angolo di mondo ove non scomparirono i preziosi utensili?
-La Sicilia!
-Bravo! Sai, la situazione mondiale era già tesa, Russia e America avevano ripreso a bisticciare, si viveva nel terrore di un cataclisma atomico... aggiungi il fatto che dall'oggi al domani i bottoni cominciarono a scarseggiare e avrai un quadro della situazione. Devi sapere che quelle industrie siciliane, probabilmente intuendo un potenziale sfruttamento economico in quella direzione, avevano fatto in modo di avere il monopolio mondiale di quel settore e si erano messi a creare zip e bottoni molto efficienti, certo... ma che dopo un determinato periodo di tempo di sgretolavano. E tutto per incrementare gli affari! Questione di logica capitalistica! Te l'hanno spiegata quella, no?
-Certo. Aspetta... il libro dice una cosa come "il maggiore ostacolo che la rinascita comunista abbia dovuto affrontare"...
-Bravo!
-Eh, l'ho studiato oggi!
-Fu una crisi mondiale. In Sicilia chiusero i magazzini tenendo i bottoni per sé e rifiutando qualunque tipo di esportazione, senza addurre motivi particolari. Insomma, com'è come non è, in un batter d'occhio in tutti i negozi del mondo non si trova più l'ombra di un bottone! E se non è un problema grave oggi, se domani si può sopportare, arriva sempre un dopodomani in cui la situazione si fa seria. Pensa, industrie di confezioni e abiti d'ogni genere coinvolte in fallimenti e bancarotte... ma soprattutto sei miliardi di persone con i pantaloni che cascano... tantissima gente, quanta non ne puoi immaginare, costretta ad usare una mano sola per qualsiasi operazione perché l'altra serve per non rimanere in mutande... o peggio!
-Eheheheheh!
-Fai bene a ridere, ma allora c'era da piangere!
-Ma scusa, com'è possibile che nessuno inventasse dei sostituti per bottoni e cerniere?
-Ci provarono, infatti. Ma sai quanto ci voleva per progettare un articolo che, per banale che fosse, non infrangesse le restrittive leggi sui diritti? Perché ovviamente la Sicilia deteneva i diritti di TUTTI i possibili sistemi di chiusura degli abiti! Realizzare qualcosa di totalmente diverso non era semplice. In più, considera anche il fatto che, una volta inventato il "bottone alternativo" bisognava trovare i capitali per costruire una fabbrica, chiedere e ottenere una concessione, trovare la manodopera, edificare la fabbrica, produrre l'articolo contenendo i costi, promuoverlo, eccetera. Mica facile.
-E gli elastici?
-Mica puoi andare alla riunione del Consiglio di Amministrazione con la tuta da ginnastica! In ogni caso qualcuno fece incetta di gomma arabica e la rimise sul mercato a peso d'oro. Quindi niente elastici né, a maggior ragione, bretelle o simili. Una situazione assurda e infernale, ti dico.
-Sarà, ma non ci credo. Sicché tutto il mondo si reggeva i pantaloni?
-Proprio così. Alcuni bottoni si riuscivano a trovare al mercato nero, usati, smangiucchiati e a prezzi altissimi. Però comprare al mercato nero era considerata cosa disdicevole, per cui le personalità, i capi di stato e le persone perbene erano costretti a farne a meno, se volevano essere ben giudicati. D'altra parte la gente comune, che non aveva problemi diciamo "d'immagine", non poteva permettersi il lusso di una spesa del genere, così anche quel tipo di speculazione ebbe presto fine.
-E in Sicilia?
-Ahhhh... i siciliani... che popolo furbo e intelligente! Loro, calpestati da secoli, gente derisa e reietta per decenni, vissero allora un meritato momento di gloria. Sai, sono convinto, tutti sono convinti, che non lo fecero per denaro, oh no.
La rivincita economica se l'erano già presa da tempo. Staccandosi da Roma, avevano debellato rapidamente la mafia ed erano riusciti a costruire un piccolo impero grazie alle astuzie proprie del loro temperamento.
-Papà, anche noi siamo siciliani?
-Da parte del nonno, si.
-Sono contento.
-Anch'io. Non hai sonno ora?
-No. Continua.
-Insomma, i siciliani ne fecero un punto d'onore. Ogni giorno arrivava a Palermo un importante capo di stato che tentava disperatamente di persuadere la Confederazione a vendere uno stock di bottoni... ma non risultava convincente e finiva per fare una magra figura.
-E perché?
-Perché non si può rappresentare uno stato forte, ricco e potente quando di sé si mettono in mostra i capelli scarmigliati, il viso paonazzo dal nervosismo, la fronte imperlata dalla vergogna... e delle mutande di fortuna tenute su da spille da balia!
-E' incredibile!
-Dovevi esserci. Alle volte era effettivamente uno spasso. In Sicilia tutti si burlavano di questi uomini austeri e importanti, che fino a pochi giorni prima muovevano flotte, comandavano eserciti, sparavano missili...si sentivano delle divinità con in mano le sorti del mondo. In mano ora avevano al massimo delle malinconiche asole! Da uomo a uomo ti farò una confidenza: anche questa preoccupante circostanza aveva i suoi lati positivi: le donne, per esempio: mai viste tante gambe in vita mia! Anche brutte, per carità, ma quelle belle...! E non c'erano più camicie! Questo voleva dire attillate magliettine... insomma, hai capito.
-Certo, come no! Ma poi? Com'è andata a finire?
-Beh, come puoi immaginarti, in breve tempo la Sicilia assunse un ruolo fondamentale nell'equilibrio mondiale. Tutti coloro che ne avevano deriso e disprezzato gli abitanti, in Italia e all'estero, furono costretti a sottoscrivere un pubblico atto di sottomissione e riconoscimento. Certo, speravano di ingraziarsi la Confederazione Industriale e di ottenere qualche vantaggio, ma io credo che molte persone furono costrette a ricredersi su alcuni pregiudizi. Te l'ho già detto, fino a qualche anno prima l'isola era considerata buona solo a dar natali a ladri e assassini, mentre ora le cose erano cambiate. Fu la prima volta che il mondo si trovò davanti alla ferrea volontà di un paese inaspettatamente compatto e risoluto. Le cose cambiarono.
-Uffa papà, non arrivi mai allla fine. Tanto io non mi addormento, sai?
-D'accordo, vedrò di concludere. Esattamente sette mesi dopo lo scoppio della tremenda crisi dei bottoni, quando ogni tipo di preghiera e ricca profferta economica sembrava essere stata totalmente infruttuosa, il Presidente della Confederazione Industriale Siciliana fece un sensazionale annuncio televisivo che venne trasmesso in mondovisione. Si calcola che lo videro almeno tre miliardi e mezzo di persone.
-E cosa disse?
-Disse, folgorando il mondo dallo stupore, che la Confederazione avrebbe messo a disposizione dell'intera comunità mondiale TUTTE le sue fabbriche di bottoni e affini, nonché ritirato i diritti sulla produzione di questi, in modo che, divenuti di pubblico dominio, chiunque avrebbe potuto produrli liberamente. Tutto questo ad una condizione...
-Che condizione?
-Sei curioso, eh?
-Dài, non farla lunga, certo che sono curioso...!
-A condizione che tutti gli armamenti di tutte le potenze belliche del mondo fossero distrutti dinanzi ad una Commissione di Rappresentanza dei cittadini della Terra.
-Ma dài!
-Successe proprio così. La Sicilia scioccò il mondo con questa proposta. Sulle prime nessuno sembrò voler accettare. Certo, era un prezzo troppo alto per uomini che avevano fatto della guerra una logica con cui condurre la propria vita. Le caste militari dei vari paesi si opposero con un secco rifiuto, convinte più che mai che una bella bomba all'idrogeno valeva il fastidio di reggersi i calzoni diciotto ore su ventiquattro. Anche i vari presidenti, monarchi, dittatori erano più o meno di quest'opinione. Ma tutte queste persone avevano fatto i conti senza l'oste...
-E chi era l'oste?
-Ma è un modo di dire...! Santo cielo, bisogna che io faccia due o tre chiacchere con la tua maestra, un giorno o l'altro! Intendevo dire che quelle persone che per qualche disgrazia si trovavano a reggere le sorti del mondo avevano sottovalutato il motivo per cui erano lì, al posto che occupavano. Avevano dimenticato il loro compito, che era quello di rappresentare i loro cittadini o sudditi, che dir si voglia. I quali, esasperati in parte da sette mesi di calzoni e gonne calanti come sipari che precipitano su quinte imbarazzanti, in parte dall'arroganza dei "potenti" del mondo, destituirono rapidamente costoro con mezzi legali in certi casi, meno legali in altri. Caddero tante di quelle teste, nel giro di una settimana...!
-Ma che crudeli! Addirittura tagliargli la testa?!
-Ma no, ma no, semplicemente li mandarono via dai loro posti di comando e scelsero dei rappresentanti con un po' più di buon senso. In capo a un mese tutti i paesi del mondo raccolsero la proposta lanciata dalla Sicilia e, fissata una data precisa, ognuno di questi distrusse totalmente la propria riserva di armamenti. La Sicilia si adoperò perché quanto promesso potesse avvenire il più rapidamente possibile e gli abitanti di questo pianeta poterono ritornare a lavorare con due mani senza più paura di esporre inavvertitamente degli slip a pesciolini blu come quelli che indossi tu.
-Che bella storia... yaawwwnn... grazie pà... ora ho sonno.
-Meno male... sicuro che non vuoi la tisana?
-No, grazieeeeyyywwnnn...
-Buonanotte, allora.


-Uff.Si è addormentato.
-Bravo Alfredo. Le tue storie fanno sempre miracoli. -Papaaaaaaa!
-Si, le ultime parole famose... aspetta che vado da lui..torno subito...

-Ehi, papà...
-Giacomo, ancora sveglio?
-Si... volevo chiederti una cosa...
-Dimmi.
-Ma non avevano cinture?




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