FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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POESIE

Guglielmo Bottin




ARGENTI
-Questa è la mia prima poesia-

FERITE DEL CUORE

Mi hai lasciato qui solo:
come un sasso.
Se lo scagli in cielo cade giù
non diventa una stella.

E anche se danzi per la piogga
l'acqua può che bagnare
le ferite che solo il tempo cura.
Le ferite del cuore.

Rotola giù: ora granello di sabbia
che affonda il tuo mare,
Ed il sale arde sulle ferite.
Le ferite del cuore.

Le ceneri torneranno ceneri
ma la pietra si scalda e non brucia.
E la fiamma arde sulle ferite.
Le ferite del cuore.

A volte penso alle cicatrici,
le vedo, le tocco, le sento:
segno indelebile di ciò che erano.
Le ferite del cuore.


SCINTILLA

Sola, compagna solo del tubo catodico, di vite altrui
piene di Vuoto. E soffochi ogni conoscenza.
Senza azioni. Fredda, frigida, immobile.
Sensazioni che non vuoi sentire.
Sentimenti spontanei che aborri, abortisci.

Ma non sai ancora credere
a tutti i bambini, tu che bambina sei
ma non sei mai voluta restare?
Sai ora che sono i piccoli fuochi?
I piccoli fuochi, quelli che mai si spengono mai?

La fiamma trema, tentenna.
In fumo.
Ma l'incendo già divampava e solo ora ne senti l'odore.
Un odore di tutte cose che forse hai dimenticato,
cose che ora sono solo fuliggine.

Nei tuoi occhi
vedo colori che non mi hai mai voluto dipingere.
Sulle tue labbra
bacio parole che non mi hai mai voluto sussurrare.
Ora basta una scintilla.


VANIGLIA

Riesco a ricordarne ancora
l'odore:
quell'odore di vaniglia
misto al fumo;
alla tua, ma mia colonia.

Quell'odore ha il tuo colore.
Quel colore ha il tuo sapore.

Ma oggi
ho il naso chiuso.
E ti dimentico.


GRAFFI E RISA E CANTI

Graffi e ridi e canti,
scrivi e parli e pensi.
Chiedi e ti rispondi.

Chissà chi,
a chi più bene
più bene godi e rubi.

Graffio e rido e canto
Suono e smetto e piango.
Batto, poi mi spegno

Chissà chi
con chi ti sfoghi
ti sfoghi e poi t'affoghi.

Non m'accendo ma m'infrango
nei cristalli ch'hai disposto
tutt'attorno al fuoco estinto

Chissa chi
per chi ti fondi
ti fondi e menti e senti.

Graffi e risa e canti
d'esser siamo stanchi
soli e soli e soli.


DECEMBER THIRTIETH

Wish it were your name that I'm calling.

The pulsing feel.
The rythm of your steps
through the door to my place,
to my own room.

Wish it were you the Fifth Element.

You, the Sixth Sense
you, the Seventh Stranger
you, the Eight Wonder.
You, my last cigarette.

Wish it were you I am making love to.

Wish it were your forehead,
your lips and their sap
your chin and your neck.
Wish it were your shoulders, your hands.

Wish it were you the very host of my rage.

Wish it were you and I dropping
by someone elsés misfortune
Wish it were you
but it ain't.


A GIOIA

E tu:
fra tutti i miei lumi,
forse sei quello
che brilla di meno.

E tu:
non luccichi più come prima:
come quando Io mi consumavo,
per lustrarti.


JESUS

Guilty.
I know
that's what I should feel like.
Guilty, ashamed.

But when I remember her wonder
while counting the bullets
my heart was shooting
all over my shaking body,
then I'm suddendly sure
not guilt had it pulsing;
not shame had it beating.

You just got no clue,
as myself, no clue at all.
What really matters is that
it was me there -
they were my goddamn lips
on hers and hers on mine.

Once, then I backed up...
then twice... longer and
then again... just a l'l smack;
then one more time,
out in dry cold winter wind
that could not beat our heat.

I might just have done her
what if I do love her as well
won't you consider that?
But I don't expect you to.
Not now. not yet.

<<What did it feel like?>> you may go,
crying your soul out.
It were the same as my very first time.
They were the same as my very first lips.
Jesus.


LO SAI

A cosa mi serve
l'imprimere attimi
ed ingabbiare chiaroscuri,
spiegazzarli e con essi
strozzare la luce?
A che mi serve lo sai?
Nonostante possa riuscire
davvero a far più sparsi
rintocchi di pendolo,
ad inceppare grani di clessidra?

E forse, sicuro del lungo fuoco,
lo schiudersi del diaframma
inietta un qualche plasma di
Strana forma e colorito
a vedersi? Gli occhi mi
battono più rapidi d'ali.
E il rigor mortis come strega,
tutto tranne me smesce
tutto smalgama dal tutto.
A cosa mi serve, lo sai?

Tu lo sai? E ancora
io non oso non negare l'assurdità
tragica del mio scatto
troppo arido per fecondare,
inumidire, alitare. Lo sai.

Everything runs: just some shuns;
like whatever I get to trap
in the dark box, then let it go free.
Sad as truth, true as sadness.
And again I believe can hear your eyes
blink once, maybe twice, maybe not.
Everyone sees: just some spots;
today, the day before, and perhaps
tomorrow you might see me, even spot me
as one of them. Would you know it, then?

Afraid of too much or too
little shade, not by shade itself,
ebbing and flowing was the water, while
someone elsés excruciating pain
sunk, stuck on the pebbles that
ancient steps wore out on the riviera.
Nose nailed like a wedge in a rotten log,
dismal and looking down. Nostrils despaired,
rattled ranting. Myself I looked up, going
after some bloody moon that wasn't there.

Took a little time, too much anyway;
instants being stolen from the few left.
Though you should have read my mind,
tried to straighten the thing up yourself.
I guess now you got it. Ora lo sai.


MANI

Mani tese, protese.
Mani alte, levate al cielo

Mani che scrivono
Manifesti manicheisti
Mani che legano alle
Maninere maniste.

Mani che si leggono,
Mani che si scrivono.
Mani erose, tarpate da
Maniaci onicofagi

Manipolazioni manieristiche
Manichini da manicomio.
Manici di scopa,
Maniere maninconiose.

Mania, smania mia poetica.


NATALE

Odio il Natale
Odio i Suoi nastri rossi lucidi
che avvinghiano i miei affetti.

Odio il Natale
le tacite offese dei Suoi abbracci cortesi;
le gote protese alle Sue labbra untuose.

Il Suo dramma contro
il mio, Suo inganno contro
il tuo, Suo cielo sopra
il mio, suo odore sparso
il tuo, mio credo perso
il Suo odio: il Natale.


PRATO

Bianche Rocce
tutte in tondo
tutte linde
quanto l'acqua
alta
che sale e piove,
parte e torna.

E sale dal centro
e piove nel centro

mai pieno, mai vuoto
mai sazio del suo moto,
torbido
di folle malsane

che parton dal centro,
che tornan nel centro.

Bianche Pietre,
troppe, in pose
inquiete
cingono il freddo.

E padri figli
e figli padri
seguono, segnano
e spossano affetti.

E donne uomini
e uomini donne
nascono, svezzano
e sciolgono amori.

Ma i Sassi vivi vegliano,
si stagliano,
respiran gelosi d'un paio di passi.
E stan lì;
fissi in quella piazza;
che il Dì fa massima,
la Notte pessima.


STAGNO

Insetti pigri svogliati,
svegliati presto.
Gorgoglia mesto
rivo di membrane mote.

Ritrovato da smarriti:
canto strozzato.
Stagno asciugato.
Raganelle or assetate

gracideranno gracili;
disidratate,
inaridite:
tutte piangon pianto invano.

Respirano difficili,
in acque strette,
ciotoli vette,
senza più perdon alcuno.


WAIL OF A SAD WAG

1. Creative nonsense,
<<I declare!>>
doodled on block paper.
<<Let's pretend>>.

2. Puppets and bees,
and hives and horns
they're wiser indeed.
And their Master's got the skill
to makèem look in each other's
face - face the bare,
disclosed, real shy trouble.

3. <<I declare!>>;
I really do declare.
You and I and, the two of them
ought better to pretend sometimes,

4. Myself
I step on my own mines,
I get caught in my own snares.
<<Let's pretend>> that
someonés using my own stuff on me,
and this ought to be the very first
time - hope the very last one, too.

5. As long as the thing's keeping my eye
wide open, my apples focused on
different - yet the same spots
(...blink...).

6. I'd rather faint - neither move;
I'd rather split - nor breathe;
<<I declare!>>.
Damn - <<Let's pretend>> we just
we don't know what's going to happen,
not yet - but it ain't ever going to;
is it? It is.



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