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BREVI OSSERVAZIONI SULLA CINEMATOGRAFIA PORNOGRAFICA

Massimiliano Griner




§1 Una certa pornografia è dannosa. Dannosa perché è stabilizzante. Osservava lo psicologo Franco Basaglia che "più pornografia c'è, più controllo c'è"(1); e Erika Kaufmann riteneva che la pornografia, rientrando nella generale passivazione di tutti i godimenti, ha nella sua finalità "l'effetto catartico di sublimare la fatica del <<fare>> attraverso il <<veder fare>>"(2).
Chiameremo la pornografia dannosa 'pornografia-K', per distinguerla dalla pornografia positiva. L'utente della pornografia-K finisce con il sostituire il fare con il vedere altri fare. Non si vede alcuna relazione diretta tra la produzione della pornografia-K e il suo risultato di controllo sociale. La produzione della pornografia-K è dovuta alla sua redditività: che poi il fatto che alcuni individui imprendendo per motivi economici la produzione della pornografia-K, concorrano a promuovere una forma di controllo sociale, è una manifestazione usuale, affine ad altre, di un meccanismo utile alla conservazione dei valori presenti che si instaura in modo automatico.
Con ciò si intende ribadire che questa forma di controllo sociale, al pari di altre, non viene istituito dai detentori dei vantaggi derivanti dallo stato presente delle cose, ma si istituisce per rispondere a delle esigenze caratteristiche degli utenti.
L'utente della pornografia-K trova nei performers usati per realizzare il prodotto pornografico il sostitutivo - seppure necessariamente insoddisfacente - di se stesso. Anziché agire, guarda altri fare cose simili, o analoghe, a quelle di cui esso stesso vorrebbe essere protagonista. I motivi per cui l'utente si astiene dall'essere protagonista in prima persona, delegando ai performers il compito di rappresentarlo, sono presto individuabili negli ostacoli che si frappongono alla realizzazione del proprio immaginario erotico.

§2 La pornografia ha una sola peculiarità che possa riscattarla dall'accusa di impoverire ed isterilire la sessualità dell'utente del prodotto pornografico, la peculiarità di èpater le bourgeois. La cinematografia pornografica ha ed ha sempre avuto nel passato due strade percorribili:
a) "èpater le bourgeois, (...) attaquer le sens comun, l'opinion publique, l'èducation, les institutions, les murées, le bon gout, enfin tout l'ordre présent" (3);
b) tendere a soddisfare le richieste e le esigenze di un pubblico ampio, dal gusto dozzinale e massificato, commercializzandosi.
Non è sempre detto che solo l'attenzione al gusto del grande pubblico sia redditizio. Vi sono ottimi esempi, riferiti tuttavia ai primi anni settanta, in cui prodotti più assimilabili alla prima strada che non alla seconda - o almeno nell'intento di non sacrificare le idee e l'originalità alla commerciabilità - hanno avuto strabilianti risultati al box-office. "Deep Throat" (1972), costato ventiquattromila dollari, in solo una settimana di programmazione al New World Theater ne incassa trentatremila (4), è un esempio eclatante, seguito dal successo dei films dei fratelli Mitchell con Marilyn Chambers: "Behind the green Door" (1972) costato cinquantamila dollari, in venti settimane di proiezione nel solo O'Farrell Theater incassa oltre duecentomila dollari(5); notevole nella West Coast era poi il giro di denaro della Graffiti Productions di Bill Osco e Howard Ziehm, gli autori di "Mona" (1970) (6).
Questi e pochi altri prodotti rappresentano un incontro - raro - tra l'interesse economico della realizzazione di un prodotto commerciale e la creazione di un che di originale e dirompente. In qualche misura sarà necessario ricordare che il clima culturale, ideologico degli ultimi anni sessanta e i primi settanta era molto favorevole a questi esperimenti. In fondo la pornografia dei Mitchell, di Osco, di Damiano, sembra essere un sottogenere del fenomeno della cinematografia underground.
La pornografia underground ha per natura un portato culturale e quindi indirettamente politico. La polemica di Bill Osco contro il cinema hollywoodiano, caratteristica del cinema indipendente americano estraneo allo star-system, è una polemica di ordine culturale, faccia piacere ammetterlo o meno. Se il cinema hollywoodiano è una sorgente civilizzatrice di valori, il genere pornografico, ricacciato oltre i confini del regno della cultura cinematografica ufficiale, per bene, non potrà, anche se controvoglia, proporsi come <<alternativo>>. La sua natura sarà quindi controtendenziale, estremistica, radicale, demistificante e rinnovatrice. Quanto più il prodotto hollywoodiano diventa patinato, lucido, innocuo e convenzionale, tanto più di riflesso la pornografia diventa di grossa grana, dirompente, sporca e immorale. Ma perciò interessante.
Nel descrivere un film francese della seconda metà degli anni '70 (cfr. AUBIN.RFT), introdurrò il concetto di <<politicizzazione>> dell'atto sessuale, in virtù del quale il sesso del performer maschio, prolungamento dell'immaginario sessuale dell'utente maschio, diventa uno strumento di dominio sul corpo della donna. Il film non può che essere incasellato nel genere della pornografia più deteriore, quella che a parere di Basaglia accresce il controllo della società sui costumi individuali. Un caso opposto, che si contrappone al vieto maschilismo del citato film francese, è il deridente e allegro cortometraggio americano dal titolo "The Goat", "la capra", databile alla prima metà degli anni '20, in cui a tendere la trappola erotica è l'elemento femminile, rappresentato da tre giovani donne, e a cadere nella rete abilmente tesa è il maschio, un giovanotto stralunato con occhialetti da intellettuale ma tutt'altro che disinteressato alla presenza delle tre ragazze. La vicenda si svolge su una spiaggia. Le ragazze arrivano e, non notando la presenza del giovane, si spogliano per fare il bagno. Non appena si sono liberate anche dei costumi, il giovane si avvicina di soppiatto e li sottrae con lestezza: li restituirà, dice, solo in cambio di qualche attenzione sessuale da parte delle ragazze. Si tratta come si vede di un dispetto che prende la forma di un giocoso ricatto erotico.
Il maschio sembra più furbo delle ragazze, capace di ottenere quello che desidera facendo leva sulla loro pudicizia, che impone loro di riavere gli abiti con cui coprirsi ad ogni costo. Ma le ragazze sono più furbe e ricche di espedienti dell'aspettato. Accettano, ma alla condizione che l'atto si consumi con l'intermediario fisico, solido, di una palizzata di legno, in cui si trova un provvidenziale foro.
Il giovanotto accetta e infila il pene nel foro: dall'altra parte della palizzata le ragazze avvicinano una capretta che avevano già notato nei paraggi, e l'uniscono al sesso del giovane, che ignaro si presta alla beffa. Potrebbe essere una rivalsa eccessivamente crudele se il tono generalmente bizzarro e comico delle didascalie non allentasse la drammaticità della vendetta erotica. Terminato l'atto, il giovane sale sulla palizzata e sporgendo proclama: "That's the best girl I ever had in all my life!"(7).

NOTE AL TESTO

(1) Franco Basaglia, "La pornografia come mezzo di controllo sociale", in "Cinema Nuovo", n. 270, 1981, p. 8, cit. in Marco Salotti, Lo schermo impuro, Del Grifo, 1982.
(2) Erika Kaufmann, "Perché il maschio firma il corpo della donna", in "Cinema Nuovo", n. 271, 1981, p. 12, cit. in Salotti.
(3) Marcel Janco, esponente del movimento dadaista, 1916, cit. in F. De Bernardinis, "Nanni Moretti", La nuova Italia, 1991, p. 29.
(4) Salotti, cit., p. 33.
(5) Salotti, cit., p. 106; "Filmografia di Marilyn Chambers", in "Cineforum", n. 329, p. 52.
(6) Salotti, cit., p. 94.
(7) Salotti, cit., p. 47.



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